Starbucks e l’economia del cappuccino (nascosto)

Un articolo su Slate (Washington Post) parla dell’apparente paradosso dello “small cappuccino” da 8 oz (circa 24 cl), che fa parte dell’offerta di Starbucks, ma che non appare nei menu della catena americana. La scelta è chiaramente quella di orientare i consumatori verso il cappuccino “tall” da 12 oz (circa 35 cl), che garantisce margini più alti a fronte però di una resa inferiore in termini di rapporto caffè/latte (in pratica, un caffellatte).

A 20-ounce cappuccino is an oxymoron. Having sampled the short cappuccino in a number of Starbucks across the world, I can confirm that it is a better drink than the buckets of warm milk—topped with a veneer of froth—that the coffee chain advertises on its menus.

via The mystery of the “short” cappuccino. – Slate Magazine.

Note dal Viaggio a Hong Kong #2: la metropolitana e lo shopping

Da appassionato di metropolitane e servizi pubblici la prima cosa che ho apprezzato è stata l’organizzazione e l’economicità del sistema di trasporto pubblico di Hong Kong: metropolitana, autobus, minibus, tram, battelli, Peak tram, etc.

L’MTR (la metropolitana) è efficiente e di una pulizia estrema. Tutto è lindo e lucido, non c’è nulla per terra perché nessuno butta nulla per terra. I convogli passano ogni 2/3 minuti e le linee di scambio per altre destinazioni sono poste una di fronte all’altra, in modo tale che, se si deve scendere per prendere la coincidenza, basta camminare 20 metri e prendere il convoglio che ferma di fronte. Il pericolo di cadere o di essere spinti sui binari è scongiurato dalle porte trasparenti a scorrimento che si sviluppano sull’intera lunghezza del binario e che si aprono in linea ed in contemporanea a quelle del convoglio.

Riguardo alla pulizia, la prima foto allegata parla da sola. Direste che si tratta di una scala mobile dove transitano decine di migliaia di persone al giorno?

Si accede al servizio con il biglietto o con la Octopus Card, una carta ricaricabile che va sfiorata in ingresso e in uscita sui sensori posti ai cancelli. Con questa è possibile pagare su qualunque mezzo pubblico di trasporto ed è possibile perfino effettuare degli acquisti presso i negozi ed i distributori predisposti con la lettura a sfioramento della carta. Inutile dire che pagare con la Octopus è decisamente più comodo e veloce che pagare con la carta di credito.

L’abilità nel commercio tipicamente cinese non poteva che tradursi in un’opportunità in più per creare degli spazi commerciali complementari al servizio di trasporto pubblico. Le stazioni ed i sottopassaggi della metropolitana sono a tutti gli effetti dei centri commerciali, con negozi, piccoli supermercati, bar, distributori automatici e una marea di ATM/sportelli per il prelievo o il deposito di contanti.

Molto spesso i sottopassaggi e le stazioni della metropolitana si sviluppano letteralmente all’interno dei centri commerciali, al piano seminterrato della classica mall da 14 piani di negozi e ristoranti. Questo vuol dire che per prendere la metropolitana si passa per i corridoi del centro commerciale. C’è di più: a volte si passa dentro il negozio! Per fare un esempio, è come dire che per arrivare al binario della metropolitana devi passare dentro ad un H&M. Geniale, se vivi in un paese di persone irreprensibili come HK.

Sì insomma, un altro mondo, tanto nella pulizia quanto nel rispetto dei luoghi e dei servizi pubblici.

Risorse correlate: Note dal Viaggio a Hong Kong #1

Note dal Viaggio a Hong Kong #1

Sono rientrato a Bologna da poco più di una settimana, ma ho ancora negli occhi la bellezza dei momenti passati. Mi manca Hong Kong. Mi mancano la sua pulizia, la sua eleganza, l’infinita bellezza della baia di sera e di giorno, i parchi naturali e le tante possibilità per gli appassionati (come me) di escursionismo, le isole e le spiagge. Mi manca l’odore del cibo per strada, il bubble tea, il succo di canna da zucchero, il pineapple nut bread, la cena hot pot e mi dispiace di aver provato solo alcune delle numerose varianti di dim sum. Mi manca la vita frenetica, il suono della città, quell’atmosfera antica e moderna al tempo stesso, perfino il suono assordante dei semafori pedonali che riecheggia ad ogni angolo della strada e con ritmo diverso, sia col rosso che col verde.

Lo stile di vita in città è lontano dal nostro. Tutto si svolge freneticamente: dal camminare per strada al mangiare. Il primo giorno a Hong Kong Island è stato subito educativo: fuori dall’uscita E della stazione della MTR di Causeway Bay mi sono ritrovato improvvisamente travolto da una slavina di persone. “Pensa velocemente e cammina senza incertezze” sembrano dire. Basta poco tempo per farci l’abitudine e prendere il ritmo, e senza nemmeno accorgertene ti ritrovi a lamentarti della lentezza degli altri.

L’approccio tra le persone è piuttosto diretto, veloce e privo di fronzoli, anche se sono sempre tutti disposti ad aiutarti e si assicurano che tu abbia capito. I camerieri dei ristoranti di cucina tipica cinese non si sperticano in gentilezze. Ti guardano come a chiederti “Cosa vuoi?”, ti ascoltano con un orecchio mentre avvicinano all’altro l’auricolare col quale impartiscono ordini ai camerieri nella sala, ti accompagnano al tavolo che puliscono e apparecchiano nel nello stesso tempo che impieghi a sederti e toglierti la giacca. Un minuto dopo aver scelto cosa mangiare ti stanno già portando le pietanze, con modi talmente sbrigativi che sembra quasi che te le tirino.

La gente poi non parla, urla. Parlano ad alta voce per la strada, al ristorante, quando devono venderti qualcosa, praticamente sempre. Mi è rimasto impresso il tizio che, al molo dove dovevamo prendere l’aliscafo per Macao (un molo organizzato alla perfezione come fosse un aeroporto, con tanto di gate e controllo immigrazione), promuoveva la compagnia per la quale lavorava gridando come un venditore da strada ed invitando la gente ad acquistare i biglietti della sua compagnia.

Prima di partire ero dubbioso sui tempi di adattamento ad un contesto così diverso. Tutto sommato è stato più facile del previsto adattarsi al loro stile di vita. Una di quelle esperienza alla fine delle quali ringrazi te stesso per l’opportunità che ti sei dato e ti chiedi se tornerai a “vivere” in quella città.¹ Nel mio caso la risposta è scontata: tornerò perché già mi manca. Così come so già che tornerò a parlare del mio viaggio perché ho troppe cose da raccontare. :)


¹ Non mi piace girare la città da turista, nei limiti del possibile cerco sempre di adattarmi al contesto e vivere da cittadino “con le ore contate”.

Risorse correlate: Note dal Viaggio a Hong Kong #2: la metropolitana e lo shopping

La Lonely Planet c’è! Guida agnostica alle guide turistiche

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La guida c’è, il passaporto pure. Quello che manca sono 10 giorni di fila completamente liberi per partire, preferibilmente in primavera o in autunno. Anche da solo.

Ottima iniziativa quella di Repubblica che permette di acquistare le Lonely Planet a 9,90 € al posto dei 18 €, prezzo pieno applicato in libreria. Ne ho approfittato con mucho gusto sia per NYC che per Londra.

Girando per il Web a caccia di informazioni e pareri sulle Lonely Planet ho scoperto che c’è un vero e proprio culto pagano per le guide turistiche. Naturalmente non mancano confronti e flame. C’è chi le vorrebbe aggiornate all’altro ieri, chi impreca contro gli autori perché il gelataio Pincopalla segnalato in via Vattelapesca ora è un sexyshop, e poi c’è chi, seguendo la guida alla lettera, si ritrova al tavolo del bar circondato da altri lonelyplanettari che hanno seguito le stesse indicazioni. Ed il bello è che rimane sorpreso! -.-’

Come in tutte le cose, anche nell’individuare la migliore guida i pareri sono discordanti. C’è chi afferma che le Rough Guides sono imbattibili, chi le considera un’imitazione delle Lonely Planet e preferisce queste ultime, chi loda la semplicità delle Routard, e chi non parte senza avere in macchina una guida del Touring Club. Facendo una media dei commenti dei viaggiatori più incalliti però, sembra che le migliori in assoluto siano le Footprint, dettagliate ed iper-aggiornate. Purtroppo non sono riuscito a trovarle in nessun negozio di Bologna e quindi ho il dubbio che non esista la versione in italiano. In libreria ho notato anche le guide del National Geographic, economiche e ricche di bellissime foto, e le Clup Guides, apparentemente ben fatte.

Anche in questo settore l’avvento di Internet ha cambiato le carte in tavola, penalizzando i produttori di guide turistiche. Se devo scegliere un hotel probabilmente darò maggior peso alle recensioni pubblicate dagli utenti/viaggiatori dell’impareggiabile TripAdvisor piuttosto che al commento stringato di una guida. Per non parlare poi delle tante guide gratuite disponibili su Internet, come Shmap o le Arrival Guides segnalate da Ryanair.

Gli editori sono corsi ai ripari escogitando nuove iniziative: Pick&Mix, che permette di acquistare via Internet singoli capitoli in formato PDF (utile per i viaggi con più destinazioni), social network, video sharing (esempio, lonelyplanet.tv) ed altro.

Resta il fatto che avere in tasca durante il viaggio la guida prediletta equivale ad avere sempre con se la garanzia di divertirsi e conoscere a fondo il luogo visitato. Ed io, a forza di leggere guide su New York, ormai la conosco meglio di Bologna.

Update: le guide Footprint sono finalmente disponibili anche in Italia (distribuzione White Star). Le ho viste proprio questa mattina e segnalo anche che fino ad agosto resteranno in offerta lancio ad un prezzo leggermente ribassato.