Il supermercato virtuale di Tesco sui vetri della metropolitana di Seoul

Semplicemente geniale l’idea di Tesco in Korea. Sfruttare i tempi (morti) di attesa della metropolitana permettendo ai potenziali clienti, che non possono o non vogliono passare in un punto vendita, di acquistare i prodotti virtualmente catturando i codici QR col cellulare, per poi ricevere tutto a casa all’orario desiderato.

Se il consumatore non va al supermercato, il supermercato va dal consumatore.

Tesco: Homeplus Subway Virtual Store (Movie) – YouTube.

Fenomeni di successo a confronto: Forever 21 e UNIQLO

Qualche mese fa Business Week ha dedicato la prima pagina del sito all’ascesa di Forever 21, nota catena californiana specializzata nell’abbigliamento a basso costo.

A mio modo di vedere, uno dei fenomeni più interessanti nel panorama internazionale dell’abbigliamento cheap & chic insieme ad un’altra catena in grande ascesa: UNIQLO.

Mentre però Forever 21 fa del “fast and damn cheap” la sua arma principale, con un approccio al business non privo di coni d’ombra, UNIQLO punta sul casual minimal di sorprendente qualità sorretto da un’organizzazione in pieno stile giapponese.

Forever 21′s Fast (and Loose) Fashion Empire – BusinessWeek.

How Did Uniqlo Become the Hottest Retailer in New York? — New York Magazine.

I sottopassaggi di Bologna

Stamane mentre giravo per Bologna e cercavo di pensare a tutto fuorché ai negozi (devo cominciare seriamente a risparmiare per i prossimi viaggi), ho cominciato a riflettere sui tanti sottopassaggi presenti in centro, quasi sempre chiusi. Non so quando è stata l’ultima volta che ho preso la sottovia all’incrocio di Piazza Nettuno. Ricordo solo che c’è molto spazio a disposizione laggiù.

In superficie, decine di persone in attesa (più o meno) ad ogni angolo che scatti il verde per poter attraversare la strada. Sotto, uno spazio lercio e inutilizzato.

Mi piacerebbe sapere cosa impedisce al comune di sfruttare questi sottopassaggi adeguatamente. Visto che sono lì da decenni, perché non impiegarli per far defluire il flusso di pedoni fermi all’incrocio? E soprattutto: perché non sfruttare questi sottopassaggi e questo flusso di pedoni in costante transito per affittare a commercianti ed enti questi spazi vuoti, dando loro la possibilità di aprire piccoli negozi, temporary shop, edicole o una qualunque attività che possa generare introiti e finanziare la manutenzione?

Note dal Viaggio a Hong Kong #2: la metropolitana e lo shopping

Da appassionato di metropolitane e servizi pubblici la prima cosa che ho apprezzato è stata l’organizzazione e l’economicità del sistema di trasporto pubblico di Hong Kong: metropolitana, autobus, minibus, tram, battelli, Peak tram, etc.

L’MTR (la metropolitana) è efficiente e di una pulizia estrema. Tutto è lindo e lucido, non c’è nulla per terra perché nessuno butta nulla per terra. I convogli passano ogni 2/3 minuti e le linee di scambio per altre destinazioni sono poste una di fronte all’altra, in modo tale che, se si deve scendere per prendere la coincidenza, basta camminare 20 metri e prendere il convoglio che ferma di fronte. Il pericolo di cadere o di essere spinti sui binari è scongiurato dalle porte trasparenti a scorrimento che si sviluppano sull’intera lunghezza del binario e che si aprono in linea ed in contemporanea a quelle del convoglio.

Riguardo alla pulizia, la prima foto allegata parla da sola. Direste che si tratta di una scala mobile dove transitano decine di migliaia di persone al giorno?

Si accede al servizio con il biglietto o con la Octopus Card, una carta ricaricabile che va sfiorata in ingresso e in uscita sui sensori posti ai cancelli. Con questa è possibile pagare su qualunque mezzo pubblico di trasporto ed è possibile perfino effettuare degli acquisti presso i negozi ed i distributori predisposti con la lettura a sfioramento della carta. Inutile dire che pagare con la Octopus è decisamente più comodo e veloce che pagare con la carta di credito.

L’abilità nel commercio tipicamente cinese non poteva che tradursi in un’opportunità in più per creare degli spazi commerciali complementari al servizio di trasporto pubblico. Le stazioni ed i sottopassaggi della metropolitana sono a tutti gli effetti dei centri commerciali, con negozi, piccoli supermercati, bar, distributori automatici e una marea di ATM/sportelli per il prelievo o il deposito di contanti.

Molto spesso i sottopassaggi e le stazioni della metropolitana si sviluppano letteralmente all’interno dei centri commerciali, al piano seminterrato della classica mall da 14 piani di negozi e ristoranti. Questo vuol dire che per prendere la metropolitana si passa per i corridoi del centro commerciale. C’è di più: a volte si passa dentro il negozio! Per fare un esempio, è come dire che per arrivare al binario della metropolitana devi passare dentro ad un H&M. Geniale, se vivi in un paese di persone irreprensibili come HK.

Sì insomma, un altro mondo, tanto nella pulizia quanto nel rispetto dei luoghi e dei servizi pubblici.

Risorse correlate: Note dal Viaggio a Hong Kong #1

Note dal Viaggio a Hong Kong #1

Sono rientrato a Bologna da poco più di una settimana, ma ho ancora negli occhi la bellezza dei momenti passati. Mi manca Hong Kong. Mi mancano la sua pulizia, la sua eleganza, l’infinita bellezza della baia di sera e di giorno, i parchi naturali e le tante possibilità per gli appassionati (come me) di escursionismo, le isole e le spiagge. Mi manca l’odore del cibo per strada, il bubble tea, il succo di canna da zucchero, il pineapple nut bread, la cena hot pot e mi dispiace di aver provato solo alcune delle numerose varianti di dim sum. Mi manca la vita frenetica, il suono della città, quell’atmosfera antica e moderna al tempo stesso, perfino il suono assordante dei semafori pedonali che riecheggia ad ogni angolo della strada e con ritmo diverso, sia col rosso che col verde.

Lo stile di vita in città è lontano dal nostro. Tutto si svolge freneticamente: dal camminare per strada al mangiare. Il primo giorno a Hong Kong Island è stato subito educativo: fuori dall’uscita E della stazione della MTR di Causeway Bay mi sono ritrovato improvvisamente travolto da una slavina di persone. “Pensa velocemente e cammina senza incertezze” sembrano dire. Basta poco tempo per farci l’abitudine e prendere il ritmo, e senza nemmeno accorgertene ti ritrovi a lamentarti della lentezza degli altri.

L’approccio tra le persone è piuttosto diretto, veloce e privo di fronzoli, anche se sono sempre tutti disposti ad aiutarti e si assicurano che tu abbia capito. I camerieri dei ristoranti di cucina tipica cinese non si sperticano in gentilezze. Ti guardano come a chiederti “Cosa vuoi?”, ti ascoltano con un orecchio mentre avvicinano all’altro l’auricolare col quale impartiscono ordini ai camerieri nella sala, ti accompagnano al tavolo che puliscono e apparecchiano nel nello stesso tempo che impieghi a sederti e toglierti la giacca. Un minuto dopo aver scelto cosa mangiare ti stanno già portando le pietanze, con modi talmente sbrigativi che sembra quasi che te le tirino.

La gente poi non parla, urla. Parlano ad alta voce per la strada, al ristorante, quando devono venderti qualcosa, praticamente sempre. Mi è rimasto impresso il tizio che, al molo dove dovevamo prendere l’aliscafo per Macao (un molo organizzato alla perfezione come fosse un aeroporto, con tanto di gate e controllo immigrazione), promuoveva la compagnia per la quale lavorava gridando come un venditore da strada ed invitando la gente ad acquistare i biglietti della sua compagnia.

Prima di partire ero dubbioso sui tempi di adattamento ad un contesto così diverso. Tutto sommato è stato più facile del previsto adattarsi al loro stile di vita. Una di quelle esperienza alla fine delle quali ringrazi te stesso per l’opportunità che ti sei dato e ti chiedi se tornerai a “vivere” in quella città.¹ Nel mio caso la risposta è scontata: tornerò perché già mi manca. Così come so già che tornerò a parlare del mio viaggio perché ho troppe cose da raccontare. :)


¹ Non mi piace girare la città da turista, nei limiti del possibile cerco sempre di adattarmi al contesto e vivere da cittadino “con le ore contate”.

Risorse correlate: Note dal Viaggio a Hong Kong #2: la metropolitana e lo shopping

Sono vivo e sono qui

Spoleto Maggio 2009

Come del resto cantava anche il buon Claudio. Dopo la laurea, stavolta specialistica (Direzione Aziendale), ci voleva una pausa godereccia. Voi come state? Tutto bene? Nel frattempo io cerco di recuperare tra mail da leggere, post da sfogliare e notizie da scorrere nel feedreader. Ad esempio, ok ne avevano parlato anche sulla BBC dei cambiamenti in vista per l’International Herald Tribune… però che impressione vedere il sito dell’IHT fagocitato dal caotico portalone del New York Times. Un vero peccato, IHT.com negli anni era stato concepito molto bene, elegante e razionale. Forse anche troppo, considerando che gli attuali standard vanno nella direzione opposta. E del nuovo URL “http://global.nytimes.com/?iht” ne vogliamo parlare? Mah.

Ci si becca in giro, virtualmente parlando s’intende. ;)

Come spendere 8$ alla settimana contribuendo a rilanciare l’economia

Eh sì lallero, bastasse questo… L’articolo del Wall Street Journal merita comunque una lettura. A seguito dei tagli alle tasse programmati da Obama, ciascun contribuente americano dovrebbe ritrovarsi con 8 dollari in più alla settimana da spendere. Un giornalista del WSJ chiede ad alcuni economisti di suggerire come spendere al meglio questi 8 bucks e contribuire al rilancio dell’economia.

How $8 a Week Can Best Boost the Economy – Real Time Economics – WSJ.


P.S. Ovviamente l’ironia si spreca tra i commenti all’articolo.

Obama Obi-Wan? La CNN gioca con la tecnologia degli ologrammi (falso!)

La giornalista Jessica Yellin in collegamento con lo studio della CNN per mezzo della proiezione di un ologramma. Sì, come la Principessa Leila che chiedeva aiuto ad Obi-Wan, e no, C1-P8 non c’è.

Aggiornamento: a quanto pare non si tratta di ologramma, ma di tomogram (tomogramma?). In due parole, l’immagine della giornalista non fluttua nell’aria, ma viene aggiunta digitalmente a ciò che i telespettatori vedono. Come un banale effetto speciale da film insomma.


P.S. Non avevo il minimo dubbio sulla vittoria di Barak Obama. Una campagna elettorale perfetta, soprattutto dal punto di vista delle strategie di immagine e comunicazione. Il suo team di consiglieri e collaboratori (David Axelrod su tutti) ha fatto la differenza. Ora è il momento di quel taglio col passato che il mondo intero si aspetta.

P.P.S. Belle e significative le parole di Napolitano. E che furbo Sarkozy.

Qualunque riforma non può che migliorare questo sistema universitario

L’articolo di oggi di Rizzo e Stella sulle lauree regalate. Che schifo. Oltre che a riformare il sistema universitario sarebbe anche il caso di pensare a chiudere svariati atenei.

Ah, per inciso, le trasmissioni come quella di Santoro della scorsa settimana non servono a nulla. A me non frega niente di sapere cosa pensa l’uomo della strada della riforma universitaria, perché probabilmente non ne sa nulla ed è già tanto se ne ha letto un paio di pagine riassuntive prese da qualche parte.

Volete fare una trasmissione utile? Bene! Prendete i responsabili/autori della riforma, aggiungete qualche membro dell’opposizione, un avvocato, un economista, un esperto di politiche internazionali e un sociologo, li sbattete tutti di fronte ad un megaschermo, fate scorrere il testo della riforma, essenzialmente i punti chiave, e chiedete loro di commentarli! La riforma è lì, nero su bianco! E la analizziamo tutti assieme.

Basta con le interpretazioni a recchia fatte dal pinco pallino di turno. Rappresentanti di governo + rappresentanti dell’opposizione + persone competenti. Basta, non serve altro.

Se invece non vogliamo fare alcuna analisi e non vogliamo sapere cosa c’è scritto su un cavolo di pezzo di carta, ma farcelo raccontare da altri, allora basta andare in un bar qualunque e parlare con i quattro tipi che giocano a briscola. Non c’è bisogno di farci una trasmissione televisiva.

Su Wired Italia

E’ noto, il mensile Wired sbarcherà in Italia nel 2009. Come ho scritto su IMlog, credo che nel Belpaese manchi una rivista tecnologica fuori dagli schemi, dall’approccio informale e con una tale quantità e qualità di idee/analisi. Non so se hanno ragione i nostalgici per vocazione che affermano che il magazine americano non è più quello di una volta (“Ah signora mia, si stava meglio quando si stava peggio”). Personalmente, da lettore assiduo della versione cartacea, trovo in Wired una impareggiabile fonte di ispirazione e di stimolo, perfino nelle idee più semplici e inflazionate come Expired – Tired – Wired.

Nòva24 (lo splendido inserto tecnologico del Sole 24 Ore) è certamente il periodico che nei contenuti e nei temi trattati più si avvicina a Wired. In molti si interrogano sulla sovrapposizione dello spettro degli utenti.

Non credo che il pubblico di Wired sia esattamente lo stesso di Nòva. Credo sia più giovane, più geek, meno scienziato (non nel titolo accademico, ma nell’attitudine), relativamente meno interessato all’onniscienza del Web 2.0, meno interessato alle indagini di mercato pure, più curioso e maggiormente attratto da articoli e storie attinenti alla tecnologia trattati in modo accattivante.

Per come la vedo io, in Italia è The Games Machine la rivista che maggiormente si avvicina allo stile di Wired, pur restando circoscritta ad un mercato ben definito, quello dei videogames.

Cosa porteresti con te su un’isola deserta?

Io porterei Clippy, l’assistente di Office. Cavolo, vuoi mettere quanto è di compagnia? La più grande invenzione dell’uomo dopo il “riso pronto in 10 minuti”, quello che c’è scritto dovrebbe cuocersi in 0,5L d’acqua ma che, se non c’è Paco Lanciano¹ lì con te mentre cucini, scoprirai troppo tardi che con quel mezzo litro d’acqua il risotto fa appena in tempo a diventare della stessa consistenza della pietra pomice. Invece lui, Clippy, sempre gentile, disponibile, educato, non si lamenta mai, e se non riesce ad aiutarti ti implora di riprovare. Sapesse pure cucinare il risotto sarebbe il massimo.


¹ Effettivamente potevo citare il Professor Cannella al posto del buon Paco, ma un mito come l’esimio e speziatissimo professore di Scienza dell’Alimentazione non è che me lo gioco così come capita. Oh, Paco, senza offesa eh, sei sempre il mio mito n.2!

La gestione degli amici in outsourcing: dal cellulare a Internet

Questo grafico riporta la mia spesa bimestrale per il cellulare da 3 anni a questa parte. I picchi sono provocati dalle spese extra in chiamate e sms in prossimità di Natale+Capodanno degli ultimi 3 anni. La cosa che si nota è che il trend stabile dei precedenti anni viene improvvisamente scosso dall’evento contrassegnato dal puntino rosso. Quel punto rappresenta il bimestre a partire dal quale ho potuto contare per la prima volta su una connessione ADSL flat 24/24h. Da quel giorno in poi la mia spesa per il cellulare si è progressivamente ridotta, fino al record minimo del bimestre scorso. Cos’è successo?

E’ successo che ho gradualmente trasferito la gestione dei contatti, delle chiacchiere, degli appuntamenti e degli incontri con gli amici dal cellulare ad Internet. Ci contattiamo quasi esclusivamente via mail, Messenger, Skype e Facebook, con tutti i vantaggi del caso. Internet ormai è nelle case di chiunque (almeno tra i miei conoscenti) e sta lentamente, ma gradualmente spazzando via le vecchie abitudini.

Proprio ieri leggevo sul Sole 24 Ore un’indagine dell’istituto di ricerca e analisi di mercato Nextplora sulla diffusione dei programmi di Instant Messaging (Messenger, Skype, etc.) secondo la quale nella fascia dei giovani tra i 16 ed i 24 anni l’80% dei ragazzi ed il 78% delle ragazze fa uso quotidiano di questi programmi per comunicare. Gli orari di punta sono: 9:00-12:00, 15:00-18:00 e 20:30-22:30 (altro segnale della scarsa attenzione dei giovani alla televisione). Sul totale degli intervistati il 27% dichiara di usare meno il cellulare. Il 65% si collega più volte nell’arco della giornata, molti di questi sono quasi sempre reperibili via Internet.

Se non siete sufficientemente sorpresi da questi dati dovete pensare anche alla difficoltà che incontra certa gente nell’abbandonare il cellulare o nell’ammettere di usarlo meno, considerando che in Italia come in nessun altro paese viene ancora percepito come uno status symbol. A questo si potrebbe aggiungere che i giovani italiani (se si esclude MySpace) sono ancora relativamente poco interessati a quei servizi per la comunicazione innovativi e prettamente social nati nell’era del Web 2.0. Quindi i margini di crescita non sono trascurabili.

Dal canto mio posso dire che questo pseudo-outsourcing dei miei contatti ha avuto un notevole successo ed il portafoglio sentitamente ringrazia. Il prossimo obiettivo sarà ridurre ulteriormente la spesa per il GSM, chissà, magari con un cellulare wi-fi che al momento non ho. ;)

Idee per promuovere Spoleto sul Web

Il Duomo di Spoleto

Tenendo conto della vocazione turistica di Spoleto, il seguente elenco riassume alcune delle operazioni di ottimizzazione dell’immagine online della città da svolgere con risolutezza e in tempi brevi, in vista del 51° Festival dei Due Mondi previsto per la fine del mese:

Wikipedia > Sostituire la foto nella pagina su Spoleto: di tante incantevoli vedute che la città può offrire, quella è certamente la più antiestetica e insignificante, senza poi contare le due gru da trasporto in evidenza. E poi, perché non valorizzare la mobilità alternativa con una foto come questa?

Wikipedia > Procedere ad una revisione delle informazioni contenute nelle pagine su Spoleto in italiano e nelle principali lingue straniere: la versione in inglese deve essere aggiornata tanto quanto quella in italiano. Alle opere più importanti (antiche e moderne, come il Teodelapio di Calder) si dovrebbe dedicare maggiore spazio e cura. Una sezione a parte potrebbe riassumere opere e citazioni su Spoleto di personaggi illustri quali Goethe, Shelley, Turner, Carducci e così via.

Google Maps / Google Earth > Non sarebbe una cattiva idea mettere a disposizione dei turisti una mappa dei teatri e dei luoghi ove si terranno le rappresentazioni artistiche. E perché no, anche dei parcheggi. A tal proposito un semplice tutorial per Google Maps spiega come “Creare mappe interattive e incorporarle in un sito Web“. [aggiornamento: è disponibile anche il nuovo Google Map Maker]

Google Earth > Procedere ad un riposizionamento delle foto non correttamente collocate sulla mappa. L’operazione può essere svolta direttamente dal sito Panoramio.com (cercare “Spoleto”, cliccare sulle foto erroneamente collocate, cliccare sul link “Luogo errato? Suggerisci una nuova posizione”).

Queste sono le prime cose che mi vengono in mente. Ce ne sarebbero altre, ma i tempi stretti non lo consentono.

Gestione e motivazione del personale: la regola del 20% di Google

Area relax dei nuovi uffici Google a Zurigo

No, non è un villaggio vacanze, è l’area relax dei nuovi uffici Google a Zurigo (e questa è la foto più sobria :P)

Google non ha solo concepito un nuovo modo di indicizzare il Web, di organizzare la pubblicità e progettare servizi Web. Ha anche introdotto una nuova concezione della gestione e motivazione del personale che, a differenza delle altre idee, trova ancora pochissimi imitatori fuori dalla California.

Difficile da comprendere e accettare, suona particolarmente inconsueta (anzi, aliena) alle orecchie di noi italiani, che tendenzialmente diamo poca rilevanza alle politiche di gestione dei dipendenti e che per nessun motivo al mondo ci sogneremmo mai di modificare prassi e processi ormai consolidati. La verità invece è che, in un paese che ha nell’innovazione e la creatività la sua unica arma di difesa, la gestione e motivazione del personale dovrebbe ricoprire un ruolo fondamentale.

Dal blog ufficiale di Google:

The 20 percent time is a well-known part of our  philosophy here, enabling engineers to spend one day a week working on projects that aren’t necessarily in our job descriptions. You can use the time to develop something new, or if you see something that’s broken, you can use the time to fix it. And this is how I recently worked up a new feature for Google Reader.

E’ la famosa regola del 20% di Google che ha costituito parte della mia dissertazione/tesina per la laurea triennale in Economia e Marketing, per la quale ho collegato la pratica alle teorie sull’organizzazione aziendale di Tayloristi, Motivazionalisti, Contingentisti e così via, compreso il mio preferito, Frederick Hertzberg.

Gmail Labs è stato lanciato da poco e le prime opzioni disponibili sono il frutto di questa organizzazione aziendale, che permette ai programmatori di sviluppare liberamente le idee personali in quel 20% di tempo che Google riconosce loro (solitamente il venerdì, ma l’elasticità è d’obbligo, il che vuol dire che non tutte le settimane avrai il tuo pugno di ore libere). Così, ad esempio, è nato Orkut.

Interessanti dunque le nuove funzioni di Gmail, ma l’organizzazione a monte dalla quale sono scaturite lo è ancora di più.

Risorse esterne correlate: La filosofia di Google

Spot Nike: Take It To The Next Level

Solitamente non mi occupo di pubblicità e advertising.¹ Stavolta però farò un’eccezione, perché questo nuovo spot della Nike è uno spettacolo!

Il giocatore che spara le manate in faccia non poteva essere che Materazzi. :D Qui c’è la versione ad alta risoluzione. Il regista è Guy Ritchie (il tizio sposato con Madonna, N.d.Sora Lella). Secondo voi il soggetto dello spot è inventato o si tratta di un vero giocatore dell’Arsenal (in tal caso, quale olandese)?


¹ Anche perché, al contrario di quella che è l’opinione comune, il marketing non è questo. Il marketing è prima di tutto analisi di mercato, raccolta dati e studio analitico, statistica, programmazione ed elaborazione di una strategia (della quale poi l’advertising è uno dei tanti componenti).

Il Keynote di Fake Steve Jobs al Web 2.0 Expo

Lo scorso venerdì Daniel Lyons, giornalista di Forbes, è stato il protagonista di uno spassosissimo keynote al Web 2.0 Expo. Venticinque minuti durante i quali ha spiegato com’è nata l’idea del blog Fake Steve Jobs ed ha dato prova di essere un vero mattatore prendendo in giro tutti i protagonisti dell’IT.

Interessante notare come il suo blog sia divenuto una specie di piattaforma per i commenti e le battute dei lettori, come lui stesso la definisce (io parlerei più di “piazza virtuale”). Ciò accade anche grazie al widget PhotoCrank, che permette ai visitatori di aggiungere commenti alle immagini pubblicate nel blog.

Qui sopra trovate il video della parte centrale del keynote, mentre qui potete trovare i primi minuti del discorso. Purtroppo l’inglese di Lyons non è di facile comprensione. Su Cnet è disponibile il riassunto del discorso.

Ma che caspita dici?!

Continuo a pensare a questa vecchia dichiarazione dell’ex ministro Bianchi sul caso Alitalia rilasciata qualche settimana fa.

Da Repubblica.it del 23/03/08:

Alitalia ha risorse e liquidità per vivere per tutto il 2008.
(…)
Non c’è motivo di affrettarci – ha detto ancora il ministro – ci sono molte ragioni che lo sconsigliano, intanto perchè bisogna evitare che la gatta frettolosa faccia gattini ciechi, poi siamo in prossimità delle elezioni e infine credo che come in tutte le trattative bisogna portare avanti quella con Air France con la pazienza e con la determinazione che serve. E intanto aprire l’altra perchè questo ci può consentire di avere due offerte e scegliere la migliore.

Come si fa a dire una roba del genere? Per di più andando a smentire quanto detto da una persona autorevole come Padoa Schioppa?! Il discorso sulle elezioni ci può stare (come abbiamo visto), ma tutto il resto… La società è in rosso da una vita, sopravvive grazie agli aiuti di stato, non rilascia dividendi agli azionisti dal ’99, ed ogni giorno che passa brucia liquidità. E mi vieni a dire che non c’è fretta? Che l’azienda ha ancora un po’ di autonomia (risorse non sue, perché se fosse campata solo sul capitale proprio da quel dì che sarebbe fallita) per arrivare alla fine del 2008? Che bisogna fare le cose con caaalma?

No comment.

Matt Mullenweg dice la sua su blog e pubblicità

A differenza di Zuckerberg, che a giudicarlo dalle interviste video sembra più un timido studente che un imprenditore milionario, Matt Mullenweg (fondatore di WordPress e Automattic) è un dritto. Si muove molto bene, sa quello che dice e sa come dirlo. L’ultima intervista (video) fatta da All Things Digital è molto interessante. Questi i punti salienti.

Differenze tra blogging e social-networking:

I like our position, because it’s about content, it’s not around photos or people trying to connect to each other. It’s traditional content much the way the media business has operated for a long, long time.

Sulla pubblicità:

I hope the ad formats evolve to something a little more tasteful, because many of them can be kind of garish and some of them start to feel like the Las Vegas Strip.

Sempre sulla pubblicità:

I’m thinking about it, but it’s not what I’m most passionate about. (…) Monetization is something we think about, but I don’t think we’ve had any brilliant ideas.

Apprezzo in particolare la prima affermazione e l’onestà nell’ultima.

P.S. Per gli utenti WordPress.com sono in arrivo “Possibly Related Posts” in collaborazione con Sphere ed un nuovo tema personalizzabile.

Il fenomeno dei Cent Shop: caratteristiche di un successo

la catena di Cent Shop più conosciuta in ItaliaNon so dalle vostre parti, ma qui a Bologna i Cent Shop stanno riscuotendo un successo incredibile. Questa nuova (per noi) generazione di negozi di oggettistica popola la città e sopravvive laddove altre iniziative dei liberi commercianti falliscono. Per chi non li conosce, si tratta di piccoli negozi dove tutto, ma proprio tutto, costa 1 euro. Non troverete mai un’etichetta col prezzo attaccata alla merce sugli scaffali perché ogni singolo pezzo esposto costa 1 euro. Una sorta di discount per l’oggettistica dove è possibile trovare di tutto: dalle tazzine per il caffè alle catene per le biciclette, dalla cancelleria ai vasi per il giardino, dai prodotti per l’igiene agli attrezzi per il bricolage. L’idea funziona, tanto che sempre più spesso mi capita di vedere per strada cartelli di segnalazione di un nuovo punto vendita.

Il primo negozio di questo genere che ho notato appena messo piede a Bologna è stato quello vicino alle due torri: piccolino, ma ben fornito. Da allora, in un vortice di entusiasmo tendente al comportamento ossessivo-compulsivo, sono sempre rimasto un abituale cliente di questi piccoli negozi (il mio preferito è quello in Via delle Moline).

L’altro giorno mentre ero in autobus, partendo dalla soddisfazione dell’ultimo acquisto (due tazze – mug – in stile tavola calda americana), ho cominciato a pensare alle caratteristiche principali di tali negozi, e ne è uscito fuori questo piccolo elenco:

  1. Il fattore più scontato: il 90% dell’oggettistica proposta in tali catene di negozi è “Made in China” o “Made in P.R.C.” (People’s Republic of China, che è la stessa cosa). Questo vuol dire bassissimi costi di produzione e dunque la possibilità di vendere ad 1 euro cose fino a poco tempo fa impensabili (torce, fasce muscolari, penne stilografiche, piccoli impianti per l’irrigazione del giardino, ecc.). Per i prodotti per la cura della persona invece la percentuale di prodotti “Made in Italy” è decisamente prevalente (per fortuna);
  2. Prodotti fuori moda/commercio: non di rado tra gli articoli di cancelleria è possibile trovare pezzi come quaderni ad anelli con la copertina che richiama vecchi programmi televisivi o competizioni agonistiche. Questo vuol dire che la merce fuori moda per i normali negozi convoglia nei Cent Shop, dove viene letteralmente “svenduta” (non si tratta di prodotti cinesi, ma italiani). Ricordo che ai tempi del liceo i quaderni ad anelli costavano come minimo 5-6.000 lire, e sto parlando di un periodo antecedente all’aumento dei prezzi dovuto all’euro. Se a questo aggiungiamo anche la naturale inflazione di tutti questi anni, la convenienza economica di un tale acquisto risulta ancor più sorprendente. Stessa cosa per le penne stilografiche che ho notato in un Cent Shop: probabilmente si tratta di rimanenze provenienti dalle tipiche uscite a fascicoli per collezionisti che ogni anno vengono proposte in edicola;
  3. Il prezzo talvolta inganna. Nello scoprire le tante proposte allettanti e convenienti di un Cent Shop, non si fa caso ad una cosa: determinate tipologie di prodotto vengono vendute paradossalmente ad un prezzo superiore rispetto a quello che normalmente viene applicato nei classici supermercati. Penso alle gomme per cancellare ad esempio, alle matite, ai quaderni: 1 euro è pur sempre un buon prezzo, ma non è raro trovare al supermercato la stessa gomma o la stessa matita (magari in confezioni multiple) a prezzi per il singolo pezzo più bassi. La mente in questo caso inganna: la stessa convenienza che troviamo nel comprare determinati prodotti automaticamente viene associata a tutti gli altri prodotti disponibili in negozio. L’acquisto compulsivo fa si che le persone si concentrino più sul prodotto bello/non bello che sulla comparazione del prezzo con altri negozi e discount;
  4. Il proprietario del negozio deve saperci fare: non basta aprire un Cent Shop per avere successo. Bisogna avere le giuste conoscenze e i giusti contatti (ed in questo le catene in affiliazione commerciale, o franchising, sono ovviamente avvantaggiate) per avere merce sempre nuova e originale. Il proprietario di un Cent Shop una volta mi ha raccontato che la merce gli arriva tutti i venerdì, e più o meno una volta al mese riesce a raggiungere un buon ricambio dei prodotti venduti. Per i prodotti che vanno a ruba, chi ha i contatti con i giusti fornitori è in grado di aggiudicarsi i restanti quantitativi di merce. Gli altri restano esclusi;
  5. Tutto ciò conduce ad un comportamento singolare: nel momento in cui si mette piede nel negozio, ci si dimentica del problema del prezzo. In tempi di “magra” come questi, riuscire a trovare un negozio dove il prezzo non è un problema sembra quasi un sogno, un’oasi nel deserto. Salvo poi realizzare col senno del poi (solitamente accade poco dopo essere usciti dal negozio) che quelle dieci cose acquistate costano sì pochissimo, ma tutte assieme fanno comunque 10 euro, 20 mila lire circa del vecchio conio. Per molti di noi una cifra non esattamente trascurabile. E qualcuno comincia a pensare: “Ma che l’ho presa a fare la torcia a forma di maialino?”. Oppure: “Ho preso un’altra tazza, anche se forse ne ho già fin troppe”;
  6. Nonostante gli effetti collaterali suddetti, questo genere di negozi fa bene. Fa bene ai clienti, che hanno modo di divertirsi a rovistare tra i cesti della merce, e risparmiare. Fa bene ai turisti ed ai visitatori, che hanno modo di portare a casa piccoli souvenir senza spendere un capitale. Fa bene ai proprietari dei negozi (se ci sanno fare, come dicevo), perché i clienti affluiscono con costanza e le casse non conoscono sosta.