Archivio per la categoria 'Immagini dal Satellite'

Stop per l’Eni in Kazakistan

Brutte notizie per l’Italia. Qualcuno ricorda un mio vecchio post dal titolo “La sfida difficile di Eni vista dal satellite“? Bene. Il governo kazako ha sanzionato l’Eni con tre mesi di sospensione dei lavori sul giacimento di Kashagan. Si parla di pesanti violazioni alla normativa sul rispetto ambientale, il mancato pagamento dell’Iva, bla bla bla. In realtà sembra ci siano di mezzo i russi (o almeno è quello che hanno detto in un servizio di EuroNews l’altro giorno, e non faccio fatica a crederci).

Voi direte: “Chi se ne frega?”. Beh, in realtà il problema coinvolge l’intero paese. Perché il controllo e la gestione delle risorse energetiche sono due fattori estremamente importanti per la crescita e lo sviluppo di una nazione, correlati al proprio grado di autonomia e strettamente intrecciati col potere politico a livello internazionale. Se le cose si complicano ad essere danneggiata in modo diretto è l’Eni (visto l’immane investimento), ma indirettamente tutti noi. Ecco perché a Prodi tocca partire “in spedizione” il prossimo ottobre.

Un video in italiano sulla notizia lo potete trovare qui.

I cartelli: l’infelice esperienza del 1928

Il 27 settembre 1928 nel castello di Achnacarry (Scozia) fu sottoscritto il più celebre accordo di cartello tra compagnie petrolifere. In un documento di 17 pagine gli uomini a capo della Anglo-Persian Co. (ora BP), della Standard Oil Co. (ora Exxon/Esso) e della Royal Dutch Shell fissarono principi e strumenti tesi a scongiurare la distruttiva competizione tra le aziende.

Sugli effetti che tale accordo produsse a livello internazionale c’è ancora molta discordanza. I principi fissati dal documento furono i seguenti:

  • accettare e congelare le quote di mercato detenute da ciascuna azienda al momento della formazione del cartello (da qui la definizione as is agreement)
  • rendere disponibili le infrastrutture esistenti agli altri membri a condizioni favorevoli
  • potenziare le infrastrutture quanto bastava per sostenere la domanda
  • prevenire l’eventuale surplus di offerta

L’accordo tuttavia non ebbe successo e l’instabilità dei prezzi che ha caratterizzato tutti gli anni ‘30 ne è un esempio. Non funzionò per vari motivi, ma in particolare per l’incapacità delle grandi major di controllare la condotta delle piccole imprese del settore. L’esperienza del cartello di Achnacarry fu infelice, ma utile, perché fu un esempio evidente di come la stabilizzazione del mercato del petrolio attraverso accordi di cartello fosse impossibile. C’era bisogno di un altro tipo di accordo che non permettesse comportamenti sleali: il consorzio.

I Simpson su Google Maps!

Ricollegandomi al post precedente

C’è bisogno di aggiungere altro? :D

(via Google Blogoscoped)

La sfida difficile di Eni vista dal satellite

A volte fare un giro su Google Earth può essere molto interessante, oltre che istruttivo. La risoluzione delle foto in alcune zone è talmente buona da poter notare perfettamente l’abbigliamento delle persone inquadrate. Ed il piccolo trucco per zoomare oltre i limiti stabiliti in Google Maps ne è la prova più lampante!

In Kazakistan nel 2000 è stata scoperto il più grande giacimento di petrolio degli ultimi 30 anni. Il giacimento di Kashagan, che si stima attorno ai 15 miliardi di barili, si trova a nord del Mar Caspio, in una zona con un clima difficilissimo e temperature che variano dai -40°C d’inverno ai +40°C d’estate. La sfida tecnologica ed economica (si parla di un investimento da 20 miliardi di Euro) è davvero enorme ed è stata colta dall’Italia. Eni infatti è l’operatore di questo giacimento, sotto il cappello del North Caspian Sea Production Sharing Agreement, accordo stretto tra sette delle più grandi imprese del settore.

Ho provato a cercare le piattaforme offshore dell’Eni attraverso Google Earth, ma purtroppo non sono disponibili immagini a risoluzioni decenti per le zone lontane dalle coste. In effetti, non avevo pensato a questo “limite” del programma. Queste comunque sono le coordinate per individuare la zona di cui parlo attraverso Google Earth. Sulla terra ferma, a Nord-Est, è possibile vedere oleodotti e industrie per il trattamento della materia estratta.


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