Archivio per la categoria 'Petrolio'

Stream of Consciousness del lunedì sera

Tempi bastardi per noi tutti. Quello che accade da anni in Tibet è qualcosa di scandaloso. I cinesi covano ancora grande rancore verso i giapponesi per anni di soprusi, tanto che proprio non volevano saperne di quel buco circolare troppo simile al Sol Levante in cima al World Financial Center di Shanghai. Che dire allora della questione tibetana? Probabilmente non abbiamo idea di quanto possa essere grave la situazione da quelle parti e la cosa peggiore è che i paesi occidentali rischiano grosso anche solo mettendo becco nella discussione.

Altro scontro è quello silenzioso (un eufemismo) per le fonti energetiche, e l’Africa ne sa qualcosa. In più, l’elevato prezzo del petrolio è una manna per i paesi possessori di riserve di greggio costoso da estrarre e lavorare, come le riserve offshore o le sabbie bituminose. Nel Polo Nord si litiga per la proprietà della dorsale di Lomonosov. Canada, Russia, Danimarca e Stati Uniti si danno battaglia per estendere i propri confini verso quelle aree che celano riserve di olio e gas oltre i 10 miliardi di tonnellate. Il Polo Nord, secondo le convenzioni internazionali di diritto del mare, non appartiene a nessuno. L’attribuzione può accadere soltanto se una delle due nazioni è in grado di dimostrare che la piattaforma continentale sottomarina si prolunga dalla propria terra sino ad un dato punto del Mar Glaciale Artico. O dimostrando che la struttura della piattaforma continentale è simile alla struttura geologica del proprio territorio. Esattamente quello che ha cercato di fare la Russia, che non ha perso tempo ed ha piazzato la propria bandiera sul fondo del mare, ricordando dimostrazioni di forza d’altri tempi.

Per non parlare del problema del surriscaldamento del globo. Un problema per molti, ma non per tutti, visto che lo scioglimento dei ghiacci del Polo Nord al quale stiamo assistendo permetterà di percorrere nuove rotte, che ridurranno drasticamente tempi e costi. Per esempio, la rotta Londra-Tokyo via canale di Suez è attualmente di 24.000 Km, mentre la nuova rotta via Polo Nord permetterà di raggiungere la città giapponese in soli 15.000 Km.

Qualunque crisi ha i suoi pro (per alcuni) ed i suoi contro (per altri). E coloro che restano fuori dai giochi di taluni e talaltri sono troppo spesso destinati a prendersi un cazzotto per guancia.

Risorse correlate: I cartelli: l’infelice esperienza del 1928

Stop per l’Eni in Kazakistan

Brutte notizie per l’Italia. Qualcuno ricorda un mio vecchio post dal titolo “La sfida difficile di Eni vista dal satellite“? Bene. Il governo kazako ha sanzionato l’Eni con tre mesi di sospensione dei lavori sul giacimento di Kashagan. Si parla di pesanti violazioni alla normativa sul rispetto ambientale, il mancato pagamento dell’Iva, bla bla bla. In realtà sembra ci siano di mezzo i russi (o almeno è quello che hanno detto in un servizio di EuroNews l’altro giorno, e non faccio fatica a crederci).

Voi direte: “Chi se ne frega?”. Beh, in realtà il problema coinvolge l’intero paese. Perché il controllo e la gestione delle risorse energetiche sono due fattori estremamente importanti per la crescita e lo sviluppo di una nazione, correlati al proprio grado di autonomia e strettamente intrecciati col potere politico a livello internazionale. Se le cose si complicano ad essere danneggiata in modo diretto è l’Eni (visto l’immane investimento), ma indirettamente tutti noi. Ecco perché a Prodi tocca partire “in spedizione” il prossimo ottobre.

Un video in italiano sulla notizia lo potete trovare qui.

I cartelli: l’infelice esperienza del 1928

Il 27 settembre 1928 nel castello di Achnacarry (Scozia) fu sottoscritto il più celebre accordo di cartello tra compagnie petrolifere. In un documento di 17 pagine gli uomini a capo della Anglo-Persian Co. (ora BP), della Standard Oil Co. (ora Exxon/Esso) e della Royal Dutch Shell fissarono principi e strumenti tesi a scongiurare la distruttiva competizione tra le aziende.

Sugli effetti che tale accordo produsse a livello internazionale c’è ancora molta discordanza. I principi fissati dal documento furono i seguenti:

  • accettare e congelare le quote di mercato detenute da ciascuna azienda al momento della formazione del cartello (da qui la definizione as is agreement)
  • rendere disponibili le infrastrutture esistenti agli altri membri a condizioni favorevoli
  • potenziare le infrastrutture quanto bastava per sostenere la domanda
  • prevenire l’eventuale surplus di offerta

L’accordo tuttavia non ebbe successo e l’instabilità dei prezzi che ha caratterizzato tutti gli anni ‘30 ne è un esempio. Non funzionò per vari motivi, ma in particolare per l’incapacità delle grandi major di controllare la condotta delle piccole imprese del settore. L’esperienza del cartello di Achnacarry fu infelice, ma utile, perché fu un esempio evidente di come la stabilizzazione del mercato del petrolio attraverso accordi di cartello fosse impossibile. C’era bisogno di un altro tipo di accordo che non permettesse comportamenti sleali: il consorzio.

La sfida difficile di Eni vista dal satellite

A volte fare un giro su Google Earth può essere molto interessante, oltre che istruttivo. La risoluzione delle foto in alcune zone è talmente buona da poter notare perfettamente l’abbigliamento delle persone inquadrate. Ed il piccolo trucco per zoomare oltre i limiti stabiliti in Google Maps ne è la prova più lampante!

In Kazakistan nel 2000 è stata scoperto il più grande giacimento di petrolio degli ultimi 30 anni. Il giacimento di Kashagan, che si stima attorno ai 15 miliardi di barili, si trova a nord del Mar Caspio, in una zona con un clima difficilissimo e temperature che variano dai -40°C d’inverno ai +40°C d’estate. La sfida tecnologica ed economica (si parla di un investimento da 20 miliardi di Euro) è davvero enorme ed è stata colta dall’Italia. Eni infatti è l’operatore di questo giacimento, sotto il cappello del North Caspian Sea Production Sharing Agreement, accordo stretto tra sette delle più grandi imprese del settore.

Ho provato a cercare le piattaforme offshore dell’Eni attraverso Google Earth, ma purtroppo non sono disponibili immagini a risoluzioni decenti per le zone lontane dalle coste. In effetti, non avevo pensato a questo “limite” del programma. Queste comunque sono le coordinate per individuare la zona di cui parlo attraverso Google Earth. Sulla terra ferma, a Nord-Est, è possibile vedere oleodotti e industrie per il trattamento della materia estratta.


About

Weblog di Lorenzo Artifex Cx,
trasvolatore del Web disperso nel Maranhão.

Social Badges

Feed RSS GeekMarketing  

Segui GeekMarketing via RSS! :)
(cos'è un feed rss?)

Contattami
  Technorati

Creative Commons License
Questo weblog viene pubblicato sotto Licenza Creative Commons.