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Marketing e Open Source #4: Firefox 3, un successo che parte dal marketing, un esempio per il mondo Open Source

L’oggettiva analisi di Thom Holwerda per OSNews e la relativa discussione che ne è scaturita evidenziano il ruolo chiave del marketing nel recente successo di Firefox 3.

Relazioni pubbliche, word of mouth, la sfida del Download Day, l’attestato finale, tutto ha funzionato alla perfezione.

Sottolineo questa analisi pubblicata su Ars Technica:

A big part of Firefox’s success is its spirited grassroots marketing efforts. I discussed this with Mozilla evangelist Asa Dotzler. Mozilla’s strategy of inclusiveness and participatory advancement isn’t confined to just software development. The same principles extend to Mozilla’s publicity projects. The grassroots marketing campaigns give users who lack programming expertise a way to become active participants and contributors. Through the SpreadFirefox portal, those users can become an important part of the Firefox project. Grassroots marketing is also a major win, said Dotzler, because word of mouth is one of the strongest vehicles for directly promoting Firefox adoption.

Risorse correlate:
Marketing e Open Source [IMHO] #3: Imparare senza imitare
Marketing e Open Source [IMHO] #2: Word of Mouth
Marketing e Open Source [IMHO] #1

Nota per me #2: Skype 4 Beta

Uno due tre prova! Sssa! Data: sabato 21 giugno 2008. Oggetto: aggiornamento di Skype alla versione 4.0 Beta, quella che sostituisce il salvaschermo.

Guardo questa enorme nuova UI di Skype 4 Beta e penso: “C’è nessunoooo-unooo-unoo?”. La apri e come un buco nero, anzi bianco, ti risucchia il desktop. In quei 16:10 di vuoto cosmico widescreen sacrificheresti un banco di RAM al dio del multithreading pur di trovare qualcuno in linea da chiamare.

No dico, in quel del Lussemburgo, quando quel tipo se n’è uscito con l’esclamazione “Eureka! Facciamolo full-screen! Non l’ha mai fatto nessuno prima d’ora!”, non c’era nessun cinico ficcanaso nei paraggi a gridargli “A Biondo, se nun c’ha mai pensato nessuno, un motivo cee sarà!”.

L’usabilità, questa sconosciuta #2: il plasmoide ex-Kicker di KDE 4

Io non so perché si sono inventati questo sistema per ridimensionare il plasmoide principale (la barra delle applicazioni) di KDE 4. So solo che ogni volta mi sembra di utilizzare un calibro da falegname. La freccia bianca sposta la barra a sinistra e destra, la freccia blu accorcia la barra, la freccia verde la allunga. Poi ci sono le opzioni per centrare, allineare a sinistra e a destra come se fosse un testo.

Sarà, ma quel vizietto dei programmatori KDE di rendere tutto più complicato è duro a morire.

A parte questo (e a parte il Kickoff menu di derivazione SUSE, godibile come un gatto attaccato ai maroni) KDE 4 cresce bene.

Per provare KDE 4.1 Beta SUSE ha predisposto un livecd da scaricare qui (KDE-Four-Live.i686.1.0.80.iso).

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P.S. OT Se volete provare Google Gadgets su Linux senza compilare, Ubuntu Unleashed spiega dove trovare il repository e i pacchetti Deb. ;)

L’usabilità, questa sconosciuta: Windows Live What?!

Dicesi Usabilità:

L’usabilità è definita dall’ISO come l’efficacia, l’efficienza e la soddisfazione con le quali determinati utenti raggiungono determinati obiettivi in determinati contesti. In pratica definisce il grado di facilità e soddisfazione con cui l’interazione uomo-strumento si compie.

La domanda, per quelli di voi che non hanno mai “visto e vissuto” Windows Vista, è: “Che differenza c’è?”.¹ La risposta è: “Nessuna!”. Sotto normali condizioni le varianti Live (leggermente più evolute e con più funzioni) dovrebbero sostituire le vecchie versioni installate. Invece le vanno ad affiancare, provocando fenomeni di bradisismo mentale nelle persone metodiche e scatti d’ira in quelle iraconde. La motivazione scientifica di tale scelta è: “Vattelappesca”.

Per chi vuole saperne di più su Hotmail / Windows Live Hotmail  / Windows Mail / Windows Live Mail / Windows Live Windows Live Mail Live *.*, consiglio questo articolo. Ecco un estratto di un estratto, o se preferite, un Windows Live Estratto:

“Will this be the last time Microsoft creates a bunch of different apps that serve almost the same purpose? Probably not. First imaging software, then mail clients… I wonder what will be next? It also remains to be seen if this is the last time Microsoft plays ‘Pin the Name on the Mail Client.’ Hopefully it is, for all our sakes.”


¹ Sto studiando da paragnosta.

Marketing e Open Source [IMHO] #3: Imparare senza imitare

T. S. Eliot: “I poeti immaturi imitano; i poeti maturi rubano.” (Philip Massinger, The Sacred Wood)

Pablo Picasso: “I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano.

Igor Stravinskij: “Un buon compositore non imita: ruba.

Talmente vero che la versione di Thomas Stearns Eliot è l’unica con una fonte certa. Le altre affermazioni sono state attribuite senza “garanzia”.

Tre difensori illustri dello stesso concetto. L’assoluzione preferita dagli artisti, che come una benedizione cala dall’alto e monda le coscienze dei peccatori o presunti tali. La verità è che non c’è nulla di cui stupirsi: da sempre innovare vuol dire soprattutto prendere spunto e/o migliorare qualcosa che già esiste (innovazione incrementale). Senza andare troppo indietro nel tempo, all’alba della piccola rivoluzione prodotta da Apple con iPhone, il manager della Nokia Anssi Vanjoki disse ai reporter:

If there is something good in the world then we copy with pride.

Se al mondo c’è qualcosa di buono allora lo copiamo con orgoglio.

Non solo. Fu lo stesso Steve Jobs a dire in un’intervista:

We have always been shameless about stealing great ideas.

Canonical studia per diventare grande. La nuova pagina di presentazione di Ubuntu migliora nell’organizzazione, ispirandosi chiaramente alla struttura del sito Apple. Del resto, se si deve dare una svolta alla comunicazione da qualche parte si dovrà pur cominciare, ed è giusto prendere spunto dai migliori.

Clicca per ingrandire

La pagina si presenta pulita e ben organizzata. Purtroppo le informazioni non sono particolarmente esaustive e manca quel qualcosa in più, una scintilla, che potrebbe evitare l’ennesima riproposizione di una comunicazione asettica.

Perché non segnalare quelle piccole chicche che solo Linux può offrire, come “Raggruppa finestre in schede” (il mio cavallo di battaglia) o come la cartella “Modelli”? E magari cogliere l’occasione per segnalare che i “Desktop Virtuali” sono nati e si sono affermati proprio con Linux?

Insomma, c’è ancora molto da perfezionare, ma le premesse sono più che buone. Nel frattempo mi sto convincendo sempre di più di una cosa: a cominciare dalla versione 8.10 ed alla fine dei prossimi 3 aggiornamenti Ubuntu sarà veramente pronto per il grande pubblico. E non parlo di quell’ “essere pronto” che viene chiamato in causa e frettolosamente sprecato in tutte le recensioni del giorno dopo (l’uscita della nuova versione). Spero di non essere costretto a rivedere le previsioni, al massimo spero di essere smentito dall’anticipato verificarsi degli eventi. ;)

Nota per me #1: aggiornamento WordPress 2.5

Sssa sssa prova! Uno due tre prova! Sssa! Ok. Data: domenica 6 aprile 2008. Oggetto: aggiornamento della dashboard di WordPress.com alla nuova versione 2.5. Gli utenti non apprezzano ed invocano il ritorno alla precedente versione.

Ricordarsi che: mettere mano ad un servizio Web e stravolgerne il layout non ha senso se si presentano al contempo tutte le seguenti condizioni.

  1. nessuno si è mai lamentato del layout ed anzi tutti lo trovano intuitivo sin dal primo approccio;
  2. lo stravolgimento del layout è fine a sé stesso e non apporta alcuna novità in grado di giustificare il cambiamento;
  3. si ignorano le più semplici regole dell’usabilità andando a duplicare contenuti/collegamenti e a penalizzare il contrasto dei colori;
  4. la scrollbar verticale improvvisamente diventa lo strumento più utilizzato del browser;
  5. si sostituiscono i colori sociali con un anonimo ed impersonale grigio topo;
  6. il font size cambia arbitrariamente prendendo almeno 5 dimensioni diverse all’interno di un’unica pagina;
  7. la stessa operazione di prima ora richiede un maggior numero di click;
  8. la pagina più importante (nella fattispecie Scrivi Articolo) perde in plasmabilità (leggasi Ajax) e guadagna un lungo codazzo verticale;
  9. si chiede il parere degli utenti, ma si ignorano i suggerimenti e le critiche;
  10. la migrazione del servizio è incompleta.

Marketing e Open Source [IMHO] #2: Word of Mouth

C’è chi dice che Ubuntu ed altri progetti Open Source dovrebbero fare più affidamento sulla pubblicità. Credo sia un’idea sbagliata. Linux (Ubuntu nello specifico) non ha bisogno né di banner né di spot promozionali (al massimo qualche video virale che mette sempre allegria :P) perché può contare su un canale di comunicazione ben più potente: il passaparola.

La pubblicità si adatta maggiormente a strumenti di comunicazione unidirezionale come tv e giornali che non possono fare altro che spingere il messaggio verso lo spettatore senza poter raccogliere il feedback. Con Internet le regole del gioco cambiano. Il successo di Linux è frutto del più colossale flusso di passaparola che si sia mai visto negli ultimi anni. E Internet è lo strumento perfetto per poterlo amplificare.

Non dimentichiamoci infatti che le persone provano Linux principalmente perché ne hanno sentito parlare, un amico li ha convinti, hanno letto recensioni entusiastiche sui blog, o perché c’è sempre qualche quotidiano/settimanale/rivista specializzata che ne parla (in questo caso si tratta di relazioni pubbliche, di quelle spontanee, non di quelle concordate). Già da solo il passaparola produce un numero di contatti impressionante; è la mancata retention semmai che dovrebbe essere oggetto di critica.

Ecco quindi che Canonical ed altri nel definire il giusto mix dovrebbero puntare più sul canale di comunicazione impersonale (quello cioè che non cade sotto il diretto controllo dell’impresa) e meno su quello personale. Un primo segnale lo si è avuto di recente con il lancio di brainstorm.ubuntu.com. Ma c’è bisogno di più.

Se il passaparola spontaneo spinge ogni giorno migliaia di persone a provare Linux e ad installarlo sul proprio pc, si potrebbe pensare a come veicolare il passaparola implicito per creare maggior consapevolezza ed accompagnare gli utenti verso una migliore e più armonica esperienza di utilizzo. Penso ad esempio a News Feed di Facebook, che tra le tante intuizioni di Zuckerberg probabilmente è stata la più importante e la più imitata. Lo dimostra il fatto che non solo quel meccanismo è stato metabolizzato alla perfezione all’interno di Facebook, ma che è anche la colonna portante del circuito che permette a milioni di persone ogni giorno di suggerire implicitamente quali operazioni effettuare e quali webapp installare (il rovescio della medaglia è che ha condotto alla “psicosi da installazione” spingendo gli utenti ad installare decine di webapp prive di utilità). Penso che questo approccio sia replicabile anche per un prodotto a forte connotazione sociale come Linux. Sapere quali programmi sono stati installati dai miei contatti, quali sono stati rimossi/aggiornati e la valutazione che ne è stata data, ad esempio, porterebbe ad una accelerazione nella circolazione delle informazioni (molto più rapida del classico forum/sito di notizie) e ad una riduzione della curva di apprendimento per i meno esperti.

Gnome Online Desktop sembra andare in questa direzione. Il progetto tuttavia è ancora in fase embrionale ed i contorni non sono ancora ben definiti. E’ un progetto sicuramente coraggioso e breakthrough, ma talmente di rottura ed impegnativo che sembra quasi che i programmatori siano andati a complicarsi la vita. Forse l’idea andava sviluppata con un approccio più blando ed una più naturale evoluzione dell’ambiente Gnome standard, senza rivoluzioni.

Dove invece Canonical si è dimostrata particolarmente capace è nelle relazioni pubbliche, che hanno lo scopo principale di creare un clima favorevole all’impresa. L’uso dei mass media è importante e permette di accrescere la credibilità dei messaggi attraverso la publicity, cioè la creazione di eventi in grado di interessare il grande pubblico (incontri, conferenze stampa), stimolando indirettamente anche il passaparola. Le relazioni pubbliche mirano al raggiungimento degli obiettivi dell’organizzazione attraverso la creazione, lo sviluppo ed il coordinamento dei sistemi di relazione fra l’organizzazione stessa e l’ambiente esterno. E non è superfluo ricordare che tale attività deve essere consapevole, trasparente e improntata a principi di etica. Le comunità online non sono importanti solo per gli effetti diretti legati alla fidelizzazione dell’utente, ma anche perché rappresentano un patrimonio per l’organizzazione. Il passaggio a catene del valore virtuali porta allo sviluppo di diverse tipologie di comunità della pratica. La connettività però non si traduce automaticamente in comunità, ma va supportata da azioni di community building, e a questo proposito è determinante il ruolo dell’organizzazione nel convogliare i valori e la propria missione ai membri della comunità.

Ben consapevoli anche del fatto che è impossibile rendere felici e soddisfatti tutti gli stakeholders. E di questo ce ne siamo accorti un po’ tutti. ;)

Risorse correlate: Marketing e Open Source [IMHO] #1

Marketing e Open Source [IMHO] #1

E’ da tempo che mi riprometto di scrivere due righe sul rapporto che “c’è/non c’è/ci potrebbe essere” tra l’Open Source ed il Marketing, ma finisco sempre col rimandare.

Premessa: non sono un programmatore (lo ero da piccolo ai tempi del linguaggio di markup HTML 3.2 e di Java per un breve periodo durante il liceo, poi ho deciso di prendere un’altra strada), ma comincio ad avere una piccola esperienza da utente Linux (da Red Hat 7.2 in poi) e soprattutto da evangelist, cioè da persona che cerca di convincere altre persone della qualità del prodotto.

L’occasione per cominciare a parlare di questo tema c’è stata con il post “Ubuntu ha bisogno di una migliore promozione” apparso su Pollycoke qualche giorno fa. Un po’ per pigrizia, un po’ perché sono caduto in depressione dopo la vittoria di Giò di Tonno e Lola Ponce, per esprimere il mio punto di vista rimetto mano al commento lasciato sul blog di Felipe:

Ricordo di aver letto quell’articolo [il riferimento è a questo articolo] e di aver condiviso buona parte dei suggerimenti dell’autore. Il modo di gestire la comunicazione e di promuovere Ubuntu è sbagliato. Talmente fuori strada che ho sempre avuto il dubbio che questa cosa fosse voluta per qualche motivo. Dopotutto, un imprenditore come Mark Shuttleworth non può non rendersene conto.

Più in generale, gran parte dei progetti Open Source tecnicamente estremamente validi hanno una comunicazione sballata. Girando ad esempio per l’area dedicata del Gnome Marketing Team si presenta un paesaggio vagamente desolante: pagine del Wiki che non vengono aggiornate da non so quanto tempo (basta guardare i Marketing Tasks), un canale IRC immobile e una mailinglist semivuota e con un 90% di post che poco hanno a che fare col marketing (si parla principalmente di conferenze).

Si è soliti pensare al marketing come ad un qualcosa che serve solo a creare bisogni e indurre le persone all’acquisto quasi come fossero sotto ipnosi. Non è così, o meglio, il marketing può essere anche quello. In realtà occuparsi del Marketing vuol dire prima di tutto comunicare alle persone quali sono i reali pregi di un progetto, quali i vantaggi e quali problemi è in grado di risolvere.

Purtroppo (e troppo spesso) la massima espressione della comunicazione nel mondo Open Source consiste nel dire che “è gratuito, il codice è aperto, è meglio di Windows/OSX, non ha virus”. Tutte cose che, pur essendo vere, hanno scarso impatto e legano il progetto alla solita immagine di sempre (un cliché, un po’ come quando uno pensa a Sylvester Stallone e gli vengono subito in mente Rambo o Rocky).

Insomma, c’è bisogno di un cambio di impostazione. Da qui l’altro mio dubbio: il mondo Open Source (gli hackers, i responsabili dei progetti ai quali noi tutti siamo INFINITAMENTE grati) sono davvero interessati a far diventare Linux il sistema operativo più diffuso a livello mondiale? Perché da come agiscono e da come reagiscono alle critiche sembra quasi che non siano poi così interessati ad andare oltre la nicchia di mercato (consumer) nella quale ora ci troviamo.

In settimana cercherò di completare il discorso con un altro paio di post. Forse. -.-’


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