Archivia per Marzo 2007

Cosa c’è dentro i Chicken McNuggets?

Cosa c’è dentro i Chicken McNuggets del McDonald’s? Pensavate fosse pollo? Sbagliato! Va beh, se non è pollo è tacchino… NO! Cappone? NO! Piccione? NO! Quaglia? NO! Comincio a preoccuparmi…

Niente di preoccupante (o forse sì)… I Chicken McNuggets sono composti per il 45% circa da pollo. Per il resto contengono granturco, derivati ed altri componenti chimici. Questo blog ne parla, ma non mancano le imprecisioni (ampiamente evidenziate nei commenti).

E voi? Avete qualche particolare esperienza di McLavoro da raccontare?

L’Europa e il secondo trattato del 1957

Il 25 marzo 2007 si sono festeggiati i 50 anni dell’Unione Europea (Europa 1957-2007). E posso dirlo, sono orgoglioso di essere Europeo!

Come spesso accade, accanto alle ricorrenze da festeggiare ce ne sono altre che non vengono ricordate (o meglio, che non si suole festeggiare con il grande pubblico), ma che sono importanti tanto quanto le prime. Cinquant’anni fa, nello stesso giorno (25 marzo 1957) e nella stessa città (Roma), si è firmato un secondo trattato che ha portato alla nascita dell’EURATOM, la Comunità Europea dell’Energia Atomica. L’idea, importantissima ed estremamente lungimirante, era quella di coordinare i programmi di ricerca sull’energia nucleare degli stati membri. Il trattato nasce in un periodo in cui si sapeva ancora poco di quella nuova fonte di energia e non esistevano centrali nucleari. O meglio, ne esistevano, ma solo di tipo sperimentale. Quel giorno si sono poste basi solide e profonde per la politica energetica europea.

La storia sappiamo poi com’è andata. Noi italiani, shockati dal disastro di Chernobyl, abbiamo rinunciato al nucleare. Una decisione sbagliata, fatta nel momento sbagliato e con uno strumento (il referendum) che, per quanto democratico, lasciava le sorti politico-economiche di un paese in mano a persone (noi, il popolo) non in grado di prendere decisioni di tale importanza. Ed oggi ne stiamo pagando le conseguenze.

Qui potete trovare i 50 motivi per amare l’Europa secondo Beppe Severgnini.

Gli Skypecast e l’inferno dantesco (sottotitolo: non aprite quella chat!)

Sabato scorso ho provato gli Skypecast. L’idea mi è venuta su suggerimento di un amico. E così mi sono spostato dalla mia linuxbox a windows per avviare l’ultima versione di Skype. L’esperienza è stata a dir poco singolare. Ho provato quattro Skypecast diversi. Uno dove si parlava di informatica, uno dove si faceva amicizia, e un paio per parlare liberamente di tutto. Perché proprio questi? Beh, perché praticamente non c’era altro.

Il funzionamento di uno Skypecast è semplice. E’ una specie di audioconferenza tra perfetti sconosciuti. Nei primi secondi cerchi di ambientarti un po’. Resti all’ascolto, cerchi di capire di cosa si sta parlando e cominci subito a farti un’idea delle persone che stanno partecipando alla discussione. Poi, se hai qualcosa da dire, chiedi la parola e ti butti. In genere a quest’ultimo passaggio non ci si arriva neanche perché già dalle prime battute ci si rende spesso conto del girone infernale nel quale si è caduti. Trovi di tutto: iracondi, accidiosi, ruffiani, sodomiti. Di gente normale non ce n’è molta e di certo non interviene in queste discussioni. Ecco com’è andata.

Entro nel primo Skypecast. Siamo in pochi. C’è un tizio che spiega l’informatica base ad un altro tizio. Ascolto per qualche minuto e poi, non interessato al tema, mi disconnetto. Tutto abbastanza tranquillo comunque, anche se profondamente noioso.

Mi connetto al secondo Skypecast. Non passano neanche dieci secondi che sento già le prime imprecazioni di un uomo in preda al delirio. Lo bannano. “Bene!” dico io, “Così si ristabilisce l’ordine”. Ordine che praticamente non esiste. Si sente della gente che farfuglia qualcosa, che fa esplicite allusioni sessuali, che fa giochi di parole di bassissimo livello, che dà del “caro” o del “tesoro” a gente che neanche conosce e che, con inflessione dialettale e “impercettibile” accento gaio, chiede a chi ha appena preso la parola se è libero o sposato. La conversazione è assolutamente priva di contenuto, eppure ci sono trenta persone e anche più. Esce fuori una ragazza che se la prende con un tizio che le sta mandando delle foto strane, ambigue.* Passano diversi minuti, ma la situazione non cambia. Dentro quella chat trovo di tutto: gente disturbata sessualmente, gente disturbata e basta, gente disperata, che farfuglia qualcosa, che fa battute da bettola. Ok, ne ho abbastanza. Esco ed entro nel terzo Skypecast.

Qui i primi dieci minuti passano tra un “Mi sentite?” e un “Chi sei?”, tra un “Chi è quel cretino che sta parlando al cellulare e ha lasciato acceso il microfono?” e un “Posso parlare? Scusate posso parlare? Posso parlareeeee?!”. Le voci si accavallano e più che una conversazione sembra una puntata del Processo di Biscardi. Esce fuori un tizio che comincia a rompere le balle. La ragazza che gestisce lo Skypecast lancia (giustamente) un’invettiva nei confronti di questo pazzo evidentemente colpito da dissociazione isterica che, non contento, continua a ricollegarsi cambiando nickname e tono della voce. Si è pure finto donna! Prima con accento americano, poi italiano. E’ talmente rincoglionito che cambia il nick, ma non il suo profilo, facendosi sgamare ogni volta. Ed ogni volta viene puntualmente riconosciuto e bannato. Nel frattempo, una signora (che poi scoprirò avere circa 50 anni) mi contatta via chat tradizionale (scritta) e con la scusa dei problemi all’audio attacca bottone e mi chiede l’età. Annoiato e un po’ disgustato, saluto ed esco.

L’ultimo Skypecast è quello più normale. Ci sono dei ragazzi che stanno chiacchierando del più e del meno. Parlano di windows e di computer. La cosa paradossale è che in questa chat c’è meno partecipazione che in quella dei deviati. Dopo dieci minuti ancora non posso affermare di aver assistito ad una discussione di senso compiuto, ma se non altro tono e modi sono semplici e tranquilli. L’audience sale quando è una donna a parlare, segno che l’istinto animale dell’acchiappo è sempre presente ed è comunque quello che porta la maggioranza delle gente a partecipare ad uno Skypecast.

Il test finisce qui. Esperienza davvero deludente. E’ triste vedere come una buona idea venga interpretata in modo così viscido, perlomeno qui in Italia. Gli argomenti per i quali varrebbe la pena di parlare non vengono neanche presi in considerazione. Lo scopo principale è fare amicizia, per utilizzare un termine edulcorato. Niente di male in questo, ovviamente. Anzi. Il problema è come lo si fa! Tante, troppe frasi fuori luogo, volgari, grossolane. Di sicuro un mezzo di comunicazione non adatto ai minorenni.

Alla fine però, una discussione interessante l’ho trovata! Trattava di viaggi e gente che vive all’estero. Si parlava in modo calmo, pacato, e con ordine. E le cose che raccontavano i partecipanti erano piuttosto interessanti! Oooh finalmente!

Questo per dire che ci sono Skypecast brutti e Skypecast belli. Purtroppo i primi sono ben più numerosi e frequentati.

*Per una donna situazioni del genere devono essere un incubo. Non le invidio affatto.

Giovani imprenditori del tech

BusinessWeek oggi ha pubblicato uno Special Report tutto incentrato sui nuovi giovani imprenditori del Tech. Si va dai creatori di Last.fm a quelli di Twitter (tormentone del momento). Ragazzi sotto i 30 che cavalcano l’onda delle opportunità che la nuova rivoluzione industriale del Web ha portato con sé.

Il paragone con l’Italia nel campo dell’imprenditoria giovane digitale sarebbe impietoso, quindi meglio non farne. Vedo qualche raro progetto raggiungere il successo che si merita, come i network Blogo.it e Blogosfere. Oltre questi il paesaggio è sconfortante. Vedo delle buone iniziative, che tuttavia non sono delle vere e proprie innovazioni, ma piuttosto delle rivisitazioni di idee nate e cresciute all’estero. In Italia le cose stentano a cambiare. Sono sicuro che molti tra noi, anche in questo preciso istante, stanno cullando idee innovative che potrebbero funzionare ed avere successo. Il problema è metterle in pratica, trovare un business angel o un venture capitalist che ti aiuti e che sostenga l’iniziativa, e una società (intesa come collettività) che punti sui giovani, che abbia fiducia nei giovani.

L’articolo lo potete trovare qui.

Motorola vittima del proprio successo

 

In questi giorni molte sono le notizie che gravitano attorno a Motorola.

Motorola è un’azienda strana. Strana perché ogni volta perde il treno del successo, lo riacchiappa al volo e lo riperde nuovamente. Era leader di mercato ai tempi della tecnologia TACS, ma non ha saputo affrontare con sufficiente aggressività l’avventura digitale del GSM, dando il via libera all’ascesa di Nokia. Da allora una serie di periodi positivi e negativi, durante i quali ha prodotto modelli storici, dallo StarTAC al più recente RAZR.

Ora la società è di nuovo in difficoltà. Meno di un anno fa l’azienda si godeva il successo mondiale del RAZR. Oggi la situazione è ben più gelida. L’unità cellulari è sotto pressione: la società prevede vendite per il Q1 tra i $9.2 mld e i $9.3 mld, oltre $1 mld in meno delle previsioni fatte a gennaio. Il CEO Zander non nasconde che anche il Q2 sarà difficile. Qual’è stato l’errore?

La miopia della compagnia ha prodotto un ritardo sia sul lato dell’offerta di cellulari di fascia bassa per i paesi emergenti come quelli latino-americani, sia su quello dei cellulari high-end per il mercato europeo. Troppe strade non sono state percorse. Ed è caduta nel solito errore: non ha rilasciato un numero sufficiente di modelli con caratteristiche multimediali in grado di sfruttare le connessioni più evolute attualmente disponibili, UMTS e oltre. La compagnia adesso progetta un taglio dei posti di lavoro per abbattere i costi* e una strategia più selettiva per incrementare la propria quota di mercato nelle regioni ritenute più importanti. L’obiettivo è quello di produrre una nuova piattaforma (negli ultimi 8 anni l’azienda è passata attraverso un solo aggiornamento software), un nuovo sistema operativo, che renda i cellulari più facili da utilizzare e più “intelligenti”. Il primo effetto della nuova strategia sarà il RIZR Z6 e la piattaforma software scelta per lo scopo è Linux (finalmente qualcuno tra i big c’è arrivato! meglio tardi che mai).

Per una società che piange, un’altra sorride. Le prospettive per il 2007 di Nokia sono molto buone, anche grazie alle sfighe di Motorola. La società finlandese si è concentrata sul design dei suoi modelli, progettandoli allo scopo di renderli più gradevoli, ma soprattutto più economici da produrre (sfruttando anche le economie di scala).

Motorola ha proposto una strategia simile in questi giorni, ma un cambiamento del genere richiede molto tempo. Il time-to-market di un cellulare è stimato attorno ai 18 mesi.

*Come al solito, la prima cosa che si fa nei momenti di difficoltà è tagliare i posti di lavoro. Cambia il manager? Taglia i posti di lavoro. Cambia la proprietà? Taglia i posti di lavoro.

Corriere della Sera, articolo sulla PS3

Mentre mezza Europa freme per il lancio della PS3, mentre Sony se la prende con MediaWorld perché fanno un po’ quello che vogliono, il giornalista Claudio Semenza (più che un cognome, un eufemismo grammaticalmente impreciso) scrive sul sito del Corriere della Sera:

Ho comprato la Ps3 ieri. Oggi la rivendo.

In sostanza, si lamenta della retro-compatibilità della console, del software, del prezzo e della moglie (no va beh, questo l’ho aggiunto io :grin: ). Vorrebbe giocare ad un titolo PS2 con la nuova PS3. Nulla di strano, se non fosse per il fatto che si sa da settimane dei problemi di retro-compatibilità della PS3 Europea. Ma poi, compri una console da 600 Euro per giocare con i titoli della vecchia generazione? Insoddisfatto, ha già deciso di rivendere il bidone al 30% in meno. :shock:

Ora mi chiedo: può un giornalista del Corriere scrivere queste cose?

Dove fa colazione un Geek?

Starbucks è per i coffee shop quello che McDonald’s è per i fast-food restaurants. Negli Stati Uniti uno Starbucks è qualcosa di più di una semplice caffetteria. E’ un luogo di ritrovo per geek, un posto di lavoro per giornalisti, manager, autori cinematografici, creativi.

Puoi ordinare la variante di cappuccino che preferisci e portarla via. Oppure prendi un Frappuccino, ti siedi, accendi il tuo computer (probabilmente un Mac) e cominci a lavorare. Puoi anche rilassarti, fare due chiacchiere. E a quel punto ti sembra di essere in una puntata di Friends.

Ma è davvero così bello lavorare a casa o in ufficio? ;)

Questo blog è una piccola chicca, e solleva un tema sul quale rifletto ormai da moltissimo tempo: perché non portare Starbucks in Italia? Anche io sono convinto che potrebbe avere successo se riadattato al nostro contesto. Certo, a discapito della miriade di bar e caffè che sono, un po’ come le PMI e il culatello, un “prodotto” tipicamente italiano.

Da un po’ di tempo anche McDonald’s ha fiutato l’affare e sta cominciando a fornire (timidamente) le prime colazioni. Ho provato, ma non mi ha fatto un gran effetto. Le alternative sono poche, la presentazione troppo semplice. E poi mancano i muffin! Scherziamo?! Perfino al bar dell’Ikea hanno i muffin, deliziosi splendidi muffin alla cannella! :)

Ma è normale, dopotutto sono ancora in fase di Beta. ;)

(Starbucks su The Guardian)

Microsoft in affanno

Tempi bastardi per Microsoft. Prima l’ammissione di colpevolezza del manager della Microsoft sulla pirateria*, ora le parole di fuoco di Robert Scoble (ex dipendente Microsoft e blogger tra i più famosi al mondo) sulle politiche della sua ex azienda.

Scoble ha rilasciato infatti alcune affermazioni particolarmente pesanti su Steve Ballmer, Windows Live, e le scelte dell’azienda in tema di ricerca e advertising (facendo paragoni impietosi con Google, Adobe e Amazon).

Microsoft’s internet execution sucks (on the whole). Its search sucks. Its advertising sucks. If that’s ‘in it to win’, then I don’t get it.

In sostanza, quello che prima era un blogger solidale con Microsoft, oggi lancia critiche tra le più serie ed autorevoli. Non usa giri di parole: le strategie di Microsoft per i servizi internet fanno schifo!

Come non essere d’accordo. Brand e strategie cambiano continuamente. I vari servizi, a mio modo di vedere, non sono sufficientemente integrati tra loro ed hanno confini sempre poco definiti. Per non parlare poi dei ritardi (vedi Live Mail e la sua localizzazione). In più, mi sono sempre chiesto una cosa: perché Microsoft non ha mai portato a segno nessun colpo in tema di Web 2.0? Sto parlando di Flickr, del.icio.us, YouTube, MySpace e via dicendo. Nessun grande acquisto. Ha lasciato campo libero a Yahoo, Google e altri giganti. Un eccesso di presunzione?

*Le parole di Raikes sulla pirateria non stupiscono. Eppure con quelle affermazioni abbiamo per la prima volta (semmai ce ne fosse bisogno) un’ammissione ufficiale, una conferma dell’impressione che avevamo in molti (quasi tutti).

Nintendo, riutilizzare gli asset

Nintendo se la tira tantissimo. ;) Solo qualche anno fa sembrava avesse perso smalto, e il suo mito cominciava ad impregnarsi di nostalgia. E invece accade ciò che non ti aspetti, ma che sotto sotto quasi speri… La società alza la testa, cambia le regole del gioco, reinventa per l’ennesima volta il modo di intendere i videogames e lancia sul mercato un prodotto che fa dell’esperienza di gioco il suo punto di forza (fregandosene altamente della corsa all’hardware super-pompato e alla grafica ultra-realistica).

Le vendite del Wii stanno andando benone, la console va di moda e al pubblico piace il nuovo modo di concepire il gioco che l’azienda porta avanti. Al boss di Nintendo America piace sottolineare come le vendite della concorrente Xbox360 vadano bene solo nel Regno Unito, mentre nel resto d’Europa i risultati non sono così entusiasmanti. La Microsoft non ha dichiarato obiettivi precisi di vendite per il vecchio continente, ma l’obiettivo per giugno 2007 sono i 12 milioni di unità. Il resto dell’intervista lo potete trovare qui.

Eppure la comunità si sta ponendo un quesito. Che Nintendo stia esagerando nel riciclare titoli e idee del GameCube per il Wii? L’impressione è che la grande N tenda a riutilizzare artwork e codice dei precedenti giochi per i “nuovi” prodotti. In questo modo i costi per lo sviluppo scendono e i tempi si accorciano.

Meglio quindi creare nuovi prodotti o riadattare, riplasmare e aggiornare ”vecchi” successi? Sulle altre piattaforme (pc, playstation, xbox) ogni nuova uscita deve necessariamente portare determinate migliorie, specialmente per quel che riguarda la grafica. Ma è davvero così importante? Per gli utenti che acquistano un videogioco la grafica è più importante del gameplay? Perché non sviluppare un secondo capitolo della saga partendo dal primo e modificando la trama?

Il successo dei Mod mi fa pensare che la corsa alla nuova versione che non ha nulla a che vedere con la precedente sia spesso dannosa per le società (intente a spendere milioni di Euro nello sviluppo) e per gli utenti.

Il concetto da tempo ormai si è fatto strada anche nel mondo dei videogames per pc, nel tentativo di sfruttare (vorrei dire spremere) commercialmente il successo di una serie (vedi The Sims), o perché si è quasi obbligati. Sviluppare titoli come Half-Life 2 è un’impresa, sia per le risorse necessarie che per i tempi; meglio dunque proporre un secondo capitolo piuttosto che buttarsi subito nella creazione di un eventuale Half-Life 3.

Che ne pensate?

Mediaset interessata a Fastweb?

Su Mediaset ultimamente girano molti rumors e si fanno ipotesi di ogni tipo. La società è stata chiamata in causa prima per il caso Telecom Italia, poi per quello Endemol (molto più di una semplice voce). Oggi è la volta di Fastweb. La notizia è molto interessante e l’idea non è poi neanche tanto male.

Per come la vedo io Mediaset ha bisogno di trovare un nuovo canale di comunicazione, che le permetta di raggiungere un vantaggio competitivo pesante nei confronti dei concorrenti, Sky (o meglio Murdoch) in primis. E la banda larga è il futuro. Perché permette di produrre un servizio flessibile, iper-personalizzabile, espandibile. Per non parlare poi della certezza del suo feedback, delle statistiche precise (meno costose e decisamente più affidabili di quelle fatte su campioni di consumatori) e dei molteplici spazi pubblicitari che si potrebbero aprire.

In teoria, si potrebbe anche eliminare il concetto classico di spazio pubblicitario così come lo intendiamo oggi. Una tv dove non ci sono spot, ma dove tutto potenzialmente può diventare uno spot. Ad esempio: sto guardando il mio telefilm preferito. Vedo un personaggio con un vestito che mi piace. Ci clicco sopra e in un secondo mi appare una schermata con marca, modello, varianti e negozi dove poterlo acquistare (anche online ovviamente). O ancora: ascolto una canzone, mi piace e in 2 click la sto già scaricando da iTunes. Ci sono decine e decine di modi di sfruttare il mezzo. Ci sono i pro, quindi, ma anche i contro. Non ultimo quello che riguarda la privacy.

Già vedo i dirigenti di Publitalia ‘80 sbavare…

Acer si dà allo shopping

Acer è alla ricerca di un’azienda del settore da acquistare. Si parla di Gateway.

Restyling in arrivo per la PSP

Sembra che Sony abbia confermato la notizia che girava da qualche tempo secondo la quale la PSP subirà un restyling.

 Ray Maguire, manager di SCE UK, ha confermato l’intenzione di Sony di voler produrre una versione più piccola e leggera della sua console portatile. Precisa comunque che le dimensioni del display resteranno le stesse (vero punto di forza della console IMHO).

 La scelta probabilmente è dovuta, oltre che per una strategia del rinnovo, anche per l’interesse che la società ha nel ridurre i costi di produzione (PS3 docet), intervenendo sul perfezionamento dei componenti. Da notare come la stessa strategia sia stata applicata su tutte le console prodotte sino ad oggi da Sony (PlayStation > PSone, PlayStation 2 > PStwo).

Take-Two in difficoltà

Take-Two, sviluppatore di videogames e publisher della mitica serie GTA, ha resi noti i risultati per il Q1 del 2007. Le perdite si aggirano sui 16.3 milioni €, un risultato migliore di quello registrato nello stesso periodo del 2006. Il profitto netto per i primi tre mesi di questo anno è di 210.6 milioni €. In salita anche questo dato.

La compagnia ha un cash flow di 9.1 milioni € prodotto dalle operazioni nel Q1 del 2007, grazie alle ottime performance fatte registrare da titoli come Grand Theft Auto: Vice City Stories, NBA 2K7, Oblivion e altri.

Gli analisti del settore non escludono una potenziale rivolta degli azionisti, collegata con pesanti difficoltà economico-legali dell’azienda (la società è stata coinvolta in uno scandalo delle stock option). Molti i potenziali acquirenti. Perfino Murdoch è all’ascolto. Mah, staremo a vedere. -_-

 Fonte: CNN Money

Viacom denuncia YouTube/Google

Viacom, colosso dell’intrattenimento, chiede a Google un risarcimento da 1 miliardo di dollari per presunta violazione del copyright. >_<

Fonte: Yahoo

Update: sul blog di Marco Montemagno interessanti considerazioni.

Update2: Google risponde.

Google e la comunicazione

Google è famosa, oltre che per i mille servizi e per la filosofia aziendale, anche per lo stile della comunicazione. Pulito, semplice, non dispersivo. L’avesse proposto una qualunque altra organizzazione, probabilmente l’avremmo definito asettico e monotono. Invece è diventato uno dei punti di forza dell’azienda, il suo marchio di fabbrica. Non solo. Già prima dell’avvento dell’era del Web 2.0, Google con le sue pagine pulite e prive di fronzoli ha messo le basi per quella che sarebbe poi diventata la filosofia dei siti web oggi più famosi al mondo: YouTube, Flickr, Digg, ecc.

Prendiamo ad esempio questo video di introduzione a Gmail. Gli utenti americani possono visualizzarlo facilmente dalla pagina delle Novità. Per noi italiani non c’è una versione tradotta, né sottotitolata (avrebbe perso molto del suo appeal), ma non c’è bisogno di capire per filo e per segno di cosa si stia parlando per cogliere il punto. In due parole, questo video mostra alcune delle funzioni principali di Gmail (antispam, organizzazione automatica delle mail, ricerca, chat), e lo fa in pieno stile Google. Come? Introduzione iniziale, un ragazzo (un geek) dall’aria simpatica, un cartello con scritte a mano al posto delle slide, un teatrino “improvvisato” (in realtà tutt’altro che improvvisato) con personaggi fatti di palline di carta, graffette ed altri oggetti da scrivania, che parlano e portano un esempio dell’utilità di quella specifica funzione. Molto bianco e nessun effetto speciale, a parte il fantastico cambio di scena un po’ retro. E sullo sfondo, un ufficio del mitico Googleplex.


Il mezzo di comunicazione cambia, si passa dalla grafica statica (testo+immagini) ai video, lo stile resta lo stesso.

Ciao mondo :)

Si comincia! :)


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Weblog di Lorenzo Artifex Cx,
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