Archivio per la categoria 'Problemi in vista'

Ehi Joost, stavamo parlando proprio di te!

Ammazza che gufata che ho tirato a Joost il mese scorso [Presenti, eppure così immobili]. Però dai, i problemi erano evidenti, nonostante numerosi siti (tipo TechCrunch) poco tempo prima avessero parlato di una lusinghiera crescita del servizio. Ma de che…

Presenti, eppure così immobili

Lo stato di salute di certi servizi Web 2.0 andrebbe tastato con un manico di scopa, come quella volta che da ragazzini stavamo pescando sul Trasimeno e con una canna di bambù cercavamo di capire se quella nutria di fronte a noi inabissata da due ore col dorso a pelo d’acqua fosse ancora viva. Ma questa è un’altra storia e Dio solo sa dove può portarmi continuare a parlare di quella giornata. -.-

Risorse correlate:
Stream of Consciousness del lunedì sera

Come spendere 8$ alla settimana contribuendo a rilanciare l’economia

Eh sì lallero, bastasse questo… L’articolo del Wall Street Journal merita comunque una lettura. A seguito dei tagli alle tasse programmati da Obama, ciascun contribuente americano dovrebbe ritrovarsi con 8 dollari in più alla settimana da spendere. Un giornalista del WSJ chiede ad alcuni economisti di suggerire come spendere al meglio questi 8 bucks e contribuire al rilancio dell’economia.

How $8 a Week Can Best Boost the Economy - Real Time Economics - WSJ.


P.S. Ovviamente l’ironia si spreca tra i commenti all’articolo.

La crisi finanziaria spiegata in un video

Qualunque riforma non può che migliorare questo sistema universitario

L’articolo di oggi di Rizzo e Stella sulle lauree regalate. Che schifo. Oltre che a riformare il sistema universitario sarebbe anche il caso di pensare a chiudere svariati atenei.

Ah, per inciso, le trasmissioni come quella di Santoro della scorsa settimana non servono a nulla. A me non frega niente di sapere cosa pensa l’uomo della strada della riforma universitaria, perché probabilmente non ne sa nulla ed è già tanto se ne ha letto un paio di pagine riassuntive prese da qualche parte.

Volete fare una trasmissione utile? Bene! Prendete i responsabili/autori della riforma, aggiungete qualche membro dell’opposizione, un avvocato, un economista, un esperto di politiche internazionali e un sociologo, li sbattete tutti di fronte ad un megaschermo, fate scorrere il testo della riforma, essenzialmente i punti chiave, e chiedete loro di commentarli! La riforma è lì, nero su bianco! E la analizziamo tutti assieme.

Basta con le interpretazioni a recchia fatte dal pinco pallino di turno. Rappresentanti di governo + rappresentanti dell’opposizione + persone competenti. Basta, non serve altro.

Se invece non vogliamo fare alcuna analisi e non vogliamo sapere cosa c’è scritto su un cavolo di pezzo di carta, ma farcelo raccontare da altri, allora basta andare in un bar qualunque e parlare con i quattro tipi che giocano a briscola. Non c’è bisogno di farci una trasmissione televisiva.

Di quelle 11 compagnie web in crisi secondo CNET…

Un giornalista di CNET puccia il biscotto nel caffellatte del crisis management e pubblica un elenco di 11 servizi Web con un piede nella fossa. Twitter, Meebo, TripIt, Zillow, Pandora, Second Life, Skype, Ask, DailyMotion, Netvibes e MySpace. Perché siano proprio 11 e proprio quelli, non è dato di sapersi. Così, tanto per dire: non sono solo undici compagnie ad essere prive di un modello di business che porti ad un risultato economico positivo perdurevole, sono quasi tutte le iniziative del settore.

Per metà delle società in quell’elenco l’obiettivo principale è di arrivare sani e salvi al giorno in cui un big si farà avanti e lancerà una proposta da non rifiutare, alle condizioni che in quel momento si riterranno adeguate. Per l’altra metà invece si tratta di rinnovarsi e di concepire una seconda intuizione geniale dopo la prima che ha permesso loro di raggiungere il successo, e riguarda proprio l’indipendenza economica. E’ chiaro che il semplice banner pubblicitario non può essere che una soluzione temporanea.¹

Ora resta da vedere se la crisi finanziaria e la mancanza di fiducia sui mercati produrranno nel settore dei servizi Web uno sgonfiamento della bolla sulle valutazioni economiche. In tal caso, che ne sarà dell’offerta che non si può rifiutare?

Risorse esterne correlate: Zuckerberg, Facebook is all about growth.

Mark Zuckerberg: But what every great Internet company has done is to figure out a way to make money that has to match to what they are doing on the site. I don’t think social networks can be monetized in the same way that search did. But on both sites people find information valuable. I’m pretty sure that we will find an analogous business model.

Amen fratello.

-
¹ Lo sapete ad esempio come la penso su Facebook: il potenziale c’è ed è enorme, anche sul lato economico. Quindi al concorso “trova il nuovo Google, vinci un poke dalla sosia cilena mora di Scarlett Johansson” io ho la giocata fissa: Facebook, King, Soldatino e Dartagnan.

Il lucchetto di Twitter è difettoso

La storia è questa: c’è un tizio, io non lo conosco, lui non mi conosce, non è tra i miei contatti ed ha un account protetto. La volpe quando twitta con l’amico svedese, che si chiama fate conto loresvennsson, lo fa rivolgendosi a lui con il link/reply @lore, che porta dritto dritto al mio account. Di conseguenza, nella sezione “Replies” di Twitter mi è capitato di trovare le sue twittate. Ovviamente non posso leggere nulla perché il suo account è protetto.

Le applicazioni di terzi che fanno ricorso alle Twitter API tuttavia scavalcano tale barriera e mi mostrano le sue twittate in chiaro, senza protezione e senza filtro.

Da qui la domanda: gli account “con il lucchetto” di Twitter sono realmente protetti? Si tratta di un bug? Quanto è grosso questo buco nelle API?

Il Web 2.0 non è in grado di auto-alimentarsi economicamente

L’articolo del Financial Times (ripreso da Downloadblog) riconduce ad un tema che l’entusiasmo per l’evoluzione del Web tende ad oscurare: il Web 2.0 non è in grado di generare liquidità a livelli soddisfacenti. Non è stato ancora concepito il giusto metodo per fare cassa in scioltezza e continuità. Le start-up fanno affidamento in modo quasi esclusivo ai venture capitals, e la valutazione economica delle stesse si allontana dalla realtà.

“If you look at some of the valuations, you wonder what fantasy of revenues they’re based on,” said Mitchell Kertzman, a partner at Silicon Valley venture capital firm Hummer Winblad.

Se è vero che la maggior parte delle start-up nasce con un solo obiettivo in mente, ossia creare un nuovo servizio sufficientemente innovativo per il mercato ed aspettare che qualche pesce grosso le acquisisca, è vero anche che non tutte le società la pensano allo stesso modo. Zuckerberg ad esempio continua a difendere la sua creatura (Facebook) dagli attacchi dei possibili acquirenti, forse perché è in attesa della “big one” delle opportunità, o forse perché ha altro in mente. Fatto sta che pur avendo tra le mani uno strumento potente e flessibile, il suo meccanismo pubblicitario stenta a decollare. Anzi, non va proprio. Le cose potrebbero cambiare con l’arrivo dell’anticipato aggiornamento di Facebook e con la riorganizzazione di News Feed (più annessa apertura a servizi esterni) che potrebbe veicolare in modo più efficace la pubblicità. Per il momento però non va.

Insomma, tante ed originali le idee per i servizi, poche e confuse le idee per il ritorno economico. Attualmente le speranze maggiori sono riposte nella creazione degli account Pro, quelli con funzioni extra a pagamento. E’ la strada che è stata scelta da Pownce, ma con quale esito? E’ la strada che è stata annunciata da David Karp per la sua creatura, Tumblr, in una recente intervista a Wallstrip.

Sono dell’opinione che bisognerebbe sempre andarci cauti con la scelta degli account Pro a pagamento perché possono condurre a reazioni diverse: a seconda di come li imposti può cambiare la percezione dell’utente.

Non mancano le eccezioni. La strategia delle estensioni a pagamento sembra funzionare su WordPress.com. Questo è un punto da non sottovalutare: WordPress.com non ha un account Pro, non crea scomode distinzioni tra utenti di fascia A e utenti di fascia B. Più semplicemente propone delle estensioni a pagamento per quelle funzioni che chi ha un account free utilizza tutti i giorni, rispettando certe limitazioni. E comunque, questa unica fonte di ricavi probabilmente da sola non basta. Lo stesso Mullenweg qualche tempo fa ha ammesso di essere ancora alla ricerca di una brillante idea per la monetizzazione.

Risorse correlate: Matt Mullenweg dice la sua su blog e pubblicità

Ma che caspita dici?!

Continuo a pensare a questa vecchia dichiarazione dell’ex ministro Bianchi sul caso Alitalia rilasciata qualche settimana fa.

Da Repubblica.it del 23/03/08:

Alitalia ha risorse e liquidità per vivere per tutto il 2008.
(…)
Non c’è motivo di affrettarci - ha detto ancora il ministro - ci sono molte ragioni che lo sconsigliano, intanto perchè bisogna evitare che la gatta frettolosa faccia gattini ciechi, poi siamo in prossimità delle elezioni e infine credo che come in tutte le trattative bisogna portare avanti quella con Air France con la pazienza e con la determinazione che serve. E intanto aprire l’altra perchè questo ci può consentire di avere due offerte e scegliere la migliore.

Come si fa a dire una roba del genere? Per di più andando a smentire quanto detto da una persona autorevole come Padoa Schioppa?! Il discorso sulle elezioni ci può stare (come abbiamo visto), ma tutto il resto… La società è in rosso da una vita, sopravvive grazie agli aiuti di stato, non rilascia dividendi agli azionisti dal ‘99, ed ogni giorno che passa brucia liquidità. E mi vieni a dire che non c’è fretta? Che l’azienda ha ancora un po’ di autonomia (risorse non sue, perché se fosse campata solo sul capitale proprio da quel dì che sarebbe fallita) per arrivare alla fine del 2008? Che bisogna fare le cose con caaalma?

No comment.

Stream of Consciousness del lunedì sera

Tempi bastardi per noi tutti. Quello che accade da anni in Tibet è qualcosa di scandaloso. I cinesi covano ancora grande rancore verso i giapponesi per anni di soprusi, tanto che proprio non volevano saperne di quel buco circolare troppo simile al Sol Levante in cima al World Financial Center di Shanghai. Che dire allora della questione tibetana? Probabilmente non abbiamo idea di quanto possa essere grave la situazione da quelle parti e la cosa peggiore è che i paesi occidentali rischiano grosso anche solo mettendo becco nella discussione.

Altro scontro è quello silenzioso (un eufemismo) per le fonti energetiche, e l’Africa ne sa qualcosa. In più, l’elevato prezzo del petrolio è una manna per i paesi possessori di riserve di greggio costoso da estrarre e lavorare, come le riserve offshore o le sabbie bituminose. Nel Polo Nord si litiga per la proprietà della dorsale di Lomonosov. Canada, Russia, Danimarca e Stati Uniti si danno battaglia per estendere i propri confini verso quelle aree che celano riserve di olio e gas oltre i 10 miliardi di tonnellate. Il Polo Nord, secondo le convenzioni internazionali di diritto del mare, non appartiene a nessuno. L’attribuzione può accadere soltanto se una delle due nazioni è in grado di dimostrare che la piattaforma continentale sottomarina si prolunga dalla propria terra sino ad un dato punto del Mar Glaciale Artico. O dimostrando che la struttura della piattaforma continentale è simile alla struttura geologica del proprio territorio. Esattamente quello che ha cercato di fare la Russia, che nel frattempo, nel 2007, ha piazzato la propria bandiera sul fondo del mare per mezzo di un sottomarino robotizzato, in un’area rivendicata anche da Copenaghen, richiamando così alla memoria dimostrazioni di forza (tanto simboliche quanto ininfluenti)  d’altri tempi.

Per non parlare del problema del surriscaldamento del globo. Un problema per molti, ma non per tutti, visto che lo scioglimento dei ghiacci del Polo Nord al quale stiamo assistendo permetterà di percorrere nuove rotte, che ridurranno drasticamente tempi e costi. Per esempio, la rotta Londra-Tokyo via canale di Suez è attualmente di 24.000 Km, mentre la nuova rotta via Polo Nord permetterà di raggiungere la città giapponese in soli 15.000 Km.

Qualunque crisi ha i suoi pro (per alcuni) ed i suoi contro (per altri). E coloro che restano fuori dai giochi di taluni e talaltri sono troppo spesso destinati a prendersi un cazzotto per guancia.

Risorse correlate: I cartelli: l’infelice esperienza del 1928

La vita è un videogioco

Ora in politica stiamo attraversando la fase “Capture the flag“.

Capture the flag al telefono.

Capture the flag al Senato.

Capture the flag tra i candidati.

Capture the flag tra gli elettori.

E sapete qual è la cosa peggiore? Anche nella first life esistono le cheats!

Chiedeva David nel film WarGames:

David: È un gioco… oppure è reale?
Joshua: Che differenza fa?

David: Is it a game… or is it real?
Joshua: What’s the difference?

Stop per l’Eni in Kazakistan

Brutte notizie per l’Italia. Qualcuno ricorda un mio vecchio post dal titolo “La sfida difficile di Eni vista dal satellite“? Bene. Il governo kazako ha sanzionato l’Eni con tre mesi di sospensione dei lavori sul giacimento di Kashagan. Si parla di pesanti violazioni alla normativa sul rispetto ambientale, il mancato pagamento dell’Iva, bla bla bla. In realtà sembra ci siano di mezzo i russi (o almeno è quello che hanno detto in un servizio di EuroNews l’altro giorno, e non faccio fatica a crederci).

Voi direte: “Chi se ne frega?”. Beh, in realtà il problema coinvolge l’intero paese. Perché il controllo e la gestione delle risorse energetiche sono due fattori estremamente importanti per la crescita e lo sviluppo di una nazione, correlati al proprio grado di autonomia e strettamente intrecciati col potere politico a livello internazionale. Se le cose si complicano ad essere danneggiata in modo diretto è l’Eni (visto l’immane investimento), ma indirettamente tutti noi. Ecco perché a Prodi tocca partire “in spedizione” il prossimo ottobre.

Un video in italiano sulla notizia lo potete trovare qui.

Ford vende?

Leggo solo ora la notizia secondo la quale Ford sarebbe in procinto di vendere anche Volvo per circa 6 miliardi di euro, oltre a Land Rover e Jaguar (1.5 mld ciascuna). Più o meno la stessa cifra che girava assieme al rumor “Microsoft interessata a Facebook”. Le considerazioni a voi.

E se la Fiat comprasse Land Rover? E se comprasse Volvo? E se… E seee… E se domaniii, io non potessiii, rivedere teee…

Dove osano i troll

Uno dei blog non commerciali più seguiti d’Italia, forse il più seguito in assoluto in termini di partecipazione attiva (dopo quello di Beppe Grillo ovviamente), è stato scosso da un terremoto di trollaggine di dimensioni colossali, che rasenta la pazzia. Evito di mettere il link per non aggiungere il mio trackback agli oltre 400 500 commenti, quasi tutti inutili.

Felipe è il migliore se si tratta di scrive guide, recensioni e aggiornamenti sulle ultime novità. Ma quando si comporta in questo modo non lo capisco proprio. Non capisco soprattutto se lo fa perché si diverte da morire (non è la prima volta), per scalare la classifica internazionale di WordPress (dove ormai ha superato pure Scoble) o se lo fa per sondare la qualità dei suoi lettori. E non capisco le persone che hanno commentato in massa una vicenda sì particolare, ma non grave, causata da un errore che ci può stare. (leggere aggiornamento)

In molti scrivono che dovrebbe cancellare quel post, un po’ come è già capitato in passato con altre sue affermazioni discutibili. Secondo me invece dovrebbe lasciarlo, epurandolo ovviamente dei commenti più offensivi, a monito della bassezza che sono riusciti a raggiungere in questa vicenda.

Non so, magari sta attraversando la “crisi di mezza età del blog”. Dal canto mio gli auguro davvero di ritrovare la strada giusta e di tornare a dedicarsi a quelle guide/recensioni (complete, esaustive, divertenti e di qualità) che l’hanno reso grande.

Update 12/06/07: Oggi ha detto la sua. Gran bella risposta! Molte cose sono state chiarite. Non è intervenuto in tempo semplicemente perché non poteva. Complimenti Felipe, ora non mollare!

Take-Two in difficoltà

Take-Two, sviluppatore di videogames e publisher della mitica serie GTA, ha resi noti i risultati per il Q1 del 2007. Le perdite si aggirano sui 16.3 milioni €, un risultato migliore di quello registrato nello stesso periodo del 2006. Il profitto netto per i primi tre mesi di questo anno è di 210.6 milioni €. In salita anche questo dato.

La compagnia ha un cash flow di 9.1 milioni € prodotto dalle operazioni nel Q1 del 2007, grazie alle ottime performance fatte registrare da titoli come Grand Theft Auto: Vice City Stories, NBA 2K7, Oblivion e altri.

Gli analisti del settore non escludono una potenziale rivolta degli azionisti, collegata con pesanti difficoltà economico-legali dell’azienda (la società è stata coinvolta in uno scandalo delle stock option). Molti i potenziali acquirenti. Perfino Murdoch è all’ascolto. Mah, staremo a vedere. -_-

 Fonte: CNN Money

Viacom denuncia YouTube/Google

Viacom, colosso dell’intrattenimento, chiede a Google un risarcimento da 1 miliardo di dollari per presunta violazione del copyright. >_<

Fonte: Yahoo

Update: sul blog di Marco Montemagno interessanti considerazioni.

Update2: Google risponde.


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