Archivio per la categoria 'Reporter Diffuso'

Seesmic e la Mappa del Potere della Silicon Valley

La saga continua. Ne farei a meno, anche perché la figura del reporter d’assalto della fuffa non mi calza¹. Ma il post appena letto è succulento e non ce la faccio a glissare. Prima però un breve riassunto.

Tutto è cominciato qualche mese fa con l’impressione di un fulmineo ed eccessivo chiacchiericcio attorno al nuovo progetto di Loic Le Meur. Viene lanciato sul mercato Seesmic, servizio a detta di molti geniale e “di rottura”. Peccato solo che prima di loro sulla cima del monte del videoblogging/videomicroblogging abbiano già piazzato la bandierina altre tre o quattro startup. Così ho cominciato a ravanare nella blogosfera e nel feedreader (Google Reader santo subito) a caccia di persone ed esperienze ed ho trovato prima questo post su Pandemia e poi l’esperienza diretta di Luca Filigheddu. Di getto ho detto la mia. Qualche tempo dopo (pochi giorni fa) ho notato questo comportamento anomalo di TechCrunch i quali, probabilmente consapevoli di averla fatta “fuori dalla tazza”, si erano rimangiati il post. Qui c’è il pensiero di Luca a riguardo.

Arriviamo ai giorni nostri² perché oggi si aggiunge un nuovo tassello. Su ZDNet viene pubblicato questo post che analizza la mappa dei contatti del progetto Seesmic. Avete presente la Mappa del Potere di Beppe Grillo? Beh, una roba del genere, solo con una serie di connessioni da fare invidia a Tronchetti Provera.

Non c’è niente di losco, sia ben chiaro. E’ solo l’ennesima prova del fatto che se si vuole diventare qualcuno nel mondo del Web (come in qualunque altro mondo), da quelle parti si deve passare e con quelle persone si deve fare amicizia. Come cantava Cocciante: “Tu sei il mio amico carissimo”. O come dice l’autore dell’articolo: “Con degli amici così, come può fallire Seesmic?“.

In un contesto del genere si schiude un mondo, e rimediare 5 milioni di dollari di finanziamento diventa improvvisamente una “mission possible”. Che cosa ci farai mai con 5 mln di dollari poi, è un’altra questione.

Questi sono esempi diretti di ciò che i docenti di Gestione dell’Innovazione chiamano Capitale Relazionale e Capitale Sociale, che sovente contano più delle idee. Anche perché, casomai fosse sfuggito a qualcuno (nonostante la geremiade), Seesmic è l’ultimo arrivato di un lungo elenco di progetti con caratteristiche simili. Non c’è invenzione né innovazione.

Oh, ripeto, non ce l’ho con Le Meur. Lui ha fatto solamente quello che andava fatto. E visto che “non c’è niente di personale, sono affari”, ha fatto pure bene. Semmai ce l’ho con l’ostracismo che tiene alla larga molte (troppe) buone idee.

Dai su, non posso chiudere il post con l’ennesima critica. Fatemi pensare. Sì, c’è una cosa che i ragazzi di Seesmic sanno fare molto bene. Qualcosa di originale che nessuno sa fare meglio di loro: la promozione. Le Meur nella comunicazione è un grande e questo spassosissimo video di Seesmic vs Twitter ne è la prova.

Un modo originale per evidenziare la differenza tra Seesmic e Twitter e sottolineare implicitamente i pregi del primo. Chapeau.


¹ Non è vero, mi calza a pennello. -.-’
² Sognavo da tempo di dirlo. Dopotutto, sai che excursus, un paio di mesi in totale.

Il post misteriosamente scomparso da TechCrunch

Ieri è apparso un post un po’ particolare su TechCrunch. Un articolo dove si elogiava Seesmic e si promuoveva una “Seesmic Sunday”, un’iniziativa attraverso la quale l’autore del post invitava i lettori di TechCrunch a rispondere al suo video con un altro video prodotto utilizzando Seesmic. I migliori 5 video sarebbero stati poi pubblicati su TechCrunch. Ora, che fine ha fatto quel post? E’ sparito. Dovrebbe trovarsi tra la notizia “Unisfair Takes $10 Million Series C” e la notizia “TechStars 2008 Applications Now Open”, ma non c’è. Il titolo del post era “Seesmic Sunday: One Minute Elevator Pitch” ed ecco uno screenshot:

La domanda è: perché il post è stato improvvisamente tolto? C’entra forse la questione del “conflitto di interessi” di Michael Arrington?

Seesmic? Mai sentito. -.-

Il fondatore di TechCrunch infatti è nel contempo uno dei finanziatori di Seesmic e suona non poco strano che il suo sito abbia attivato (e successivamente rimosso) un’iniziativa del genere scegliendo, tra i tanti servizi (anche italiani) di video blogging, proprio Seesmic.

Che ne pensate?

Aggiornamento - Rileggendo il post fantasma mi sono accorto di aver tralasciato un’affermazione alquanto ardita: l’autore mette sullo stesso livello Twitter e Seesmic perché entrambi contribuiscono a rendere popolare il concetto di micro-contenuto. Suvvia, non scherziamo. Twitter ha reso popolare il concetto di micro-contenuto!

Risorse correlate: Un po’ di sana concorrenza per Seesmic

Quanti brevetti in una bustina di tè?

Quanti brevetti stanno dietro ad una bustina di tè come questa? Circa 20! La carta che viene utilizzata per il sacchetto del filtro, il filo, la colla che ha sostituito la graffetta, il metodo di chiusura del sacchetto e via dicendo, sono tutti elementi brevettati che contribuiscono a creare una migliore esperienza per il cliente.

Ed infatti il filtro non si rompe più come una volta, il filo è molto più resistente di un normale filo da cucito, e la graffetta che teneva uniti filo e filtro è stata sostituita da una particolare attaccatura resistente all’acqua bollente.

Anche lo Squeezable è stato brevettato: creato da una società italiana, la IMA (gli italiani sono leader mondiali nel settore del packaging), per conto della Lipton (Unilever). E se cercate su Google Patents potete trovare proprio questo brevetto.

L’innovazione deve essere tale da perfezionare il prodotto/processo senza produrre difetti. In questo caso l’introduzione dello Squeezable ha creato un problema: essendo questo meccanismo più complesso di un normale sacchetto a filo unico, ciò ha ridotto la velocità di produzione delle macchine. Se a questo si aggiunge che si tratta di un’innovazione che non è stata richiesta dal mercato, ma è stata spinta dalla società stessa, la domanda che viene spontanea è: “Allora perché utilizzarlo?”. Perché è un fattore distintivo della Lipton, che è stato accolto positivamente dal mercato (alzi la mano chi non ha mai strizzato il filtro del tè col cucchiaino prima di buttarlo!) e che è servito alla società per lanciare un forte segnale ai concorrenti (guardateci, siamo in grado di fare innovazione senza aumentare il prezzo del prodotto).

Cosa si deduce da tutto questo discorso?

Primo: che molto spesso le cose più semplici nascondono più segreti e creatività di quello che si potrebbe pensare. Secondo: che Google è un po’ come la borsa di Mary Poppins: ci trovi di tutto. Qualche altro esempio?

  • Volete sapere qual è la misteriosa struttura alla base di un paio di mutante? Guardate qui.
  • Volete sapere come ci si passa il rossetto sulle labbra? Ve lo spiega questo brevetto.
  • Volete sapere come dotare le vostre mani di un paio di occhi? Non vedo perché, ma se proprio volete farvi del male guardate qui.
  • Volete farvi una cultura dell’anatomia delle bambole che piangono, fanno la pipi ed imprecano, in modo da smontarle al primo vagito con un colpo alla Chuck Norris? Sadici che non siete altro, guardate qui.

V-day Bologna, Internet e la comunicazione

08092007(014)

Beppe Grillo in Piazza Maggiore, Bologna.

Segnalo alcune considerazioni molto interessanti di Marco Montemagno sul V-day di Beppe Grillo e sull’impatto che Internet sta avendo sulle abitudini della gente e sull’esercizio della discrezionalità nelle società moderne.

Condivido un punto in particolare. La strategia di comunicazione online di Beppe Grillo andrebbe studiata, non solo da aziende e politici, ma anche dagli studenti universitari. La giornata di ieri è stata davvero istruttiva sotto questo punto di vista.

Ultima cosa. Beppe Grillo (e come lui anche Antonio Di Pietro) è supportato in modo ottimale da Casaleggio Associati. Ricordate questo video?

Il negozio H&M di Bologna

Clicca per ingrandire

Devo dire che la catena svedese H&M ha scelto proprio bene il palazzo dove mettere il suo negozio di Bologna. Sono anni che passo davanti a questo edificio e più lo guardo più mi piace. Mi piaceva anche prima della recente ristrutturazione: era un po’ smorto, ma ci vedevo un gran potenziale. La cosa bella dei palazzi di Bologna poi è che c’è sempre una targa da qualche parte con una breve descrizione dello stabile e della sua storia. Così posso leggere che l’edificio scelto da H&M per il suo punto vendita altro non è che la Palazzina Majani, costruita da Augusto Sezanne nel 1908, perfetto esempio di Stile Floreale bolognese ed antica sede di caffè e negozi di confetteria. Insomma, uno stabile di un certo prestigio ed in pieno centro, vicinissimo a Piazza Maggiore. Mica male…

Vaime, la comunicazione e Kakà

Enrico Vaime è un grande! Ed è l’unico (assieme a Piroso) in grado di rendere meno tragica la sveglia alle 7:00 tutti i giorni. Stamattina il suo discorso sulla comunicazione e sulle incongruenze è stato il massimo!

Ha cominciato con il classico esempio della pubblicità di Italia1, che è entrata ormai nel fare comune della gente. Non c’è persona che, almeno una volta l’anno, non sia soggetta alla classica battuta “Italiaaaa Unooooo!” fatta da qualcuno nel tentativo di essere spiritoso. Questa battuta, apparentemente semplice e stupida, cela in realtà la potenza dietro al messaggio e l’astuzia dimostrata dai creativi della comunicazione di Mediaset che sapientemente hanno costruito un tormentone a prova di cretino. :P

Il messaggio funziona proprio per la sua incongruenza. Una cosa senza senso, fatta senza motivo e al momento sbagliato (che automaticamente diventa quello giusto), ma che stupisce e lascia il segno. E qui Vaime fa un altro esempio fantastico. Ipotizza un’intervista a Kakà, dove la risposta del giocatore del Milan possa rispettare proprio questa regola. Alla solita noiosissima domanda a fine partita del solito noiosissimo giornalista a bordo campo, Kakà potrebbe rispondere così:

Giornalista: Allora abbiamo con noi l’eroe della partita Kakà, autore del gol che ha permesso alla squadra di vincere. E’ stato difficile segnare quel gol?

Kakà: Sì è stato difficile, ma non quanto arrivare vergine al matrimonio!

L’affermazione strana ed inaspettata, che arriva come un fulmine a ciel sereno, dovrebbe suscitare una qualche forma di reazione sia nel giornalista che nel presentatore della trasmissione televisiva. La strategia di comunicazione va a segno! Se non c’è reazione all’incongruità, l’incongruenza non funziona.

Vaime ne ha fatti molti di esempi stamattina, tutti molto divertenti, com’è del resto nel suo stile, ma il succo del discorso sostanzialmente è questo: l’incongruenza paga se rilevata. La stupidità valorizza la notizia già di per sé stupida. La ripetitività (vedi Italia1) accentua ulteriormente il tutto.

Piccola parentesi. Ecco a cosa serve un blog. A non lasciar cadere nell’oblio le piccole perle di tutti i giorni. :)

[link per le persone che stanno ancora pensando alla storia di Kakà]

Apertura Apple Store Roma, il video

Ieri c’è stata l’inaugurazione del primo Apple Store dell’Europa Continentale. A giudicare dai video, deve essere stato un bel momento per i fan della Mela e per i simpatizzanti (come me, anche se non ho un Mac). Prima il countdown iniziale gridato da tutti, poi la musica, la gente che entra in massa ed i commessi che applaudono, battono il cinque e fanno foto.

La collocazione dello Store non è delle migliori (un centro commerciale fuori Roma) e dalla Apple probabilmente mi sarei aspettato qualcosina di più. Ma sono sicuro che a questo primo punto ne seguiranno altri.

Una cronaca dell’evento, fatta da chi ha girato il video, la potete trovare qui.

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Weblog di Lorenzo 'Artifex' Cx,
tech geek blogger disperso nel Maranhão.

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