Archivia per Febbraio 2008

Impressione

L’impressione è che l’evoluzione di Facebook non stia procedendo nella giusta direzione, ma solo nella direzione più comoda.

Quello che dovrebbe essere il cuore di un network veramente sociale (informazioni personali, informazioni professionali, connessioni, creazioni, conoscenza) non viene valorizzato a sufficienza. La classificazione dei contatti è ferma ad un livello elementare. Segnali una nota, non succede nulla. Ti iscrivi ad un gruppo, non succede nulla. Se mi iscrivo ad un gruppo è perché sono seriamente interessato ad un argomento. Allora com’è che non mi arriva uno straccio di segnalazione/discussione interessante?

Il cattivo uso che si fa della funzione gruppi è l’emblema di Facebook. Questa funzione è talmente depotenziata e la connessione che crea è talmente debole che le persone ormai si iscrivono a decine e decine di gruppi solo per far vedere che vi partecipano, un po’ come fosse una coccarda da attaccare al petto. Passa qualche giorno e non ti ricordi neanche più di avercela addosso.

E poi, migliaia di app totalmente inutili. Un sistema pubblicitario decontestualizzato (ante Google). Sono troppo concentrati sulla parte futile del servizio, quella che serve giusto a divertire gli orfani di MySpace.

Il ciclo di vita di un post

Clicca per aprire la versione interattiva originale

Via Wired cartaceo 16/02/08.

Come diceva Alberto Sordi: “Io so’ io e voi…”

Se non hanno ancora capito cosa sono i blog e qual è la vera essenza del fenomeno, figuriamoci se hanno capito cos’è Twitter. Calendario alla mano, ci vorrà qualche anno¹.

Per un giorno sostituisco l’inutile cinguettio con qualche granello di memoria di uno dei più grandi artisti italiani del novecento. Cinque anni dalla morte, oggi.

A chi vuole divertirsi ed emozionarsi consiglio il film “I due nemici“, piccola gemma poco conosciuta della filmografia di Alberto Sordi, una storia bellissima con un grande David Niven (commenti internazionali su IMDB).


¹ Per capire di cosa sto parlando, consultare il blog di Gigi Cogo o fare un giretto per la blogosfera.

Alta Definizione e strategie commerciali

Come dicevo su Twitter, si prospetta una seconda vita per il lettore esterno HD-DVD della Xbox 360 ora che il Blu-ray Disc ha vinto la battaglia per la conquista del mercato dei supporti ad alta definizione. Questo sito propone vari utilizzi. Si va dal classico fermacarte al più tattico fermalibri, dallo spessorino per tavoli e seggiole traballanti al portavivande (foto).

Scherzi a parte, l’esito della battaglia per l’alta definizione sembra celare risvolti poco noti. Stando a quanto riportato da Reuters, Sony si appresta a vendere gli impianti per la produzione del microprocessore Cell (cervello della PS3) a Toshiba Corp. per 835 milioni di dollari. La scelta è stata dettata dalla volontà di concentrarsi sul core business, ma l’ipotesi avanzata da Slashdot, secondo la quale questa concessione da parte di Sony avviene non a caso in concomitanza con la resa di Toshiba nel campo dell’alta definizione, non è del tutto delirante. C’è da dire però che questa mossa era già stata annunciata da Sony nel mese di ottobre.

Il mercato dell’alta definizione è ancora tutto da conquistare per il Blu-ray. Come giustamente è stato scritto su Nòva questa settimana, la vera battaglia è tra i supporti fisici (come il Blu-ray Disc appunto) e l’intangibile, cioè il download legale via Internet. Il noleggio di un film in alta definizione (parziale, 720p) su iTunes costa appena 4,99 dollari. Siamo ancora in fase di rodaggio, ma ben presto come api al miele anche altre società proporranno soluzioni alternative al pioniere (Apple). Vogliamo mettere quanto è più comodo e più economico il download di un film in alta definizione rispetto all’acquisto di un supporto fisico? Ammesso e non concesso che si disponga di una connessione ad Internet in grado di garantire banda a volontà.

Dite al porcospino di fare il backup

Segnalo un nuovo prodotto tutto italiano, Keepod, software per il backup automatico sviluppato dalla società NSEC. Il backup è facile da programmare, avviene in doppia copia sia su hard disk che su chiavetta USB (criptata se si utilizza la Keepod Key), funziona in real time e conserva la cronologia delle modifiche, garantendo così il recupero di file modificati più volte.

  • Provides invisible, real-time file replication
  • Keeps all the versions of the file on and off machine
  • Fully transparent background operation no user intervention required
  • Fast, easy installation and minimum configuration
  • E-mail support; changed-blocks only

Fino al 31 marzo 2008 il download dal sito è gratuito.

Con questo colgo l’occasione per creare una categoria/tag Made in Italy nella quale stipare tutte le segnalazioni di progetti italiani attivi nello sviluppo software e nella produzione di servizi Web in particolare.

[via Neapolis]

La pillola che migliora le prestazioni (al computer)

Quanto a energy drink in Italia cominciamo ad avere una certa esperienza. Niente a che vedere però con gli Stati Uniti, dove vengono proposti in ogni salsa e declinazione. Non ultima quella del drink per migliorare le prestazioni al computer. Chi ha avuto qualche esperienza con gli FPS multiplayer può intuire quanto sia facile associare a questo genere di videogioco una bevanda energetica. Azione frenetica, decisioni istantanee ed una velocità delle immagini ai limiti dell’epilessia. Non c’è movimento fisico, perché si resta inchiodati alla sedia, ma i riflessi mentali sono tutto e fanno la differenza (video).

I produttori di accessori si sono specializzati nella realizzazione di periferiche ad hoc: dalle sedie anatomiche ai gamepad modificabili nelle funzioni e nel peso. Anche i produttori di bevande si sono focalizzati su questa nicchia di mercato, con brand conosciuti come Mountain Dew (PepsiCo, Inc.) che già da tempo diffondono il concetto del “giocare meglio, giocare di più, giocare più velocemente“. Gli ingredienti sono i soliti: caffeina, taurina, ginseng, guarana, ginkgo e via dicendo. Cresce anche il numero di siti dedicati all’analisi e alla classificazione delle bevande, un po’ come accade con i sigari o col tè.

Per il passaggio dalla bevanda alla pillola era solo questione di tempo. FpsBrain è forse il primo prodotto nel suo genere e comunque il primo del quale sono venuto a conoscenza. Alla base c’è la stessa identica necessità: migliorare le prestazioni cerebrali. Ecco com’è nato:

The idea for FpsBrain came about when Tomarni realized that it wasn’t only their computer systems that needed to be optimized for maximum performance — but the player, too. Straßburg wrote, “Our first idea was to produce it as a giveaway for exhibitions or LAN events. We recognized that there is a market for it, when many people at LAN events asked us where they could buy it.” He told me that an “external institute” helped Tomarni develop FpsBrain, and that it works by having “the L-tyrosine goes through your blood straight to your brain and helps you to concentrate and stay focused on your task.”

Il salto dalla bevanda alla pillola sembra piuttosto inquietante perché la mente, valutando più la forma che la sostanza, associa alla capsula l’idea di farmaco attribuendole così una maggiore efficacia a prescindere. Il marketing e l’effetto placebo fanno il resto. Questa ricerca dimostra però come le pillole FpsBrain abbiano in realtà lo stesso concentrato di sostanze degli energy drink, ma con meno caffeina. Ciò non vuol dire esattamente che siano una botta di salute:

In addition to caffeine, most…[energy] drinks contain a high sugar content. In combination these ingredients can cause a rush that will eventually come crashing down. Those sensitive to caffeine may even become dizzy and shaky. Taking this pill with an energy drink or taking more than the recommended dosage may cause these effects.

In conclusione, meglio barare con le cheats.

Seesmic e la Mappa del Potere della Silicon Valley

La saga continua. Ne farei a meno, anche perché la figura del reporter d’assalto della fuffa non mi calza¹. Ma il post appena letto è succulento e non ce la faccio a glissare. Prima però un breve riassunto.

Tutto è cominciato qualche mese fa con l’impressione di un fulmineo ed eccessivo chiacchiericcio attorno al nuovo progetto di Loic Le Meur. Viene lanciato sul mercato Seesmic, servizio a detta di molti geniale e “di rottura”. Peccato solo che prima di loro sulla cima del monte del videoblogging/videomicroblogging abbiano già piazzato la bandierina altre tre o quattro startup. Così ho cominciato a ravanare nella blogosfera e nel feedreader (Google Reader santo subito) a caccia di persone ed esperienze ed ho trovato prima questo post su Pandemia e poi l’esperienza diretta di Luca Filigheddu. Di getto ho detto la mia. Qualche tempo dopo (pochi giorni fa) ho notato questo comportamento anomalo di TechCrunch i quali, probabilmente consapevoli di averla fatta “fuori dalla tazza”, si erano rimangiati il post. Qui c’è il pensiero di Luca a riguardo.

Arriviamo ai giorni nostri² perché oggi si aggiunge un nuovo tassello. Su ZDNet viene pubblicato questo post che analizza la mappa dei contatti del progetto Seesmic. Avete presente la Mappa del Potere di Beppe Grillo? Beh, una roba del genere, solo con una serie di connessioni da fare invidia a Tronchetti Provera.

Non c’è niente di losco, sia ben chiaro. E’ solo l’ennesima prova del fatto che se si vuole diventare qualcuno nel mondo del Web (come in qualunque altro mondo), da quelle parti si deve passare e con quelle persone si deve fare amicizia. Come cantava Cocciante: “Tu sei il mio amico carissimo”. O come dice l’autore dell’articolo: “Con degli amici così, come può fallire Seesmic?“.

In un contesto del genere si schiude un mondo, e rimediare 5 milioni di dollari di finanziamento diventa improvvisamente una “mission possible”. Che cosa ci farai mai con 5 mln di dollari poi, è un’altra questione.

Questi sono esempi diretti di ciò che i docenti di Gestione dell’Innovazione chiamano Capitale Relazionale e Capitale Sociale, che sovente contano più delle idee. Anche perché, casomai fosse sfuggito a qualcuno (nonostante la geremiade), Seesmic è l’ultimo arrivato di un lungo elenco di progetti con caratteristiche simili. Non c’è invenzione né innovazione.

Oh, ripeto, non ce l’ho con Le Meur. Lui ha fatto solamente quello che andava fatto. E visto che “non c’è niente di personale, sono affari”, ha fatto pure bene. Semmai ce l’ho con l’ostracismo che tiene alla larga molte (troppe) buone idee.

Dai su, non posso chiudere il post con l’ennesima critica. Fatemi pensare. Sì, c’è una cosa che i ragazzi di Seesmic sanno fare molto bene. Qualcosa di originale che nessuno sa fare meglio di loro: la promozione. Le Meur nella comunicazione è un grande e questo spassosissimo video di Seesmic vs Twitter ne è la prova.

Un modo originale per evidenziare la differenza tra Seesmic e Twitter e sottolineare implicitamente i pregi del primo. Chapeau.


¹ Non è vero, mi calza a pennello. -.-’
² Sognavo da tempo di dirlo. Dopotutto, sai che excursus, un paio di mesi in totale.

LiquidPlanner, web application per il Project Management

Sto provando LiquidPlanner, ottima webapp per il Project Management. L’interfaccia è un po’ troppo caotica e va sicuramente perfezionata (i pulsanti nella parte alta della Dashboard sono cloni delle schede poste immediatamente sotto a 10 pixel di distanza), ma nel complesso lo strumento sembra potente, o meglio, al di sopra di quella miriade di programmi Open Source nati con lo stesso obiettivo.

Eh sì perché di software Open Source per la gestione dei progetti ce ne sono diversi. Ma come spesso accade, tra programmi simili con funzioni basilari che si distinguono principalmente per le librerie impiegate, e progetti inizialmente evoluti ma apparentemente abbandonati, nessun programma ha una linea di sviluppo che procede a ritmo spedito (eccezion fatta per TaskJuggler, forse).

LiquidPlanner è al momento in versione beta a libera iscrizione, ma pare che in futuro solo la versione single user resterà gratuita. Le aree principali sono tre:

  • Task Management
  • Project Scheduling
  • Collaboration

Per farsi un’idea dello strumento, che fa ampio uso di tecniche di sviluppo dinamiche (Ajax immagino), ecco qualche video.

Risorse correlate: Toh chi si rivede! JotSpot

Quale sarà la Next Big Thing di cui parla Scoble?

Giocare con gli hype è rischioso, ci vuole una certa arte. Anche perché il popolo della rete non ha pietà: quando c’è da criticare critica, e quando c’è da prendere per i fondelli, beh, prende per i fondelli.

E infatti dopo l’iniziale “Microsoft researchers make me cry” il sempre-mitico Scoble ha rettificato (Misreading Scoble on Microsoft cry), tanto che sembra quasi che stia parlando di un progetto a metà strada tra una ricerca applicata e uno sviluppo sperimentale.

Se si crea un tale hype, le reazioni potrebbero essere due:

    A) Oh cacchio, che spettacolo! In inglese: wow! (suona familiare)
    B) Ma vaff. E io che mi pensavo chissà cosa!

Il 27 febbraio quale delle due prevarrà sull’altra?¹


¹ Caspita, sembra il trailer di un film.

Chi ha il pane non ha i denti

Le gesta di quei buontemponi di Buona Domenica evidentemente incontrano il placido assenso anche tra i giovani d’oltreoceano.

Su Digg il video della povera Sara Varone (alias QuellachehafregatoilmaritoallaFerilli), costretta alla penitenza della doccia in diretta per via della disonorevole sconfitta al torneo di hula hoop, ha ricevuto la bellezza di 1961 diggate.

E molti apprezzamenti:

Ora, che le donne italiane sono belle l’avevo notato pure io. Il punto è… ma le donne spagnole sono davvero la versione economica?? -.-

Ah, Buon San Valentino a tutti. ^^


Disclaimer: per scrivere questo post non si è fatto uso di fonti Tgcom.

Disegna anche tu Google Doodle (fffatto?)

Il mitico Dennis Hwang al lavoro sul logo Google

Il video fa parte dell’iniziativa di Google che chiede agli studenti delle scuole americane di disegnare il Google Doodle (il logo). Al vincitore onore e gloria, una visita al Googleplex e una borsa di studio da 10.000 dollari, che non fa mai male.

Ah per inciso Dennis Hwang è il ragazzo che sta dietro a tutte le rivisitazioni del logo di Google per festività ed eventi speciali.

Microsoft compra il produttore del Sidekick

Nessuno in Italia si è filato la notizia (anche perché gli occhi di tutti sono concentrati sull’OPA ostile lanciata contro Yahoo!), ma la Microsoft lo scorso lunedì ha acquisito la società Danger¹, che produce il popolare (negli USA) smartphone Sidekick. Lo so, il nome probabilmente non vi dice nulla. Si tratta del cellulare/palmare dalle fattezze di una console portatile che gli appassionati del telefilm Heroes avranno già notato in mano a Claire Bennet.

Secondo me non è una notizia da sottovalutare. Il lettore mp3 Zune della MS non ha avuto il successo sperato, e se a questo aggiungiamo che lettori musicali e navigatori GPS stand-alone sono destinati (IMHO) a sparire e ad essere inglobati in strumenti unici multifunzione come i cellulari moderni, facendo 1+1 si potrebbe supporre che la scelta di acquistare il produttore del Sidekick sia dovuta alla strategia di medio-lungo periodo di avere un terminale unico in grado di proporsi come organizzatore della vita digitale di una persona.

Dal comunicato stampa della Microsoft:

Danger has connected with a customer base that is young and enthusiastic, Internet-savvy and socially inclined. The Danger team has a deep understanding of consumers and a hold on what people want from mobility, making it an ideal group to work with in delivering connected experiences. Adding Danger to the Entertainment and Devices Division will provide Microsoft with additional assets and resources that will accelerate the company’s entry into the consumer space and complement the company’s focus on delivering innovative technologies and services that connect people’s entertainment and information.

Resta la questione del software del cellulare, che probabilmente passerà dall’OS proprietario a Windows Mobile.

Microsoft ha tra le mani un prodotto dai connotati decisamente social *.*. Non è forse l’occasione giusta per dimostrarsi meno intransigenti e rivedere la propria strategia a favore di una maggiore apertura delle piattaforme software²?


¹ Pare per una cifra attorno ai 500 milioni di dollari.
² Sulla scia di quanto visto con Android.

Dimmi che dominio hai e ti dirò chi sei

domain-name.jpg

Ce lo sentivamo tutti che dopo Flickr e del.icio.us la scelta dei nomi e dei domini da affibbiare ai servizi web non sarebbe stata più la stessa. E infatti così è stato. Ora però anche tra i blogger d’oltreoceano si diffonde la moda dell’indirizzo “fricchettone”.

La lista dei domini di primo livello (per intenderci, la sigla alfanumerica che segue il punto più a destra dell’url) è talmente ampia da permettere ogni sorta di combinazione. Il fondatore di WordPress, Automattic e WordPress.com, Matt Mullenweg, recentemente ha cambiato l’indirizzo del suo blog passando dal rassicurante, ma di scarso appeal photomatt.net all’eccentrico ma.tt. Cinque caratteri in totale, lo stesso numero che si potrebbe ottenere con un .com a singola lettera. Le due t corrispondono al dominio di primo livello di Trinidad e Tobago che costa 500 dollari l’anno per i primi 2 anni¹ ed ha una procedura di acquisto neanche tanto agevole (non accettano carte di credito, si deve quindi avviare un pagamento internazionale tra banche).

Come dominio, diciamolo, è strano forte. Però è anche estremamente semplice da ricordare e quasi impossibile da dimenticare. Se è vero che il primo dominio che viene in mente all’utente medio di Internet è il .com (vanne a trovare di .com liberi o a buon mercato), è anche vero che per ricordare e scrivere ma.tt sulla barra del browser non ci vuole una scienza. Anzi, con la penuria di .com e la fama da eterno secondo del .net che rende tragicomico ai limiti della perfezione³ il binomio

Toto Cutugno + .net = www.totocutugno.net

la cosa più semplice che si potrebbe escogitare è proprio ricorrere ad un gioco di parole. Considerando l’elenco dei domini di primo livello e le possibili combinazioni, c’è da sbizzarrirsi. Che ne so:

http:// ka.pa.ro per i tifosi del Milan

http:// bi.tt per gli ingegneri elettronici

http:// i.love.ie per i fan di Internet Explorer :P

Occhio ai prezzi però.


¹ Altro che Crocs, Caramelle Valda, Nabaztag, Asus EEE…²
² Ehm, il blogger tipo non è particolarmente resistente alle politiche di marketing. :P
³ Poi dice che non c’è un perché in tutte le cose… E’ pure il sito ufficiale! :D

Perché cercate Danica? (Tv Ad)

Danica Patrick, pilota statunitense IndyCar Series

E’ da ieri che su questo blog ricevo molte visite da persone a caccia di informazioni su Danica Patrick. Sono bastati pochi secondi su Google News per capire il motivo.

A quanto pare la società GoDaddy.com (la stessa alla quale mi sono rivolto per acquistare il dominio del blog) ed il suo testimonial, Danica appunto, si sono visti rifiutare uno spot chiamato “Exposure” da trasmettere durante il Superbowl di ieri.

Il messaggio pubblicitario è stato censurato dalla Fox (che ha trasmesso la partita) per via di certi doppi sensi, ai quali si somma la scarsa sobrietà delle immagini.

What do beavers have to do with web sites? That’s exactly what Fox TV wanted to know when it rejected GoDaddy’s Super Bowl ad titled “Exposure”.

Non mi metto a spiegare le motivazioni di tale scelta perché non mi pare il caso. -.-’ La spiegazione potete trovarla qui.

Lo spot è stato censurato, ma come sempre accade in questi casi¹ l’effetto che si è ottenuto è la sua antitesi: una sovraesposizione mediatica che ha fatto si che tutti corressero su Internet a cercare informazioni sul video e sulla protagonista. E qui si chiude il cerchio della lussuriosa strategia di GoDaddy.com: lo spot è pienamente disponibile nella homepage della società, in compagnia di altri tv ads ben più esagerati. Le visite al sito sono schizzate alle stelle così come il reach della campagna pubblicitaria.

C’è addirittura chi parla di questa strategia come di una mossa che ha cambiato il modo di fare pubblicità per il Superbowl. Di sicuro l’attenzione che si è creata attorno a questo episodio fa gridare al successo, dato che l’eco è arrivato perfino da queste parti.

Nel frattempo mi chiedo: da quando il Superbowl è diventato un evento così morigerato? Non mi sembra sia passato tanto tempo da quella volta che volò via una tetta a Janet Jackson.

Altre risorse: Once again, NFL wins advertising game


¹ Avete presente lo scoiattolo che soffre di meteorismo della tv italiana?

Kaossilator, strumento per musicisti “geek dentro”

Perfino quelli come me che hanno assistito ad un paio di lezioni di musica in tutta la loro vita potrebbero divertirsi con un aggeggio del genere.

Se poi ci metti dentro un suono simil-organetto, l’associazione con la canzone X Offender dei mitici (!!!) Blondie mi parte in automatico. Chissà se ci sono le “campane” per riprodurre Rapture. :P

Telegramma su Microsoft + Yahoo!

Se ne parla ovunque. Mi limito ad un breve commento.

L’accoppiata Microsoft-Yahoo guardando i numeri è sicuramente un forte antagonista per la leadership di Google; lo è un po’ meno nelle idee. Perché Microsoft non ha mai dimostrato di credere tanto quanto gli altri Big nel Web 2.0 e nel processo innovativo che sta attraversando il Web in generale, mentre Yahoo! è sì più attiva, ma sembra procedere con idee molto confuse. C’è bisogno di una svolta nell’approccio. Le economie di scopo da sole non bastano.

Avere le idee chiare in questo momento è un fattore critico. Perché la lotta nel medio-lungo non si giocherà tanto sui servizi già attivi, ma su quelli ancora da sviluppare: terza generazione dei motori di ricerca e social graph.


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Weblog di Lorenzo Artifex Cx,
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