Archivio per la categoria 'Geek'

Il miglior post in assoluto di TechCrunch!

No, sul serio, è geniale. Un post vuoto, senza contenuto, solo il titolo. Tu lo leggi e pensi sia dovuto ad un errore tecnico. Poi realizzi. A quel punto le strade sono due.

O fai il figo e la butti sul filosofico rimuginando di significati nascosti, provocazioni, interpretazioni naïf, messaggi subliminali, e già che ci sei ci sbatti dentro quel poco di Heidegger & Co. che ti resta dai tempi del liceo (così, per sport, sennò che cappero l’hai studiato a fare; nel frattempo il buon Heidegger si rivolta nella tomba e dal suo account su Jaiku fa sapere che non condivide, e che Jaiku è “na cifra mejo de Twitter”. Ebbene sì, anche Heidegger guarda i Cesaroni).

Oppure lo leggi per quello che è: una paracu**ta dalle proporzioni bibliche. Non scrivi nulla, lasci che i commenti vadano da soli, ci sbatti dentro un video sulla stessa linea del post per stuzzicare ancora un po’ le masse. Nel frattempo generi traffico (Blogrunner, Techmeme, ecc.), fai parlare del tuo sito, fai un markettone da Golden Globe a Seesmic (ritira il premio Loic Le Meur, che non se lo fa ripetere due volte, da fuoriclasse delle PR quale oggettivamente è) e fai anche un po’ di cabaret tra i videocommenti di comici involontari ed i siparietti del pupazzo di Loren Feldman (che personalmente adoro).

E Michael è lì, con un titolo, zero righe e 400 commenti. Ora ditemi, come può non essere appagato dalla trovata?

TechCrunch chiama, Twitter risponde!

Shuttleworth ha fatto bingo! Ubuntu Netbook Remix

L’idea di creare una variante ufficiale di Ubuntu appositamente creata per i sub-notebook è quella giusta! Il supporto ufficiale di Intel poi è un paracadute d’oro. C’è solo da vedere quale sarà la controffensiva sul lato commerciale. Immagino che dall’altra parte il motto sarà: “Lunga vita a XP”.

Il nome però poteva sceglierlo meglio. Mai abbassare la guardia, neanche su un nome.

[via The Guardian]

GTA IV vs. Resto del mondo

Le cifre che ruotano attorno a GTA IV (il gioco più atteso dell’anno) sono impressionanti: 3.6 milioni di copie vendute nel giorno del debutto, più di 6 milioni allo stato attuale, per un ammontare che supera i 500 milioni di dollari. Microsoft per la sola esclusiva sui contenuti extra del gioco da comprare/scaricare via Xbox Live ha sborsato 50 milioni di dollari. Il mercato dei videogiochi è in piena salute, dimostra di essere in costante crescita ed è nella condizione di sottrarre potenziali clienti al mercato cinematografico. Sarebbe interessante analizzare le relazioni tra questi due business e l’elasticità della domanda. Wallstrip recentemente ha trattato l’argomento. Ecco il video.

Marketing e Open Source [IMHO] #3: Imparare senza imitare

T. S. Eliot: “I poeti immaturi imitano; i poeti maturi rubano.” (Philip Massinger, The Sacred Wood)

Pablo Picasso: “I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano.

Igor Stravinskij: “Un buon compositore non imita: ruba.

Talmente vero che la versione di Thomas Stearns Eliot è l’unica con una fonte certa. Le altre affermazioni sono state attribuite senza “garanzia”.

Tre difensori illustri dello stesso concetto. L’assoluzione preferita dagli artisti, che come una benedizione cala dall’alto e monda le coscienze dei peccatori o presunti tali. La verità è che non c’è nulla di cui stupirsi: da sempre innovare vuol dire soprattutto prendere spunto e/o migliorare qualcosa che già esiste (innovazione incrementale). Senza andare troppo indietro nel tempo, all’alba della piccola rivoluzione prodotta da Apple con iPhone, il manager della Nokia Anssi Vanjoki disse ai reporter:

If there is something good in the world then we copy with pride.

Se al mondo c’è qualcosa di buono allora lo copiamo con orgoglio.

Non solo. Fu lo stesso Steve Jobs a dire in un’intervista:

We have always been shameless about stealing great ideas.

Canonical studia per diventare grande. La nuova pagina di presentazione di Ubuntu migliora nell’organizzazione, ispirandosi chiaramente alla struttura del sito Apple. Del resto, se si deve dare una svolta alla comunicazione da qualche parte si dovrà pur cominciare, ed è giusto prendere spunto dai migliori.

Clicca per ingrandire

La pagina si presenta pulita e ben organizzata. Purtroppo le informazioni non sono particolarmente esaustive e manca quel qualcosa in più, una scintilla, che potrebbe evitare l’ennesima riproposizione di una comunicazione asettica.

Perché non segnalare quelle piccole chicche che solo Linux può offrire, come “Raggruppa finestre in schede” (il mio cavallo di battaglia) o come la cartella “Modelli”? E magari cogliere l’occasione per segnalare che i “Desktop Virtuali” sono nati e si sono affermati proprio con Linux?

Insomma, c’è ancora molto da perfezionare, ma le premesse sono più che buone. Nel frattempo mi sto convincendo sempre di più di una cosa: a cominciare dalla versione 8.10 ed alla fine dei prossimi 3 aggiornamenti Ubuntu sarà veramente pronto per il grande pubblico. E non parlo di quell’ “essere pronto” che viene chiamato in causa e frettolosamente sprecato in tutte le recensioni del giorno dopo (l’uscita della nuova versione). Spero di non essere costretto a rivedere le previsioni, al massimo spero di essere smentito dall’anticipato verificarsi degli eventi. ;)

Rebus (1,6,6,1,2,10)

La soluzione è a questa pagina.


p.s. sono passati già 6 mesi??

Com’è andata a finire? #1: Facebook vs FriendFeed

Nella puntata del 15 marzo 2008: FriendFeed?

Aggiornamento del 15 aprile 2008: Facebook is kinda competing with FriendFeed, like it kinda competes with Twitter

Hanno la stessa reattività di un bradipo colpito da una pera di camomilla mentre guarda Incantesimo, ma alla fine…

Nota per me #1: aggiornamento WordPress 2.5

Sssa sssa prova! Uno due tre prova! Sssa! Ok. Data: domenica 6 aprile 2008. Oggetto: aggiornamento della dashboard di WordPress.com alla nuova versione 2.5. Gli utenti non apprezzano ed invocano il ritorno alla precedente versione.

Ricordarsi che: mettere mano ad un servizio Web e stravolgerne il layout non ha senso se si presentano al contempo tutte le seguenti condizioni.

  1. nessuno si è mai lamentato del layout ed anzi tutti lo trovano intuitivo sin dal primo approccio;
  2. lo stravolgimento del layout è fine a sé stesso e non apporta alcuna novità in grado di giustificare il cambiamento;
  3. si ignorano le più semplici regole dell’usabilità andando a duplicare contenuti/collegamenti e a penalizzare il contrasto dei colori;
  4. la scrollbar verticale improvvisamente diventa lo strumento più utilizzato del browser;
  5. si sostituiscono i colori sociali con un anonimo ed impersonale grigio topo;
  6. il font size cambia arbitrariamente prendendo almeno 5 dimensioni diverse all’interno di un’unica pagina;
  7. la stessa operazione di prima ora richiede un maggior numero di click;
  8. la pagina più importante (nella fattispecie Scrivi Articolo) perde in plasmabilità (leggasi Ajax) e guadagna un lungo codazzo verticale;
  9. si chiede il parere degli utenti, ma si ignorano i suggerimenti e le critiche;
  10. la migrazione del servizio è incompleta.

Il miglior Pesce d’Aprile per geek del 2008. Sottotitolo: quando lo scherzo diventa marketing virale

Certo che il Web si è proprio scatenato ieri. La palma del miglior pesce d’aprile va a IGN, che con il trailer della fantomatica trasposizione cinematografica della serie The Legend of Zelda si è spinta ben oltre la semplice burla con un’accuratezza tale da stuzzicare e gettare nello sconforto i fan in tutto il mondo.

Per essere uno scherzo devo dire che è di una qualità esagerata. Ci sono più effetti speciali in questo trailer che in tutti i film italiani usciti nel corso del 2007. Nel complesso è piuttosto realistico, a parte qualche imperfezione e la faccia da merluzzo dell’attore che interpreta Link. Mi chiedo quale sia stato il costo della produzione. Probabilmente, tenendo conto anche del successo, sarebbe più giusto classificarlo con l’etichetta di marketing virale (?).

Update: questo editoriale di IGN spiega l’entità del lavoro dietro al trailer. In breve, è stato commissionato alla Rainfall Films ed ha richiesto 3 mesi di lavoro. Il regista è Sam Balcomb, che si è occupato anche degli effetti speciali con Final Cut Pro sul suo Mac.

Per i profani: IGN è un sito/network dedicato al mondo dei videogiochi, dal 2005 di proprietà del colosso News Corporation, cioè Rupert Murdoch. The Legend of Zelda è una delle più famose e amate saghe videoludiche, prodotta dalla Nintendo ed ideata da Shigeru Miyamoto.

Risorse correlate:

FriendFeed?

FriendFeed è sulla bocca di tutti.

Jaiku offre praticamente lo stesso servizio, Yahoo ha appena prodotto qualcosa del genere mettendo mano al “nuovo” MyBlogLog e magari anche Google sta lavorando sull’incompiuto (fino a questo momento) Google Profile. Facebook poi… va beh, meglio non tornare su quel discorso. Poi ci sono Plaxo, Profilactic, Correlate.us (che merita un punto in più già solo per l’indirizzo fricchettone) ed altri.

Ma solo FriendFeed è sulla bocca di tutti.

Cercasi opinion maker a tradimento. ;)


P.S. Consiglio di anticipare i tempi e di aggregare tutto in un aggregatore di aggregatori come FriendFeedFeed. :P

Marketing e Open Source [IMHO] #2: Word of Mouth

C’è chi dice che Ubuntu ed altri progetti Open Source dovrebbero fare più affidamento sulla pubblicità. Credo sia un’idea sbagliata. Linux (Ubuntu nello specifico) non ha bisogno né di banner né di spot promozionali (al massimo qualche video virale che mette sempre allegria :P) perché può contare su un canale di comunicazione ben più potente: il passaparola.

La pubblicità si adatta maggiormente a strumenti di comunicazione unidirezionale come tv e giornali che non possono fare altro che spingere il messaggio verso lo spettatore senza poter raccogliere il feedback. Con Internet le regole del gioco cambiano. Il successo di Linux è frutto del più colossale flusso di passaparola che si sia mai visto negli ultimi anni. E Internet è lo strumento perfetto per poterlo amplificare.

Non dimentichiamoci infatti che le persone provano Linux principalmente perché ne hanno sentito parlare, un amico li ha convinti, hanno letto recensioni entusiastiche sui blog, o perché c’è sempre qualche quotidiano/settimanale/rivista specializzata che ne parla (in questo caso si tratta di relazioni pubbliche, di quelle spontanee, non di quelle concordate). Già da solo il passaparola produce un numero di contatti impressionante; è la mancata retention semmai che dovrebbe essere oggetto di critica.

Ecco quindi che Canonical ed altri nel definire il giusto mix dovrebbero puntare più sul canale di comunicazione impersonale (quello cioè che non cade sotto il diretto controllo dell’impresa) e meno su quello personale. Un primo segnale lo si è avuto di recente con il lancio di brainstorm.ubuntu.com. Ma c’è bisogno di più.

Se il passaparola spontaneo spinge ogni giorno migliaia di persone a provare Linux e ad installarlo sul proprio pc, si potrebbe pensare a come veicolare il passaparola implicito per creare maggior consapevolezza ed accompagnare gli utenti verso una migliore e più armonica esperienza di utilizzo. Penso ad esempio a News Feed di Facebook, che tra le tante intuizioni di Zuckerberg probabilmente è stata la più importante e la più imitata. Lo dimostra il fatto che non solo quel meccanismo è stato metabolizzato alla perfezione all’interno di Facebook, ma che è anche la colonna portante del circuito che permette a milioni di persone ogni giorno di suggerire implicitamente quali operazioni effettuare e quali webapp installare (il rovescio della medaglia è che ha condotto alla “psicosi da installazione” spingendo gli utenti ad installare decine di webapp prive di utilità). Penso che questo approccio sia replicabile anche per un prodotto a forte connotazione sociale come Linux. Sapere quali programmi sono stati installati dai miei contatti, quali sono stati rimossi/aggiornati e la valutazione che ne è stata data, ad esempio, porterebbe ad una accelerazione nella circolazione delle informazioni (molto più rapida del classico forum/sito di notizie) e ad una riduzione della curva di apprendimento per i meno esperti.

Gnome Online Desktop sembra andare in questa direzione. Il progetto tuttavia è ancora in fase embrionale ed i contorni non sono ancora ben definiti. E’ un progetto sicuramente coraggioso e breakthrough, ma talmente di rottura ed impegnativo che sembra quasi che i programmatori siano andati a complicarsi la vita. Forse l’idea andava sviluppata con un approccio più blando ed una più naturale evoluzione dell’ambiente Gnome standard, senza rivoluzioni.

Dove invece Canonical si è dimostrata particolarmente capace è nelle relazioni pubbliche, che hanno lo scopo principale di creare un clima favorevole all’impresa. L’uso dei mass media è importante e permette di accrescere la credibilità dei messaggi attraverso la publicity, cioè la creazione di eventi in grado di interessare il grande pubblico (incontri, conferenze stampa), stimolando indirettamente anche il passaparola. Le relazioni pubbliche mirano al raggiungimento degli obiettivi dell’organizzazione attraverso la creazione, lo sviluppo ed il coordinamento dei sistemi di relazione fra l’organizzazione stessa e l’ambiente esterno. E non è superfluo ricordare che tale attività deve essere consapevole, trasparente e improntata a principi di etica. Le comunità online non sono importanti solo per gli effetti diretti legati alla fidelizzazione dell’utente, ma anche perché rappresentano un patrimonio per l’organizzazione. Il passaggio a catene del valore virtuali porta allo sviluppo di diverse tipologie di comunità della pratica. La connettività però non si traduce automaticamente in comunità, ma va supportata da azioni di community building, e a questo proposito è determinante il ruolo dell’organizzazione nel convogliare i valori e la propria missione ai membri della comunità.

Ben consapevoli anche del fatto che è impossibile rendere felici e soddisfatti tutti gli stakeholders. E di questo ce ne siamo accorti un po’ tutti. ;)

Risorse correlate: Marketing e Open Source [IMHO] #1

Marketing e Open Source [IMHO] #1

E’ da tempo che mi riprometto di scrivere due righe sul rapporto che “c’è/non c’è/ci potrebbe essere” tra l’Open Source ed il Marketing, ma finisco sempre col rimandare.

Premessa: non sono un programmatore (lo ero da piccolo ai tempi del linguaggio di markup HTML 3.2 e di Java per un breve periodo durante il liceo, poi ho deciso di prendere un’altra strada), ma comincio ad avere una piccola esperienza da utente Linux (da Red Hat 7.2 in poi) e soprattutto da evangelist, cioè da persona che cerca di convincere altre persone della qualità del prodotto.

L’occasione per cominciare a parlare di questo tema c’è stata con il post “Ubuntu ha bisogno di una migliore promozione” apparso su Pollycoke qualche giorno fa. Un po’ per pigrizia, un po’ perché sono caduto in depressione dopo la vittoria di Giò di Tonno e Lola Ponce, per esprimere il mio punto di vista rimetto mano al commento lasciato sul blog di Felipe:

Ricordo di aver letto quell’articolo [il riferimento è a questo articolo] e di aver condiviso buona parte dei suggerimenti dell’autore. Il modo di gestire la comunicazione e di promuovere Ubuntu è sbagliato. Talmente fuori strada che ho sempre avuto il dubbio che questa cosa fosse voluta per qualche motivo. Dopotutto, un imprenditore come Mark Shuttleworth non può non rendersene conto.

Più in generale, gran parte dei progetti Open Source tecnicamente estremamente validi hanno una comunicazione sballata. Girando ad esempio per l’area dedicata del Gnome Marketing Team si presenta un paesaggio vagamente desolante: pagine del Wiki che non vengono aggiornate da non so quanto tempo (basta guardare i Marketing Tasks), un canale IRC immobile e una mailinglist semivuota e con un 90% di post che poco hanno a che fare col marketing (si parla principalmente di conferenze).

Si è soliti pensare al marketing come ad un qualcosa che serve solo a creare bisogni e indurre le persone all’acquisto quasi come fossero sotto ipnosi. Non è così, o meglio, il marketing può essere anche quello. In realtà occuparsi del Marketing vuol dire prima di tutto comunicare alle persone quali sono i reali pregi di un progetto, quali i vantaggi e quali problemi è in grado di risolvere.

Purtroppo (e troppo spesso) la massima espressione della comunicazione nel mondo Open Source consiste nel dire che “è gratuito, il codice è aperto, è meglio di Windows/OSX, non ha virus”. Tutte cose che, pur essendo vere, hanno scarso impatto e legano il progetto alla solita immagine di sempre (un cliché, un po’ come quando uno pensa a Sylvester Stallone e gli vengono subito in mente Rambo o Rocky).

Insomma, c’è bisogno di un cambio di impostazione. Da qui l’altro mio dubbio: il mondo Open Source (gli hackers, i responsabili dei progetti ai quali noi tutti siamo INFINITAMENTE grati) sono davvero interessati a far diventare Linux il sistema operativo più diffuso a livello mondiale? Perché da come agiscono e da come reagiscono alle critiche sembra quasi che non siano poi così interessati ad andare oltre la nicchia di mercato (consumer) nella quale ora ci troviamo.

In settimana cercherò di completare il discorso con un altro paio di post. Forse. -.-’

Il ciclo di vita di un post

Clicca per aprire la versione interattiva originale

Via Wired cartaceo 16/02/08.

Alta Definizione e strategie commerciali

Come dicevo su Twitter, si prospetta una seconda vita per il lettore esterno HD-DVD della Xbox 360 ora che il Blu-ray Disc ha vinto la battaglia per la conquista del mercato dei supporti ad alta definizione. Questo sito propone vari utilizzi. Si va dal classico fermacarte al più tattico fermalibri, dallo spessorino per tavoli e seggiole traballanti al portavivande (foto).

Scherzi a parte, l’esito della battaglia per l’alta definizione sembra celare risvolti poco noti. Stando a quanto riportato da Reuters, Sony si appresta a vendere gli impianti per la produzione del microprocessore Cell (cervello della PS3) a Toshiba Corp. per 835 milioni di dollari. La scelta è stata dettata dalla volontà di concentrarsi sul core business, ma l’ipotesi avanzata da Slashdot, secondo la quale questa concessione da parte di Sony avviene non a caso in concomitanza con la resa di Toshiba nel campo dell’alta definizione, non è del tutto delirante. C’è da dire però che questa mossa era già stata annunciata da Sony nel mese di ottobre.

Il mercato dell’alta definizione è ancora tutto da conquistare per il Blu-ray. Come giustamente è stato scritto su Nòva questa settimana, la vera battaglia è tra i supporti fisici (come il Blu-ray Disc appunto) e l’intangibile, cioè il download legale via Internet. Il noleggio di un film in alta definizione (parziale, 720p) su iTunes costa appena 4,99 dollari. Siamo ancora in fase di rodaggio, ma ben presto come api al miele anche altre società proporranno soluzioni alternative al pioniere (Apple). Vogliamo mettere quanto è più comodo e più economico il download di un film in alta definizione rispetto all’acquisto di un supporto fisico? Ammesso e non concesso che si disponga di una connessione ad Internet in grado di garantire banda a volontà.

La pillola che migliora le prestazioni (al computer)

Quanto a energy drink in Italia cominciamo ad avere una certa esperienza. Niente a che vedere però con gli Stati Uniti, dove vengono proposti in ogni salsa e declinazione. Non ultima quella del drink per migliorare le prestazioni al computer. Chi ha avuto qualche esperienza con gli FPS multiplayer può intuire quanto sia facile associare a questo genere di videogioco una bevanda energetica. Azione frenetica, decisioni istantanee ed una velocità delle immagini ai limiti dell’epilessia. Non c’è movimento fisico, perché si resta inchiodati alla sedia, ma i riflessi mentali sono tutto e fanno la differenza (video).

I produttori di accessori si sono specializzati nella realizzazione di periferiche ad hoc: dalle sedie anatomiche ai gamepad modificabili nelle funzioni e nel peso. Anche i produttori di bevande si sono focalizzati su questa nicchia di mercato, con brand conosciuti come Mountain Dew (PepsiCo, Inc.) che già da tempo diffondono il concetto del “giocare meglio, giocare di più, giocare più velocemente“. Gli ingredienti sono i soliti: caffeina, taurina, ginseng, guarana, ginkgo e via dicendo. Cresce anche il numero di siti dedicati all’analisi e alla classificazione delle bevande, un po’ come accade con i sigari o col tè.

Per il passaggio dalla bevanda alla pillola era solo questione di tempo. FpsBrain è forse il primo prodotto nel suo genere e comunque il primo del quale sono venuto a conoscenza. Alla base c’è la stessa identica necessità: migliorare le prestazioni cerebrali. Ecco com’è nato:

The idea for FpsBrain came about when Tomarni realized that it wasn’t only their computer systems that needed to be optimized for maximum performance — but the player, too. Straßburg wrote, “Our first idea was to produce it as a giveaway for exhibitions or LAN events. We recognized that there is a market for it, when many people at LAN events asked us where they could buy it.” He told me that an “external institute” helped Tomarni develop FpsBrain, and that it works by having “the L-tyrosine goes through your blood straight to your brain and helps you to concentrate and stay focused on your task.”

Il salto dalla bevanda alla pillola sembra piuttosto inquietante perché la mente, valutando più la forma che la sostanza, associa alla capsula l’idea di farmaco attribuendole così una maggiore efficacia a prescindere. Il marketing e l’effetto placebo fanno il resto. Questa ricerca dimostra però come le pillole FpsBrain abbiano in realtà lo stesso concentrato di sostanze degli energy drink, ma con meno caffeina. Ciò non vuol dire esattamente che siano una botta di salute:

In addition to caffeine, most…[energy] drinks contain a high sugar content. In combination these ingredients can cause a rush that will eventually come crashing down. Those sensitive to caffeine may even become dizzy and shaky. Taking this pill with an energy drink or taking more than the recommended dosage may cause these effects.

In conclusione, meglio barare con le cheats.

Quale sarà la Next Big Thing di cui parla Scoble?

Giocare con gli hype è rischioso, ci vuole una certa arte. Anche perché il popolo della rete non ha pietà: quando c’è da criticare critica, e quando c’è da prendere per i fondelli, beh, prende per i fondelli.

E infatti dopo l’iniziale “Microsoft researchers make me cry” il sempre-mitico Scoble ha rettificato (Misreading Scoble on Microsoft cry), tanto che sembra quasi che stia parlando di un progetto a metà strada tra una ricerca applicata e uno sviluppo sperimentale.

Se si crea un tale hype, le reazioni potrebbero essere due:

    A) Oh cacchio, che spettacolo! In inglese: wow! (suona familiare)
    B) Ma vaff. E io che mi pensavo chissà cosa!

Il 27 febbraio quale delle due prevarrà sull’altra?¹


¹ Caspita, sembra il trailer di un film.

Microsoft compra il produttore del Sidekick

Nessuno in Italia si è filato la notizia (anche perché gli occhi di tutti sono concentrati sull’OPA ostile lanciata contro Yahoo!), ma la Microsoft lo scorso lunedì ha acquisito la società Danger¹, che produce il popolare (negli USA) smartphone Sidekick. Lo so, il nome probabilmente non vi dice nulla. Si tratta del cellulare/palmare dalle fattezze di una console portatile che gli appassionati del telefilm Heroes avranno già notato in mano a Claire Bennet.

Secondo me non è una notizia da sottovalutare. Il lettore mp3 Zune della MS non ha avuto il successo sperato, e se a questo aggiungiamo che lettori musicali e navigatori GPS stand-alone sono destinati (IMHO) a sparire e ad essere inglobati in strumenti unici multifunzione come i cellulari moderni, facendo 1+1 si potrebbe supporre che la scelta di acquistare il produttore del Sidekick sia dovuta alla strategia di medio-lungo periodo di avere un terminale unico in grado di proporsi come organizzatore della vita digitale di una persona.

Dal comunicato stampa della Microsoft:

Danger has connected with a customer base that is young and enthusiastic, Internet-savvy and socially inclined. The Danger team has a deep understanding of consumers and a hold on what people want from mobility, making it an ideal group to work with in delivering connected experiences. Adding Danger to the Entertainment and Devices Division will provide Microsoft with additional assets and resources that will accelerate the company’s entry into the consumer space and complement the company’s focus on delivering innovative technologies and services that connect people’s entertainment and information.

Resta la questione del software del cellulare, che probabilmente passerà dall’OS proprietario a Windows Mobile.

Microsoft ha tra le mani un prodotto dai connotati decisamente social *.*. Non è forse l’occasione giusta per dimostrarsi meno intransigenti e rivedere la propria strategia a favore di una maggiore apertura delle piattaforme software²?


¹ Pare per una cifra attorno ai 500 milioni di dollari.
² Sulla scia di quanto visto con Android.

Dimmi che dominio hai e ti dirò chi sei

domain-name.jpg

Ce lo sentivamo tutti che dopo Flickr e del.icio.us la scelta dei nomi e dei domini da affibbiare ai servizi web non sarebbe stata più la stessa. E infatti così è stato. Ora però anche tra i blogger d’oltreoceano si diffonde la moda dell’indirizzo “fricchettone”.

La lista dei domini di primo livello (per intenderci, la sigla alfanumerica che segue il punto più a destra dell’url) è talmente ampia da permettere ogni sorta di combinazione. Il fondatore di WordPress, Automattic e WordPress.com, Matt Mullenweg, recentemente ha cambiato l’indirizzo del suo blog passando dal rassicurante, ma di scarso appeal photomatt.net all’eccentrico ma.tt. Cinque caratteri in totale, lo stesso numero che si potrebbe ottenere con un .com a singola lettera. Le due t corrispondono al dominio di primo livello di Trinidad e Tobago che costa 500 dollari l’anno per i primi 2 anni¹ ed ha una procedura di acquisto neanche tanto agevole (non accettano carte di credito, si deve quindi avviare un pagamento internazionale tra banche).

Come dominio, diciamolo, è strano forte. Però è anche estremamente semplice da ricordare e quasi impossibile da dimenticare. Se è vero che il primo dominio che viene in mente all’utente medio di Internet è il .com (vanne a trovare di .com liberi o a buon mercato), è anche vero che per ricordare e scrivere ma.tt sulla barra del browser non ci vuole una scienza. Anzi, con la penuria di .com e la fama da eterno secondo del .net che rende tragicomico ai limiti della perfezione³ il binomio

Toto Cutugno + .net = www.totocutugno.net

la cosa più semplice che si potrebbe escogitare è proprio ricorrere ad un gioco di parole. Considerando l’elenco dei domini di primo livello e le possibili combinazioni, c’è da sbizzarrirsi. Che ne so:

http:// ka.pa.ro per i tifosi del Milan

http:// bi.tt per gli ingegneri elettronici

http:// i.love.ie per i fan di Internet Explorer :P

Occhio ai prezzi però.


¹ Altro che Crocs, Caramelle Valda, Nabaztag, Asus EEE…²
² Ehm, il blogger tipo non è particolarmente resistente alle politiche di marketing. :P
³ Poi dice che non c’è un perché in tutte le cose… E’ pure il sito ufficiale! :D

Kaossilator, strumento per musicisti “geek dentro”

Perfino quelli come me che hanno assistito ad un paio di lezioni di musica in tutta la loro vita potrebbero divertirsi con un aggeggio del genere.

Se poi ci metti dentro un suono simil-organetto, l’associazione con la canzone X Offender dei mitici (!!!) Blondie mi parte in automatico. Chissà se ci sono le “campane” per riprodurre Rapture. :P

Si, può, fareee!!

E fu così che un notebook scarsissimo tornò a vivere

Dopo mille peripezie, un’installazione che non ne voleva sapere di avviarsi, un lettore cd tisico e ipocondriaco, un hard disk affetto da labirintite che manco Mino Reitano, e una scheda wifi pcmcia più incerta di un governo con Mastella ministro¹… alla fine il vecchio notebook è resuscitato! Almeno finché non cede l’ultima cerniera che tiene assieme il tutto. :P

Ingredienti: una serata in casa dove la cosa più interessante in tv è Porta a Porta col plastico del senatore Nino Strano che mangia la mortazza, un Pentium III 600Mhz, 128MB di Ram, 6GB HDD, Xubuntu 7.10, l’equivalente del Parco del Serengeti in carta e how-to per la risoluzione problemi, un pizzico di ingegno e tanta, tanta, tanta pazienza.

Ok, adesso posso rimetterlo nello scatolone… :P


¹ Così, tanto per dire, mica può succedere. Come dite? E’ successo?! Eh sì, lallero. E il segretario chi era… Tonio Cartonio?

3D virtuale sullo schermo del televisore col Nintendo Wii

Avevo letto qualcosa a riguardo tempo fa, ma di sfuggita. Girando tra i blog di WordPress.com ho dato uno sguardo con più calma al video e sono rimasto impressionato. L’idea di tale Johnny Chung Lee, studente della Camegie Mellon University, è geniale. Si tratta di sfruttare il Wiimote ed il sensore ad infrarossi della console Wii per riconoscere il movimento di una persona davanti al televisore e fare in modo che l’angolazione delle immagini cambi. Il tutto crea l’illusione di trovarsi davanti ad un’immagine tridimensionale.

Dando uno sguardo al video diventa tutto più chiaro. Le persone più impazienti possono saltare direttamente al terzo minuto per capire di cosa sta parlando.

Head Tracking for Desktop VR Displays using the Wii Remote

Un’esperienza di gioco senza precedenti. Immaginate l’implementazione di questa idea in titoli come Metroid Prime. Una killer app definitiva. La Nintendo sarà al lavoro in questa direzione?

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Weblog di Lorenzo 'Artifex' Cx,
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