Archivio per la categoria 'Blogosfera'

Il miglior post in assoluto di TechCrunch!

No, sul serio, è geniale. Un post vuoto, senza contenuto, solo il titolo. Tu lo leggi e pensi sia dovuto ad un errore tecnico. Poi realizzi. A quel punto le strade sono due.

O fai il figo e la butti sul filosofico rimuginando di significati nascosti, provocazioni, interpretazioni naïf, messaggi subliminali, e già che ci sei ci sbatti dentro quel poco di Heidegger & Co. che ti resta dai tempi del liceo (così, per sport, sennò che cappero l’hai studiato a fare; nel frattempo il buon Heidegger si rivolta nella tomba e dal suo account su Jaiku fa sapere che non condivide, e che Jaiku è “na cifra mejo de Twitter”. Ebbene sì, anche Heidegger guarda i Cesaroni).

Oppure lo leggi per quello che è: una paracu**ta dalle proporzioni bibliche. Non scrivi nulla, lasci che i commenti vadano da soli, ci sbatti dentro un video sulla stessa linea del post per stuzzicare ancora un po’ le masse. Nel frattempo generi traffico (Blogrunner, Techmeme, ecc.), fai parlare del tuo sito, fai un markettone da Golden Globe a Seesmic (ritira il premio Loic Le Meur, che non se lo fa ripetere due volte, da fuoriclasse delle PR quale oggettivamente è) e fai anche un po’ di cabaret tra i videocommenti di comici involontari ed i siparietti del pupazzo di Loren Feldman (che personalmente adoro).

E Michael è lì, con un titolo, zero righe e 400 commenti. Ora ditemi, come può non essere appagato dalla trovata?

TechCrunch chiama, Twitter risponde!

Altre interviste a Matt Mullenweg (Mr WordPress)

Sabato scorso a Milano si è tenuto il primo WordCamp italiano ed il grande Matt Mullenweg era presente. Ancora rosico per il fatto di non aver partecipato all’evento. Per fortuna la rete pullula di testimonianze, foto e video. Per il buon Matt non c’è stata pace: manco Frank Poncherello ai tempi di CHiPs aveva cotanto seguito.

Segnalo le interviste di Intruders.tv e Apogeo (che embeddo qui sotto).

Il Keynote di Fake Steve Jobs al Web 2.0 Expo

Lo scorso venerdì Daniel Lyons, giornalista di Forbes, è stato il protagonista di uno spassosissimo keynote al Web 2.0 Expo. Venticinque minuti durante i quali ha spiegato com’è nata l’idea del blog Fake Steve Jobs ed ha dato prova di essere un vero mattatore prendendo in giro tutti i protagonisti dell’IT.

Interessante notare come il suo blog sia divenuto una specie di piattaforma per i commenti e le battute dei lettori, come lui stesso la definisce (io parlerei più di “piazza virtuale”). Ciò accade anche grazie al widget PhotoCrank, che permette ai visitatori di aggiungere commenti alle immagini pubblicate nel blog.

Qui sopra trovate il video della parte centrale del keynote, mentre qui potete trovare i primi minuti del discorso. Purtroppo l’inglese di Lyons non è di facile comprensione. Su Cnet è disponibile il riassunto del discorso.

Matt Mullenweg dice la sua su blog e pubblicità

A differenza di Zuckerberg, che a giudicarlo dalle interviste video sembra più un timido studente che un imprenditore milionario, Matt Mullenweg (fondatore di WordPress e Automattic) è un dritto. Si muove molto bene, sa quello che dice e sa come dirlo. L’ultima intervista (video) fatta da All Things Digital è molto interessante. Questi i punti salienti.

Differenze tra blogging e social-networking:

I like our position, because it’s about content, it’s not around photos or people trying to connect to each other. It’s traditional content much the way the media business has operated for a long, long time.

Sulla pubblicità:

I hope the ad formats evolve to something a little more tasteful, because many of them can be kind of garish and some of them start to feel like the Las Vegas Strip.

Sempre sulla pubblicità:

I’m thinking about it, but it’s not what I’m most passionate about. (…) Monetization is something we think about, but I don’t think we’ve had any brilliant ideas.

Apprezzo in particolare la prima affermazione e l’onestà nell’ultima.

P.S. Per gli utenti WordPress.com sono in arrivo “Possibly Related Posts” in collaborazione con Sphere ed un nuovo tema personalizzabile.

1 anno di GeekMarketing, grazie a tutti!

Effettivamente lo scorso 9 marzo questo blog ha compiuto 1 anno. Non che sia una ricorrenza indimenticabile, e infatti me ne sono dimenticato. Tuttavia mi fa piacere ricordarlo e scrivere di tutte quelle cose per le quali ne è valsa la pena. Mi sono divertito un mondo in questo primo anno e sono felice di aver conosciuto tanta bella gente, Alesstar, Poluz, Adriano, Mik3, e molti ancora.

Ricordo con piacere le primissime visite di Napolux e Mavero e ricordo lo stupore nello scoprire che qualcuno era passato da queste parti. Non sapevo cosa fosse Technorati e non pensavo che i motori di ricerca fossero così veloci nell’indicizzare i post. Quante cose ho imparato, potrei riempirci una tesi.

Questo blog nei miei intendimenti iniziali era un esperimento e allo stesso tempo una terapia. Un esperimento perché pur non avendo idea di quali fossero i meccanismi della blogosfera, avevo una gran voglia di scoprirli. Una terapia perché era un modo per liberare la mente da troppe idee e pensieri.

Cosa rimpiango? Ho il rimorso di non aver sviluppato il concetto di GeekMarketing come avrei voluto, ma purtroppo per scrivere articoli completi, esaustivi e di qualità c’è bisogno di molto tempo, cosa che non posso permettermi. Quindi l’impegno che ho preso con me stesso è di scrivere i post sì velocemente, ma sfruttando al meglio quei 40 minuti massimo che mi concedo di tanto in tanto. Oddio, non è che sono sempre così indaffarato. A volte mi capita semplicemente di non avere voglia di scrivere o di preferire la first life al blog. E così magari per qualche giorno sparisco. Anche se alla fine sono sempre presente sul Web, leggo i vostri pensieri e lascio qualche commento.

Di quali cose vado orgoglioso? Sono orgoglioso di aver pensato al concetto di “Geek Marketing” prima che un guru come Steve Rubel potesse formularne la sua ricetta su scala mondiale. E sono felice di aver insegnato a Google la definizione “GeekMarketing”.

Ed ora? Questo blog continuerà ad essere quello che è sempre stato, uno svago. Non so per quanto tempo ancora scriverò. Ormai mancano 3 esami alla laurea specialistica e poi chissà. In effetti, spero tra non molto di intraprendere un nuovo cammino. Non mi è mai piaciuto fare le stesse cose per lunghi periodi. Per questo ho più volte cambiato sport durante la mia adolescenza, ho sognato di diventare un programmatore dalla prima volta che ho preso in mano una tastiera fino al cambio di rotta dei 18 anni, ho scelto una specialistica diversa rispetto ad una più naturale prosecuzione del cammino intrapreso nel mondo del Marketing con la laurea triennale.

Che vi devo dire, ci si prova. Ho 24 anni, ma posso dire di averne viste davvero molte, nel bene e nel male. L’importante è non mollare. MAI. Perché non puoi mai sapere cosa accadrà in futuro, solo insistendo lo saprai. Probabilmente rimarresti stupito nello scoprire quante di quelle battaglie che sembravano perse in partenza sono destinate a diventare le vittorie più memorabili. Come dice Michael (Robert De Niro) in uno dei film che più amo, “Il Cacciatore“: “You wanna play games? All right, I’ll play your fucking games”.

Con affetto,

Lore :)

Riguardo alle “10 domande” del Sole 24 Ore

L’idea del Sole 24 Ore di chiedere ai navigatori di fare delle domande ai candidati premier di per sé è interessante e affascinante. Il risultato purtroppo lascia l’amaro in bocca, nel senso che le questioni fin qui poste dai visitatori sono tutt’altro che stimolanti. Buona parte di queste sono le classiche domande da Cucuzza, quelle ti capita di sentire più o meno tutti i giorni in televisione, con la sola differenza che la probabilità che hai di incontrare per strada un giornalista di Cucuzza è pressoché nulla, mentre sul Web puoi dire la tua quando vuoi. Certe poi sono le altrettanto classiche domande da “orgoglio web“, di quelle facili da comporre, del tipo: prendi una frase qualunque sentita al telegiornale, ci infili dentro due o tre volte le parole “web” o “web 2.0″, qualche riferimento al web sociale, e la critica è pronta. Peccato, mi aspettavo contenuti diversi, più complessi e tecnici, che non necessariamente devono fare richiamo ad argomenti tecnologici.

P.S. Mi aspetto da un momento all’altro una domanda sui giovani. Sì insomma, le solite cose: i giovani in politica, via i vecchi largo ai giovani, eccetera. Che c’entra, pure io sono ggiovane, ma questa idea che bisogna per forza fare spazio ai ggiovani perché solo loro possono migliorare questo paese, la trovo un’emerita vaccata. Questo paese ha bisogno di persone capaci, esperte, di persone giuste al posto giusto, in una parola di tecnici. Se poi hanno 10 anni (evidentemente geni precoci) o 100 anni non mi interessa. Non mi risulta che Churchill, la Thatcher o Mattei fossero dei giovincelli. Eppure con la loro intelligenza e la loro esperienza hanno fatto la storia.

Il ciclo di vita di un post

Clicca per aprire la versione interattiva originale

Via Wired cartaceo 16/02/08.

Come diceva Alberto Sordi: “Io so’ io e voi…”

Se non hanno ancora capito cosa sono i blog e qual è la vera essenza del fenomeno, figuriamoci se hanno capito cos’è Twitter. Calendario alla mano, ci vorrà qualche anno¹.

Per un giorno sostituisco l’inutile cinguettio con qualche granello di memoria di uno dei più grandi artisti italiani del novecento. Cinque anni dalla morte, oggi.

A chi vuole divertirsi ed emozionarsi consiglio il film “I due nemici“, piccola gemma poco conosciuta della filmografia di Alberto Sordi, una storia bellissima con un grande David Niven (commenti internazionali su IMDB).


¹ Per capire di cosa sto parlando, consultare il blog di Gigi Cogo o fare un giretto per la blogosfera.

Seesmic e la Mappa del Potere della Silicon Valley

La saga continua. Ne farei a meno, anche perché la figura del reporter d’assalto della fuffa non mi calza¹. Ma il post appena letto è succulento e non ce la faccio a glissare. Prima però un breve riassunto.

Tutto è cominciato qualche mese fa con l’impressione di un fulmineo ed eccessivo chiacchiericcio attorno al nuovo progetto di Loic Le Meur. Viene lanciato sul mercato Seesmic, servizio a detta di molti geniale e “di rottura”. Peccato solo che prima di loro sulla cima del monte del videoblogging/videomicroblogging abbiano già piazzato la bandierina altre tre o quattro startup. Così ho cominciato a ravanare nella blogosfera e nel feedreader (Google Reader santo subito) a caccia di persone ed esperienze ed ho trovato prima questo post su Pandemia e poi l’esperienza diretta di Luca Filigheddu. Di getto ho detto la mia. Qualche tempo dopo (pochi giorni fa) ho notato questo comportamento anomalo di TechCrunch i quali, probabilmente consapevoli di averla fatta “fuori dalla tazza”, si erano rimangiati il post. Qui c’è il pensiero di Luca a riguardo.

Arriviamo ai giorni nostri² perché oggi si aggiunge un nuovo tassello. Su ZDNet viene pubblicato questo post che analizza la mappa dei contatti del progetto Seesmic. Avete presente la Mappa del Potere di Beppe Grillo? Beh, una roba del genere, solo con una serie di connessioni da fare invidia a Tronchetti Provera.

Non c’è niente di losco, sia ben chiaro. E’ solo l’ennesima prova del fatto che se si vuole diventare qualcuno nel mondo del Web (come in qualunque altro mondo), da quelle parti si deve passare e con quelle persone si deve fare amicizia. Come cantava Cocciante: “Tu sei il mio amico carissimo”. O come dice l’autore dell’articolo: “Con degli amici così, come può fallire Seesmic?“.

In un contesto del genere si schiude un mondo, e rimediare 5 milioni di dollari di finanziamento diventa improvvisamente una “mission possible”. Che cosa ci farai mai con 5 mln di dollari poi, è un’altra questione.

Questi sono esempi diretti di ciò che i docenti di Gestione dell’Innovazione chiamano Capitale Relazionale e Capitale Sociale, che sovente contano più delle idee. Anche perché, casomai fosse sfuggito a qualcuno (nonostante la geremiade), Seesmic è l’ultimo arrivato di un lungo elenco di progetti con caratteristiche simili. Non c’è invenzione né innovazione.

Oh, ripeto, non ce l’ho con Le Meur. Lui ha fatto solamente quello che andava fatto. E visto che “non c’è niente di personale, sono affari”, ha fatto pure bene. Semmai ce l’ho con l’ostracismo che tiene alla larga molte (troppe) buone idee.

Dai su, non posso chiudere il post con l’ennesima critica. Fatemi pensare. Sì, c’è una cosa che i ragazzi di Seesmic sanno fare molto bene. Qualcosa di originale che nessuno sa fare meglio di loro: la promozione. Le Meur nella comunicazione è un grande e questo spassosissimo video di Seesmic vs Twitter ne è la prova.

Un modo originale per evidenziare la differenza tra Seesmic e Twitter e sottolineare implicitamente i pregi del primo. Chapeau.


¹ Non è vero, mi calza a pennello. -.-’
² Sognavo da tempo di dirlo. Dopotutto, sai che excursus, un paio di mesi in totale.

Quale sarà la Next Big Thing di cui parla Scoble?

Giocare con gli hype è rischioso, ci vuole una certa arte. Anche perché il popolo della rete non ha pietà: quando c’è da criticare critica, e quando c’è da prendere per i fondelli, beh, prende per i fondelli.

E infatti dopo l’iniziale “Microsoft researchers make me cry” il sempre-mitico Scoble ha rettificato (Misreading Scoble on Microsoft cry), tanto che sembra quasi che stia parlando di un progetto a metà strada tra una ricerca applicata e uno sviluppo sperimentale.

Se si crea un tale hype, le reazioni potrebbero essere due:

    A) Oh cacchio, che spettacolo! In inglese: wow! (suona familiare)
    B) Ma vaff. E io che mi pensavo chissà cosa!

Il 27 febbraio quale delle due prevarrà sull’altra?¹


¹ Caspita, sembra il trailer di un film.

Dimmi che dominio hai e ti dirò chi sei

domain-name.jpg

Ce lo sentivamo tutti che dopo Flickr e del.icio.us la scelta dei nomi e dei domini da affibbiare ai servizi web non sarebbe stata più la stessa. E infatti così è stato. Ora però anche tra i blogger d’oltreoceano si diffonde la moda dell’indirizzo “fricchettone”.

La lista dei domini di primo livello (per intenderci, la sigla alfanumerica che segue il punto più a destra dell’url) è talmente ampia da permettere ogni sorta di combinazione. Il fondatore di WordPress, Automattic e WordPress.com, Matt Mullenweg, recentemente ha cambiato l’indirizzo del suo blog passando dal rassicurante, ma di scarso appeal photomatt.net all’eccentrico ma.tt. Cinque caratteri in totale, lo stesso numero che si potrebbe ottenere con un .com a singola lettera. Le due t corrispondono al dominio di primo livello di Trinidad e Tobago che costa 500 dollari l’anno per i primi 2 anni¹ ed ha una procedura di acquisto neanche tanto agevole (non accettano carte di credito, si deve quindi avviare un pagamento internazionale tra banche).

Come dominio, diciamolo, è strano forte. Però è anche estremamente semplice da ricordare e quasi impossibile da dimenticare. Se è vero che il primo dominio che viene in mente all’utente medio di Internet è il .com (vanne a trovare di .com liberi o a buon mercato), è anche vero che per ricordare e scrivere ma.tt sulla barra del browser non ci vuole una scienza. Anzi, con la penuria di .com e la fama da eterno secondo del .net che rende tragicomico ai limiti della perfezione³ il binomio

Toto Cutugno + .net = www.totocutugno.net

la cosa più semplice che si potrebbe escogitare è proprio ricorrere ad un gioco di parole. Considerando l’elenco dei domini di primo livello e le possibili combinazioni, c’è da sbizzarrirsi. Che ne so:

http:// ka.pa.ro per i tifosi del Milan

http:// bi.tt per gli ingegneri elettronici

http:// i.love.ie per i fan di Internet Explorer :P

Occhio ai prezzi però.


¹ Altro che Crocs, Caramelle Valda, Nabaztag, Asus EEE…²
² Ehm, il blogger tipo non è particolarmente resistente alle politiche di marketing. :P
³ Poi dice che non c’è un perché in tutte le cose… E’ pure il sito ufficiale! :D

Telegramma su Microsoft + Yahoo!

Se ne parla ovunque. Mi limito ad un breve commento.

L’accoppiata Microsoft-Yahoo guardando i numeri è sicuramente un forte antagonista per la leadership di Google; lo è un po’ meno nelle idee. Perché Microsoft non ha mai dimostrato di credere tanto quanto gli altri Big nel Web 2.0 e nel processo innovativo che sta attraversando il Web in generale, mentre Yahoo! è sì più attiva, ma sembra procedere con idee molto confuse. C’è bisogno di una svolta nell’approccio. Le economie di scopo da sole non bastano.

Avere le idee chiare in questo momento è un fattore critico. Perché la lotta nel medio-lungo non si giocherà tanto sui servizi già attivi, ma su quelli ancora da sviluppare: terza generazione dei motori di ricerca e social graph.

WordPress.com da 50MB a 3GB

Siamo passati di colpo da 50MB a 3GB di spazio gratuito! WordPress.com non smette di stupirmi e conferma di essere uno dei servizi a maggior potenziale del Web (chi ha detto long tail?).

Un po’ di sana concorrenza per Seesmic

Finalmente un po’ di concorrenza per Seesmic. Sinceramente stavo cominciando a trovare pesante tutta la serie di notizie “spray” che girano da tempo attorno al progetto di Loic Le Meur. Non si pensi che non apprezzo l’idea, tutt’altro. Al massimo trovo noioso guardare una videobloggata di un signor sconosciuto. E’ l’eccessivo hype che ha monopolizzato il fronte del video blogging che non trovo corretto. Facile parlare quando dalla tua hai due pezzi grossi come Scoble e Arrington (che è anche finanziatore del progetto; qui in Italia parleremmo di conflitto di interessi), che da soli sono in grado di indirizzare le masse. E tutti gli altri? Le altre piattaforme con caratteristiche simili non le prova/cita nessuno? Nessuno fa notare che tra Seesmic e YouTube la differenza è talmente labile che la si può spazzare via nel giro di qualche giorno?

L’ultimo arrivato per questo genere di servizi è Magnify e bisogna almeno riconoscere che su TechCrunch ne hanno dato notizia. Ecco un buon esempio di utilizzo. Ora si spera che anche altri siano della partita e che le opinioni tornino ad essere più equilibrate.

Risorse correlate: Hictu, l’Italia e il Web 2.0

Dopo Facebook, Pensionbook

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Autore: Straight from my brain

Come sei diventato un blogger?

Mik3 e Alesstar mi passano il meme e, con un po’ di ritardo, provo a rispondere.

Chi o cosa ti ha spinto a creare un blog?

Come ho scritto nell’About, il voler parlare liberamente di Internet, tecnologia e marketing senza trifolare le scatole all’amico di turno.

Sembra strano, ma tra gli amici di facoltà il computer è ancora uno strumento misterioso. Finché c’è da scrivere una tesi, usare Office, controllare la mail, chattare e navigare nel Web (rigorosamente 1.0, o al massimo su YouTube e Wikipedia), tutto ok. Ma quando gli parli di social networking, di Twitter, WordPress, Last.fm e Flickr, vanno in crisi. Ti guardano in modo strano, come a dire: “Che lingua è? Esperanto?”. Molti di loro non sanno cosa sia un feed, quasi tutti fanno fatica ad introdurre l’uso del feedreader nelle loro abitudini.

Il che mi fa pensare ad un articolo letto qualche giorno fa dove si parlava della scarsa propensione dei giovani italiani al cosiddetto Web 2.0, utilizzato tutto sommato poco ed in modo quasi inconsapevole.

Diciamo che da persone giovani che studiano economia, marketing, e comunicazione, ci si aspetterebbe maggiore curiosità ed una maggiore attenzione ad un mercato in forte crescita come quello dei servizi Web. Cosa che invece non accade.

E così, essendo fin troppo rare e sporadiche le occasioni per parlare di questi temi e scambiare due battute con persone coscienti del cambiamento che il Web sta attraversando (ed ha già attraversato), lo scorso marzo ho deciso di aprire un blog (idea sempre respinta fino a quel momento), impostarlo con calma, buttare giù due righe e stare a guardare.

Non è stata una decisione immediata, tutt’altro. In questo vecchio post nel blog di Marco Montemagno mi chiedevo, e chiedevo agli altri, se ne valesse davvero la pena.

Ora posso dirlo: ne è valsa la pena. Mi sono divertito davvero molto in questi mesi ed ho avuto modo di conoscere persone simpatiche ed interessanti. Un pregio dei blogger italiani? La mentalità aperta e la grande eterogeneità delle conoscenze.

Il tuo primo post?

Una piccola analisi della strategia di comunicazione di Google. Un vero post in versione beta.

Il post di cui ti vergogni di più?

Nessuno.

Il post di cui sei più fiero?

Forse quello sul monopolio naturale. Che poi, essendo leggermente tecnico, è uno di quelli a più basso traffico in entrata.

Tutto qua. Ora devo passare il meme, a quanto pare. Mi piacerebbe sentire il racconto di Isadora, Paso, Poluz, Luca, Lorenzo e Michelangelo, se ne avete voglia ovviamente. ;)

V-day Bologna, Internet e la comunicazione

08092007(014)

Beppe Grillo in Piazza Maggiore, Bologna.

Segnalo alcune considerazioni molto interessanti di Marco Montemagno sul V-day di Beppe Grillo e sull’impatto che Internet sta avendo sulle abitudini della gente e sull’esercizio della discrezionalità nelle società moderne.

Condivido un punto in particolare. La strategia di comunicazione online di Beppe Grillo andrebbe studiata, non solo da aziende e politici, ma anche dagli studenti universitari. La giornata di ieri è stata davvero istruttiva sotto questo punto di vista.

Ultima cosa. Beppe Grillo (e come lui anche Antonio Di Pietro) è supportato in modo ottimale da Casaleggio Associati. Ricordate questo video?

Ci siamo! BlogDay 2007

Probabilmente l’avrete già letto altrove. Oggi è il BlogDay. La homepage dell’evento recita:

In un lungo momento del 31 Agosto, i blogger di tutto il mondo posteranno una raccomandazione di 5 nuovi blog, preferibilmente blog differenti dalla loro cultura, da loro punto di vista e dalle loro attitudini. Quel giorno, tutti i lettori di blog si troveranno a navigare e scoprire nuovi e sconosciuti blog, celebrando la scoperta di nuove persone e nuovi blogger.

Oook, nel tentativo di rimanere il più possibile fedele alle regole dell’evento, ecco una lista di cinque blog che mi sento vivamente di consigliare:

  • WallStrip - L’ho scoperto ieri, non ricordo nemmeno da quale fonte. Videoblog decisamente informale, specializzato in notizie di economia e finanza sul mercato statunitense. Fantastico!

  • Salli Vates’ NY Food Page - Famosa critica gastronomica americana che ha recensito praticamente ogni ristorante di New York City. Un must per tutti gli appassionati di cibo e/o della Grande Mela! ;)

  • The Sartorialist - Altro blog “newyorkese” gestito da un famoso trend setter che gira per la città e fotografa la gente comune. Altro must per tutti gli appassionati di moda e/o della Grande Mela (sì ok, avrete capito che anche io sono un appassionato di NYC) :mrgreen:

  • Moleskinerie - Blog imperdibile per tutti gli amanti (come me) delle Moleskine.

  • Managing Globalization - Il blog di Daniel Altman, giornalista dell’International Herald Tribune

C’è un problema però. Molti di questi blog in realtà sono dei servizi di tipo commerciale, il che vuol dire che mi allontano forse troppo da quello che è lo spirito dell’iniziativa, ossia conoscere i blogger (quelli che lo fanno per passione e divertimento) ed il loro punto di vista. Ecco quindi una seconda lista di blog rigorosamente italiani che meritano tanto quanto i primi. Li ho conosciuti in questi mesi da pseudoblogger e non si sono più schiodati dal mio aggregatore.

I miei complimenti agli autori di questi blog, tutti estremamente utili ed interessanti. Ce ne sarebbero molti altri da segnalare, ma devo fermarmi a cinque.

Ehi spero di esservi stato utile e di avervi guidato alla scoperta di qualche nuovo blog che prima non conoscevate. ;)

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Weblog di Lorenzo 'Artifex' Cx,
tech geek blogger disperso nel Maranhão.

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