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I cartelli: l’infelice esperienza del 1928

05/06/2007
di Lore

Il 27 settembre 1928 nel castello di Achnacarry (Scozia) fu sottoscritto il più celebre accordo di cartello tra compagnie petrolifere. In un documento di 17 pagine gli uomini a capo della Anglo-Persian Co. (ora BP), della Standard Oil Co. (ora Exxon/Esso) e della Royal Dutch Shell fissarono principi e strumenti tesi a scongiurare la distruttiva competizione tra le aziende.

Sugli effetti che tale accordo produsse a livello internazionale c’è ancora molta discordanza. I principi fissati dal documento furono i seguenti:

  • accettare e congelare le quote di mercato detenute da ciascuna azienda al momento della formazione del cartello (da qui la definizione as is agreement)
  • rendere disponibili le infrastrutture esistenti agli altri membri a condizioni favorevoli
  • potenziare le infrastrutture quanto bastava per sostenere la domanda
  • prevenire l’eventuale surplus di offerta

L’accordo tuttavia non ebbe successo e l’instabilità dei prezzi che ha caratterizzato tutti gli anni ’30 ne è un esempio. Non funzionò per vari motivi, ma in particolare per l’incapacità delle grandi major di controllare la condotta delle piccole imprese del settore. L’esperienza del cartello di Achnacarry fu infelice, ma utile, perché fu un esempio evidente di come la stabilizzazione del mercato del petrolio attraverso accordi di cartello fosse impossibile. C’era bisogno di un altro tipo di accordo che non permettesse comportamenti sleali: il consorzio.

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