
Uno dei tanti quiz che impazzano su Facebook
No comment.

Uno dei tanti quiz che impazzano su Facebook
No comment.

Io un’idea del genere la vedrei alla grande con un gioco in stile Resident Evil. Però maneggiare il nunchuk con un dito impossibilitato diventa un po’ un casino.
Wii Vitality Sensor: a cosa serve? – Hardware Upgrade
A quando il polmone d’acciaio da collegare al telecomando?
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* Non è un presidio medico chirurgico. Non applicare sulle dita dei piedi o in altre zone che potrebbero venirvi maliziosamente in mente. Evitare il contatto con il naso o con la tromba di Eustachio. Conservare sottochiave e fuori dalla portata dei bambini altrimenti ci giocano loro e addio alla partita del weekend davanti ad una cofana di pasta aglio e olio con rutto libero che sognavate da quando avete acceso il computer in ufficio lo scorso lunedì. Non agitare nelle vicinanze di animali da riporto. Conservare in un luogo asciutto privo di dugonghi e toporagni elefante che si credono ballerini.
L’animazione disponibile sul sito del quotidiano francese Le Monde spiega le cause alla base della silenziosa guerra tra nazioni (Russia, Danimarca, Stati Uniti, Canada, Norvegia) per la conquista di alcune porzioni strategiche di territorio nel Polo Nord. Ne avevo già parlato qualche tempo fa [Stream of Consciousness del lunedì sera].
La bataille de l’Arctique – Planète – Le Monde.fr.
La situazione nel Polo Sud non è molto diversa. Cambiano le parti in gioco, ma le motivazioni all’origine delle mire espansionistiche di Australia, Regno Unito (ecco che le Isole Falkland tornano prepotentemente d’attualità) ed altre nazioni restano le stesse.
L’esasperazione del concetto di brand facile, praticamente “for dummies”.
Risorse correlate: History of Microsoft massive rebranding
Compete pone il quesito giusto nel contesto sbagliato. Ciò che è interessante capire è: i proprietari di uno smartphone possono essere interessati alla gestione delle operazioni bancarie e finanziarie via cellulare? Quello che l’indagine di Compete rileva, invece, sono le attitudini già consolidate degli intervistati e di questi l’82% risponde negativamente affermando che non usa il telefonino per tale scopo.
Se il cliente non percepisce alcuna utilità nella gestione dei conti via cellulare non è perché “non c’è nessuna utilità nel gestire i conti via cellulare”, ma perché l’intervistato probabilmente è cliente di una banca che “non crea utilità attraverso i servizi di gestione dei conti via cellulare”. O di una banca che non sa comunicare.
Le risposte dipendono dalla praticità e dalla compatibilità del servizio offerto con le esigenze del cliente. Penso ad esempio al servizio per iPhone offerto da Che Banca ai suoi clienti. Questo permette di compiere via cellulare operazioni di trasferimento immediato del danaro dal conto deposito al conto tascabile, cioè dal libretto di risparmio al conto corrente/carta di debito. Non sono un loro cliente (anche se ci sto pensando), ma credo che questo servizio sia particolarmente interessante per una banca che fa della liquidità dei depositi il suo punto di forza.
Lo stato di salute di certi servizi Web 2.0 andrebbe tastato con un manico di scopa, come quella volta che da ragazzini stavamo pescando sul Trasimeno e con una canna di bambù cercavamo di capire se quella nutria di fronte a noi inabissata da due ore col dorso a pelo d’acqua fosse ancora viva. Ma questa è un’altra storia e Dio solo sa dove può portarmi continuare a parlare di quella giornata. -.-
Risorse correlate: Stream of Consciousness del lunedì sera
Da mesi ormai Google Chrome è il mio broswer di default nella partizione di Windows, in attesa di poter installare una versione stabile anche su Linux. La società con Chrome è riuscita nel difficile compito di combinare al meglio tre caratteristiche fondamentali (oltre alla sicurezza) per un browser:
Già ad un confronto ad occhio del primo avvio è palese che Google Chrome è di una reattività mai vista, praticamente si apre con la stessa scioltezza di Notepad, mentre Firefox 3.0.10 impiega qualche secondo anche ad installazione pulita e con i plugin più basilari.
La principale critica mossa all’attuale versione di Chrome è la mancanza di estensioni; siamo sicuri che sia una carenza realmente percepibile dall’utente comune? Io in ogni caso resto della filosofia “snello e ben proporzionato”.
In attesa dell’implementazione delle estensioni nelle prossime versioni di Chrome, ciò che si può fare è sopperire alla mancanza di una determinata funzione, alla quale siamo abituati, con un bookmarklet. Credo che i bookmarklet siano una risorsa sottovalutata, sulla quale anche Google dovrebbe puntare di più. Da Wikipedia:
Un bookmarklet è un piccolo programma JavaScript che può essere memorizzato come un normale URL all’interno dei segnalibri (bookmark in inglese) nei browser Web più popolari, o all’interno degli hyperlinks di una pagina Web.
L’utilizzo dei bookmarklet ha principalmente tre vantaggi:
Questo discorso interessa tutti i browser ovviamente, ma è con Chrome che ha maggior senso proprio perché manca un sistema di gestione delle estensioni e perché la “barra dei segnalibri” dove salvare i bookmarklet coincide con la “barra dei preferiti”, che solitamente resta visibile (CTRL+B), pena l’impossibilità di accedere ai preferiti.
Spesso l’utilizzo di un bookmarklet può sostituirsi all’installazione di un’estensione. Di seguito riporto un elenco dei bookmarklet più interessanti che ho incontrato negli ultimi tempi:
Molti siti mettono a disposizione un bookmarklet senza tuttavia valorizzarlo. Basta cercare, il Web è pieno di suggerimenti.
La mia partecipazione a Twitter va scemando in proporzione all’evoluzione di Facebook. Se continua così tra un po’ non ci metterò neanche più piede.
D’oh! >_< Anche questo è un tweet mancato.
Come del resto cantava anche il buon Claudio. Dopo la laurea, stavolta specialistica (Direzione Aziendale), ci voleva una pausa godereccia. Voi come state? Tutto bene? Nel frattempo io cerco di recuperare tra mail da leggere, post da sfogliare e notizie da scorrere nel feedreader. Ad esempio, ok ne avevano parlato anche sulla BBC dei cambiamenti in vista per l’International Herald Tribune… però che impressione vedere il sito dell’IHT fagocitato dal caotico portalone del New York Times. Un vero peccato, IHT.com negli anni era stato concepito molto bene, elegante e razionale. Forse anche troppo, considerando che gli attuali standard vanno nella direzione opposta. E del nuovo URL “http://global.nytimes.com/?iht” ne vogliamo parlare? Mah.
Ci si becca in giro, virtualmente parlando s’intende. ;)
Eh sì lallero, bastasse questo… L’articolo del Wall Street Journal merita comunque una lettura. A seguito dei tagli alle tasse programmati da Obama, ciascun contribuente americano dovrebbe ritrovarsi con 8 dollari in più alla settimana da spendere. Un giornalista del WSJ chiede ad alcuni economisti di suggerire come spendere al meglio questi 8 bucks e contribuire al rilancio dell’economia.
How $8 a Week Can Best Boost the Economy – Real Time Economics – WSJ.
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P.S. Ovviamente l’ironia si spreca tra i commenti all’articolo.
Non posso che essere in sintonia con le decisioni prese dal buon Mark in merito alle novità introdotte su Facebook. Dopotutto, negli ultimi mesi è accaduto esattamente ciò che auspicavo da oltre un anno [Febbraio 2008: "Impressioni su Facebook"; Giugno 2008: "Quello che c’è di buono in FriendFeed"]. L’unica novità che mal digerisco è il funzionamento dell’area Highlights. La sua impostazione va rivista e corretta perché, ora come ora, mostra soltanto un lungo elenco di segnalazioni terribilmente inutili.

Tra l’amico che è diventato fan della sagra della cotenna e l’amica che si dichiara sostenitrice della tintarella di luna, c’è da temere di rincretinirsi per la proprietà transitiva. Spero in un gesto di pietà: l’inclusione di un’opzione per cancellare gli highlight al volo. Quest’area dovrebbe essere destinata a segnalazioni ben più concrete provenienti da Connect, Pages, Photos e Notes in primis.
Riguardo al menu di sinistra, non sono convinto del fatto che la gente sia così interessata a creare dei gruppi “filtro” per il lifestream. Io, per esempio, preferisco seguire gli aggiornamenti di tutti i miei contatti, altrimenti non li avrei neanche aggiunti. C’è ancora qualcosa da imparare dal “Tutorial FriendFeed” che i programmatori di Facebook stanno evidentemente seguendo. Un accesso più agevole a gruppi e pagine, tanto per cominciare.
In ultimo, darei maggior risalto al bookmarklet per pubblicare note e contenuti vari, molto utile e poco diffuso.
Risorse correlate: Uno sguardo alle novità in arrivo su Facebook
Legenda: X = licenziamenti/inattività, Y = blogger.

Un menu “al passaggio del mouse” che duplica il contenuto del menu da tasto destro. E un’etichetta. Tutti insieme appassionatamente.
Il commento sul sito del Sole 24 Ore: “La crisi finanziaria spiegata in 11 minuti“.
Considerando che Mark per gli screenshot utilizza sempre il tema di default di Ubuntu, devo forse dedurre che questo è il nuovo tema ufficiale di Ubuntu 9.04 Jaunty Jackalope?

SPSS è un rinomato software commerciale per l’analisi statistica, particolarmente noto a chi si occupa di marketing. PSPP è l’alternativa (compatibile) open source prodotta da un volenteroso manipolo di programmatori, impegnati in un progetto che sta dimostrando di crescere bene e con una certa costanza. Recentemente è stata aggiunta l’interfaccia grafica tramite la quale è possibile eseguire operazioni basilari come l’analisi delle statistiche descrittive (frequenze, tabelle a doppia entrata, etc.), l’analisi della varianza, il calcolo della regressione lineare ed altro, comprese le operazioni sui dati. Il prodotto non è completo, molti metodi di analisi statistica non sono stati implementati al momento, ma le premesse sono ottime. Per chi vuole approfondire il discorso, su Linux.com c’è un interessante articolo a riguardo: “PSPP brings an industry standard statistical tool to Linux“.
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Nota: PSPP è disponibile per Windows, Mac e Linux.

Ogni servizio Google ha il suo colore e la sua grafica. Ma i programmatori dei vari team si parlano tra loro?

E adesso chi glielo dice che Ken non fa Shiro di cognome? Si chiama Kenshirō, per gli amici (e per chi vuole morire entro 10 secondi) Ken¹. Io al 90% degli utenti Facebook proibirei di creare gruppi per manifesta insipienza dei temi che trattano.
Mi sento molto “Jeff ‘Uomo dei fumetti’ Albertson“. -.-
In allegato una discussione tra luminari di qualche anno fa su un newsgroup:
Tizio: “Più che altro si chiama Kenshiro… è il nome… non si chiama Ken di nome e Shiro di cognome… maledetto ignorante”.
Caio: “Ah, quindi in comune non fa la fila come signor Sciro? E questo mi deve fare pensare che non esista neanche un sig. Delle Nuvole…”.
Sempronio: “AHH siii? E allora di Mila e Shiro cosa mi dici?? SHIRO ERA IL COGNOME!!”.
Mevio: “Maledetto cafone vai al porto a scaricare i container”.
Filano: “ContainerS, visto che sono più di uno…”.
Calpurnio: “Container visto che siamo in Italia”.
Viandante: “Infatti è normale sentire la gente dire: a pranzo ho mangiato due sandiwchs, poi sono andato a comprare due tastiere e due mouses…”.
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¹ No, a differenza di Ken, Al Bano = Albano. -.-;
La Rai ha radicalmente rinnovato il sito web e tutti i servizi complementari (es. Rai.tv). Mi piace la nuova homepage, moderna e facile da usare, piuttosto simile al sito della BBC. Checché se ne dica in giro, la decisione di ricorrere a Microsoft Silverlight anziché Adobe Flash non la trovo sbagliata. Se è vero che la prima soluzione è tecnicamente superiore alla seconda, allora c’è poco di cui lamentarsi. Trattandosi di due tecnologie proprietarie, la maggior diffusione del plugin Flash non può costituire un “bonus” da solo sufficiente a far risultare vincente a prescindere la piattaforma Adobe sulle tecnologie concorrenti, ed è giusto condurre delle valutazioni di tipo tecnico e commerciale sulle alternative disponibili sul mercato. Cosa che presumo abbia fatto anche la Rai. Solo lo streaming dei video è in Silverlight, mentre i componenti grafici della homepage si appoggiano a Flash, e agli utenti Linux il servizio Rai.tv suggerisce correttamente il link per installare Moonlight.
C’è da dire che l’impegno della Rai nel fornire servizi come i canali in streaming, l’archivio delle trasmissioni, Rai Notizie, i canali Junior, RaiSport Più e tutto il resto è encomiabile. Non so a voi, ma a me tutte queste attenzioni da parte di una società pubblica italiana nello sviluppare il proprio sito web stupiscono non poco.
Anche per chi desidera godere delle dirette in streaming dal player multimediale prediletto non mancano le possibilità.
Il che vuol dire che per registrarle col miglior player multimediale esistente, VLC (che è open source), basta andare su Media > Converti/Salva, selezionare Rete, inserire l’indirizzo, cliccare su Converti/Salva, e nella schermata successiva indicare che tipo di file video si vuole ottenere (esempio selezionando Ogg/Theora dal menu a tendina) e in quale cartella.

Nonostante la strabiliante crescita di Facebook e l’affermazione del servizio come mezzo di comunicazione di massa di nuova generazione [Cos’è Facebook oggi: comunicazione e social graph], l’utilizzo di tale strumento per la comunicazione tra le organizzazioni e gli utenti/clienti è ancora al minimo del suo potenziale.
Poche sono le organizzazioni (società, enti non profit, gruppi musicali, etc.) che sfruttano Facebook Pages e gli Updates per mandare messaggi ai fan (coloro che volontariamente dichiarano di essere interessati ad un determinato brand/prodotto/servizio/argomento e che per questo si iscrivono alla pagina di riferimento accettando di ricevere comunicazioni da parte del gestore).
Io ad esempio sono iscritto a 12 pagine, tra cui la pagina dei fan di Terry Gilliam, di Clint Eastwood e dei Monty Python. Gli unici update però mi arrivano dai The Ting Tings, da Top Gear e di tanto in tanto da Wired. Poca roba.

Il gruppo musicale inglese indie The Ting Tings sfrutta intelligentemente l’opportunità per comunicare ai fan le date dei concerti, le apparizioni in tv ed eventuali iniziative. Lo stesso hanno fatto i Kaiser Chiefs al momento dell’uscita del nuovo album (poi però non si sono più fatti vivi).
Insomma, lo strumento è ampiamente sottoutilizzato perché, tra la comunicazione push ed il word-of-mouth (generato dagli utenti e autogenerato da news feed), Facebook offre un canale di comunicazione diretto con clienti e possibili clienti dal potenziale estremamente elevato. In più c’è troppa confusione tra pagine ufficiali e non ufficiali: non è mai abbastanza chiaro chi sia l’effettivo responsabile della pagina alla quale ci si iscrive, se l’organizzazione o un tizio che abita in una roulotte a forma di salsiccia argentata nel deserto del Nevada.