Archivio per la categoria 'Giornali'

Sono vivo e sono qui

Come del resto cantava anche il buon Claudio. Dopo la laurea, stavolta specialistica (Direzione Aziendale), ci voleva una pausa godereccia. Voi come state? Tutto bene? Nel frattempo io cerco di recuperare tra mail da leggere, post da sfogliare e notizie da scorrere nel feedreader. Ad esempio, ok ne avevano parlato anche sulla BBC dei cambiamenti in vista per l’International Herald Tribune… però che impressione vedere il sito dell’IHT fagocitato dal caotico portalone del New York Times. Un vero peccato, IHT.com negli anni era stato concepito molto bene, elegante e razionale. Forse anche troppo, considerando che gli attuali standard vanno nella direzione opposta. E del nuovo URL “http://global.nytimes.com/?iht” ne vogliamo parlare? Mah.

Ci si becca in giro, virtualmente parlando s’intende. ;)

Come spendere 8$ alla settimana contribuendo a rilanciare l’economia

Eh sì lallero, bastasse questo… L’articolo del Wall Street Journal merita comunque una lettura. A seguito dei tagli alle tasse programmati da Obama, ciascun contribuente americano dovrebbe ritrovarsi con 8 dollari in più alla settimana da spendere. Un giornalista del WSJ chiede ad alcuni economisti di suggerire come spendere al meglio questi 8 bucks e contribuire al rilancio dell’economia.

How $8 a Week Can Best Boost the Economy - Real Time Economics - WSJ.


P.S. Ovviamente l’ironia si spreca tra i commenti all’articolo.

Qualunque riforma non può che migliorare questo sistema universitario

L’articolo di oggi di Rizzo e Stella sulle lauree regalate. Che schifo. Oltre che a riformare il sistema universitario sarebbe anche il caso di pensare a chiudere svariati atenei.

Ah, per inciso, le trasmissioni come quella di Santoro della scorsa settimana non servono a nulla. A me non frega niente di sapere cosa pensa l’uomo della strada della riforma universitaria, perché probabilmente non ne sa nulla ed è già tanto se ne ha letto un paio di pagine riassuntive prese da qualche parte.

Volete fare una trasmissione utile? Bene! Prendete i responsabili/autori della riforma, aggiungete qualche membro dell’opposizione, un avvocato, un economista, un esperto di politiche internazionali e un sociologo, li sbattete tutti di fronte ad un megaschermo, fate scorrere il testo della riforma, essenzialmente i punti chiave, e chiedete loro di commentarli! La riforma è lì, nero su bianco! E la analizziamo tutti assieme.

Basta con le interpretazioni a recchia fatte dal pinco pallino di turno. Rappresentanti di governo + rappresentanti dell’opposizione + persone competenti. Basta, non serve altro.

Se invece non vogliamo fare alcuna analisi e non vogliamo sapere cosa c’è scritto su un cavolo di pezzo di carta, ma farcelo raccontare da altri, allora basta andare in un bar qualunque e parlare con i quattro tipi che giocano a briscola. Non c’è bisogno di farci una trasmissione televisiva.

Anche i giornalisti usano Google

E’ buffo, leggi gli articoli di un quotidiano come il Corriere della Sera per mantenerti aggiornato e saperne un po’ di più sull’argomento, e finisce che ti ritrovi col Corriere che ti spiega il tutto con parole tue.

Un saluto al giornalista che passando di qui ha pensato bene di prendere in prestito qualche riga dal mio articolo su Facebook [Uno sguardo alle novità in arrivo su Facebook] per fare il suo [Facebook cambia, gli utenti protestano]. Poco gentile da parte sua non dirmi nulla e non dire nulla, ma a onor del vero, dopo la segnalazione, sono stati veloci e molto cortesi nel porvi rimedio.

Mi viene da ripensare a Business Week, che tempo fa chiese esplicitamente ai lettori del sito di smetterla di linkare gli articoli. Per essere una media company altamente focalizzata sul business dei nuovi servizi Web tutto ciò è quantomeno anacronistico. Al di là del fatto che dal punto di vista del marketing e della comunicazione questa non è una volpata. Chiusa la parentesi del flusso di coscienza.

La gestione degli amici in outsourcing: dal cellulare a Internet

Questo grafico riporta la mia spesa bimestrale per il cellulare da 3 anni a questa parte. I picchi sono provocati dalle spese extra in chiamate e sms in prossimità di Natale+Capodanno degli ultimi 3 anni. La cosa che si nota è che il trend stabile dei precedenti anni viene improvvisamente scosso dall’evento contrassegnato dal puntino rosso. Quel punto rappresenta il bimestre a partire dal quale ho potuto contare per la prima volta su una connessione ADSL flat 24/24h. Da quel giorno in poi la mia spesa per il cellulare si è progressivamente ridotta, fino al record minimo del bimestre scorso. Cos’è successo?

E’ successo che ho gradualmente trasferito la gestione dei contatti, delle chiacchiere, degli appuntamenti e degli incontri con gli amici dal cellulare ad Internet. Ci contattiamo quasi esclusivamente via mail, Messenger, Skype e Facebook, con tutti i vantaggi del caso. Internet ormai è nelle case di chiunque (almeno tra i miei conoscenti) e sta lentamente, ma gradualmente spazzando via le vecchie abitudini.

Proprio ieri leggevo sul Sole 24 Ore un’indagine dell’istituto di ricerca e analisi di mercato Nextplora sulla diffusione dei programmi di Instant Messaging (Messenger, Skype, etc.) secondo la quale nella fascia dei giovani tra i 16 ed i 24 anni l’80% dei ragazzi ed il 78% delle ragazze fa uso quotidiano di questi programmi per comunicare. Gli orari di punta sono: 9:00-12:00, 15:00-18:00 e 20:30-22:30 (altro segnale della scarsa attenzione dei giovani alla televisione). Sul totale degli intervistati il 27% dichiara di usare meno il cellulare. Il 65% si collega più volte nell’arco della giornata, molti di questi sono quasi sempre reperibili via Internet.

Se non siete sufficientemente sorpresi da questi dati dovete pensare anche alla difficoltà che incontra certa gente nell’abbandonare il cellulare o nell’ammettere di usarlo meno, considerando che in Italia come in nessun altro paese viene ancora percepito come uno status symbol. A questo si potrebbe aggiungere che i giovani italiani (se si esclude MySpace) sono ancora relativamente poco interessati a quei servizi per la comunicazione innovativi e prettamente social nati nell’era del Web 2.0. Quindi i margini di crescita non sono trascurabili.

Dal canto mio posso dire che questo pseudo-outsourcing dei miei contatti ha avuto un notevole successo ed il portafoglio sentitamente ringrazia. Il prossimo obiettivo sarà ridurre ulteriormente la spesa per il GSM, chissà, magari con un cellulare wi-fi che al momento non ho. ;)

Il Web 2.0 non è in grado di auto-alimentarsi economicamente

L’articolo del Financial Times (ripreso da Downloadblog) riconduce ad un tema che l’entusiasmo per l’evoluzione del Web tende ad oscurare: il Web 2.0 non è in grado di generare liquidità a livelli soddisfacenti. Non è stato ancora concepito il giusto metodo per fare cassa in scioltezza e continuità. Le start-up fanno affidamento in modo quasi esclusivo ai venture capitals, e la valutazione economica delle stesse si allontana dalla realtà.

“If you look at some of the valuations, you wonder what fantasy of revenues they’re based on,” said Mitchell Kertzman, a partner at Silicon Valley venture capital firm Hummer Winblad.

Se è vero che la maggior parte delle start-up nasce con un solo obiettivo in mente, ossia creare un nuovo servizio sufficientemente innovativo per il mercato ed aspettare che qualche pesce grosso le acquisisca, è vero anche che non tutte le società la pensano allo stesso modo. Zuckerberg ad esempio continua a difendere la sua creatura (Facebook) dagli attacchi dei possibili acquirenti, forse perché è in attesa della “big one” delle opportunità, o forse perché ha altro in mente. Fatto sta che pur avendo tra le mani uno strumento potente e flessibile, il suo meccanismo pubblicitario stenta a decollare. Anzi, non va proprio. Le cose potrebbero cambiare con l’arrivo dell’anticipato aggiornamento di Facebook e con la riorganizzazione di News Feed (più annessa apertura a servizi esterni) che potrebbe veicolare in modo più efficace la pubblicità. Per il momento però non va.

Insomma, tante ed originali le idee per i servizi, poche e confuse le idee per il ritorno economico. Attualmente le speranze maggiori sono riposte nella creazione degli account Pro, quelli con funzioni extra a pagamento. E’ la strada che è stata scelta da Pownce, ma con quale esito? E’ la strada che è stata annunciata da David Karp per la sua creatura, Tumblr, in una recente intervista a Wallstrip.

Sono dell’opinione che bisognerebbe sempre andarci cauti con la scelta degli account Pro a pagamento perché possono condurre a reazioni diverse: a seconda di come li imposti può cambiare la percezione dell’utente.

Non mancano le eccezioni. La strategia delle estensioni a pagamento sembra funzionare su WordPress.com. Questo è un punto da non sottovalutare: WordPress.com non ha un account Pro, non crea scomode distinzioni tra utenti di fascia A e utenti di fascia B. Più semplicemente propone delle estensioni a pagamento per quelle funzioni che chi ha un account free utilizza tutti i giorni, rispettando certe limitazioni. E comunque, questa unica fonte di ricavi probabilmente da sola non basta. Lo stesso Mullenweg qualche tempo fa ha ammesso di essere ancora alla ricerca di una brillante idea per la monetizzazione.

Risorse correlate: Matt Mullenweg dice la sua su blog e pubblicità

10 motivi per leggere e apprezzare IHT.com

L’International Herald Tribune è un giornale che apprezzo particolarmente, sia per la qualità e l’oggettività dei suoi articoli, sia per il respiro internazionale che questi hanno. Essendo un po’ la costola europea del New York Times, da quest’ultimo eredita buona parte dei contenuti, pur mantenendo una propria redazione (con sede a Parigi) ed una impostazione personale.

Il giornale in Italia viene distribuito nella versione cartacea, in inglese ovviamente, stampata nei pressi di Bologna. Il prezzo purtroppo non è basso se paragonato ai quotidiani italiani: 2.50 euro, più del doppio. Un difetto non da poco, soprattutto se si considerano le grandi economie di scala prodotte dalla tiratura (un unico giornale venduto in oltre 180 paesi) e dall’impiego di qualche articolo del NYT. Senza poi dimenticare che lo stampano qui dietro l’angolo, e che quindi non ci sono costi di spedizione internazionali da sostenere.

La buona notizia è che il sito web del giornale, IHT.com, non ha nulla da invidiare alla versione cartacea ed anzi offre contenuti aggiuntivi molto interessanti in modo completamente gratuito. Ecco dunque 10 buoni motivi per leggere le notizie dal sito dell’International Herald Tribune:

  1. Ordine e pulizia: la homepage è pulita, semplice, elegante, ben organizzata e con poca pubblicità. Mi dispiace un po’ dirlo, ma è l’esatto opposto delle homepage dei quotidiani italiani, talmente confuse, asimmetriche e piene di pubblicità da rendere estremamente difficile la consultazione;
  2. Internazionale: diciamoci la verità, l’Italia è un paese piccolo, molto piccolo, l’1% della popolazione mondiale. Fatti e avvenimenti sono più o meno sempre gli stessi e le baruffe politiche portano via una grande fetta dell’informazione. Meglio dunque impiegare il tempo che abbiamo in modo più produttivo, saltando gli articoli sulle ultime dichiarazioni di Corona o della Falchi per passare piuttosto a leggere quello che accade nel resto del mondo e in particolare in Europa;
  3. Il lettore è al centro di tutto: non solo i commenti dei lettori agli articoli sono bene accetti, ma vengono anche riassunti e messi in evidenza nell’apposita sezione Reader Discussions. In più, per ogni articolo pubblicato, sono disponibili strumenti come il sintetizzatore vocale per la lettura della notizia, il traduttore, la possibilità di aumentare la dimensione dei caratteri del testo, ed i collegamenti a servizi Web 2.0 come Del.icio.us, Digg e Facebook;
  4. Editoriali ed Approfondimenti: proprio come nella versione cartacea, anche la versione elettronica può contare su Editoriali e Report Speciali;
  5. Connessione con il NYT: l’IHT eredita parte degli articoli (i più interessanti) del più importante giornale americano, il New York Times. Collaborazione che si estende a blog specializzati come BitsThe Opinionator e DealBook;
  6. Blog: ai blog del NYT appena elencati si aggiungono quelli dei giornalisti interni all’IHT, focalizzati su argomenti specifici, come Globespotters per chi ama viaggiare, Business of Green per chi si interessa di clima e ambiente, Raising the Roof per chi compra/vende/affitta case, Formula One per gli appassionati di F1;
  7. Video e Podcast: il sito propone ogni giorno nuovi video su notizie dal mondo, tecnologia, economia, moda e politica. In più dalla sezione AudioNews si accede gratuitamente ai podcast;
  8. Link ad altri giornali: a seconda della sezione non mancano richiami, proposte e suggerimenti ad articoli scritti su altri importanti giornali stranieri come Der Spiegel per la sezione “Europe”;
  9. Grandi firme giornalistiche: nel corso degli anni oltre 117 premi Pulitzer hanno scritto articoli per i giornali del gruppo New York Times Company;
  10. Aperto e gratuito: vi pare poco? :)

Ma che caspita dici?!

Continuo a pensare a questa vecchia dichiarazione dell’ex ministro Bianchi sul caso Alitalia rilasciata qualche settimana fa.

Da Repubblica.it del 23/03/08:

Alitalia ha risorse e liquidità per vivere per tutto il 2008.
(…)
Non c’è motivo di affrettarci - ha detto ancora il ministro - ci sono molte ragioni che lo sconsigliano, intanto perchè bisogna evitare che la gatta frettolosa faccia gattini ciechi, poi siamo in prossimità delle elezioni e infine credo che come in tutte le trattative bisogna portare avanti quella con Air France con la pazienza e con la determinazione che serve. E intanto aprire l’altra perchè questo ci può consentire di avere due offerte e scegliere la migliore.

Come si fa a dire una roba del genere? Per di più andando a smentire quanto detto da una persona autorevole come Padoa Schioppa?! Il discorso sulle elezioni ci può stare (come abbiamo visto), ma tutto il resto… La società è in rosso da una vita, sopravvive grazie agli aiuti di stato, non rilascia dividendi agli azionisti dal ‘99, ed ogni giorno che passa brucia liquidità. E mi vieni a dire che non c’è fretta? Che l’azienda ha ancora un po’ di autonomia (risorse non sue, perché se fosse campata solo sul capitale proprio da quel dì che sarebbe fallita) per arrivare alla fine del 2008? Che bisogna fare le cose con caaalma?

No comment.

La Lonely Planet c’è! Guida agnostica alle guide turistiche

La guida c’è, il passaporto pure. Quello che manca sono 10 giorni di fila completamente liberi per partire, preferibilmente in primavera o in autunno. Anche da solo.

Ottima iniziativa quella di Repubblica che permette di acquistare le Lonely Planet a 9,90 € al posto dei 18 €, prezzo pieno applicato in libreria. Ne ho approfittato con mucho gusto sia per NYC che per Londra.

Girando per il Web a caccia di informazioni e pareri sulle Lonely Planet ho scoperto che c’è un vero e proprio culto pagano per le guide turistiche. Naturalmente non mancano confronti e flame. C’è chi le vorrebbe aggiornate all’altro ieri, chi impreca contro gli autori perché il gelataio Pincopalla segnalato in via Vattelapesca ora è un sexyshop, e poi c’è chi, seguendo la guida alla lettera, si ritrova al tavolo del bar circondato da altri lonelyplanettari che hanno seguito le stesse indicazioni. Ed il bello è che rimane sorpreso! -.-’

Come in tutte le cose, anche nell’individuare la migliore guida i pareri sono discordanti. C’è chi afferma che le Rough Guides sono imbattibili, chi le considera un’imitazione delle Lonely Planet e preferisce queste ultime, chi loda la semplicità delle Routard, e chi non parte senza avere in macchina una guida del Touring Club. Facendo una media dei commenti dei viaggiatori più incalliti però, sembra che le migliori in assoluto siano le Footprint, dettagliate ed iper-aggiornate. Purtroppo non sono riuscito a trovarle in nessun negozio di Bologna e quindi ho il dubbio che non esista la versione in italiano. In libreria ho notato anche le guide del National Geographic, economiche e ricche di bellissime foto, e le Clup Guides, apparentemente ben fatte.

Anche in questo settore l’avvento di Internet ha cambiato le carte in tavola, penalizzando i produttori di guide turistiche. Se devo scegliere un hotel probabilmente darò maggior peso alle recensioni pubblicate dagli utenti/viaggiatori dell’impareggiabile TripAdvisor piuttosto che al commento stringato di una guida. Per non parlare poi delle tante guide gratuite disponibili su Internet, come Shmap o le Arrival Guides segnalate da Ryanair.

Gli editori sono corsi ai ripari escogitando nuove iniziative: Pick&Mix, che permette di acquistare via Internet singoli capitoli in formato PDF (utile per i viaggi con più destinazioni), social network, video sharing (esempio, lonelyplanet.tv) ed altro.

Resta il fatto che avere in tasca durante il viaggio la guida prediletta equivale ad avere sempre con se la garanzia di divertirsi e conoscere a fondo il luogo visitato. Ed io, a forza di leggere guide su New York, ormai la conosco meglio di Bologna.

Update: le guide Footprint sono finalmente disponibili anche in Italia (distribuzione White Star). Le ho viste proprio questa mattina e segnalo anche che fino ad agosto resteranno in offerta lancio ad un prezzo leggermente ribassato.

Consultare online le pagine dei giornali italiani

Segnalo un paio di modi per leggere con calma sul proprio computer le pagine dei principali quotidiani e settimanali italiani.

  • Dal sito della Camera dei Deputati è possibile accedere alla rassegna stampa quotidiana. Le pagine (o meglio, i ritagli) sono in PDF e sono organizzate per tema.
  • Per le sole prime pagine italiane e internazionali c’è il sito PressDisplay.com.

Riguardo alle “10 domande” del Sole 24 Ore

L’idea del Sole 24 Ore di chiedere ai navigatori di fare delle domande ai candidati premier di per sé è interessante e affascinante. Il risultato purtroppo lascia l’amaro in bocca, nel senso che le questioni fin qui poste dai visitatori sono tutt’altro che stimolanti. Buona parte di queste sono le classiche domande da Cucuzza, quelle ti capita di sentire più o meno tutti i giorni in televisione, con la sola differenza che la probabilità che hai di incontrare per strada un giornalista di Cucuzza è pressoché nulla, mentre sul Web puoi dire la tua quando vuoi. Certe poi sono le altrettanto classiche domande da “orgoglio web“, di quelle facili da comporre, del tipo: prendi una frase qualunque sentita al telegiornale, ci infili dentro due o tre volte le parole “web” o “web 2.0″, qualche riferimento al web sociale, e la critica è pronta. Peccato, mi aspettavo contenuti diversi, più complessi e tecnici, che non necessariamente devono fare richiamo ad argomenti tecnologici.

P.S. Mi aspetto da un momento all’altro una domanda sui giovani. Sì insomma, le solite cose: i giovani in politica, via i vecchi largo ai giovani, eccetera. Che c’entra, pure io sono ggiovane, ma questa idea che bisogna per forza fare spazio ai ggiovani perché solo loro possono migliorare questo paese, la trovo un’emerita vaccata. Questo paese ha bisogno di persone capaci, esperte, di persone giuste al posto giusto, in una parola di tecnici. Se poi hanno 10 anni (evidentemente geni precoci) o 100 anni non mi interessa. Non mi risulta che Churchill, la Thatcher o Mattei fossero dei giovincelli. Eppure con la loro intelligenza e la loro esperienza hanno fatto la storia.

Telegramma su Microsoft + Yahoo!

Se ne parla ovunque. Mi limito ad un breve commento.

L’accoppiata Microsoft-Yahoo guardando i numeri è sicuramente un forte antagonista per la leadership di Google; lo è un po’ meno nelle idee. Perché Microsoft non ha mai dimostrato di credere tanto quanto gli altri Big nel Web 2.0 e nel processo innovativo che sta attraversando il Web in generale, mentre Yahoo! è sì più attiva, ma sembra procedere con idee molto confuse. C’è bisogno di una svolta nell’approccio. Le economie di scopo da sole non bastano.

Avere le idee chiare in questo momento è un fattore critico. Perché la lotta nel medio-lungo non si giocherà tanto sui servizi già attivi, ma su quelli ancora da sviluppare: terza generazione dei motori di ricerca e social graph.

Cosa mi metto oggi? (Politica)

Dipende da cosa voglio comunicare.

Ok ok, Prodi non è una persona particolarmente fotogenica.

Però alla sua età fare jogging tre volte alla settimana è cosa da pochi e la scelta della felpa per quella specifica intervista mi piace.

Sarkozy in Ray-Ban e t-shirt del NYPD

Un piccolo passo per una persona qualunque, un passo da gigante per un francese.

Altre risorse: articolo su Prodi dell'IHT, In France, le jogging is a right-wing activity.

Le primarie su Twitter

L’articolo di ieri sull’ottimo giornale gratuito “il Bologna” del gruppo E Polis. Primarie a misura di Web? Io aggiungerei “timidamente”. Niente a che vedere insomma con le primarie americane e di altri paesi.

P.S. ma voi lo sapevate che il Water e La Rosy si erano twitterizzati? :?

La carica dei 100 Blog del Sole 24 Ore

Apprendo da Downloadblog della progressiva nascita dei 100 Blog del Sole 24 Ore. L’iniziativa è positiva per la blogosfera italiana nonostante il giusto timore di una concorrenza spietata. I network già consolidati sul panorama italiano potrebbero trarre vantaggio da questo nuovo ingresso, perché la visibilità e la pubblicità che l’iniziativa del quotidiano di Confindustria dovrebbe dare allo “strumento blog” potrebbe diffondere maggiore consapevolezza tra gli italiani (che in larga parte ancora non sanno bene cosa sia un blog e non hanno la più pallida idea di cosa sia un feed RSS) e produrre economie di rete.

Come ho scritto nel commento, credo che 100 blog siano troppi e sarà difficile tenerne d’occhio anche solo una piccola parte. Avrei preferito una ventina di blog organizzati per temi ampi, un po’ come fa l’Herald Tribune.

La soluzione però potrebbe arrivare da quel famoso “aggregatore di notizie” che dovrebbe accompagnare i blog, qualora si trattasse non di un semplice feedreader, ma di uno strumento in grado di raccogliere dinamicamente i post in base al tema (ad esempio sfruttando i tag).

Corriere della Sera, articolo sulla PS3

Mentre mezza Europa freme per il lancio della PS3, mentre Sony se la prende con MediaWorld perché fanno un po’ quello che vogliono, il giornalista Claudio Semenza (più che un cognome, un eufemismo grammaticalmente impreciso) scrive sul sito del Corriere della Sera:

Ho comprato la Ps3 ieri. Oggi la rivendo.

In sostanza, si lamenta della retro-compatibilità della console, del software, del prezzo e della moglie (no va beh, questo l’ho aggiunto io :grin: ). Vorrebbe giocare ad un titolo PS2 con la nuova PS3. Nulla di strano, se non fosse per il fatto che si sa da settimane dei problemi di retro-compatibilità della PS3 Europea. Ma poi, compri una console da 600 Euro per giocare con i titoli della vecchia generazione? Insoddisfatto, ha già deciso di rivendere il bidone al 30% in meno. :shock:

Ora mi chiedo: può un giornalista del Corriere scrivere queste cose?


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