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La gestione degli amici in outsourcing: dal cellulare a Internet

Questo grafico riporta la mia spesa bimestrale per il cellulare da 3 anni a questa parte. I picchi sono provocati dalle spese extra in chiamate e sms in prossimità di Natale+Capodanno degli ultimi 3 anni. La cosa che si nota è che il trend stabile dei precedenti anni viene improvvisamente scosso dall’evento contrassegnato dal puntino rosso. Quel punto rappresenta il bimestre a partire dal quale ho potuto contare per la prima volta su una connessione ADSL flat 24/24h. Da quel giorno in poi la mia spesa per il cellulare si è progressivamente ridotta, fino al record minimo del bimestre scorso. Cos’è successo?

E’ successo che ho gradualmente trasferito la gestione dei contatti, delle chiacchiere, degli appuntamenti e degli incontri con gli amici dal cellulare ad Internet. Ci contattiamo quasi esclusivamente via mail, Messenger, Skype e Facebook, con tutti i vantaggi del caso. Internet ormai è nelle case di chiunque (almeno tra i miei conoscenti) e sta lentamente, ma gradualmente spazzando via le vecchie abitudini.

Proprio ieri leggevo sul Sole 24 Ore un’indagine dell’istituto di ricerca e analisi di mercato Nextplora sulla diffusione dei programmi di Instant Messaging (Messenger, Skype, etc.) secondo la quale nella fascia dei giovani tra i 16 ed i 24 anni l’80% dei ragazzi ed il 78% delle ragazze fa uso quotidiano di questi programmi per comunicare. Gli orari di punta sono: 9:00-12:00, 15:00-18:00 e 20:30-22:30 (altro segnale della scarsa attenzione dei giovani alla televisione). Sul totale degli intervistati il 27% dichiara di usare meno il cellulare. Il 65% si collega più volte nell’arco della giornata, molti di questi sono quasi sempre reperibili via Internet.

Se non siete sufficientemente sorpresi da questi dati dovete pensare anche alla difficoltà che incontra certa gente nell’abbandonare il cellulare o nell’ammettere di usarlo meno, considerando che in Italia come in nessun altro paese viene ancora percepito come uno status symbol. A questo si potrebbe aggiungere che i giovani italiani (se si esclude MySpace) sono ancora relativamente poco interessati a quei servizi per la comunicazione innovativi e prettamente social nati nell’era del Web 2.0. Quindi i margini di crescita non sono trascurabili.

Dal canto mio posso dire che questo pseudo-outsourcing dei miei contatti ha avuto un notevole successo ed il portafoglio sentitamente ringrazia. Il prossimo obiettivo sarà ridurre ulteriormente la spesa per il GSM, chissà, magari con un cellulare wi-fi che al momento non ho. ;)

Lo psicodramma di chi vive su Yahoo Answers

Ne vogliamo parlare? Avete presente quando, concentrati e determinati, fate una ricerca con Google a caccia di fonti affidabili per la vostra relazione ed in cima all’elenco dei risultati appare LUI… Yahoo Answers, il “Cioè” 2.0 dell’era moderna?! Un organismo geneticamente modificato ormai sfuggito dalle mani di chi lo ha creato, che ti viene in soccorso con quelle domande&risposte illuminanti da Accademia della Bruschetta.

Che ne so, stavi cercando informazioni sull’imbottigliamento industriale della birra? Ecco apparire in cima alla pagina dei risultati Answers con le risposte alla domanda: “Con quante e quali parti del corpo riuscite ad aprire una bottiglia di birra?”.

O magari stavi cercando dati sul distretto delle candele, e ti appare la solita domanda di prestigio dell’answeriano doc: “Chi riesce a spegnere una candela a 10 metri con un rutto?”.

Ho fatto un giro su quel servizio eee, posso dirlo: grazie a Yahoo Answers alcune delle più misteriose e affascinanti domande che il genere umano si pone da secoli hanno finalmente trovato una risposta! Solo per citarne alcune (sono tutte vere):

  • Xke scappo dall’amore??
  • Si può aiutare un pessimista incallito a diventare ottimista?
  • Sono arrivati gli alieni!!…………..cosa gli fareste ascoltare??
  • Lo spazio che mi circonda mi sta strettissimo…secondo voi dovrei contattare subito un dietologo o…? [uno psichiatra? ndLORE]
  • Inventeranno il phon silenzioso? [certo, subito dopo aver inventato la ciambella senza buco, l'aragosta che trattiene il fiato e il lupo che perde il vizio ma non il pelo. ndLORE]
  • Ho tnt voglia di leggere, ma tnt, tnt….??? [di scrivere però poca. ndLORE]
  • C’è qualcuno che conosce la Carolina o la Lilli,che erano all’Istituto Marco Polo di Brescia?
  • Problema tecnico Yahoo Answers, anche voi vedete quello che vedo io? [La luce? La Madonna? Elvis? Specifica! ndLORE]
  • Cosa pensate del virtuale ..in realta’ e’ davvero virtuale?
  • Tornerà la mia gazza?
  • Secondo voi dove ho messo il Walkman?

Eh sì, una fonte inesauribile di conoscenza. :P

Electronic Arts: caro “frustrated, restricted” player, ci pensiamo noi a te!

Per il lancio ormai prossimo dell’FPS multiplayer gratuito Battlefield Heroes, la EA ha saggiamente identificato una nuova categoria di utenti. Il marketing team li ha etichettati come “frustrated, restricted” players: limitati nelle tre risorse principali, ossia abilità nel gioco, tempo a disposizione e budget, e dunque frustrati. L’obiettivo è catturare quelle fasce di videogiocatori che non possono sostenere la spesa per le console next generation, hanno poco tempo libero da dedicare al gioco e sono spaventati dall’insostenibilità di un match in multiplayer contro utenti esperti. La fascia d’età è piuttosto ampia: va dal tredicenne che desidera cimentarsi in titoli come Battlefield Bad Company, ma non ha i soldi per comprare e mantenere una PS3, al neo-papà trentenne che ha sempre giocato col PC, ma non ha mai accumulato una grande esperienza per via del poco tempo a disposizione. O anche solo un utente che vorrebbe divertirsi con una partita in multiplayer senza farsi massacrare: ve lo assicuro, un Pro ca**uto può ridurre a brandelli l’Ego dello sventurato di turno. Una ricerchina su YouTube dei video del canadese Attila16 e capirete perché dico questo. Eccone uno dei tanti (è senza lieto fine, ma spettacolare in ogni caso).

Risorse correlate: Social Networking e Videogames

L’incerto punto di vista di Nokia verso l’Open Source

Sarà anche l’opinione di persone che esprimono le preferenze più su base emotiva che con dati alla mano, ma è pur sempre il parere di potenziali acquirenti. Questi piccoli sondaggi hanno la loro relativa importanza.

Tutti sanno però che la risposta cambia a seconda di come viene formulata la domanda. E qui per stupidità o per malizia si sono dimenticati di citare il leader mondiale del mercato. Di certo Nokia avrebbe ottenuto un riscontro migliore se solo fosse stata citata singolarmente invece di essere assorbita dalla poco attraente voce “None of the above”.

Chiusa la parentesi, avevo intenzione di scrivere di quel potenziale vantaggio competitivo, l’apertura ed il sostegno alla programmazione Open Source, sul quale Google ha impostato l’intera strategia per Android, ma i fatti mi hanno anticipato: Nokia sembra voler giocare la stessa carta proprio mentre ci si interroga sul ritardo della piattaforma Android. Si profila dunque uno scontro tra Symbian Foundation (della quale fa parte anche la nostra STMicroelectronics) e la Open Handset Alliance di Google.

Un certo dubbio resta, soprattutto alla luce delle velate dichiarazioni rilasciate dal vicepresidente di Nokia qualche giorno prima:

“We want to educate open source developers. There are certain business rules [developers] need to obey, such as DRM, IPR [intellectual property rights], SIM locks, and subsidized business models” Jaaski told attendees of the Handsets World conference in Berlin. In other words, the open source community needs to learn how to keep things closed.

(…)

As Jaaski himself admitted, “As an industry, we plan to use open source technologies, but we are not yet ready to play by the rules”.

Marketing e Open Source #4: Firefox 3, un successo che parte dal marketing, un esempio per il mondo Open Source

L’oggettiva analisi di Thom Holwerda per OSNews e la relativa discussione che ne è scaturita evidenziano il ruolo chiave del marketing nel recente successo di Firefox 3.

Relazioni pubbliche, word of mouth, la sfida del Download Day, l’attestato finale, tutto ha funzionato alla perfezione.

Sottolineo questa analisi pubblicata su Ars Technica:

A big part of Firefox’s success is its spirited grassroots marketing efforts. I discussed this with Mozilla evangelist Asa Dotzler. Mozilla’s strategy of inclusiveness and participatory advancement isn’t confined to just software development. The same principles extend to Mozilla’s publicity projects. The grassroots marketing campaigns give users who lack programming expertise a way to become active participants and contributors. Through the SpreadFirefox portal, those users can become an important part of the Firefox project. Grassroots marketing is also a major win, said Dotzler, because word of mouth is one of the strongest vehicles for directly promoting Firefox adoption.

Risorse correlate:
Marketing e Open Source [IMHO] #3: Imparare senza imitare
Marketing e Open Source [IMHO] #2: Word of Mouth
Marketing e Open Source [IMHO] #1

Nota per me #2: Skype 4 Beta

Uno due tre prova! Sssa! Data: sabato 21 giugno 2008. Oggetto: aggiornamento di Skype alla versione 4.0 Beta, quella che sostituisce il salvaschermo.

Guardo questa enorme nuova UI di Skype 4 Beta e penso: “C’è nessunoooo-unooo-unoo?”. La apri e come un buco nero, anzi bianco, ti risucchia il desktop. In quei 16:10 di vuoto cosmico widescreen sacrificheresti un banco di RAM al dio del multithreading pur di trovare qualcuno in linea da chiamare.

No dico, in quel del Lussemburgo, quando quel tipo se n’è uscito con l’esclamazione “Eureka! Facciamolo full-screen! Non l’ha mai fatto nessuno prima d’ora!”, non c’era nessun cinico ficcanaso nei paraggi a gridargli “A Biondo, se nun c’ha mai pensato nessuno, un motivo cee sarà!”.

Al Presidente del Consiglio Comunale e a chi di dovere presso il comune di Spoleto

Tenendo conto della vocazione turistica di Spoleto, il seguente elenco riassume alcune delle operazioni di ottimizzazione dell’immagine online della città da svolgere con risolutezza e in tempi brevi, in vista del 51° Festival dei Due Mondi previsto per la fine del mese:

Wikipedia > Sostituire la foto nella pagina su Spoleto: di tante incantevoli vedute che la città può offrire, quella è certamente la più antiestetica e insignificante, senza poi contare le due gru da trasporto in evidenza. E poi, perché non valorizzare la mobilità alternativa con una foto come questa?

Wikipedia > Procedere ad una revisione delle informazioni contenute nelle pagine su Spoleto in italiano e nelle principali lingue straniere: la versione in inglese deve essere aggiornata tanto quanto quella in italiano. Alle opere più importanti (antiche e moderne, come il Teodelapio di Calder) si dovrebbe dedicare maggiore spazio e cura. Una sezione a parte potrebbe riassumere opere e citazioni su Spoleto di personaggi illustri quali Goethe, Shelley, Turner, Carducci e così via.

Google Maps / Google Earth > Non sarebbe una cattiva idea mettere a disposizione dei turisti una mappa dei teatri e dei luoghi ove si terranno le rappresentazioni artistiche. E perché no, anche dei parcheggi. A tal proposito un semplice tutorial per Google Maps spiega come “Creare mappe interattive e incorporarle in un sito Web“. [aggiornamento: è disponibile anche il nuovo Google Map Maker]

Google Earth > Procedere ad un riposizionamento delle foto non correttamente collocate sulla mappa. L’operazione può essere svolta direttamente dal sito Panoramio.com (cercare “Spoleto”, cliccare sulle foto erroneamente collocate, cliccare sul link “Luogo errato? Suggerisci una nuova posizione”).

Queste sono le prime cose che mi vengono in mente. Ce ne sarebbero altre, ma i tempi stretti non lo consentono.

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P.S. Filippo ha ragione riguardo all’aggiornamento del sito del comune.

Il lucchetto di Twitter è difettoso

La storia è questa: c’è un tizio, io non lo conosco, lui non mi conosce, non è tra i miei contatti ed ha un account protetto. La volpe quando twitta con l’amico svedese, che si chiama fate conto loresvennsson, lo fa rivolgendosi a lui con il link/reply @lore, che porta dritto dritto al mio account. Di conseguenza, nella sezione “Replies” di Twitter mi è capitato di trovare le sue twittate. Ovviamente non posso leggere nulla perché il suo account è protetto.

Le applicazioni di terzi che fanno ricorso alle Twitter API tuttavia scavalcano tale barriera e mi mostrano le sue twittate in chiaro, senza protezione e senza filtro.

Da qui la domanda: gli account “con il lucchetto” di Twitter sono realmente protetti? Si tratta di un bug? Quanto è grosso questo buco nelle API?

Quello che c’è di buono in FriendFeed

Qualche considerazione su FriendFeed. Resto convinto [FriendFeed?] del fatto che la funzione di aggregatore di notizie non vada demandata ad un piccolo servizio esterno come FriendFeed, che non fa altro che allungare la “catena del valore” dalla sorgente della notizia a valle, ma ad servizio mainstream (come Facebook) che centralizzi una volta per tutte le nostre attività. Impiegare FF come ripetitore dei post del blog, per dirne una, è totalmente inutile. A parte questo però riconosco almeno un paio di idee buone in FriendFeed: le Stanze e Share Something (oh, intendiamoci, sono sempre le solite tre/quattro idee in croce sulla condivisione delle informazioni, ma ogni tanto qualcuno propone la sua interpretazione che vale la pena di analizzare).

Le Stanze (Rooms) sono sezioni tematiche per mezzo delle quali condividere notizie (Share Something) su specifici argomenti e discuterne. Molti dei siti che seguiamo dall’ingresso principale (la homepage) hanno attivato un’entrata posteriore (una room su FriendFeed) per le segnalazioni e le discussioni dei lettori. Ricche di confronti sono le room di Lifehack e Social Media. La maggior parte tuttavia non è legata ad un sito, ma a singoli temi: Ubuntu, Linux, Tecnologia, bla bla bla. Chiunque può crearne una. L’utilizzo è immediato, veloce e diretto, tanto che potresti impiegarle per fare del liveblogging, come ha dimostrato il recente successo delle stanze create appositamente per seguire in diretta il WWDC ‘08.

Può sembrare tutto molto scontato, effettivamente lo è. Però se ci pensate bene, quante volte vi è capitato di segnalare una notizia su Twitter? A me capita spesso, e vedo che in molti fanno la stessa cosa. Ecco, una stanza su FriendFeed potrebbe essere utile da questo punto di vista: un contenitore per tutte quelle notizie che ciasuno di noi quotidianamente legge e vorrebbe segnalare agli altri, con la possibilità di commentare esaurientemente e rispondere con altre segnalazioni.

Ripeto: queste cose dovrebbe farle Facebook. La funzione c’è (Share on Facebook), ma è nascosta e poco valorizzata, una suppellettile. Confido nella riorganizzazione di FB prevista per l’estate.

Ma quanto mi diverto con Linux?! GNOME Do 0.5

Uno degli aspetti più spassosi di Linux è che c’è sempre qualcosa da provare: un nuovo programma, un aggiornamento, un trucco che non conoscevi. Non so se è la stessa cosa anche per voi, personalmente attendo con impazienza ogni nuova release di un programma che ho installato, nella speranza che oltre all’osso (il bugfixing) ci sia anche un po’ di ciccia! ;) Provare le novità è uno dei miei passatempi preferiti, sia che si tratti di servizi Web che di software per desktop.

Nel caso di Linux, come fai a non gasarti quando vedi il fervore che c’è dietro a molti progetti della comunità Open Source? Prendiamo la nuova versione di GNOME Do, la 0.5 rilasciata oggi: ha tante di quelle novità che QuickSilver (l’utility per Mac OS X che è stata chiaramente clonata) comincia a tremare. C’è addirittura chi vorrebbe GNOME Do per OSX, perché lo sviluppo di QuickSilver non procede con la stessa velocità.

Un commento dell’autore di GNOME Do, David Siegel, apparso su Digg:

You may also find that QS [QuickSilver, n.d.Lore] has many more features because it was in development for 6 years, and I’ve been working on Do for only 10 months. Give Do 5 more years and let’s revisit your claim that those features are impossible to reproduce. One thing that QS has Do beat on is API availability — Apple has *amazing* APIs, and Linux, is, well, a mess to be quite frank. But, Linux is so transparent that you can do pretty much anything, but you usually have to figure out how yourself.

Caricare un set di foto su Flickr è facilissimo!

GNOME Do ha 10 mesi di vita ed in questo momento conto oltre 40 plugins a portata di click:

  • chiamare un contatto con Skype
  • twittare (con reply)
  • interagire con Pidgin
  • caricare un set di foto su Flickr
  • inserire un nuovo appuntamento in Google Calendar

Sono solo alcune delle funzioni disponibili, e la novità più importante è che sono tutte attivabili con un click dal pannello delle proprietà.

Parte del merito va anche a Launchpad, il servizio Web creato da Canonical (quella di Ubuntu) che mette a disposizione gratuitamente tutti i servizi complementari che potrebbero far comodo agli sviluppatori di un programma: home, gestione del progetto, bug reporting, repositories, strumenti per la traduzione e una grande comunità di utenti volontari. Chi ha fatto almeno una volta un giro in Launchpad sa quanto sia intensa la partecipazione degli utenti al reporting dei bug e alla traduzione dei programmi dall’inglese in altre lingue.

Ricordo di aver letto da qualche parte che lo sviluppo di AWN ad esempio ha subito una forte accelerazione da quando si è trasferito da Google Code a Launchpad. Beh, non faccio fatica a crederci. :)

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P.S. GNOME Do usato con Twitter è una roba da lussuriosi! :D

Opera 9.5 in arrivo. Parola d’ordine: innovare!

Opera è un browser che non smette di stupirmi. E’ appena uscita la Release Candidate della versione 9.5 e presto verrà rilasciata la versione definitiva [update: rilasciata!]. La cosa sorprendente del team di sviluppo che sta dietro a questo piccolo gioiello del software è che hanno l’innata capacità di capire le esigenze degli utenti e tramutarle in nuove funzioni, virtù più rara di quello che si potrebbe pensare. Le idee solitamente partono da qui per essere poi adottate con notevole ritardo su tutti gli altri browser. Insomma, Opera è il Mac OS X dei browser. :P

Una delle funzioni più interessanti introdotte negli ultimi mesi è Quick Find.

Have you ever forgot the page where you found that great article or that perfect gift? Opera remembers the actual content of the Web pages you visit. In the address bar, just type one word you remember, and Opera finds the page for you immediately.

Esempio: parola ricercata Svezia, presente nei siti di Corriere e Gazzetta

Quello che fa Quick Find è indicizzare tutte le pagine visitate e rendere l’intero contenuto ricercabile. Ricordate di aver letto una frase o una parola in particolare durante la navigazione, ma non ricordate dove? Basterà digitare la parola nella barra degli indirizzi ed il browser restituirà istantaneamente un elenco delle pagine web visitate contenenti quella parola. E’ una funzione estremamente comoda ed efficiente: è come avere Spotlight per la cronologia Web.

Firefox solo recentemente ha introdotto una funzione simile, ma la ricerca delle parole chiave è limitata al nome e all’indirizzo delle pagine Web visitate, mentre Opera effettua la ricerca su tutta la pagina.

Questa è solo una delle tante chicche di Opera. Altre funzioni evolute sono:

  1. Speed Dial
  2. Thumbnail preview delle schede aperte
  3. sincronizzazione di preferiti/speed-dial/note tra computer e cellulari diversi (Opera Link)
  4. pagine web ridimensionabili a qualsiasi percentuale (immagini incluse)
  5. salvataggio delle sessioni di finestre aperte
  6. navigazione con i gesti del mouse
  7. comandi vocali
  8. sintetizzatore vocale dei testi
  9. funzione avanti/indietro per i siti multipagina (come blog e forum)
  10. bacchetta magica (Magic Wand) per compilare automaticamente campi e form
  11. client chat/mail/torrent
  12. gestione avanzata dei cookies
  13. salvataggio delle impostazioni personalizzate per singolo sito
  14. gestione dei segnalibri evoluta

Insomma, c’è tanta carne al fuoco e al banchetto prendono sempre parte in molti per spunti e imitaz ispirazioni. Ora capite il perché? ;)

Gestione e motivazione del personale: la regola del 20% di Google

No, non è un villaggio vacanze, è l’area relax dei nuovi uffici Google a Zurigo (e questa è la foto più sobria :P)

Google non ha solo concepito un nuovo modo di indicizzare il Web, di organizzare la pubblicità e progettare servizi Web. Ha anche introdotto una nuova concezione della gestione e motivazione del personale che, a differenza delle altre idee, trova ancora pochissimi imitatori fuori dalla California.

Difficile da comprendere e accettare, suona particolarmente inconsueta (anzi, aliena) alle orecchie di noi italiani, che tendenzialmente diamo poca rilevanza alle politiche di gestione dei dipendenti e che per nessun motivo al mondo ci sogneremmo mai di modificare prassi e processi ormai consolidati. La verità invece è che, in un paese che ha nell’innovazione e la creatività la sua unica arma di difesa, la gestione e motivazione del personale dovrebbe ricoprire un ruolo fondamentale.

Dal blog ufficiale di Google:

The 20 percent time is a well-known part of our  philosophy here, enabling engineers to spend one day a week working on projects that aren’t necessarily in our job descriptions. You can use the time to develop something new, or if you see something that’s broken, you can use the time to fix it. And this is how I recently worked up a new feature for Google Reader.

E’ la famosa regola del 20% di Google che ha costituito parte della mia dissertazione/tesina per la laurea triennale in Economia e Marketing, per la quale ho collegato la pratica alle teorie sull’organizzazione aziendale di Tayloristi, Motivazionalisti, Contingentisti e così via, compreso il mio preferito, Frederick Hertzberg.

Gmail Labs è stato lanciato da poco e le prime opzioni disponibili sono il frutto di questa organizzazione aziendale, che permette ai programmatori di sviluppare liberamente le idee personali in quel 20% di tempo che Google riconosce loro (solitamente il venerdì, ma l’elasticità è d’obbligo, il che vuol dire che non tutte le settimane avrai il tuo pugno di ore libere). Così, ad esempio, è nato Orkut.

Interessanti dunque le nuove funzioni di Gmail, ma l’organizzazione a monte dalla quale sono scaturite lo è ancora di più.

Risorse esterne correlate: La filosofia di Google

L’usabilità, questa sconosciuta #2: il plasmoide ex-Kicker di KDE 4

Io non so perché si sono inventati questo sistema per ridimensionare il plasmoide principale (la barra delle applicazioni) di KDE 4. So solo che ogni volta mi sembra di utilizzare un calibro da falegname. La freccia bianca sposta la barra a sinistra e destra, la freccia blu accorcia la barra, la freccia verde la allunga. Poi ci sono le opzioni per centrare, allineare a sinistra e a destra come se fosse un testo.

Sarà, ma quel vizietto dei programmatori KDE di rendere tutto più complicato è duro a morire.

A parte questo (e a parte il Kickoff menu di derivazione SUSE, godibile come un gatto attaccato ai maroni) KDE 4 cresce bene.

Per provare KDE 4.1 Beta SUSE ha predisposto un livecd da scaricare qui (KDE-Four-Live.i686.1.0.80.iso).

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P.S. OT Se volete provare Google Gadgets su Linux senza compilare, Ubuntu Unleashed spiega dove trovare il repository e i pacchetti Deb. ;)

Plurk e la psicologia comportamentale

La psicologia comportamentale in campo finanziario sostiene che il valore che gli investitori attribuiscono ad uno specifico risultato è determinato, tra le altre cose, dall’andamento nell’ultimo periodo del titolo azionario posseduto, mostrando così una propensione a sovrastimare le informazioni recenti e a sottostimare quelle appartenenti ad un passato più remoto.

Perché dico questo? Perché la reazione di molti utenti italiani che in massa si sono iscritti a Plurk mi ricorda questa teoria. La parte più interessante di Plurk è sicuramente costituita dall’idea dell’orizzonte temporale (in Ajax) attraverso il quale visualizzare i vari cinguettii, ma se escludiamo questo ci troviamo di fronte ad un servizio che è praticamente identico al caro vecchio Jaiku, con in più evidenti segni di instabilità alla Twitter.

Gli utenti si appassionano a Plurk perché “possono commentare”. Perché, su Jaiku no? Cè anche chi usa la firefox sidebar di Plurk per accedere più comodamente al servizio, il che mi suona strano perché il bello (se così si può dire) di Plurk sta proprio nell’interfaccia dinamica in Ajax. Se lo rinchiudi in una sidebar di Firefox che ti mostra i messaggi come qualunque altra sidebar di qualunque altro servizio di microblogging, cosa ti resta?

Da qui si capisce che Plurk non mi entusiasma. Oltretutto è concepito in modo tale che solo chi ha molto tempo libero riesce a starci dietro.

Preferisco il buon vecchio Twitter, che spero di non vedere mai con commenti e karma. I commenti non fanno altro che trasformare un servizio di microblogging in un forum a topic unico dal titolo “Chiacchiere in libertà”. Mentre sul karma ricordo le battaglie nel forum di Ubuntu Italia per eliminarlo e da quella ed altre esperienze ne ho tratto la conclusione che la presenza del karma produce solo due risultati: spam ed il risveglio dei comportamenti ossessivo-compulsivi.

Quel GNOME lì non lo vedo bene bene bene

Oggi GNOME gode di ottima salute, io stesso lo uso con grande soddisfazione. Per essere un Desktop Environment moderno e completo è tutto sommato leggero, stabilissimo, facile da usare ed estremamente razionale. Diciamo che i principali pregi che dovrebbe avere un D.E. li ha tutti. Dal 2002, anno del debutto di GNOME 2, ad oggi sono passate ben 12 versioni, tanti cambiamenti e la solita proverbiale cura nell’ottimizzazione del codice e dei componenti. L’evoluzione è evidente: basta dare uno sguardo a quello che era Gnome 2.0 per rendersene conto.

Se da un lato questo lavoro di fino è encomiabile ed ha prodotto ottimi risultati, dall’altro mi preoccupa un po’ poiché sembra assorbire il 100% dei pensieri e del tempo dei programmatori GNOME. Non sembra ci sia spazio per una pianificazione ufficiale di un’evoluzione più corposa del D.E. che, a torto o a ragione, è richiesta da molti. Al momento Gnome 3 è praticamente un ectoplasma, un concetto impalpabile tanto quanto un figlioccio nato dalla relazione clandestina tra Duke Nukem Forever e la nuova versione di Del.icio.us (no dico, la preview è datata 6 settembre 2007! Sarà il caso di andare a “Chi l’ha visto”?).

Il fatto che ad oggi non ci sia ancora un’idea precisa e concreta di quello che sarà GNOME 3, ma solo una pagina di wiki scritta da un massimalista e una miriade di discussioni e battibecchi tra programmatori e utenti, mi suscita una certa inquietudine. Ok, buttarsi sullo sviluppo di GNOME 3 vuol dire mandare a pu***ne il lavoro di ottimizzazione svolto su GNOME 2 e ricominciare da capo andando verso un lungo elenco di problemi di incompatibilità. Ma quella decisione prima o poi andrà presa, e per farlo bisogna giocare con coraggio e, cosa fondamentale, d’anticipo.

Nel frattempo KDE ha già mosso la pedina.

Risorse esterne correlate:
Ubuntu Brainstorm: Help to develop Gnome 3
GTK+ 3.0: Getting serious.

Il Web 2.0 non è in grado di auto-alimentarsi economicamente

L’articolo del Financial Times (ripreso da Downloadblog) riconduce ad un tema che l’entusiasmo per l’evoluzione del Web tende ad oscurare: il Web 2.0 non è in grado di generare liquidità a livelli soddisfacenti. Non è stato ancora concepito il giusto metodo per fare cassa in scioltezza e continuità. Le start-up fanno affidamento in modo quasi esclusivo ai venture capitals, e la valutazione economica delle stesse si allontana dalla realtà.

“If you look at some of the valuations, you wonder what fantasy of revenues they’re based on,” said Mitchell Kertzman, a partner at Silicon Valley venture capital firm Hummer Winblad.

Se è vero che la maggior parte delle start-up nasce con un solo obiettivo in mente, ossia creare un nuovo servizio sufficientemente innovativo per il mercato ed aspettare che qualche pesce grosso le acquisisca, è vero anche che non tutte le società la pensano allo stesso modo. Zuckerberg ad esempio continua a difendere la sua creatura (Facebook) dagli attacchi dei possibili acquirenti, forse perché è in attesa della “big one” delle opportunità, o forse perché ha altro in mente. Fatto sta che pur avendo tra le mani uno strumento potente e flessibile, il suo meccanismo pubblicitario stenta a decollare. Anzi, non va proprio. Le cose potrebbero cambiare con l’arrivo dell’anticipato aggiornamento di Facebook e con la riorganizzazione di News Feed (più annessa apertura a servizi esterni) che potrebbe veicolare in modo più efficace la pubblicità. Per il momento però non va.

Insomma, tante ed originali le idee per i servizi, poche e confuse le idee per il ritorno economico. Attualmente le speranze maggiori sono riposte nella creazione degli account Pro, quelli con funzioni extra a pagamento. E’ la strada che è stata scelta da Pownce, ma con quale esito? E’ la strada che è stata annunciata da David Karp per la sua creatura, Tumblr, in una recente intervista a Wallstrip.

Sono dell’opinione che bisognerebbe sempre andarci cauti con la scelta degli account Pro a pagamento perché possono condurre a reazioni diverse: a seconda di come li imposti può cambiare la percezione dell’utente.

Non mancano le eccezioni. La strategia delle estensioni a pagamento sembra funzionare su WordPress.com. Questo è un punto da non sottovalutare: WordPress.com non ha un account Pro, non crea scomode distinzioni tra utenti di fascia A e utenti di fascia B. Più semplicemente propone delle estensioni a pagamento per quelle funzioni che chi ha un account free utilizza tutti i giorni, rispettando certe limitazioni. E comunque, questa unica fonte di ricavi probabilmente da sola non basta. Lo stesso Mullenweg qualche tempo fa ha ammesso di essere ancora alla ricerca di una brillante idea per la monetizzazione.

Risorse correlate: Matt Mullenweg dice la sua su blog e pubblicità

Il miglior post in assoluto di TechCrunch!

No, sul serio, è geniale. Un post vuoto, senza contenuto, solo il titolo. Tu lo leggi e pensi sia dovuto ad un errore tecnico. Poi realizzi. A quel punto le strade sono due.

O fai il figo e la butti sul filosofico rimuginando di significati nascosti, provocazioni, interpretazioni naïf, messaggi subliminali, e già che ci sei ci sbatti dentro quel poco di Heidegger & Co. che ti resta dai tempi del liceo (così, per sport, sennò che cappero l’hai studiato a fare; nel frattempo il buon Heidegger si rivolta nella tomba e dal suo account su Jaiku fa sapere che non condivide, e che Jaiku è “na cifra mejo de Twitter”. Ebbene sì, anche Heidegger guarda i Cesaroni).

Oppure lo leggi per quello che è: una paracu**ta dalle proporzioni bibliche. Non scrivi nulla, lasci che i commenti vadano da soli, ci sbatti dentro un video sulla stessa linea del post per stuzzicare ancora un po’ le masse. Nel frattempo generi traffico (Blogrunner, Techmeme, ecc.), fai parlare del tuo sito, fai un markettone da Golden Globe a Seesmic (ritira il premio Loic Le Meur, che non se lo fa ripetere due volte, da fuoriclasse delle PR quale oggettivamente è) e fai anche un po’ di cabaret tra i videocommenti di comici involontari ed i siparietti del pupazzo di Loren Feldman (che personalmente adoro).

E Michael è lì, con un titolo, zero righe e 400 commenti. Ora ditemi, come può non essere appagato dalla trovata?

TechCrunch chiama, Twitter risponde!

Shuttleworth ha fatto bingo! Ubuntu Netbook Remix

L’idea di creare una variante ufficiale di Ubuntu appositamente creata per i sub-notebook è quella giusta! Il supporto ufficiale di Intel poi è un paracadute d’oro. C’è solo da vedere quale sarà la controffensiva sul lato commerciale. Immagino che dall’altra parte il motto sarà: “Lunga vita a XP”.

Il nome però poteva sceglierlo meglio. Mai abbassare la guardia, neanche su un nome.

[via The Guardian]

Paperblanks, concorrente da non sottovalutare per Moleskine

Fino ad ora i più diretti concorrenti di Moleskine si erano limitati a ricalcare i motivi del successo dei taccuini italiani. Paperblanks propone finalmente qualcosa di nuovo: una serie di agende e taccuini dalla copertina particolarmente rifinita in un lungo elenco di varianti, con motivi ispirati ad antichi libri, gioielli e tessuti. Il prezzo è mediamente più alto di qualche euro, ma l’appeal è senza dubbio forte. Nelle librerie Feltrinelli un apposito espositore ne evidenzia il profilo medio-alto. C’è chi sostiene che la qualità della carta non sia eccezionale, ma si sa, gli appassionati sono sempre molto esigenti. Da tenere d’occhio.

GTA IV vs. Resto del mondo

Le cifre che ruotano attorno a GTA IV (il gioco più atteso dell’anno) sono impressionanti: 3.6 milioni di copie vendute nel giorno del debutto, più di 6 milioni allo stato attuale, per un ammontare che supera i 500 milioni di dollari. Microsoft per la sola esclusiva sui contenuti extra del gioco da comprare/scaricare via Xbox Live ha sborsato 50 milioni di dollari. Il mercato dei videogiochi è in piena salute, dimostra di essere in costante crescita ed è nella condizione di sottrarre potenziali clienti al mercato cinematografico. Sarebbe interessante analizzare le relazioni tra questi due business e l’elasticità della domanda. Wallstrip recentemente ha trattato l’argomento. Ecco il video.

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