Cos’è Google Wave? Prime idee per una email intelligente

Scoble non ha capito una fava di cosa è e cosa non è Google Wave. Pensare anche solo per un istante che Google Wave possa avere a che fare con Twitter o FriendFeed è una forzatura ridicola. Così come è ridicolo pensare all’email solo nell’ambito della sfera personale, tralasciando l’importanza dell’email nelle aziende.

LNotes

Sfogliare le mail in Lotus Notes è come cercare un ago…

Quando si ricevono decine e decine di mail al giorno, molto spesso in risposta a mail precedenti, in un continuo rimpallarsi di allegati, riferimenti, citazioni e contenuti duplicati, si realizza che quelli che dovrebbero essere “moderni software di gestione delle mail” offrono un approccio all’organizzazione dei messaggi tanto lineare quanto poco evoluto. E te ne rendi conto specialmente quando ti trovi davanti ad un muro di messaggi da leggere con Oggetti del tipo: “Re: Rif: R: Fw: Rif: Re: Campagna stampa XYZ”.

Le idee innovative dentro Google Wave

Già il fatto di poter organizzare le mail in thread (come insegna Gmail) o wave, vuol dire avere una inbox incontrovertibilmente più ordinata, facile da gestire e soprattutto senza duplicazioni. In più, la possibilità di rivedere in playback la sequenza di email ricevute (quando, da chi e in risposta a cosa), abbassa ulteriormente la difficoltà di lettura di un elenco di messaggi che potrebbe essere anche esageratamente lungo. In aggiunta, la flessibilità dell’ambiente e le numerose possibilità di collaborazione in real-time offrono uno strumento di lavoro dinamico e plasmabile. L’autore di questo video secondo me ha colto bene l’importanza di quel “3,5% di funzioni” su cui si basa Google Wave.

Paradossalmente, una delle novità più caratteristiche di Google Wave, ossia la chat con le singole lettere digitate mostrate in real-time, credo sia la meno utile a livello pratico. In chat capita con una certa frequenza di digitare una parola o una frase e di pensare all’ultimo istante di cancellarla e usarne un’altra. Chattare e sapere di spedire il messaggio solo dopo aver premuto il tasto Invio è un modo per cautelarsi da eventuali errori/casini provocati da parole distrattamente/inopportunamente digitate.

Posterous? Meglio semplificare WordPress

Mi aspetto in tempi brevi che il team di sviluppo rilasci novità volte a posterous-izzare WordPress. Il successo di Posterous (relativo come spesso accade perché funziona solo tra geek non giovani) è dettato dalla sua semplicità e dal fatto di rimarcare l’importanza del lifestreaming oggi.

Posterous non ha niente che WordPress non offra già. Il difetto di WordPress è la goffaggine. Parlando di WordPress.com infatti:

  • Il lifestream c’è, ma è lento se si appoggia agli RSS (difatti rispondono con RSS Cloud)
  • Il bookmarklet c’è, ma è macchinoso
  • L’app per iPhone c’è, ma richiede troppi passaggi
  • La pubblicazione via mail c’è e funziona bene, anche per le risposte ai commenti
  • Per embeddare una risorsa esterna (es. un video di YouTube) occorre inserirla tra i tag o copiare il codice
  • Per caricare un file audio/video occorre pagare

Niente di trascendentale. C’è solo da operare di fino per snellire ciò che esiste già.

Marketing e Open Source #6: Cosa cambia con l’arrivo di Google Chrome OS?

L’ostacolo principale per la crescita e la diffusione di massa di Linux è da tempo uno: la mancanza di progetti commercial focalizzati ed ambiziosi che puntino con credibilità sulla piattaforma GNU/Linux per il mercato PC consumer. Questo perché, come dicevo tempo fa [Marketing e Open Source #5: Linux al cospetto della prima vera opportunità di crescita], offrire gratuitamente un sistema operativo non è di per sé condizione sufficiente a decretarne il successo.

Negli anni di Corel, Red Hat, Fedora, Mandrake, Mandriva, SuSE, Debian, Xandros, etc. di passi in avanti dal punto di vista delle tecnologie se ne sono fatti molti, ma dal punto di vista delle cifre se ne sono fatti pochi.

Quanto invece più improvvisa ed esplosiva è stata la crescita di Linux e della filosofia open source nel mercato degli smartphone solo negli ultimi 12 mesi?

La concorrenza si vince giocando su un campo comune, quello delle strategie commerciali, facendo leva sulle armi in più in proprio possesso.

Oggi Google annuncia di voler partecipare al gioco oltre i confini nei quali già opera con Android. Ci sono dunque buone possibilità che, anche per i PC (per ora meglio parlare solo di netbook), la partita diventi più interessante ed equilibrata.

We hear a lot from our users and their message is clear — computers need to get better. People want to get to their email instantly, without wasting time waiting for their computers to boot and browsers to start up. They want their computers to always run as fast as when they first bought them. They want their data to be accessible to them wherever they are and not have to worry about losing their computer or forgetting to back up files. Even more importantly, they don’t want to spend hours configuring their computers to work with every new piece of hardware, or have to worry about constant software updates. And any time our users have a better computing experience, Google benefits as well by having happier users who are more likely to spend time on the Internet.

Official Google Blog: Introducing the Google Chrome OS.

Google Chrome e l’utilità dei bookmarklet

Google Chrome e Bookmarklet

Da mesi ormai Google Chrome è il mio broswer di default nella partizione di Windows, in attesa di poter installare una versione stabile anche su Linux. La società con Chrome è riuscita nel difficile compito di combinare al meglio tre caratteristiche fondamentali (oltre alla sicurezza) per un browser:

  1. la velocità di avvio (soprattutto il primo avvio)
  2. la velocità di visualizzazione delle pagine Web
  3. l’elevata compatibilità con le pagine Web

Già ad un confronto ad occhio del primo avvio è palese che Google Chrome è di una reattività mai vista, praticamente si apre con la stessa scioltezza di Notepad, mentre Firefox 3.0.10 impiega qualche secondo anche ad installazione pulita e con i plugin più basilari.

La principale critica mossa all’attuale versione di Chrome è la mancanza di estensioni; siamo sicuri che sia una carenza realmente percepibile dall’utente comune? Io in ogni caso resto della filosofia “snello e ben proporzionato”.

In attesa dell’implementazione delle estensioni nelle prossime versioni di Chrome, ciò che si può fare è sopperire alla mancanza di una determinata funzione, alla quale siamo abituati, con un bookmarklet. Credo che i bookmarklet siano una risorsa sottovalutata, sulla quale anche Google dovrebbe puntare di più. Da Wikipedia:

Un bookmarklet è un piccolo programma JavaScript che può essere memorizzato come un normale URL all’interno dei segnalibri (bookmark in inglese) nei browser Web più popolari, o all’interno degli hyperlinks di una pagina Web.

L’utilizzo dei bookmarklet ha principalmente tre vantaggi:

  1. non rallenta l’esecuzione del browser, anzi contribuisce a mantenerlo snello senza sovraccaricarlo di plugin
  2. è valido per qualunque browser
  3. è di immediata installazione/rimozione

Questo discorso interessa tutti i browser ovviamente, ma è con Chrome che ha maggior senso proprio perché manca un sistema di gestione delle estensioni e perché la “barra dei segnalibri” dove salvare i bookmarklet coincide con la “barra dei preferiti”, che solitamente resta visibile (CTRL+B), pena l’impossibilità di accedere ai preferiti.

Spesso l’utilizzo di un bookmarklet può sostituirsi all’installazione di un’estensione. Di seguito riporto un elenco dei bookmarklet più interessanti che ho incontrato negli ultimi tempi:

  1. PDF Download > Salva la pagina Web in PDF
  2. Google Translate > Traduce in italiano il testo selezionato da qualunque lingua
  3. Kwout > Crea lo screenshot di una pagina Web
  4. Share on Facebook
  5. Share on FriendFeed > Il bookmarklet di FriendFeed è tra i più riusciti
  6. WordPress Press This! > Crea un post in WordPress partendo da testo/immagini/video selezionati
  7. TinyURL
  8. Gmail This
  9. Google Bookmarks (in fondo alla pagina della versione inglese di Google Bookmarks)
  10. Converti video > Converte e salva i video dai siti di video sharing

Molti siti mettono a disposizione un bookmarklet senza tuttavia valorizzarlo. Basta cercare, il Web è pieno di suggerimenti.

PSPP, alternativa open source a SPSS

PSPP

SPSS è un rinomato software commerciale per l’analisi statistica, particolarmente noto a chi si occupa di marketing. PSPP è l’alternativa (compatibile) open source prodotta da un volenteroso manipolo di programmatori, impegnati in un progetto che sta dimostrando di crescere bene e con una certa costanza. Recentemente è stata aggiunta l’interfaccia grafica tramite la quale è possibile eseguire operazioni basilari come l’analisi delle statistiche descrittive (frequenze, tabelle a doppia entrata, etc.), l’analisi della varianza, il calcolo della regressione lineare ed altro, comprese le operazioni sui dati. Il prodotto non è completo, molti metodi di analisi statistica non sono stati implementati al momento, ma le premesse sono ottime. Per chi vuole approfondire il discorso, su Linux.com c’è un interessante articolo a riguardo: “PSPP brings an industry standard statistical tool to Linux“.


Nota: PSPP è disponibile per Windows, Mac e Linux.

Il nuovo sito della Rai e i canali in streaming (da registrare con VLC)

Rai.it

La Rai ha radicalmente rinnovato il sito web e tutti i servizi complementari (es. Rai.tv). Mi piace la nuova homepage, moderna e facile da usare, piuttosto simile al sito della BBC. Checché se ne dica in giro, la decisione di ricorrere a Microsoft Silverlight anziché Adobe Flash non la trovo sbagliata. Se è vero che la prima soluzione è tecnicamente superiore alla seconda, allora c’è poco di cui lamentarsi. Trattandosi di due tecnologie proprietarie, la maggior diffusione del plugin Flash non può costituire un “bonus” da solo sufficiente a far risultare vincente a prescindere la piattaforma Adobe sulle tecnologie concorrenti, ed è giusto condurre delle valutazioni di tipo tecnico e commerciale sulle alternative disponibili sul mercato. Cosa che presumo abbia fatto anche la Rai. Solo lo streaming dei video è in Silverlight, mentre i componenti grafici della homepage si appoggiano a Flash, e agli utenti Linux il servizio Rai.tv suggerisce correttamente il link per installare Moonlight.

C’è da dire che l’impegno della Rai nel fornire servizi come i canali in streaming, l’archivio delle trasmissioni, Rai Notizie, i canali Junior, RaiSport Più e tutto il resto è encomiabile. Non so a voi, ma a me tutte queste attenzioni da parte di una società pubblica italiana nello sviluppare il proprio sito web stupiscono non poco.

Anche per chi desidera godere delle dirette in streaming dal player multimediale prediletto non mancano le possibilità.

  1. Rai Uno: http://mediapolis.rai.it/relinker/relinkerServlet.htm?cont=983
  2. Rai Due: http://mediapolis.rai.it/relinker/relinkerServlet.htm?cont=984
  3. Rai Tre: http://mediapolis.rai.it/relinker/relinkerServlet.htm?cont=986
  1. Rai Uno: http://mediapolis.rai.it/relinker/relinkerServlet.htm?cont=4154
  2. Rai Due: http://mediapolis.rai.it/relinker/relinkerServlet.htm?cont=4155
  3. Rai Tre: http://mediapolis.rai.it/relinker/relinkerServlet.htm?cont=4137

Il che vuol dire che per registrarle col miglior player multimediale esistente, VLC (che è open source), basta andare su Media > Converti/Salva, selezionare Rete, inserire l’indirizzo, cliccare su Converti/Salva, e nella schermata successiva indicare che tipo di file video si vuole ottenere (esempio selezionando Ogg/Theora dal menu a tendina) e in quale cartella.

Scoble intervista Matt Mullenweg, chiacchiere e chicche in anteprima

scobleintervistamullenweg

Molto interessante l’intervista di Scoble a Matt Mullenweg per FastCompany. Ancora una volta il fondatore di Automattic dimostra di essere un imprenditore completo e estremamente lucido nei ragionamenti.

Nell’intervista (divisa in due parti) si parla di un po’ di tutto. Ovviamente di WordPress 2.7 (dashboard fluida e personalizzabile, migliore gestione dei commenti, shortcut da tastiera, aggiornamenti semplici, etc.), ma anche d’altro. Ecco gli spunti più interessanti.

  • Cosa vorrebbe implementare nelle prossime versioni di WordPress: commenti evoluti (e qui torna utile IntenseDebate), immagini e fotografie taggate in stile Facebook (per categorizzare non più solo gli articoli, ma anche concetti, scene di vita vissuta, idee, etc. espressi nelle immagini).
  • WordPress è una piattaforma, e in quanto tale è importante curarne tutti gli aspetti: l’intero ecosistema, il core, gli add-on e così via. Microsoft per certi versi rappresenta il più importante esempio di successo nell’approccio alla gestione di una piattaforma i cui punti chiave sono: 1) retrocompatibilità, 2) forte attenzione agli sviluppatori.
  • Come dovrebbe cambiare l’advertising. A tal proposito è Mullenweg che fa una domanda a Scoble: “Quand’è l’ultima volta che hai cliccato su un messaggio pubblicitario?”. E’ passato del tempo è la risposta. Eppure quanti acquisti effettua una persona nell’arco di un anno?

Poi la discussione si sposta su Twitter e Scoble rivela che è in arrivo una nuova funzione molto interessante (non si capisce bene se interna o sviluppata da altri) chiamata People Browser. A quanto pare dovrebbe permettere agli utenti di suddividere i contatti (following) in gruppi in modo da seguire solo i twit provenienti da uno specifico gruppo, col quale sarà anche possibile dialogare. Vi è subito venuto in mente FriendFeed? Anche a me. :P

Mozilla Foundation dipende pesantemente da Google

mozilla-financial-statements-2007

Di quei 68 milioni e rotti di dollari che entrano dalle royalties sui motori di ricerca, 66 li mette Google (circa l’88%, in crescita dall’85% del 2006). E’ il caso di farlo notare a chi si lamenta dei troppi riferimenti a Google nei prodotti Mozilla. Suppongo che Google goda di sgravi fiscali legati alla natura non-profit della fondazione.

[via e via]

Raccogliere le opinioni degli utenti, due modelli a confronto: WordPress e Ubuntu

Automattic (WordPress) e Canonical (Ubuntu) hanno un differente approccio alla gestione delle opinioni degli utenti.

polldaddyAutomattic ha impostato il percorso di sviluppo della versione 2.7 (in arrivo nei prossimi giorni) sulla base di una serie di sondaggi per mezzo dei quali si chiedeva agli utenti WordPress.com quali fossero le loro preferenze in merito a configurazioni differenti della nuova dashboard, scegliendo tra un lungo elenco di funzioni e combinazioni possibili. Si tratta di vere e proprie indagini con domande a risposta multipla condotte tra gli oltre 4 milioni di utenti del servizio WordPress.com attraverso una “richesta di partecipazione” evidente, ma discreta (push). Quindi se è vero che si è obbligati a scegliere tra un numero relativamente ridotto di alternative proposte (il limite delle multiple choice), è vero anche che proprio grazie alle ripetute richeste di partecipazione ai sondaggi si percepisce un forte interesse dell’azienda a conoscere opinioni ed abitudini degli utenti in merito a ciascuna singola funzione modificata. Lo strumento sondaggio restituisce poi valori percentuali utili a calcolare una statistica delle preferenze degli utenti.

ubuntubrainstormCanonical dal canto suo sfrutta un modello passivo permanente di raccolta delle opinioni degli utenti basato sul sito Ubuntu Brainstorm. Dico passivo perché in questo caso l’azienda non chiede con solerzia e profondo interesse percepito di rispondere ad un certo numero di sondaggi. Al contrario gestisce un sito attraverso il quale raccoglie (pull) le opinioni degli utenti, prevalentemente di coloro sufficientemente automotivati da creare un nuovo account, loggarsi ed inviare un’idea o la richiesta di implementazione di una funzione scrivendo (in inglese) una descrizione esaustiva. E’ chiaro che se da una parte questo modello permette piena libertà di espressione (non vincola la scelta tra una serie di domande a crocetta come nel primo caso), è vero anche che lo spettro degli utenti sufficientemente motivati ad esprimere la propria opinione arrivando in fondo all’iter procedurale si riduce drasticamente rispetto al totale. E’ mia opinione poi che questi strumenti servano in realtà più a sondare l’umore degli utenti che a fornire dati utili all’atto pratico per impostare lo sviluppo di un software verso una certa direzione piuttosto che un’altra. Questo perché i dati in valore assoluto (è il caso di Ubuntu Brainstorm) non sono significativi quanto le rilevazioni statistiche percentuali su ampia base.

Quale dei due modelli sia più adatto allo scopo non è cosa immediata da stabilire, anche perché bisognerebbe essere degli insider per conoscere i veri motivi (ed i risultati) che hanno spinto le due aziende ad adoperarsi diversamente. Inoltre, un modello non esclude l’altro, e proprio perché rappresentano finalità differenti possono essere compatibilmente affiancati tra di loro. Giudicando dall’apparenza direi comunque che il modello Automattic sembra essere più solido ed impegnato, mentre il modello Canonical sembra più di contenimento.

L’articolo dovrebbe finire qui, ma già che ci sono apro una parentesi e colgo l’occasione per elogiare il lavoro degli sviluppatori Automattic che hanno rivoluzionato la dashboard di WordPress 2.7 (in arrivo entro novembre) dando prova di non aver paura del cambiamento e di essere estremamente innovativi e aperti al dialogo. Qualche mese fa li avevo criticati per alcune scelte in merito alla vecchia dashboard, scelte che verranno cancellate con l’arrivo della versione 2.7. Detto tra noi, la nuova dashboard è spettacolare! Il nuovo payoff evidenzia chiaramente quanto detto. WordPress 2.7. This time it’s personal! (video ufficiale di preview).


P.S. Gli utenti WordPress.com come sempre dovrebbero ricevere la novità in leggero anticipo rispetto al resto.

Marketing e Open Source #5: Linux al cospetto della prima vera opportunità di crescita

Senza una buona strategia commerciale alle spalle non si va da nessuna parte. E’ quello che gli sviluppatori di distribuzioni GNU/Linux consumer hanno finalmente capito. Se noti obiettivi di diffusione come il 10×10 non verranno neanche lontanamente raggiunti non è per demerito dei sistemi operativi a base Linux, che certamente hanno raggiunto una significativa maturità, completezza e facilità di utilizzo.¹ In un mercato disciplinato dagli accordi commerciali e drogato dalla pirateria informatica, alzare la voce nel tentativo di comunicare al mondo che è disponibile un software open source di pari livello rispetto alla concorrenza, gratuito e talvolta più sicuro non è condizione sufficiente.

La battaglia va giocata su un campo diverso, quello degli accordi commerciali, facendo valere gli stessi punti di forza che senza una strategia ragionata e risoluta non troverebbero occasione di esprimersi. Per questo sono rimasto positivamente colpito mesi fa dall’accordo tra Ubuntu ed Intel [Shuttleworth ha fatto bingo! Ubuntu Netbook Remix]; nonostante questo continuo a ritenere che Canonical potrebbe e dovrebbe fare molto di più, lavorando sull’assistenza commerciale e su un’offerta più flessibile (per quale motivo Dell è costretta a sviluppare internamente l’interfaccia utente del Dell Mini 9?!).

Analisi di settore riportano che 3 PC su 10 venduti da Asus girano con Linux e che alla fine dell’anno i computer con sistema operativo Linux venduti dall’azienda potrebbero toccare i 2.4 milioni.

The company shipped 2.5 million notebooks in the first half of this year, 1.7 million units in the third quarter and is expecting to ship 1.9 million units in the fourth quarter, bringing the company’s annual notebook shipments in 2008 to at least six million units.” Breaking that down by operating system, “The ratio of Eee PCs preloaded Windows XP and Linux stands at 7:3.

asus-eee

Cosa ancor più importante: i produttori hardware hanno cominciato a prendere seriamente in considerazione ciò che evangelist e hacker sostengono da sempre. Per la prima volta nella storia del settore desktop dunque Linux ha un’opportunità concreta di diffusione, occorre vedere se qualcuno sarà abbastanza abile da sfruttarla. Le cose per il momento procedono a passo incerto. Ciò mi lascia relativamente perplesso su modi e metodi, perché nel frattempo continuo a pensare: “Quanto potrebbe essere di rottura un netbook a basso costo (nell’ordine dei 200/300 dollari) con un hardware unico a livello mondiale (con i vantaggi che una certa azienda di Cupertino conosce bene), un software open source sviluppato al 95% esternamente da appassionati volontari, stabile ed ufficialmente supportato/assistito in ogni singolo aspetto hardware/software da un’alleanza commerciale tra partner, il tutto in un mercato che tende sempre di più al cloud computing?”.

Risorse esterne correlate: Why Your Next Computer Might Be A Linux PC


¹ Semmai l’errore più grave che un gruppo di sviluppatori potrebbe commettere è pretendere di sapere come ragiona e come si comporta (o dovrebbe comportarsi) un utente inesperto di fronte a Linux senza condurre opportune analisi di mercato.

Ubuntu 8.10 prestigio a valanga¹! Ma…

Chi sostiene che non si tratta di una release che ricorderemo a lungo (no, service pack no, brrr x_x) probabilmente ha ragione. Ok, ottimo il nuovo Network Manager, le tab di Nautilus (meco² -_-) e in generale tutto il lavoro di fino svolto, ma la distro continua a portarsi dietro i soliti difetti, che plausibilmente non dipendono da Canonical in sé, ma dal processo di sviluppo dei singoli componenti. In particolare:

  • Continua ad esserci quel leggero sfarfallio in avvio e in chiusura;
  • Con gli effetti visivi disattivati (Compiz), nel massimizzare una finestra minimizzata c’è ancora un certo lag tra la visualizzazione del bordo finestra e del contenuto;
  • La solita falsa trasparenza della schermata di richiesta della password;
  • La nuova falsa trasparenza dei pannelli, che sul momento ti garba, poi realizzi che c’è di mezzo la subdola immagine di sfondo dalle proprietà del pannello (aggiornamento: il difetto, figlio di un pessimo workaround che creava problemi al cambio di tema, è stato cassato poche ora fa, background eliminato);
  • Il completamento dell’inclusione della lingua italiana e dei driver nVIDIA sono operazioni che al primo avvio non volevano saperne di partire sul mio pc, sono riuscito a farle andare solo dopo un primo giro di aggiornamenti generali del sistema (86MB di novità per la cronaca);
  • Trascinare il link di una pagina dal browser al desktop continua ad essere un procedimento ingrippato (è così da un anno plutoniano);
  • Di default non viene installato nessun clipboard manager, necessario oltre che utile, per la gestione del copia/incolla (uso con soddisfazione Parcellite);
  • Con l’arrivo di ogni nuova versione si corre sempre il rischio che qualche software non aggiornato perda la compatibilità con i nuovi pacchetti: è il caso di Emesene e del plugin Spell Check, che si rifiuta di funzionare sotto Intrepid Ibex;
  • Ora capisco perché non hanno adottato di default uno dei nuovi temi come DarkRoom, New Wave o Kin: senza le opportune modifiche sono intrinsecamente pacchiani. Per fortuna che a monte di tutto questo c’è Cimi³, che si occupa dei temi ufficiali GNOME mettendo a disposizione sia le sue capacità sia un ottimo senso estetico (rarissimo tra geek e nerd);
  • Non capisco la necessità delle parentesi quadre nella barra delle applicazioni quando la finestra è minimizzata (farsi venire un’idea nuova no? boh, va beh, questo è un problema mio).

Al solito, tutto estremamente soggettivo, alcuni di questi difetti potrebbero non manifestarsi nella vostra linuxbox. ;) Ad ogni modo, dai, è più che humano, non si può pretendere di avere una main release ogni 6 mesi. In aggiunta, i lati positivi a tutto questo non mancano:

1) Signori, abbiamo il “ripristina da cestino“. Ebbene sì. Lodi lodi lodi!

2) No dico, vi rendete conto? C’è il “ripristina da cestino”!! Caxxo stappiamoci una bottiglia come minimo! Anche perché la profezia di un tale dice che dopo l’aggiunta dello “status message” di Pidgin e il “ripristina da cestino” di GNOME, all’avverarsi del terzo evento (che si vocifera sia “Gimp a finestra unica“, chiedere delucidazioni al Papa) il mondo finirà in un Big Bang al ritmo di The Girl from Ipanema.

3) Finalmente è stato risolto il problema del server audio con le precedenze (avranno aggiunto la doppia corsia, e in tal caso, chi avrà fatto i lavori?).

4) Non avendo a disposizione né CD vergini né riscrivibili da 700 funzionanti (l’ultimo superstite va a periodi come l’umore di Mariah Carey) cosa ti scopro? Che è possibile masterizzare il file immagine di un CD (di boot) su un DVD! Fico! Tsé, probabilmente sono l’ultimo ad esserne venuto a conoscenza… -___-’


¹ (cit.)
² Per chi non è pratico di romanesco ripassare stica, meco, stopparde, etc. o chiedere al Califfo.
³ Unity rocks! :P

Video editing su Linux: Picasa Episodio 3 “A new hope”

La speranza è quella di disporre di un programma per il video editing su Linux che sia veloce da utilizzare, stabile, relativamente completo per un uso “vacanziero”, e soprattutto con un piano di sviluppo costante nel tempo. Perché qui, tra Cinelerra, Lumiera, Avidemux, Kino, Lives, Jahshaka, Open Movie Editor, PiTiVi, eccetera eccetera, è un gran casino. Kdenlive sembra un progetto solido e sistematico, ma i tempi di sviluppo sono quelli che sono.

Google ha appena rilasciato la versione per Linux di Picasa 3 Beta e ciò è cosa buona e giusta (come direbbe quel tizio col mantello). Primo perché F-Spot è come un film di Uwe Boll: interessante in teoria, disarmante in pratica. Secondo perché con questa beta Google ha introdotto molte novità che rendono Picasa ancor più utile e completo, e ciò potrebbe mettere un po’ di pepe al cu** al settore. Non per ultima la possibilità di creare dei video partendo da foto e filmati preesistenti (che è possibile editare), ai quali aggiungere titoli in sovrimpressione e colonna sonora. Al momento questa è l’unica funzione che nella versione per Linux è stata disattivata per via di alcuni problemi con WINE (sì lo so, WINE). L’impegno e l’attenzione dimostrati da Google nei confronti degli utenti Linux però, fanno pensare in positivo. Che sia la volta buona…

L’incerto punto di vista di Nokia verso l’Open Source

Sarà anche l’opinione di persone che esprimono le preferenze più su base emotiva che con dati alla mano, ma è pur sempre il parere di potenziali acquirenti. Questi piccoli sondaggi hanno la loro relativa importanza.

Tutti sanno però che la risposta cambia a seconda di come viene formulata la domanda. E qui per stupidità o per malizia si sono dimenticati di citare il leader mondiale del mercato. Di certo Nokia avrebbe ottenuto un riscontro migliore se solo fosse stata citata singolarmente invece di essere assorbita dalla poco attraente voce “None of the above”.

Chiusa la parentesi, avevo intenzione di scrivere di quel potenziale vantaggio competitivo, l’apertura ed il sostegno alla programmazione Open Source, sul quale Google ha impostato l’intera strategia per Android, ma i fatti mi hanno anticipato: Nokia sembra voler giocare la stessa carta proprio mentre ci si interroga sul ritardo della piattaforma Android. Si profila dunque uno scontro tra Symbian Foundation (della quale fa parte anche la nostra STMicroelectronics) e la Open Handset Alliance di Google.

Un certo dubbio resta, soprattutto alla luce delle velate dichiarazioni rilasciate dal vicepresidente di Nokia qualche giorno prima:

“We want to educate open source developers. There are certain business rules [developers] need to obey, such as DRM, IPR [intellectual property rights], SIM locks, and subsidized business models” Jaaski told attendees of the Handsets World conference in Berlin. In other words, the open source community needs to learn how to keep things closed.

(…)

As Jaaski himself admitted, “As an industry, we plan to use open source technologies, but we are not yet ready to play by the rules”.

Marketing e Open Source #4: Firefox 3, un successo che parte dal marketing, un esempio per il mondo Open Source

L’oggettiva analisi di Thom Holwerda per OSNews e la relativa discussione che ne è scaturita evidenziano il ruolo chiave del marketing nel recente successo di Firefox 3.

Relazioni pubbliche, word of mouth, la sfida del Download Day, l’attestato finale, tutto ha funzionato alla perfezione.

Sottolineo questa analisi pubblicata su Ars Technica:

A big part of Firefox’s success is its spirited grassroots marketing efforts. I discussed this with Mozilla evangelist Asa Dotzler. Mozilla’s strategy of inclusiveness and participatory advancement isn’t confined to just software development. The same principles extend to Mozilla’s publicity projects. The grassroots marketing campaigns give users who lack programming expertise a way to become active participants and contributors. Through the SpreadFirefox portal, those users can become an important part of the Firefox project. Grassroots marketing is also a major win, said Dotzler, because word of mouth is one of the strongest vehicles for directly promoting Firefox adoption.

Risorse correlate:
Marketing e Open Source [IMHO] #3: Imparare senza imitare
Marketing e Open Source [IMHO] #2: Word of Mouth
Marketing e Open Source [IMHO] #1

Ma quanto mi diverto con Linux?! GNOME Do 0.5

Uno degli aspetti più spassosi di Linux è che c’è sempre qualcosa da provare: un nuovo programma, un aggiornamento, un trucco che non conoscevi. Non so se è la stessa cosa anche per voi, personalmente attendo con impazienza ogni nuova release di un programma che ho installato, nella speranza che oltre all’osso (il bugfixing) ci sia anche un po’ di ciccia! ;) Provare le novità è uno dei miei passatempi preferiti, sia che si tratti di servizi Web che di software per desktop.

Nel caso di Linux, come fai a non gasarti quando vedi il fervore che c’è dietro a molti progetti della comunità Open Source? Prendiamo la nuova versione di GNOME Do, la 0.5 rilasciata oggi: ha tante di quelle novità che QuickSilver (l’utility per Mac OS X che è stata chiaramente clonata) comincia a tremare. C’è addirittura chi vorrebbe GNOME Do per OSX, perché lo sviluppo di QuickSilver non procede con la stessa velocità.

Un commento dell’autore di GNOME Do, David Siegel, apparso su Digg:

You may also find that QS [QuickSilver, n.d.Lore] has many more features because it was in development for 6 years, and I’ve been working on Do for only 10 months. Give Do 5 more years and let’s revisit your claim that those features are impossible to reproduce. One thing that QS has Do beat on is API availability — Apple has *amazing* APIs, and Linux, is, well, a mess to be quite frank. But, Linux is so transparent that you can do pretty much anything, but you usually have to figure out how yourself.

GNOME Do 0.5 in azione

Caricare un set di foto su Flickr è facilissimo!

GNOME Do ha 10 mesi di vita ed in questo momento conto oltre 40 plugins a portata di click:

  • chiamare un contatto con Skype
  • twittare (con reply)
  • interagire con Pidgin
  • caricare un set di foto su Flickr
  • inserire un nuovo appuntamento in Google Calendar

Sono solo alcune delle funzioni disponibili, e la novità più importante è che sono tutte attivabili con un click dal pannello delle proprietà.

Parte del merito va anche a Launchpad, il servizio Web creato da Canonical (quella di Ubuntu) che mette a disposizione gratuitamente tutti i servizi complementari che potrebbero far comodo agli sviluppatori di un programma: home, gestione del progetto, bug reporting, repositories, strumenti per la traduzione e una grande comunità di utenti volontari. Chi ha fatto almeno una volta un giro in Launchpad sa quanto sia intensa la partecipazione degli utenti al reporting dei bug e alla traduzione dei programmi dall’inglese in altre lingue.

Ricordo di aver letto da qualche parte che lo sviluppo di AWN ad esempio ha subito una forte accelerazione da quando si è trasferito da Google Code a Launchpad. Beh, non faccio fatica a crederci. :)

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P.S. GNOME Do usato con Twitter è una roba da lussuriosi! :D

L’usabilità, questa sconosciuta #2: il plasmoide ex-Kicker di KDE 4

Io non so perché si sono inventati questo sistema per ridimensionare il plasmoide principale (la barra delle applicazioni) di KDE 4. So solo che ogni volta mi sembra di utilizzare un calibro da falegname. La freccia bianca sposta la barra a sinistra e destra, la freccia blu accorcia la barra, la freccia verde la allunga. Poi ci sono le opzioni per centrare, allineare a sinistra e a destra come se fosse un testo.

Sarà, ma quel vizietto dei programmatori KDE di rendere tutto più complicato è duro a morire.

A parte questo (e a parte il Kickoff menu di derivazione SUSE, godibile come un gatto attaccato ai maroni) KDE 4 cresce bene.

Per provare KDE 4.1 Beta SUSE ha predisposto un livecd da scaricare qui (KDE-Four-Live.i686.1.0.80.iso).


P.S. OT Se volete provare Google Gadgets su Linux senza compilare, Ubuntu Unleashed spiega dove trovare il repository e i pacchetti Deb. ;)

Quel GNOME lì non lo vedo bene bene bene

Oggi GNOME gode di ottima salute, io stesso lo uso con grande soddisfazione. Per essere un Desktop Environment moderno e completo è tutto sommato leggero, stabilissimo, facile da usare ed estremamente razionale. Diciamo che i principali pregi che dovrebbe avere un D.E. li ha tutti. Dal 2002, anno del debutto di GNOME 2, ad oggi sono passate ben 12 versioni, tanti cambiamenti e la solita proverbiale cura nell’ottimizzazione del codice e dei componenti. L’evoluzione è evidente: basta dare uno sguardo a quello che era Gnome 2.0 per rendersene conto.

Se da un lato questo lavoro di fino è encomiabile ed ha prodotto ottimi risultati, dall’altro mi preoccupa un po’ poiché sembra assorbire il 100% dei pensieri e del tempo dei programmatori GNOME. Non sembra ci sia spazio per una pianificazione ufficiale di un’evoluzione più corposa del D.E. che, a torto o a ragione, è richiesta da molti. Al momento Gnome 3 è praticamente un ectoplasma, un concetto impalpabile tanto quanto un figlioccio nato dalla relazione clandestina tra Duke Nukem Forever e la nuova versione di Del.icio.us (no dico, la preview è datata 6 settembre 2007! Sarà il caso di andare a “Chi l’ha visto”?).

Il fatto che ad oggi non ci sia ancora un’idea precisa e concreta di quello che sarà GNOME 3, ma solo una pagina di wiki scritta da un massimalista e una miriade di discussioni e battibecchi tra programmatori e utenti, mi suscita una certa inquietudine. Ok, buttarsi sullo sviluppo di GNOME 3 vuol dire mandare a pu***ne il lavoro di ottimizzazione svolto su GNOME 2 e ricominciare da capo andando verso un lungo elenco di problemi di incompatibilità. Ma quella decisione prima o poi andrà presa, e per farlo bisogna giocare con coraggio e, cosa fondamentale, d’anticipo.

Nel frattempo KDE ha già mosso la pedina.

Risorse esterne correlate:
Ubuntu Brainstorm: Help to develop Gnome 3
GTK+ 3.0: Getting serious.