Archivio per la categoria 'Teoria'

Come spendere 8$ alla settimana contribuendo a rilanciare l’economia

Eh sì lallero, bastasse questo… L’articolo del Wall Street Journal merita comunque una lettura. A seguito dei tagli alle tasse programmati da Obama, ciascun contribuente americano dovrebbe ritrovarsi con 8 dollari in più alla settimana da spendere. Un giornalista del WSJ chiede ad alcuni economisti di suggerire come spendere al meglio questi 8 bucks e contribuire al rilancio dell’economia.

How $8 a Week Can Best Boost the Economy - Real Time Economics - WSJ.


P.S. Ovviamente l’ironia si spreca tra i commenti all’articolo.

La crisi finanziaria spiegata in un video

PSPP, alternativa open source a SPSS

SPSS è un rinomato software commerciale per l’analisi statistica, particolarmente noto a chi si occupa di marketing. PSPP è l’alternativa (compatibile) open source prodotta da un volenteroso manipolo di programmatori, impegnati in un progetto che sta dimostrando di crescere bene e con una certa costanza. Recentemente è stata aggiunta l’interfaccia grafica tramite la quale è possibile eseguire operazioni basilari come l’analisi delle statistiche descrittive (frequenze, tabelle a doppia entrata, etc.), l’analisi della varianza, il calcolo della regressione lineare ed altro, comprese le operazioni sui dati. Il prodotto non è completo, molti metodi di analisi statistica non sono stati implementati al momento, ma le premesse sono ottime. Per chi vuole approfondire il discorso, su Linux.com c’è un interessante articolo a riguardo: “PSPP brings an industry standard statistical tool to Linux“.


Nota: PSPP è disponibile per Windows, Mac e Linux.

Gestione e motivazione del personale: la regola del 20% di Google

No, non è un villaggio vacanze, è l’area relax dei nuovi uffici Google a Zurigo (e questa è la foto più sobria :P)

Google non ha solo concepito un nuovo modo di indicizzare il Web, di organizzare la pubblicità e progettare servizi Web. Ha anche introdotto una nuova concezione della gestione e motivazione del personale che, a differenza delle altre idee, trova ancora pochissimi imitatori fuori dalla California.

Difficile da comprendere e accettare, suona particolarmente inconsueta (anzi, aliena) alle orecchie di noi italiani, che tendenzialmente diamo poca rilevanza alle politiche di gestione dei dipendenti e che per nessun motivo al mondo ci sogneremmo mai di modificare prassi e processi ormai consolidati. La verità invece è che, in un paese che ha nell’innovazione e la creatività la sua unica arma di difesa, la gestione e motivazione del personale dovrebbe ricoprire un ruolo fondamentale.

Dal blog ufficiale di Google:

The 20 percent time is a well-known part of our  philosophy here, enabling engineers to spend one day a week working on projects that aren’t necessarily in our job descriptions. You can use the time to develop something new, or if you see something that’s broken, you can use the time to fix it. And this is how I recently worked up a new feature for Google Reader.

E’ la famosa regola del 20% di Google che ha costituito parte della mia dissertazione/tesina per la laurea triennale in Economia e Marketing, per la quale ho collegato la pratica alle teorie sull’organizzazione aziendale di Tayloristi, Motivazionalisti, Contingentisti e così via, compreso il mio preferito, Frederick Hertzberg.

Gmail Labs è stato lanciato da poco e le prime opzioni disponibili sono il frutto di questa organizzazione aziendale, che permette ai programmatori di sviluppare liberamente le idee personali in quel 20% di tempo che Google riconosce loro (solitamente il venerdì, ma l’elasticità è d’obbligo, il che vuol dire che non tutte le settimane avrai il tuo pugno di ore libere). Così, ad esempio, è nato Orkut.

Interessanti dunque le nuove funzioni di Gmail, ma l’organizzazione a monte dalla quale sono scaturite lo è ancora di più.

Risorse esterne correlate: La filosofia di Google

La storia di quei 75 MLD di dollari che la Microsoft distribuì agli azionisti

Ricordate quella colossale distribuzione di dividendi che qualche anno fa la Microsoft riconobbe a tutti gli azionisti? Era il 2004 e la società di Bill Gates annunciò la più grande distribuzione di denaro in contante di tutta la storia delle politiche aziendali. Leggendo un vecchio articolo dell’Economist ho riscoperto l’argomento e trovato le motivazioni che spinsero i manager a quella scelta.

Nel 2004 le opportunità di investimento dell’impresa erano diminuite e per tale motivo la società decise di distribuire liquidità agli azionisti piuttosto che investirla in progetti a VAN negativo (cioè in probabile perdita, ossia i cui ricavi non sarebbero stati in grado di coprire gli investimenti).

Fatto: la Microsoft era (ed è) la più grande impresa di software a livello mondiale e generava liquidità al ritmo di un miliardo di dollari al mese. La società arrivò ad un punto in cui la tesaurizzazione di liquidità (l’accumulo di ricchezza senza il reimpiego in investimenti produttivi) era esagerata. Così, il 20 luglio annunciò l’intenzione di voler distribuire una quota della sua ricchezza ed optò per la distribuzione agli azionisti in varie forme per un ammontare senza precedenti: 75 miliardi di dollari. Una parte, 32 miliardi, sotto forma di dividendo straordinario. Un’altra parte attraverso il riacquisto di azioni proprie per un ammontare di 30 miliardi di dollari in quattro anni. La parte restante in un raddoppio di quello che era il dividendo corrente, con pagamento trimestrale.

L’operazione venne giudicata più che positivamente per la matura analisi compiuta dalla Microsoft in riferimento al suo ruolo nel settore ed alle prospettive future.

Ora, ci sarebbe da fare tutto un discorso un po’ più tecnico sul perché scelsero quelle tre forme di distribuzione ed in quelle quantità. Quel che conta però è che, fossimo stati azionisti della Microsoft a quei tempi, di sicuro oggi la guarderemmo in modo mooolto diverso. :D

Cos’è un monopolio naturale?

Si parla di monopolio naturale quando l’industria è caratterizzata dalla presenza di economie di scala tali da rendere efficiente la presenza di un solo player all’interno del mercato rispetto ad ogni altra configurazione strutturale possibile. Ciò vuol dire che se nello stesso mercato operassero più imprese ciascuna sarebbe soggetta a costi di produzione (connessi alla tecnologia) più elevati, con la conseguenza che anche il prezzo per il cliente/utente finale sarebbe più elevato.

Questa condizione diventa evidente nel caso dei sistemi a rete, come le linee elettriche ad alta tensione o le linee telefoniche. La duplicazione di queste su scala nazionale a seguito dell’ingresso nel mercato di un secondo player (o più player) comporterebbe uno spreco di risorse e costi unitari superiori a quelli che si otterrebbero con una singola infrastruttura.

Andamenti dei costi di questo genere non si hanno solo nel caso dei sistemi a rete di tipo fisso, ma anche in molti settori innovativi e immateriali connessi all’information technology. I prodotti appartenenti a questo settore hanno una caratteristica: la loro utilità ed il loro valore per ogni consumatore aumentano in modo direttamente proporzionale al numero di utenti che ne fanno uso. Questa condizione, identificata col termine di esternalità di rete, fa si che i rendimenti siano crescenti sia sul lato della domanda che dell’offerta. Più è alto l’utilizzo (la penetrazione) di uno specifico prodotto/servizio sul mercato, maggiore è la sua utilità e maggiori sono i rendimenti per i diretti interessati.

Prendiamo il caso della Microsoft. Per sviluppare Windows l’azienda di Redmond investe svariati miliardi di dollari, che alimentano un pachidermico motore composto da migliaia di sviluppatori ed impiegati, laboratori, server, mainframe e via dicendo. In questo contesto, aggiungere a Windows una nuova applicazione ha invece un costo molto basso. Lo stesso discorso lo si potrebbe fare anche per molti altri importanti player dell’industria informatica, come Google ed Amazon. In sostanza, le caratteristiche della domanda e dell’offerta favoriscono il prevalere nel mondo dell’IT delle condizioni di monopolio.

La mano invisibile finisce con l’auto-distruggersi ed il sistema si orienta automaticamente verso la supremazia e l’affermazione di un network sugli altri. C’è una consolazione però: secondo Shapiro e Varian (Information Rules, 1999), l’economia dell’informazione è popolata da monopoli temporanei, cioè le tecnologie possono essere superate e soppiantate in tempi brevi, e questo le stesse major dell’IT lo sanno bene. Le società si confrontano per promuovere ed affermare le proprie tecnologie ed i propri standard. Chi vince finisce per controllare l’intero settore.

L’intervento pubblico tramite politiche Antitrust ha proprio il compito di evitare il formarsi delle condizioni di monopolio sui vari mercati, ma il rovescio della medaglia è che finisce col disincentivare gli stessi progressi tecnologici. Basti pensare alla condanna subita dalla Microsoft nell’aprile del 2000 che produsse effetti negativi anche sulle quotazioni di concorrenti come Sun e AOL. I prezzi delle azioni caddero perché i rischi per gli innovatori erano palesemente aumentati.

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Risorse
Clô Alberto, Appunti di Economia Industriale (Terza Edizione)
Shapiro C., Varian H., Information Rules: a strategic guide to the network economy

Fiat vuole essere come Toyota

In questi ultimi giorni è successo di tutto. Daimler che vende, Mediaset che compra, Valentino che ripassa di mano. C’è anche un’altra cosa che mi ha colpito: una dichiarazione rilasciata da Marchionne, dove parla dell’ottimo trend della Fiat e di possibili acquisizioni (Suzuki? Qualche produttore cinese?). Ma c’è di più. In un’altra dichiarazione parla della Toyota, prima della classe e punto di riferimento tra i competitor Fiat, e dice di ispirarsi al modello industriale tipico della Toyota, un “modello esecutivo esente da errori”.

E’ buffo, perché il lavoro di gruppo che mi tiene occupato in questi giorni e che non mi lascia il tempo di scrivere liberamente le solite cavolate sul mio blog riguarda proprio il Toyota Production System (TPS), o meglio, la Lean Production. Quindi due righe sull’argomento non posso non metterle giù. :P

Il metodo di produzione Toyota, in inglese Toyota Production System, è un metodo di organizzazione della produzione basato su una filosofia molto diversa da quella che faceva affidamento sulla produzione in serie su larga scala attraverso catena di montaggio. Le incredibili performance della società giapponese sono il risultato dell’eccellenza raggiunta in ogni singola attività. Questa eccellenza si basa in parte su alcuni metodi, strumenti e concetti che l’hanno resa famosa, come Jidoka, Just-in-time e Kaizen. Il primo consiste nella ricerca della maggiore qualità possibile, con l’obiettivo di far tendere a zero la possibilità che si verifichino errori/difetti nella produzione. Il secondo consiste nell’ottimizzazione dei tempi, e cioè nel tentativo di attuare la produzione “giusto in tempo”, in modo tale da ridurre al minimo le giacenze di magazzino con la conseguente riduzione dei costi. Kaizen infine è un concetto più ampio che può essere tradotto con “miglioramento continuo”.

I principi alla base del TPS sono stati organizzati da Liker nel Four Ps Model (Modello delle 4 P):

  • Filosofia: le decisioni vanno prese considerando il lungo periodo, non il breve.

  • Processi: eliminazione degli sprechi (in giapponese, Muda).

  • Persone & Partners: attenzione alle risorse umane, creazione di un ambiente stimolante e competitivo, rispetto reciproco, crescita personale, collaborazione e lavoro di gruppo.

  • Problem Solving: miglioramento continuo e learning organisation.

Nel metodo Toyota l’attenzione è focalizzata sull’eliminazione degli sprechi (Muda). Uno spreco è qualsiasi cosa che non aggiunge valore al prodotto finale e che non dà alcun contributo essenziale, facendo aumentare solo tempi e costi. Più precisamente, ci sono 7 tipi di sprechi: Difetti (mancanza di qualità), Sovrapproduzione (maggiore di quella richiesta in un determinato momento), Trasporti (spostamento inutile di materiali), Attese (materiale fermo in attesa di essere impiegato), Giacenze (in generale lo stock è sempre uno spreco), Movimenti superflui (postazioni di lavoro mal concepite), Operazioni inutili (che non producono valore aggiunto).

In sostanza, il Toyota Production System è un approccio unico alla produzione che ha posto le basi della Lean Production, filosofia di gestione dei processi che nasce proprio con l’intento di migliorare il valore per il cliente, eliminando sprechi, migliorando la qualità, riducendo tempi e costi. Il tutto attraverso una serie di strumenti e modalità di lavoro differenti da quelle che solitamente le imprese occidentali utilizzano. Come si capisce, si tratta di qualcosa di complesso, di radicale, che porta ad una completa ridefinizione dell’azienda, ma che ha portato la Toyota ad essere oggi il primo produttore al mondo di automobili.

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Per approfondire l’argomento: Jeffrey Liker, The Toyota Way: 14 Management Principles from the World’s Greatest Manufacturer, McGraw-Hill.


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