iPad e sei subito offline

Che senso ha creare un prodotto che è il più leggero, il più sottile, il più portatile, il più facile da utilizzare e il più orientato ad Internet, per poi proporlo nelle configurazioni base senza slot per le simcard e senza USB per un’eventuale chiavetta Internet?

Il che vuol dire che se sei in treno, in macchina o in qualunque altro posto senza una connessione wi-fi, sei costretto a lavorare offline. E senza il multitasking.

Sicché l’ambiente ideale per utilizzarlo è a casa? Non un grande passo in avanti per la produttività.

Note dal Viaggio a Hong Kong #1

Sono rientrato a Bologna da poco più di una settimana, ma ho ancora negli occhi la bellezza dei momenti passati. Mi manca Hong Kong. Mi mancano la sua pulizia, la sua eleganza, l’infinita bellezza della baia di sera e di giorno, i parchi naturali e le tante possibilità per gli appassionati (come me) di escursionismo, le isole e le spiagge. Mi manca l’odore del cibo per strada, il bubble tea, il succo di canna da zucchero, il pineapple nut bread, la cena hot pot e mi dispiace di aver provato solo alcune delle numerose varianti di dim sum. Mi manca la vita frenetica, il suono della città, quell’atmosfera antica e moderna al tempo stesso, perfino il suono assordante dei semafori pedonali che riecheggia ad ogni angolo della strada e con ritmo diverso, sia col rosso che col verde.

Lo stile di vita in città è lontano dal nostro. Tutto si svolge freneticamente: dal camminare per strada al mangiare. Il primo giorno a Hong Kong Island è stato subito educativo: fuori dall’uscita E della stazione della MTR di Causeway Bay mi sono ritrovato improvvisamente travolto da una slavina di persone. “Pensa velocemente e cammina senza incertezze” sembrano dire. Basta poco tempo per farci l’abitudine e prendere il ritmo, e senza nemmeno accorgertene ti ritrovi a lamentarti della lentezza degli altri.

L’approccio tra le persone è piuttosto diretto, veloce e privo di fronzoli, anche se sono sempre tutti disposti ad aiutarti e si assicurano che tu abbia capito. I camerieri dei ristoranti di cucina tipica cinese non si sperticano in gentilezze. Ti guardano come a chiederti “Cosa vuoi?”, ti ascoltano con un orecchio mentre avvicinano all’altro l’auricolare col quale impartiscono ordini ai camerieri nella sala, ti accompagnano al tavolo che puliscono e apparecchiano nel nello stesso tempo che impieghi a sederti e toglierti la giacca. Un minuto dopo aver scelto cosa mangiare ti stanno già portando le pietanze, con modi talmente sbrigativi che sembra quasi che te le tirino.

La gente poi non parla, urla. Parlano ad alta voce per la strada, al ristorante, quando devono venderti qualcosa, praticamente sempre. Mi è rimasto impresso il tizio che, al molo dove dovevamo prendere l’aliscafo per Macao (un molo organizzato alla perfezione come fosse un aeroporto, con tanto di gate e controllo immigrazione), promuoveva la compagnia per la quale lavorava gridando come un venditore da strada ed invitando la gente ad acquistare i biglietti della sua compagnia.

Prima di partire ero dubbioso sui tempi di adattamento ad un contesto così diverso. Tutto sommato è stato più facile del previsto adattarsi al loro stile di vita. Una di quelle esperienza alla fine delle quali ringrazi te stesso per l’opportunità che ti sei dato e ti chiedi se tornerai a “vivere” in quella città.¹ Nel mio caso la risposta è scontata: tornerò perché già mi manca. Così come so già che tornerò a parlare del mio viaggio perché ho troppe cose da raccontare. :)

-
¹ Non mi piace girare la città da turista, nei limiti del possibile cerco sempre di adattarmi al contesto e vivere da cittadino “con le ore contate”.

Risorse correlate: Note dal Viaggio a Hong Kong #2: la metropolitana e lo shopping