Archivio per la categoria 'Europa'

L’Italia è sempre più indietro nell’industria dei videogames

Secondo l’indagine Nielsen Games commissionata dall’ISFE l’Unione Europea è il secondo mercato al mondo per vendite di videogame. Si parla di una spesa complessiva di 7.3 MLD di euro, contro i 7.4 MLD dell’Asia ed i 6.9 MLD degli USA. Nel Regno Unito l’età media dei videogiocatori è 33 anni (la più alta), ed il 42% di questi ha figli. Tra i cittadini europei intervistati il 72% dichiara di trovare nel videogame un ottimo passatempo, contro il 68% della televisione e del cinema. Il 40% dei videogamers europei dichiara di giocare dalle 6 alle 14 ore a settimana.

Further delineating that $11 billion haul, Nielsen said UK gamers led spending with €2.3 billion ($3.6 billion), with France following at €1.6 billion ($2.5 billion), Germany at €1.4 billion ($2.1 billion), Spain at €700 million ($1.1 billion), and Italy at €600 million ($0.9 billion). Nielsen also said that the arrival of the PlayStation 3 and Wii had boosted hardware sales to €5.7 billion ($8.8 billion) in Europe, up from €3 billion ($4.7 billion) in 2006 when Microsoft’s Xbox 360 was the only current-gen console available

Tra i migliori developer al mondo si nota una presenza sempre più consistente di studi europei. Anche quest’anno tra i finalisti dei Develop Industry Excellence Awards vedo di tutto fuorché italiani. Sfoglio articoli di giornali, leggo riviste ed analisi di settore, e la preoccupazione di trovarmi in un paese profondamente arretrato mi sale sulle spalle come un avvoltoio pronto a consumare il banchetto. Nel proporre un paragone impietoso provo a fare un piccolo elenco dei titoli sviluppati in Europa conosciuti ai più [videogioco/developer/nazione]:

  • Grand Theft Auto IV / Rockstar North / Regno Unito - Scozia (capolavoro!)
  • Crysis / Crytek / Germania (capolavoro della tecnica!)
  • Age of Conan / Funcom / Norvegia (700.000 iscritti paganti ad un mese dal lancio)
  • Battlefield Bad Company / DICE / Svezia
  • GTR Evolution / SimBin Studios / Svezia
  • Stalker / GSC Game World / Ucraina
  • Killzone PS3 / Guerilla Games / Olanda
  • Alone in the Dark / Eden Games / Francia
  • Gothic 3 / Piranha Bytes / Germania
  • Max Payne / Remedy / Finlandia
  • Operation Flashpoint / Bohemia Interactive Studio / Repubblica Ceca
  • Rome Total War / Creative Assembly / Regno Unito
  • Project Gotham Racing / Bizarre Creations / Regno Unito
  • Race Driver GRID / Codemasters / Regno Unito
  • Burnout Paradise / Criterion Games / Regno Unito
  • Enemy Territory: Quake Wars / Splash Damage / Regno Unito
  • Viva Piñata / Rare / Regno Unito
  • Colin McRae DiRT / Codemasters / Regno Unito
  • Football Manager / Sports Interactive / Regno Unito
  • Fable / Lionhead / Regno Unito
  • …e molti altri

Tutti titoli di altissima qualità. L’Italia semplicemente non esiste. Non è più neanche un problema di risorse economiche il nostro, o meglio, non solo. E’ un problema di idee vecchie, terribilmente vecchie. E della convinzione che un cinecocomero o un qualunque altro film senza pretese in grado di racimolare a malapena qualche milione di euro valga di più di un mercato aperto, internazionale, in grande crescita (di certo non maturo), ricco di opportunità e decisamente meno zavorrato dalle differenze interculturali tra paesi come quello dei videogames. La Francia l’ha capito prima di noi ed ha addirittura chiesto ed ottenuto per l’industria nazionale dei videogiochi le stesse agevolazioni concesse all’industria cinematografica.

Un anno fa ho scritto un pezzo simile e la situazione ad oggi è la stessa, che è la stessa di due anni fa, che è la stessa di tre anni fa, che è la stessa di sempre. Sveglia!

10 motivi per leggere e apprezzare IHT.com

L’International Herald Tribune è un giornale che apprezzo particolarmente, sia per la qualità e l’oggettività dei suoi articoli, sia per il respiro internazionale che questi hanno. Essendo un po’ la costola europea del New York Times, da quest’ultimo eredita buona parte dei contenuti, pur mantenendo una propria redazione (con sede a Parigi) ed una impostazione personale.

Il giornale in Italia viene distribuito nella versione cartacea, in inglese ovviamente, stampata nei pressi di Bologna. Il prezzo purtroppo non è basso se paragonato ai quotidiani italiani: 2.50 euro, più del doppio. Un difetto non da poco, soprattutto se si considerano le grandi economie di scala prodotte dalla tiratura (un unico giornale venduto in oltre 180 paesi) e dall’impiego di qualche articolo del NYT. Senza poi dimenticare che lo stampano qui dietro l’angolo, e che quindi non ci sono costi di spedizione internazionali da sostenere.

La buona notizia è che il sito web del giornale, IHT.com, non ha nulla da invidiare alla versione cartacea ed anzi offre contenuti aggiuntivi molto interessanti in modo completamente gratuito. Ecco dunque 10 buoni motivi per leggere le notizie dal sito dell’International Herald Tribune:

  1. Ordine e pulizia: la homepage è pulita, semplice, elegante, ben organizzata e con poca pubblicità. Mi dispiace un po’ dirlo, ma è l’esatto opposto delle homepage dei quotidiani italiani, talmente confuse, asimmetriche e piene di pubblicità da rendere estremamente difficile la consultazione;
  2. Internazionale: diciamoci la verità, l’Italia è un paese piccolo, molto piccolo, l’1% della popolazione mondiale. Fatti e avvenimenti sono più o meno sempre gli stessi e le baruffe politiche portano via una grande fetta dell’informazione. Meglio dunque impiegare il tempo che abbiamo in modo più produttivo, saltando gli articoli sulle ultime dichiarazioni di Corona o della Falchi per passare piuttosto a leggere quello che accade nel resto del mondo e in particolare in Europa;
  3. Il lettore è al centro di tutto: non solo i commenti dei lettori agli articoli sono bene accetti, ma vengono anche riassunti e messi in evidenza nell’apposita sezione Reader Discussions. In più, per ogni articolo pubblicato, sono disponibili strumenti come il sintetizzatore vocale per la lettura della notizia, il traduttore, la possibilità di aumentare la dimensione dei caratteri del testo, ed i collegamenti a servizi Web 2.0 come Del.icio.us, Digg e Facebook;
  4. Editoriali ed Approfondimenti: proprio come nella versione cartacea, anche la versione elettronica può contare su Editoriali e Report Speciali;
  5. Connessione con il NYT: l’IHT eredita parte degli articoli (i più interessanti) del più importante giornale americano, il New York Times. Collaborazione che si estende a blog specializzati come BitsThe Opinionator e DealBook;
  6. Blog: ai blog del NYT appena elencati si aggiungono quelli dei giornalisti interni all’IHT, focalizzati su argomenti specifici, come Globespotters per chi ama viaggiare, Business of Green per chi si interessa di clima e ambiente, Raising the Roof per chi compra/vende/affitta case, Formula One per gli appassionati di F1;
  7. Video e Podcast: il sito propone ogni giorno nuovi video su notizie dal mondo, tecnologia, economia, moda e politica. In più dalla sezione AudioNews si accede gratuitamente ai podcast;
  8. Link ad altri giornali: a seconda della sezione non mancano richiami, proposte e suggerimenti ad articoli scritti su altri importanti giornali stranieri come Der Spiegel per la sezione “Europe”;
  9. Grandi firme giornalistiche: nel corso degli anni oltre 117 premi Pulitzer hanno scritto articoli per i giornali del gruppo New York Times Company;
  10. Aperto e gratuito: vi pare poco? :)

Cosa mi metto oggi? (Politica)

Dipende da cosa voglio comunicare.

Ok ok, Prodi non è una persona particolarmente fotogenica.

Però alla sua età fare jogging tre volte alla settimana è cosa da pochi e la scelta della felpa per quella specifica intervista mi piace.

Sarkozy in Ray-Ban e t-shirt del NYPD

Un piccolo passo per una persona qualunque, un passo da gigante per un francese.

Altre risorse: articolo su Prodi dell'IHT, In France, le jogging is a right-wing activity.

Stop per l’Eni in Kazakistan

Brutte notizie per l’Italia. Qualcuno ricorda un mio vecchio post dal titolo “La sfida difficile di Eni vista dal satellite“? Bene. Il governo kazako ha sanzionato l’Eni con tre mesi di sospensione dei lavori sul giacimento di Kashagan. Si parla di pesanti violazioni alla normativa sul rispetto ambientale, il mancato pagamento dell’Iva, bla bla bla. In realtà sembra ci siano di mezzo i russi (o almeno è quello che hanno detto in un servizio di EuroNews l’altro giorno, e non faccio fatica a crederci).

Voi direte: “Chi se ne frega?”. Beh, in realtà il problema coinvolge l’intero paese. Perché il controllo e la gestione delle risorse energetiche sono due fattori estremamente importanti per la crescita e lo sviluppo di una nazione, correlati al proprio grado di autonomia e strettamente intrecciati col potere politico a livello internazionale. Se le cose si complicano ad essere danneggiata in modo diretto è l’Eni (visto l’immane investimento), ma indirettamente tutti noi. Ecco perché a Prodi tocca partire “in spedizione” il prossimo ottobre.

Un video in italiano sulla notizia lo potete trovare qui.

L’Italia c’è! Europe’s Young Entrepreneurs 2007

Come ogni anno Business Week stila un elenco delle migliori giovani promesse nel mondo della New Economy. E sapete una cosa? L’Italia c’è!!! O meglio, abbiamo un candidato per la competizione ”Europe’s Young Entrepreneurs 2007″: i ragazzi di Wonsys! Per chi ancora non conosce i loro progetti, ecco i link: 16bugs, Pagety e Unilife.

Se la contendono (tra gli altri) con gli spagnoli di Moneytrackin, gli olandesi di Wakoopa e gli irlandesi di StatCounter.

Qui potete trovare l’articolo e qui l’elenco di tutte le idee imprenditoriali che partecipano alla competizione.

Indovinate per chi ho votato? :P Un grosso in bocca al lupo ragazzi di Wonsys e complimenti, davvero!

I cartelli: l’infelice esperienza del 1928

Il 27 settembre 1928 nel castello di Achnacarry (Scozia) fu sottoscritto il più celebre accordo di cartello tra compagnie petrolifere. In un documento di 17 pagine gli uomini a capo della Anglo-Persian Co. (ora BP), della Standard Oil Co. (ora Exxon/Esso) e della Royal Dutch Shell fissarono principi e strumenti tesi a scongiurare la distruttiva competizione tra le aziende.

Sugli effetti che tale accordo produsse a livello internazionale c’è ancora molta discordanza. I principi fissati dal documento furono i seguenti:

  • accettare e congelare le quote di mercato detenute da ciascuna azienda al momento della formazione del cartello (da qui la definizione as is agreement)
  • rendere disponibili le infrastrutture esistenti agli altri membri a condizioni favorevoli
  • potenziare le infrastrutture quanto bastava per sostenere la domanda
  • prevenire l’eventuale surplus di offerta

L’accordo tuttavia non ebbe successo e l’instabilità dei prezzi che ha caratterizzato tutti gli anni ‘30 ne è un esempio. Non funzionò per vari motivi, ma in particolare per l’incapacità delle grandi major di controllare la condotta delle piccole imprese del settore. L’esperienza del cartello di Achnacarry fu infelice, ma utile, perché fu un esempio evidente di come la stabilizzazione del mercato del petrolio attraverso accordi di cartello fosse impossibile. C’era bisogno di un altro tipo di accordo che non permettesse comportamenti sleali: il consorzio.

Come segue le elezioni francesi un Geek?

Sfruttando tutto ciò che il Web offre! Con un portatile, una wireless e Ubuntu naturalmente. Su France24 erano disponibili tre dirette video in tre lingue differenti (francese, inglese e arabo), una webcam sulla sala dei blogger, notizie e commenti in diretta. La tv non serve più ormai!


Qualità pessima lo so… ma la classe è comunque evidente… :P

Il tutto mentre sull’altro lato del cubo sto editando un documento con OpenOffice!

L’Europa e il secondo trattato del 1957

Il 25 marzo 2007 si sono festeggiati i 50 anni dell’Unione Europea (Europa 1957-2007). E posso dirlo, sono orgoglioso di essere Europeo!

Come spesso accade, accanto alle ricorrenze da festeggiare ce ne sono altre che non vengono ricordate (o meglio, che non si suole festeggiare con il grande pubblico), ma che sono importanti tanto quanto le prime. Cinquant’anni fa, nello stesso giorno (25 marzo 1957) e nella stessa città (Roma), si è firmato un secondo trattato che ha portato alla nascita dell’EURATOM, la Comunità Europea dell’Energia Atomica. L’idea, importantissima ed estremamente lungimirante, era quella di coordinare i programmi di ricerca sull’energia nucleare degli stati membri. Il trattato nasce in un periodo in cui si sapeva ancora poco di quella nuova fonte di energia e non esistevano centrali nucleari. O meglio, ne esistevano, ma solo di tipo sperimentale. Quel giorno si sono poste basi solide e profonde per la politica energetica europea.

La storia sappiamo poi com’è andata. Noi italiani, shockati dal disastro di Chernobyl, abbiamo rinunciato al nucleare. Una decisione sbagliata, fatta nel momento sbagliato e con uno strumento (il referendum) che, per quanto democratico, lasciava le sorti politico-economiche di un paese in mano a persone (noi, il popolo) non in grado di prendere decisioni di tale importanza. Ed oggi ne stiamo pagando le conseguenze.

Qui potete trovare i 50 motivi per amare l’Europa secondo Beppe Severgnini.


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Weblog di Lorenzo Artifex Cx,
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