Archivio per la categoria 'Società'

GTA IV vs. Resto del mondo

Le cifre che ruotano attorno a GTA IV (il gioco più atteso dell’anno) sono impressionanti: 3.6 milioni di copie vendute nel giorno del debutto, più di 6 milioni allo stato attuale, per un ammontare che supera i 500 milioni di dollari. Microsoft per la sola esclusiva sui contenuti extra del gioco da comprare/scaricare via Xbox Live ha sborsato 50 milioni di dollari. Il mercato dei videogiochi è in piena salute, dimostra di essere in costante crescita ed è nella condizione di sottrarre potenziali clienti al mercato cinematografico. Sarebbe interessante analizzare le relazioni tra questi due business e l’elasticità della domanda. Wallstrip recentemente ha trattato l’argomento. Ecco il video.

Conoscenza fai da te: Urban Dictionary

Urban Dictionary è un servizio molto utile per chi non è di madrelingua inglese: è una sorta di dizionario internazionale dello slang urbano, una raccolta di neologismi, espressioni e modi di dire comuni (specialmente tra i giovani) nel mondo anglosassone. Purtroppo, come molti servizi user-generated (sono gli stessi utenti del sito a proporre ed inviare le definzioni), è soggetto ad errori grossolani. La definizione di “tifosi” che appare stamattina in homepage è emblematica. Direi che hanno confuso il concetto di tifoso con quello di “ultras”.

Il servizio prevede il controllo della qualità delle definzioni, ma evidentemente non funziona come dovrebbe: 219 segnalazioni di errore (il pollice verso nell’immagine) non sono bastate ad indicare lo strafalcione ai gestori del sito.

Altra considerazione: è interessante notare come quel fatto spiacevole del lancio in campo di fumogeni e petardi da parte dei tifosi dell’Inter nella semifinale di Champions di qualche anno fa sia ancora impresso nella mente degli spettatori, tanto da gravare tutt’ora sulla reputazione della squadra.

Tornando in tema, c’è una scena della sitcom satirica American Dad che riassume alla perfezione il problema degli user-generated content ed il fatto che, pur nella loro immensa utilità, sono ad alto rischio di errore. Ecco perché bisognerebbe sempre prendere con le pinze le informazioni presenti su Wikipedia e cercare, se opportuno, fonti più autorevoli di conferma.

Steve: Now the world will never know the truth.
Stan: If only there was a place where you could make any outrageous claim you want with absolutely no proof, and millions of people would accept it as fact.
Steve: That’s it!
[cutaway to Steve writing a Wikipedia article on "The Truth About Peanut Butter"]

La storia di quei 75 MLD di dollari che la Microsoft distribuì agli azionisti

Ricordate quella colossale distribuzione di dividendi che qualche anno fa la Microsoft riconobbe a tutti gli azionisti? Era il 2004 e la società di Bill Gates annunciò la più grande distribuzione di denaro in contante di tutta la storia delle politiche aziendali. Leggendo un vecchio articolo dell’Economist ho riscoperto l’argomento e trovato le motivazioni che spinsero i manager a quella scelta.

Nel 2004 le opportunità di investimento dell’impresa erano diminuite e per tale motivo la società decise di distribuire liquidità agli azionisti piuttosto che investirla in progetti a VAN negativo (cioè in probabile perdita, ossia i cui ricavi non sarebbero stati in grado di coprire gli investimenti).

Fatto: la Microsoft era (ed è) la più grande impresa di software a livello mondiale e generava liquidità al ritmo di un miliardo di dollari al mese. La società arrivò ad un punto in cui la tesaurizzazione di liquidità (l’accumulo di ricchezza senza il reimpiego in investimenti produttivi) era esagerata. Così, il 20 luglio annunciò l’intenzione di voler distribuire una quota della sua ricchezza ed optò per la distribuzione agli azionisti in varie forme per un ammontare senza precedenti: 75 miliardi di dollari. Una parte, 32 miliardi, sotto forma di dividendo straordinario. Un’altra parte attraverso il riacquisto di azioni proprie per un ammontare di 30 miliardi di dollari in quattro anni. La parte restante in un raddoppio di quello che era il dividendo corrente, con pagamento trimestrale.

L’operazione venne giudicata più che positivamente per la matura analisi compiuta dalla Microsoft in riferimento al suo ruolo nel settore ed alle prospettive future.

Ora, ci sarebbe da fare tutto un discorso un po’ più tecnico sul perché scelsero quelle tre forme di distribuzione ed in quelle quantità. Quel che conta però è che, fossimo stati azionisti della Microsoft a quei tempi, di sicuro oggi la guarderemmo in modo mooolto diverso. :D

10 motivi per leggere e apprezzare IHT.com

L’International Herald Tribune è un giornale che apprezzo particolarmente, sia per la qualità e l’oggettività dei suoi articoli, sia per il respiro internazionale che questi hanno. Essendo un po’ la costola europea del New York Times, da quest’ultimo eredita buona parte dei contenuti, pur mantenendo una propria redazione (con sede a Parigi) ed una impostazione personale.

Il giornale in Italia viene distribuito nella versione cartacea, in inglese ovviamente, stampata nei pressi di Bologna. Il prezzo purtroppo non è basso se paragonato ai quotidiani italiani: 2.50 euro, più del doppio. Un difetto non da poco, soprattutto se si considerano le grandi economie di scala prodotte dalla tiratura (un unico giornale venduto in oltre 180 paesi) e dall’impiego di qualche articolo del NYT. Senza poi dimenticare che lo stampano qui dietro l’angolo, e che quindi non ci sono costi di spedizione internazionali da sostenere.

La buona notizia è che il sito web del giornale, IHT.com, non ha nulla da invidiare alla versione cartacea ed anzi offre contenuti aggiuntivi molto interessanti in modo completamente gratuito. Ecco dunque 10 buoni motivi per leggere le notizie dal sito dell’International Herald Tribune:

  1. Ordine e pulizia: la homepage è pulita, semplice, elegante, ben organizzata e con poca pubblicità. Mi dispiace un po’ dirlo, ma è l’esatto opposto delle homepage dei quotidiani italiani, talmente confuse, asimmetriche e piene di pubblicità da rendere estremamente difficile la consultazione;
  2. Internazionale: diciamoci la verità, l’Italia è un paese piccolo, molto piccolo, l’1% della popolazione mondiale. Fatti e avvenimenti sono più o meno sempre gli stessi e le baruffe politiche portano via una grande fetta dell’informazione. Meglio dunque impiegare il tempo che abbiamo in modo più produttivo, saltando gli articoli sulle ultime dichiarazioni di Corona o della Falchi per passare piuttosto a leggere quello che accade nel resto del mondo e in particolare in Europa;
  3. Il lettore è al centro di tutto: non solo i commenti dei lettori agli articoli sono bene accetti, ma vengono anche riassunti e messi in evidenza nell’apposita sezione Reader Discussions. In più, per ogni articolo pubblicato, sono disponibili strumenti come il sintetizzatore vocale per la lettura della notizia, il traduttore, la possibilità di aumentare la dimensione dei caratteri del testo, ed i collegamenti a servizi Web 2.0 come Del.icio.us, Digg e Facebook;
  4. Editoriali ed Approfondimenti: proprio come nella versione cartacea, anche la versione elettronica può contare su Editoriali e Report Speciali;
  5. Connessione con il NYT: l’IHT eredita parte degli articoli (i più interessanti) del più importante giornale americano, il New York Times. Collaborazione che si estende a blog specializzati come BitsThe Opinionator e DealBook;
  6. Blog: ai blog del NYT appena elencati si aggiungono quelli dei giornalisti interni all’IHT, focalizzati su argomenti specifici, come Globespotters per chi ama viaggiare, Business of Green per chi si interessa di clima e ambiente, Raising the Roof per chi compra/vende/affitta case, Formula One per gli appassionati di F1;
  7. Video e Podcast: il sito propone ogni giorno nuovi video su notizie dal mondo, tecnologia, economia, moda e politica. In più dalla sezione AudioNews si accede gratuitamente ai podcast;
  8. Link ad altri giornali: a seconda della sezione non mancano richiami, proposte e suggerimenti ad articoli scritti su altri importanti giornali stranieri come Der Spiegel per la sezione “Europe”;
  9. Grandi firme giornalistiche: nel corso degli anni oltre 117 premi Pulitzer hanno scritto articoli per i giornali del gruppo New York Times Company;
  10. Aperto e gratuito: vi pare poco? :)

Spot Nike: Take It To The Next Level

Solitamente non mi occupo di pubblicità e advertising.¹ Stavolta però farò un’eccezione, perché questo nuovo spot della Nike è uno spettacolo!

Il giocatore che spara le manate in faccia non poteva essere che Materazzi. :D Qui c’è la versione ad alta risoluzione. Il regista è Guy Ritchie (il tizio sposato con Madonna, N.d.Sora Lella). Secondo voi il soggetto dello spot è inventato o si tratta di un vero giocatore dell’Arsenal (in tal caso, quale olandese)?


¹ Anche perché, al contrario di quella che è l’opinione comune, il marketing non è questo. Il marketing è prima di tutto analisi di mercato, raccolta dati e studio analitico, statistica, programmazione ed elaborazione di una strategia (della quale poi l’advertising è uno dei tanti componenti).

Il fenomeno dei Cent Shop: caratteristiche di un successo

Non so dalle vostre parti, ma qui a Bologna i Cent Shop stanno riscuotendo un successo incredibile. Questa nuova (per noi) generazione di negozi di oggettistica popola la città e sopravvive laddove altre iniziative dei liberi commercianti falliscono. Per chi non li conosce, si tratta di piccoli negozi dove tutto, ma proprio tutto, costa 1 euro. Non troverete mai un’etichetta col prezzo attaccata alla merce sugli scaffali perché ogni singolo pezzo esposto costa 1 euro. Una sorta di discount per l’oggettistica dove è possibile trovare di tutto: dalle tazzine per il caffè alle catene per le biciclette, dalla cancelleria ai vasi per il giardino, dai prodotti per l’igiene agli attrezzi per il bricolage. L’idea funziona, tanto che sempre più spesso mi capita di vedere per strada cartelli di segnalazione di un nuovo punto vendita.

Il primo negozio di questo genere che ho notato appena messo piede a Bologna è stato quello vicino alle due torri: piccolino, ma ben fornito. Da allora, in un vortice di entusiasmo tendente al comportamento ossessivo-compulsivo, sono sempre rimasto un abituale cliente di questi piccoli negozi (il mio preferito è quello in Via delle Moline).

L’altro giorno mentre ero in autobus, partendo dalla soddisfazione dell’ultimo acquisto (due tazze - mug - in stile tavola calda americana), ho cominciato a pensare alle caratteristiche principali di tali negozi, e ne è uscito fuori questo piccolo elenco:

  1. Il fattore più scontato: il 90% dell’oggettistica proposta in tali catene di negozi è “Made in China” o “Made in P.R.C.” (People’s Republic of China, che è la stessa cosa). Questo vuol dire bassissimi costi di produzione e dunque la possibilità di vendere ad 1 euro cose fino a poco tempo fa impensabili (torce, fasce muscolari, penne stilografiche, piccoli impianti per l’irrigazione del giardino, ecc.). Per i prodotti per la cura della persona invece la percentuale di prodotti “Made in Italy” è decisamente prevalente (per fortuna);
  2. Prodotti fuori moda/commercio: non di rado tra gli articoli di cancelleria è possibile trovare pezzi come quaderni ad anelli con la copertina che richiama vecchi programmi televisivi o competizioni agonistiche. Questo vuol dire che la merce fuori moda per i normali negozi convoglia nei Cent Shop, dove viene letteralmente “svenduta” (non si tratta di prodotti cinesi, ma italiani). Ricordo che ai tempi del liceo i quaderni ad anelli costavano come minimo 5-6.000 lire, e sto parlando di un periodo antecedente all’aumento dei prezzi dovuto all’euro. Se a questo aggiungiamo anche la naturale inflazione di tutti questi anni, la convenienza economica di un tale acquisto risulta ancor più sorprendente. Stessa cosa per le penne stilografiche che ho notato in un Cent Shop: probabilmente si tratta di rimanenze provenienti dalle tipiche uscite a fascicoli per collezionisti che ogni anno vengono proposte in edicola;
  3. Il prezzo talvolta inganna. Nello scoprire le tante proposte allettanti e convenienti di un Cent Shop, non si fa caso ad una cosa: determinate tipologie di prodotto vengono vendute paradossalmente ad un prezzo superiore rispetto a quello che normalmente viene applicato nei classici supermercati. Penso alle gomme per cancellare ad esempio, alle matite, ai quaderni: 1 euro è pur sempre un buon prezzo, ma non è raro trovare al supermercato la stessa gomma o la stessa matita (magari in confezioni multiple) a prezzi per il singolo pezzo più bassi. La mente in questo caso inganna: la stessa convenienza che troviamo nel comprare determinati prodotti automaticamente viene associata a tutti gli altri prodotti disponibili in negozio. L’acquisto compulsivo fa si che le persone si concentrino più sul prodotto bello/non bello che sulla comparazione del prezzo con altri negozi e discount;
  4. Il proprietario del negozio deve saperci fare: non basta aprire un Cent Shop per avere successo. Bisogna avere le giuste conoscenze e i giusti contatti (ed in questo le catene in affiliazione commerciale, o franchising, sono ovviamente avvantaggiate) per avere merce sempre nuova e originale. Il proprietario di un Cent Shop una volta mi ha raccontato che la merce gli arriva tutti i venerdì, e più o meno una volta al mese riesce a raggiungere un buon ricambio dei prodotti venduti. Per i prodotti che vanno a ruba, chi ha i contatti con i giusti fornitori è in grado di aggiudicarsi i restanti quantitativi di merce. Gli altri restano esclusi;
  5. Tutto ciò conduce ad un comportamento singolare: nel momento in cui si mette piede nel negozio, ci si dimentica del problema del prezzo. In tempi di “magra” come questi, riuscire a trovare un negozio dove il prezzo non è un problema sembra quasi un sogno, un’oasi nel deserto. Salvo poi realizzare col senno del poi (solitamente accade poco dopo essere usciti dal negozio) che quelle dieci cose acquistate costano sì pochissimo, ma tutte assieme fanno comunque 10 euro, 20 mila lire circa del vecchio conio. Per molti di noi una cifra non esattamente trascurabile. E qualcuno comincia a pensare: “Ma che l’ho presa a fare la torcia a forma di maialino?”. Oppure: “Ho preso un’altra tazza, anche se forse ne ho già fin troppe”;
  6. Nonostante gli effetti collaterali suddetti, questo genere di negozi fa bene. Fa bene ai clienti, che hanno modo di divertirsi a rovistare tra i cesti della merce, e risparmiare. Fa bene ai turisti ed ai visitatori, che hanno modo di portare a casa piccoli souvenir senza spendere un capitale. Fa bene ai proprietari dei negozi (se ci sanno fare, come dicevo), perché i clienti affluiscono con costanza e le casse non conoscono sosta.

Alfa 8C Spider, la classe non è acqua

Diciamolo: noi italiani siamo i più grandi cultori del bello a livello mondiale. Abbiamo un gusto unico ed una vocazione per il bello che nessuno al mondo può vantare, ma siamo talmente presi da quel senso di inferiorità che ci induce a rapportarci continuamente agli altri che quasi ci dimentichiamo di tutti quei campi nei quali siamo anni luce avanti a qualunque altro popolo. Che si tratti di un vestito o di un’automobile, il discorso è sempre quello: non ce n’è per nessuno.

Cosa dire allora di questo capolavoro su quattro ruote? Talmente bella che potrei guardarla per ore. A leggere i commenti degli appassionati poi, c’è da divertirsi. Il complimento più sobrio è da bollino giallo. E se perfino gli americani restano a bocca aperta e con un filino di bava che gli cola, vuol dire che il colpo di fulmine non conosce confini culturali.

Hanno colpito nel segno i creativi delle ultime pubblicità Alfa: il cuore ha sempre ragione.

Il miglior Pesce d’Aprile per geek del 2008. Sottotitolo: quando lo scherzo diventa marketing virale

Certo che il Web si è proprio scatenato ieri. La palma del miglior pesce d’aprile va a IGN, che con il trailer della fantomatica trasposizione cinematografica della serie The Legend of Zelda si è spinta ben oltre la semplice burla con un’accuratezza tale da stuzzicare e gettare nello sconforto i fan in tutto il mondo.

Per essere uno scherzo devo dire che è di una qualità esagerata. Ci sono più effetti speciali in questo trailer che in tutti i film italiani usciti nel corso del 2007. Nel complesso è piuttosto realistico, a parte qualche imperfezione e la faccia da merluzzo dell’attore che interpreta Link. Mi chiedo quale sia stato il costo della produzione. Probabilmente, tenendo conto anche del successo, sarebbe più giusto classificarlo con l’etichetta di marketing virale (?).

Update: questo editoriale di IGN spiega l’entità del lavoro dietro al trailer. In breve, è stato commissionato alla Rainfall Films ed ha richiesto 3 mesi di lavoro. Il regista è Sam Balcomb, che si è occupato anche degli effetti speciali con Final Cut Pro sul suo Mac.

Per i profani: IGN è un sito/network dedicato al mondo dei videogiochi, dal 2005 di proprietà del colosso News Corporation, cioè Rupert Murdoch. The Legend of Zelda è una delle più famose e amate saghe videoludiche, prodotta dalla Nintendo ed ideata da Shigeru Miyamoto.

Risorse correlate:

Stream of Consciousness del lunedì sera

Tempi bastardi per noi tutti. Quello che accade da anni in Tibet è qualcosa di scandaloso. I cinesi covano ancora grande rancore verso i giapponesi per anni di soprusi, tanto che proprio non volevano saperne di quel buco circolare troppo simile al Sol Levante in cima al World Financial Center di Shanghai. Che dire allora della questione tibetana? Probabilmente non abbiamo idea di quanto possa essere grave la situazione da quelle parti e la cosa peggiore è che i paesi occidentali rischiano grosso anche solo mettendo becco nella discussione.

Altro scontro è quello silenzioso (un eufemismo) per le fonti energetiche, e l’Africa ne sa qualcosa. In più, l’elevato prezzo del petrolio è una manna per i paesi possessori di riserve di greggio costoso da estrarre e lavorare, come le riserve offshore o le sabbie bituminose. Nel Polo Nord si litiga per la proprietà della dorsale di Lomonosov. Canada, Russia, Danimarca e Stati Uniti si danno battaglia per estendere i propri confini verso quelle aree che celano riserve di olio e gas oltre i 10 miliardi di tonnellate. Il Polo Nord, secondo le convenzioni internazionali di diritto del mare, non appartiene a nessuno. L’attribuzione può accadere soltanto se una delle due nazioni è in grado di dimostrare che la piattaforma continentale sottomarina si prolunga dalla propria terra sino ad un dato punto del Mar Glaciale Artico. O dimostrando che la struttura della piattaforma continentale è simile alla struttura geologica del proprio territorio. Esattamente quello che ha cercato di fare la Russia, che non ha perso tempo ed ha piazzato la propria bandiera sul fondo del mare, ricordando dimostrazioni di forza d’altri tempi.

Per non parlare del problema del surriscaldamento del globo. Un problema per molti, ma non per tutti, visto che lo scioglimento dei ghiacci del Polo Nord al quale stiamo assistendo permetterà di percorrere nuove rotte, che ridurranno drasticamente tempi e costi. Per esempio, la rotta Londra-Tokyo via canale di Suez è attualmente di 24.000 Km, mentre la nuova rotta via Polo Nord permetterà di raggiungere la città giapponese in soli 15.000 Km.

Qualunque crisi ha i suoi pro (per alcuni) ed i suoi contro (per altri). E coloro che restano fuori dai giochi di taluni e talaltri sono troppo spesso destinati a prendersi un cazzotto per guancia.

Risorse correlate: I cartelli: l’infelice esperienza del 1928

Lettura online dei quotidiani italiani

Segnalo un paio di modi per leggere con calma sul proprio computer le pagine dei principali quotidiani e settimanali italiani.

  • Dal sito della Camera dei Deputati è possibile accedere alla rassegna stampa quotidiana. Le pagine (o meglio, i ritagli) sono in PDF e sono organizzate per tema.
  • Per le sole prime pagine italiane e internazionali c’è il sito PressDisplay.com.

Riguardo alle “10 domande” del Sole 24 Ore

L’idea del Sole 24 Ore di chiedere ai navigatori di fare delle domande ai candidati premier di per sé è interessante e affascinante. Il risultato purtroppo lascia l’amaro in bocca, nel senso che le questioni fin qui poste dai visitatori sono tutt’altro che stimolanti. Buona parte di queste sono le classiche domande da Cucuzza, quelle ti capita di sentire più o meno tutti i giorni in televisione, con la sola differenza che la probabilità che hai di incontrare per strada un giornalista di Cucuzza è pressoché nulla, mentre sul Web puoi dire la tua quando vuoi. Certe poi sono le altrettanto classiche domande da “orgoglio web“, di quelle facili da comporre, del tipo: prendi una frase qualunque sentita al telegiornale, ci infili dentro due o tre volte le parole “web” o “web 2.0″, qualche riferimento al web sociale, e la critica è pronta. Peccato, mi aspettavo contenuti diversi, più complessi e tecnici, che non necessariamente devono fare richiamo ad argomenti tecnologici.

P.S. Mi aspetto da un momento all’altro una domanda sui giovani. Sì insomma, le solite cose: i giovani in politica, via i vecchi largo ai giovani, eccetera. Che c’entra, pure io sono ggiovane, ma questa idea che bisogna per forza fare spazio ai ggiovani perché solo loro possono migliorare questo paese, la trovo un’emerita vaccata. Questo paese ha bisogno di persone capaci, esperte, di persone giuste al posto giusto, in una parola di tecnici. Se poi hanno 10 anni (evidentemente geni precoci) o 100 anni non mi interessa. Non mi risulta che Churchill, la Thatcher o Mattei fossero dei giovincelli. Eppure con la loro intelligenza e la loro esperienza hanno fatto la storia.

Pop! Goes My Heart

Il film “Scrivimi una canzone” (titolo originale “Music and Lyrics“) è senza dubbio leggero e carico di battute¹, ma la canzone… la canzone è fantastica. Anzi le canzoni, perché anche l’altra non è male. Per non parlare del video, riuscitissimo nel suo intento di emulare e prendere in giro la produzione degli ’80s con un fondo di nostalgia.

Il revival nella musica, nei videoclip e nel cinema è sempre più di moda. A volte il risultato è ottimo, a volte pessimo. Altre volte estremamente originale nel combinare stile e riferimenti diversi in un’atmosfera surreale, come nel video di “Knights of cydonia” dei Muse. Da vedere.

P.S. il mio preferito di Hugh Grant resta “About a boy“.


¹ Il classico understatement inglese che adoro, ma che nella versione italiana non rende al meglio.

Come diceva Alberto Sordi: “Io so’ io e voi…”

Se non hanno ancora capito cosa sono i blog e qual è la vera essenza del fenomeno, figuriamoci se hanno capito cos’è Twitter. Calendario alla mano, ci vorrà qualche anno¹.

Per un giorno sostituisco l’inutile cinguettio con qualche granello di memoria di uno dei più grandi artisti italiani del novecento. Cinque anni dalla morte, oggi.

A chi vuole divertirsi ed emozionarsi consiglio il film “I due nemici“, piccola gemma poco conosciuta della filmografia di Alberto Sordi, una storia bellissima con un grande David Niven (commenti internazionali su IMDB).


¹ Per capire di cosa sto parlando, consultare il blog di Gigi Cogo o fare un giretto per la blogosfera.

La pillola che migliora le prestazioni (al computer)

Quanto a energy drink in Italia cominciamo ad avere una certa esperienza. Niente a che vedere però con gli Stati Uniti, dove vengono proposti in ogni salsa e declinazione. Non ultima quella del drink per migliorare le prestazioni al computer. Chi ha avuto qualche esperienza con gli FPS multiplayer può intuire quanto sia facile associare a questo genere di videogioco una bevanda energetica. Azione frenetica, decisioni istantanee ed una velocità delle immagini ai limiti dell’epilessia. Non c’è movimento fisico, perché si resta inchiodati alla sedia, ma i riflessi mentali sono tutto e fanno la differenza (video).

I produttori di accessori si sono specializzati nella realizzazione di periferiche ad hoc: dalle sedie anatomiche ai gamepad modificabili nelle funzioni e nel peso. Anche i produttori di bevande si sono focalizzati su questa nicchia di mercato, con brand conosciuti come Mountain Dew (PepsiCo, Inc.) che già da tempo diffondono il concetto del “giocare meglio, giocare di più, giocare più velocemente“. Gli ingredienti sono i soliti: caffeina, taurina, ginseng, guarana, ginkgo e via dicendo. Cresce anche il numero di siti dedicati all’analisi e alla classificazione delle bevande, un po’ come accade con i sigari o col tè.

Per il passaggio dalla bevanda alla pillola era solo questione di tempo. FpsBrain è forse il primo prodotto nel suo genere e comunque il primo del quale sono venuto a conoscenza. Alla base c’è la stessa identica necessità: migliorare le prestazioni cerebrali. Ecco com’è nato:

The idea for FpsBrain came about when Tomarni realized that it wasn’t only their computer systems that needed to be optimized for maximum performance — but the player, too. Straßburg wrote, “Our first idea was to produce it as a giveaway for exhibitions or LAN events. We recognized that there is a market for it, when many people at LAN events asked us where they could buy it.” He told me that an “external institute” helped Tomarni develop FpsBrain, and that it works by having “the L-tyrosine goes through your blood straight to your brain and helps you to concentrate and stay focused on your task.”

Il salto dalla bevanda alla pillola sembra piuttosto inquietante perché la mente, valutando più la forma che la sostanza, associa alla capsula l’idea di farmaco attribuendole così una maggiore efficacia a prescindere. Il marketing e l’effetto placebo fanno il resto. Questa ricerca dimostra però come le pillole FpsBrain abbiano in realtà lo stesso concentrato di sostanze degli energy drink, ma con meno caffeina. Ciò non vuol dire esattamente che siano una botta di salute:

In addition to caffeine, most…[energy] drinks contain a high sugar content. In combination these ingredients can cause a rush that will eventually come crashing down. Those sensitive to caffeine may even become dizzy and shaky. Taking this pill with an energy drink or taking more than the recommended dosage may cause these effects.

In conclusione, meglio barare con le cheats.

Chi ha il pane non ha i denti

Le gesta di quei buontemponi di Buona Domenica evidentemente incontrano il placido assenso anche tra i giovani d’oltreoceano.

Su Digg il video della povera Sara Varone (alias QuellachehafregatoilmaritoallaFerilli), costretta alla penitenza della doccia in diretta per via della disonorevole sconfitta al torneo di hula hoop, ha ricevuto la bellezza di 1961 diggate.

E molti apprezzamenti:

Ora, che le donne italiane sono belle l’avevo notato pure io. Il punto è… ma le donne spagnole sono davvero la versione economica?? -.-

Ah, Buon San Valentino a tutti. ^^


Disclaimer: per scrivere questo post non si è fatto uso di fonti Tgcom.

Perché cercate Danica? (Tv Ad)

Danica Patrick, pilota statunitense IndyCar Series

E’ da ieri che su questo blog ricevo molte visite da persone a caccia di informazioni su Danica Patrick. Sono bastati pochi secondi su Google News per capire il motivo.

A quanto pare la società GoDaddy.com (la stessa alla quale mi sono rivolto per acquistare il dominio del blog) ed il suo testimonial, Danica appunto, si sono visti rifiutare uno spot chiamato “Exposure” da trasmettere durante il Superbowl di ieri.

Il messaggio pubblicitario è stato censurato dalla Fox (che ha trasmesso la partita) per via di certi doppi sensi, ai quali si somma la scarsa sobrietà delle immagini.

What do beavers have to do with web sites? That’s exactly what Fox TV wanted to know when it rejected GoDaddy’s Super Bowl ad titled “Exposure”.

Non mi metto a spiegare le motivazioni di tale scelta perché non mi pare il caso. -.-’ La spiegazione potete trovarla qui.

Lo spot è stato censurato, ma come sempre accade in questi casi¹ l’effetto che si è ottenuto è la sua antitesi: una sovraesposizione mediatica che ha fatto si che tutti corressero su Internet a cercare informazioni sul video e sulla protagonista. E qui si chiude il cerchio della lussuriosa strategia di GoDaddy.com: lo spot è pienamente disponibile nella homepage della società, in compagnia di altri tv ads ben più esagerati. Le visite al sito sono schizzate alle stelle così come il reach della campagna pubblicitaria.

C’è addirittura chi parla di questa strategia come di una mossa che ha cambiato il modo di fare pubblicità per il Superbowl. Di sicuro l’attenzione che si è creata attorno a questo episodio fa gridare al successo, dato che l’eco è arrivato perfino da queste parti.

Nel frattempo mi chiedo: da quando il Superbowl è diventato un evento così morigerato? Non mi sembra sia passato tanto tempo da quella volta che volò via una tetta a Janet Jackson.

Altre risorse: Once again, NFL wins advertising game


¹ Avete presente lo scoiattolo che soffre di meteorismo della tv italiana?

La vita è un videogioco

Ora in politica stiamo attraversando la fase “Capture the flag“.

Capture the flag al telefono.

Capture the flag al Senato.

Capture the flag tra i candidati.

Capture the flag tra gli elettori.

E sapete qual è la cosa peggiore? Anche nella first life esistono le cheats!

Chiedeva David nel film WarGames:

David: È un gioco… oppure è reale?
Joshua: Che differenza fa?

David: Is it a game… or is it real?
Joshua: What’s the difference?

SilverJewelryClub regala gioielli?

E’ un modo un po’ singolare per farsi notare. E la cosa a raccontarla non sembra neanche credibile. Eppure ho letto questa notizia su Business Week e quindi, almeno in teoria, dovrebbe essere vera.

Sto parlando di questa società californiana, la SilverJewelryClub, che da qualche tempo a questa parte sta regalando piccoli gioielli di bigiotteria. Sì, li regala, facendo pagare solo le spese di spedizione!

Da buon italiano mi chiedo ancora dove stia l’inghippo. Cercando su Google Blog Search e su Technorati ho trovato solo notizie e commenti positivi. Possibile? Oddio, è un ottimo modo di fare promozione, anche se il meno economico. Il punto è che la brand loyalty che vanno cercando con questa strategia è pura utopia, ma tant’è. Io vi segnalo la notizia, e non escludo che possa effettuare un acquisto. Non per me ovviamente. :P

Monty Python’s Flying Circus - Italian Lesson

Più attuali che mai. :D Adoro la comicità inglese!

Quanti brevetti in una bustina di tè?

Quanti brevetti stanno dietro ad una bustina di tè come questa? Circa 20! La carta che viene utilizzata per il sacchetto del filtro, il filo, la colla che ha sostituito la graffetta, il metodo di chiusura del sacchetto e via dicendo, sono tutti elementi brevettati che contribuiscono a creare una migliore esperienza per il cliente.

Ed infatti il filtro non si rompe più come una volta, il filo è molto più resistente di un normale filo da cucito, e la graffetta che teneva uniti filo e filtro è stata sostituita da una particolare attaccatura resistente all’acqua bollente.

Anche lo Squeezable è stato brevettato: creato da una società italiana, la IMA (gli italiani sono leader mondiali nel settore del packaging), per conto della Lipton (Unilever). E se cercate su Google Patents potete trovare proprio questo brevetto.

L’innovazione deve essere tale da perfezionare il prodotto/processo senza produrre difetti. In questo caso l’introduzione dello Squeezable ha creato un problema: essendo questo meccanismo più complesso di un normale sacchetto a filo unico, ciò ha ridotto la velocità di produzione delle macchine. Se a questo si aggiunge che si tratta di un’innovazione che non è stata richiesta dal mercato, ma è stata spinta dalla società stessa, la domanda che viene spontanea è: “Allora perché utilizzarlo?”. Perché è un fattore distintivo della Lipton, che è stato accolto positivamente dal mercato (alzi la mano chi non ha mai strizzato il filtro del tè col cucchiaino prima di buttarlo!) e che è servito alla società per lanciare un forte segnale ai concorrenti (guardateci, siamo in grado di fare innovazione senza aumentare il prezzo del prodotto).

Cosa si deduce da tutto questo discorso?

Primo: che molto spesso le cose più semplici nascondono più segreti e creatività di quello che si potrebbe pensare. Secondo: che Google è un po’ come la borsa di Mary Poppins: ci trovi di tutto. Qualche altro esempio?

  • Volete sapere qual è la misteriosa struttura alla base di un paio di mutante? Guardate qui.
  • Volete sapere come ci si passa il rossetto sulle labbra? Ve lo spiega questo brevetto.
  • Volete sapere come dotare le vostre mani di un paio di occhi? Non vedo perché, ma se proprio volete farvi del male guardate qui.
  • Volete farvi una cultura dell’anatomia delle bambole che piangono, fanno la pipi ed imprecano, in modo da smontarle al primo vagito con un colpo alla Chuck Norris? Sadici che non siete altro, guardate qui.

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