Archivio per la categoria 'Telecomunicazioni'

Riguardo alle “10 domande” del Sole 24 Ore

L’idea del Sole 24 Ore di chiedere ai navigatori di fare delle domande ai candidati premier di per sé è interessante e affascinante. Il risultato purtroppo lascia l’amaro in bocca, nel senso che le questioni fin qui poste dai visitatori sono tutt’altro che stimolanti. Buona parte di queste sono le classiche domande da Cucuzza, quelle ti capita di sentire più o meno tutti i giorni in televisione, con la sola differenza che la probabilità che hai di incontrare per strada un giornalista di Cucuzza è pressoché nulla, mentre sul Web puoi dire la tua quando vuoi. Certe poi sono le altrettanto classiche domande da “orgoglio web“, di quelle facili da comporre, del tipo: prendi una frase qualunque sentita al telegiornale, ci infili dentro due o tre volte le parole “web” o “web 2.0″, qualche riferimento al web sociale, e la critica è pronta. Peccato, mi aspettavo contenuti diversi, più complessi e tecnici, che non necessariamente devono fare richiamo ad argomenti tecnologici.

P.S. Mi aspetto da un momento all’altro una domanda sui giovani. Sì insomma, le solite cose: i giovani in politica, via i vecchi largo ai giovani, eccetera. Che c’entra, pure io sono ggiovane, ma questa idea che bisogna per forza fare spazio ai ggiovani perché solo loro possono migliorare questo paese, la trovo un’emerita vaccata. Questo paese ha bisogno di persone capaci, esperte, di persone giuste al posto giusto, in una parola di tecnici. Se poi hanno 10 anni (evidentemente geni precoci) o 100 anni non mi interessa. Non mi risulta che Churchill, la Thatcher o Mattei fossero dei giovincelli. Eppure con la loro intelligenza e la loro esperienza hanno fatto la storia.

Nokia acquista Trolltech

Beh, questa è clamorosa. La notizia arriva come un fulmine a ciel sereno ed apre nuove prospettive nel futuro dei cellulari/internet-tablet Nokia (in contrasto con Android di Google) e del mondo Open Source, KDE in primis. La stessa Trolltech in passato si era cimentata nello sviluppo hardware e software di cellulari con il progetto Greenphone poi abbandonato. L’operazione andrà in porto per 16 corone norvegesi ad azione in cash, equivalenti a 153.7 mln di dollari. Avevo sempre pensato a Google come possibile acquirente della società norvegese, e invece… guarda un po’ che ti combinano i finlandesi. ;)

P.S. La lettera alla comunità Open Source dimostra anche un certo tatto da parte del colosso europeo.

Apple, innovazione 1: vendita interattiva

Per gli utenti è un servizio in più. Uno dei tanti. Le persone che si occupano di marketing e strategie di vendita riconosceranno invece un’evoluzione nella vendita. Un primo passo.

Dal sito della Apple:

“What’s that song?”

Say you’re in line at Starbucks. You hear this amazing song wafting from the speakers. You gotta have it. Now. Tap the iTunes button on your iPhone or iPod touch, tap the Starbucks button, and voilà: You see the current song, the last 10 songs played, and featured Starbucks Collections. Preview, buy, and download whatever you like, right then and there. Or, if you’re sipping away with your laptop, buy what’s playing — exclusively on iTunes.

Che vuol dire? Siete in una caffetteria Starbucks e state facendo colazione. La radio del locale all’improvviso trasmette una canzone che vi piace, magari una di quelle canzoni che cercate da tempo, ma che tuttavia non riuscite proprio a trovare perché non ne conoscete il titolo. Nessun problema. Tirate fuori il vostro iPod Touch ed avrete subito a disposizione l’elenco delle ultime 10 canzoni ascoltate nel locale. Qualche click e l’avrete già comprata (99 centesimi, un cappuccino è più caro) e scaricata.

Ecco cosa scrivevo sei mesi fa in un post dal titolo “Mediaset interessata a Fastweb?“:

Una tv dove non ci sono spot, ma dove tutto potenzialmente può diventare uno spot. Ad esempio: sto guardando il mio telefilm preferito. Vedo un personaggio con un vestito che mi piace. Ci clicco sopra e in un secondo mi appare una schermata con marca, modello, varianti e negozi dove poterlo acquistare (anche online ovviamente). O ancora: ascolto una canzone, mi piace e in 2 click la sto già scaricando da iTunes.

Ma quanto sto avanti? No dico, ma quanto sto avanti?! :D

Ultimamente non ne sbaglio una. Spero che anche la mia profezia sul WiFi un giorno possa diventare realtà. :P

Apple, innovazione 0: una Internet Tablet

No dico, non so se mi spiego…

Premessa: Il nuovo iPod Touch è bellissimo. Ho seguito il Keynote in diretta grazie alla chat pubblica (via Skype) di Kiro ed è stato emozionante.

Nella chat ho azzardato la definizione di “iPhone depotenziato”. Il termine rende l’idea, anche se è inappropriato oltre che riduttivo. In realtà non si può nemmeno considerare un cellulare, almeno fino a quando non avrà un microfono*.

Questo non è soltanto un iPod, è anche un cellulare-che-non-è-un-cellulare (come direbbe Lapo :mrgreen: ), una Internet tablet tascabile. Simile ad un iPhone, senza le connessioni GSM/UMTS et similia che oggi sono indispensabili, ma che un giorno saranno inutili. Il futuro delle comunicazioni appartiene al WiFi ed alle sue declinazioni, e passa attraverso Voip & Co. (società di telecomunicazioni permettendo).

Domanda: quale cambiamento comporterebbe la sostituzione di una comunicazione basata su telefonino GSM con una basata su telefonino WiFi?

Risposta: la massima reperibilità possibile. Un vantaggio dunque, non uno svantaggio.

Dite che ho le visioni?? :P

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* P.S. gli auricolari con microfono incorporato dell’iPhone funzioneranno su questo iPod Touch? Mah…

Riguardo all’iPhone… - Update!

Prendo spunto dal blog di Pseudotecnico per completare il discorso sull’iPhone. Il punto è: dove può arrivare la Apple con questo prodotto? E qual’è l’utente ideale per il suo gioiellino?

Le caratteristiche hardware non raggiungono i livelli dei prodotti concorrenti già in commercio (Nokia N95 su tutti) questo è chiaro, anche se c’è da dire che l’ampio schermo, la mancanza di tasti, i tre sensori ed il multi-touchscreen sono un bel passo in avanti per il settore. Dove brilla davvero l’iPhone è nel software, o meglio nell’interfaccia e nella facilità di utilizzo, e mi chiedo quanto tempo avrebbero impiegato i concorrenti per proporre una UI pulita ed immediata come quella creata dalla Apple. Tutto ciò darà sicuramente una bella spinta alla ricerca e all’evoluzione, ed i primi effetti sono visibili sin da subito, con alcuni fan Nokia che ipotizzano un fantomatico N98 dalle fattezze dell’iPhone.

A chi si rivolge l’iPhone? Possiamo vederlo solo come un telefono, o possiamo vederlo come un parente del Nokia N800, e di conseguenza l’utente ideale potrebbe essere quello che conosce il Web, che integra la sua vita con i servizi Web e che sa dunque come sfruttare la porta d’accesso fornita dall’iPhone. Mi riferisco in particolare a quegli utenti che non si fanno cogliere alla sprovvista dal fatto che non sia possibile creare/modificare file Word o Excel con l’iPhone, perché sanno benissimo che quegli stessi file potrebbero (ad esempio) farseli inviare nel loro account Gmail per poi leggerli/modificarli/condividerli con chiunque via Google Docs & Spreadsheets grazie all’ottimo browser incluso nell’iPhone, all’ampio schermo ed al multi-touchscreen, che dovrebbero rendere il tutto più facile.

Non vedo neanche più il problema della carenza di software essenziali all’interno del cellulare. Ormai possiamo contare su servizi Web 2.0 talmente evoluti da non far rimpiangere nessun programma per dispositivi portatili scritto in C/C++/Java. Basti pensare a Zoho, Mogulus, Last.fm, e a quanto sarebbe interessante poterli utilizzare senza limiti sul proprio cellulare (sperando di poter fare presto affidamento su una versione mobile di Adobe Flash, via aggiornamento).

Ecco, il vero limite, come giustamente detto da molti, è proprio questo: le modalità con le quali accedere ad Internet. Perché un terminale con queste caratteristiche lo si può sfruttare in pieno solo con una connessione wi-fi o con un abbonamento flat che garantisca una buona dose di banda e di mega. Fossi un newyorkese non mi farei grossi problemi, sapendo che potrei sempre contare su diverse centinaia di connessioni wireless sparse per tutta la città, molte delle quali aperte (o almeno così mi raccontavano). Ma qui in Italia? La cosa oggettivamente è più dura. Ancora non si sa nulla delle condizioni alle quali verrà offerto l’iPhone, quindi non si possono trarre delle conclusioni al momento. Di certo l’accesso “agevolato” ad Internet sarà una condizione imprescindibile. Senza di questo la natura stessa del prodotto ne risulterà forzata.

Update 27/06/07: io ed il tizio del WSJ siamo in perfetta sintonia. Ecco il video della prima vera (seria) recensione:

Si può anche notare come il problema delle “impronte” sul vetro del cellulare (che in molti ipotizzavano) sia effettivamente presente. Potete scoprirlo voi stesso avanzando nel filmato a 01:05 dalla fine.

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:!: Piccolo OT: complimenti a Treviño che con i suoi repo è arrivato dritto dritto sulla prima pagina di Digg! Allo stato attuale 595 644 diggate. A quanto pare i server Tuxfamily reggono bene l’effetto Digg. :)

Cos’è un monopolio naturale?

Si parla di monopolio naturale quando l’industria è caratterizzata dalla presenza di economie di scala tali da rendere efficiente la presenza di un solo player all’interno del mercato rispetto ad ogni altra configurazione strutturale possibile. Ciò vuol dire che se nello stesso mercato operassero più imprese ciascuna sarebbe soggetta a costi di produzione (connessi alla tecnologia) più elevati, con la conseguenza che anche il prezzo per il cliente/utente finale sarebbe più elevato.

Questa condizione diventa evidente nel caso dei sistemi a rete, come le linee elettriche ad alta tensione o le linee telefoniche. La duplicazione di queste su scala nazionale a seguito dell’ingresso nel mercato di un secondo player (o più player) comporterebbe uno spreco di risorse e costi unitari superiori a quelli che si otterrebbero con una singola infrastruttura.

Andamenti dei costi di questo genere non si hanno solo nel caso dei sistemi a rete di tipo fisso, ma anche in molti settori innovativi e immateriali connessi all’information technology. I prodotti appartenenti a questo settore hanno una caratteristica: la loro utilità ed il loro valore per ogni consumatore aumentano in modo direttamente proporzionale al numero di utenti che ne fanno uso. Questa condizione, identificata col termine di esternalità di rete, fa si che i rendimenti siano crescenti sia sul lato della domanda che dell’offerta. Più è alto l’utilizzo (la penetrazione) di uno specifico prodotto/servizio sul mercato, maggiore è la sua utilità e maggiori sono i rendimenti per i diretti interessati.

Prendiamo il caso della Microsoft. Per sviluppare Windows l’azienda di Redmond investe svariati miliardi di dollari, che alimentano un pachidermico motore composto da migliaia di sviluppatori ed impiegati, laboratori, server, mainframe e via dicendo. In questo contesto, aggiungere a Windows una nuova applicazione ha invece un costo molto basso. Lo stesso discorso lo si potrebbe fare anche per molti altri importanti player dell’industria informatica, come Google ed Amazon. In sostanza, le caratteristiche della domanda e dell’offerta favoriscono il prevalere nel mondo dell’IT delle condizioni di monopolio.

La mano invisibile finisce con l’auto-distruggersi ed il sistema si orienta automaticamente verso la supremazia e l’affermazione di un network sugli altri. C’è una consolazione però: secondo Shapiro e Varian (Information Rules, 1999), l’economia dell’informazione è popolata da monopoli temporanei, cioè le tecnologie possono essere superate e soppiantate in tempi brevi, e questo le stesse major dell’IT lo sanno bene. Le società si confrontano per promuovere ed affermare le proprie tecnologie ed i propri standard. Chi vince finisce per controllare l’intero settore.

L’intervento pubblico tramite politiche Antitrust ha proprio il compito di evitare il formarsi delle condizioni di monopolio sui vari mercati, ma il rovescio della medaglia è che finisce col disincentivare gli stessi progressi tecnologici. Basti pensare alla condanna subita dalla Microsoft nell’aprile del 2000 che produsse effetti negativi anche sulle quotazioni di concorrenti come Sun e AOL. I prezzi delle azioni caddero perché i rischi per gli innovatori erano palesemente aumentati.

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Risorse
Clô Alberto, Appunti di Economia Industriale (Terza Edizione)
Shapiro C., Varian H., Information Rules: a strategic guide to the network economy

La mia su Telecom e Tronky

Quanto posso disprezzare quest’uomo?! Probabilmente dovrei chiedere alla NASA di quantificarlo… Lui e l’altro (Colaninno) hanno ridotto Telecom ad un gigante appestato. Il secondo addirittura lo ha fatto per interessi prettamente speculativi. Tronky almeno c’ha provato a creare un’idea imprenditoriale stabile e duratura. Questo va detto. Il punto è: in che modo? Ricorrendo ad un indebitamento massiccio, pagando “profumatamente” le azioni (che nel frattempo si sono svalutate pesantemente), raggiungendo quel tanto che basta per controllare la società. Senza dimenticare che Afef (alias Tronky) possiede (direttamente) solo lo 0,8% di Telecom Italia.

Nel frattempo le strategie cambiano radicalmente per ben tre volte, prima col ritorno ad un orientamento al cliente (riparando ai disastri fatti nell’era Colaninno), poi con la fusione con TIM (gallina dalle uova d’oro), infine con la riorganizzazione del 2006 e la focalizzazione sui “Media”. In mezzo, lo scandalo delle intercettazioni ed un suicidio. E come vanno le cose per Telecom Italia Media? La7 non è decollata come promesso. Esattamente cos’è che viene prodotto da TI Media (visto che gran parte della programmazione migliore viene prodotta da terzi)?

Gli investimenti nella banda larga e nell’ammodernamento delle linee si sono rivelati scarsi (in Francia, dove opera anche TI e dove c’è vera concorrenza, l’ADSL ha raggiunto velocità da paura!), e soprattutto non si è puntato a sufficienza su quello che (secondo me) potrebbe essere il VERO punto di forza di Telecom: la TV via Internet. Che sia IPTV o, meglio ancora, WebTV. Ossia la VERA tv interattiva, dal potenziale inimmaginabile e dotata di una flessibilità in grado di far sbavare pubblicitari e fornitori di servizi. Hanno la “fortuna” di controllare il mezzo di comunicazione più potente e versatile di sempre, ma si rivelano dei bradipi nello sviluppo delle strategie! Inutile dire che il resto del mondo non dorme.

Il sistema è inefficiente. I manager non fanno gli interessi dell’azienda. Si preoccupano solo del mercato azionario, del valore delle azioni, degli azionisti e delle valutazioni degli analisti (che giudicano giorno per giorno, se ne fregano delle strategie per il lungo periodo e prediligono il breve periodo e tutte quelle operazioni volte a produrre risultati subito). Le stock option hanno peggiorato la situazione.

Ora vorrebbe vendere. Povero Tronky.

In tutto questo la TV che dice?! I telegiornali che dicono?! Nessuno si prende la responsabilità (per il paese, per la propria onestà intellettuale) di raccontare tutto (senza “filtri”) alla gente che ascolta? Di dire cioè dove, quando e come ha sbagliato?! Resto in attesa.

Altre info sul blog di Beppe Grillo che si sa, spesso esagera. Ma non è questo il caso.

Update: anche Di Pietro ne parla.


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