Vedo Surface e rimpiango Courier

Ve lo ricordate Microsoft Courier? Timida prova della capacità di Microsoft di avere una vision stimolante e sfidante che non hanno avuto il coraggio di seguire. Quella era “innovazione”, non questo ridondante caso di scopiazzatura che risponde oggi al nome di Microsoft Surface.

Era il 2010. L’attitudine, oggi, è la stessa di allora. Tanto che continua ad essere di grande attualità un altro articolo scritto lo stesso anno: “Microsoft, solita confusione: progetti irrealizzabili, duplicati e nomi dati a caso“. Al quale occorrerebbe aggiungere che il brand Windows Live sta per morire. Scacco matto.

L’inerzia di Twitter

Ho sempre avuto l’impressione che Evan Williams fosse bravissimo nel farsi venire idee geniali (Blogger, Odeo, Twitter), ma non altrettanto brillante nel gestirle e farle evolvere.

Twitter è ancora lì, quasi inerte, ancorato all’intuizione originaria del progetto. Nel frattempo Internet si è evoluto, Facebook ha assorbito gradualmente quanto di buono si era visto in Twitter/FriendFeed/etc. e il “Web 2.0″ è stato metabolizzato divenendo semplicemente “Web”.

La cronica mancanza di novità rilevanti ad ogni aggiornamento di Twitter (come quello in corso in questi giorni) non fa che riportarmi ogni volta a quella mia impressione iniziale.

Microsoft, solita confusione: progetti irrealizzabili, duplicati e nomi dati a caso

Non solo continuano ad avere il brutto vizio di liberare notizie su fantomatici concept di prodotti che non sono in grado di produrre e che non presenteranno mai (Courier, R.I.P.) facendo credere che si trattasse di progetti in corso (ovviamente mentre il concorrente principale sta lanciando *concretamente* sul mercato il suo tablet), ma continuano ad avere anche il brutto vizio di cambiare nome ai progetti in corso.

All’elenco che avevo stilato quale tempo fa [History of Microsoft massive rebranding] si aggiunge l”account Office Live Workspace, che cambia e passa su Windows Live SkyDrive account. Questo perché si vuole integrare il workspace di Office Live con SkyDrive. Sempre la solita proverbiale confusione.

A quando l’integrazione (con ennesimo cambio di nome) dello spin-off Docs.com con il resto dei servizi online Office Live?

I sottopassaggi di Bologna

Stamane mentre giravo per Bologna e cercavo di pensare a tutto fuorché ai negozi (devo cominciare seriamente a risparmiare per i prossimi viaggi), ho cominciato a riflettere sui tanti sottopassaggi presenti in centro, quasi sempre chiusi. Non so quando è stata l’ultima volta che ho preso la sottovia all’incrocio di Piazza Nettuno. Ricordo solo che c’è molto spazio a disposizione laggiù.

In superficie, decine di persone in attesa (più o meno) ad ogni angolo che scatti il verde per poter attraversare la strada. Sotto, uno spazio lercio e inutilizzato.

Mi piacerebbe sapere cosa impedisce al comune di sfruttare questi sottopassaggi adeguatamente. Visto che sono lì da decenni, perché non impiegarli per far defluire il flusso di pedoni fermi all’incrocio? E soprattutto: perché non sfruttare questi sottopassaggi e questo flusso di pedoni in costante transito per affittare a commercianti ed enti questi spazi vuoti, dando loro la possibilità di aprire piccoli negozi, temporary shop, edicole o una qualunque attività che possa generare introiti e finanziare la manutenzione?

iPad e sei subito offline

Che senso ha creare un prodotto che è il più leggero, il più sottile, il più portatile, il più facile da utilizzare e il più orientato ad Internet, per poi proporlo nelle configurazioni base senza slot per le simcard e senza USB per un’eventuale chiavetta Internet?

Il che vuol dire che se sei in treno, in macchina o in qualunque altro posto senza una connessione wi-fi, sei costretto a lavorare offline. E senza il multitasking.

Sicché l’ambiente ideale per utilizzarlo è a casa? Non un grande passo in avanti per la produttività.

Come cambiare opinione su FriendFeed ed evitare di sembrare un “pistola”

Nassim Nicholas Taleb scrive in un suo libro:

Un Cigno nero è un evento che possiede tre caratteristiche. In primo luogo, è un evento isolato, che non rientra nel campo delle normali aspettative, poiché niente nel passato può indicare in modo plausibile la sua possibilità. In secondo luogo, ha un impatto enorme. In terzo luogo, nonostante il suo carattere di evento isolato, la natura umana ci spinge a elaborare a posteriori giustificazioni della sua comparsa, per renderlo spiegabile e prevedibile. Riassumendo le tre caratteristiche: rarità, impatto enorme e prevedibilità retrospettiva (ma non prospettiva).

Una definizione che calza a pennello nel caso dei tanto osannati guru del Web 2.0, che solo oggi (vedi Leo Laporte, giusto per citarne uno) si affrettano a decretare in coro il declino di FriendFeed. A leggere l’ultimo post di chiara matrice logorroico/auto-assolutrice con doppio avvitamento carpiato di Scoble (The Second Life of FriendFeed?) non mi viene che da sorridere e pensare a quanto avesse fottutamente ragione Nassim Nicholas Taleb.

Risorse correlate: Quello che c’è di buono in FriendFeed

Facebook Pages, le aziende lo ignorano e fanno male

Facebook Pages

Nonostante la strabiliante crescita di Facebook e l’affermazione del servizio come mezzo di comunicazione di massa di nuova generazione [Cos’è Facebook oggi: comunicazione e social graph], l’utilizzo di tale strumento per la comunicazione tra le organizzazioni e gli utenti/clienti è ancora al minimo del suo potenziale.

Poche sono le organizzazioni (società, enti non profit, gruppi musicali, etc.) che sfruttano Facebook Pages e gli Updates per mandare messaggi ai fan (coloro che volontariamente dichiarano di essere interessati ad un determinato brand/prodotto/servizio/argomento e che per questo si iscrivono alla pagina di riferimento accettando di ricevere comunicazioni da parte del gestore).

Io ad esempio sono iscritto a 12 pagine, tra cui la pagina dei fan di Terry Gilliam, di Clint Eastwood e dei Monty Python. Gli unici update però mi arrivano dai The Ting Tings, da Top Gear e di tanto in tanto da Wired. Poca roba.

Facebook Updates - The Ting Tings

Il gruppo musicale inglese indie The Ting Tings sfrutta intelligentemente l’opportunità per comunicare ai fan le date dei concerti, le apparizioni in tv ed eventuali iniziative. Lo stesso hanno fatto i Kaiser Chiefs al momento dell’uscita del nuovo album (poi però non si sono più fatti vivi).

Insomma, lo strumento è ampiamente sottoutilizzato perché, tra la comunicazione push ed il word-of-mouth (generato dagli utenti e autogenerato da news feed), Facebook offre un canale di comunicazione diretto con clienti e possibili clienti dal potenziale estremamente elevato. In più c’è troppa confusione tra pagine ufficiali e non ufficiali: non è mai abbastanza chiaro chi sia l’effettivo responsabile della pagina alla quale ci si iscrive, se l’organizzazione o un tizio che abita in una roulotte a forma di salsiccia argentata nel deserto del Nevada.

History of Microsoft massive rebranding

livegalaxy

I was quite confused about how many times Microsoft has rebranded its products, so I have decided to write them down. This is not the entire Live galaxy, it’s just a slice of it. Probably I still miss something, please feel free to help/correct me.

Key: old name > new name

“Live” branding

  1. [*] Windows Live Custom Domains > Windows Live Admin Center
  2. [*] MSN Alerts > Windows Live Alerts
  3. [*] Windows Live Betas > Windows Live Ideas > Windows Live Downloads
  4. [*] Live Drive > Windows Live Drive
  5. [*] Windows Live Installer > Windows Live Essentials
  6. [*] Windows Live OneCare Family Safety > Windows Live Family Safety
  7. [*] MSN Hotmail > Windows Live Hotmail (≠ Windows Mail ≠ Windows Live Mail)
  8. [*] Microsoft Passport > .NET Passport > Microsoft Passport Network > Windows Live ID
  9. [*] Windows Live Mail Desktop > Windows Live Mail
  10. [*] MSN Messenger > Windows Live Messenger
  11. [*] Windows Movie Maker > Windows Live Movie Maker
  12. [*] Windows OneCare Live > Windows Live OneCare
  13. [*] Windows Live Safety Center > Windows Live OneCare Safety Scanner
  14. [*] Windows Live Contacts = (??) Windows Live People
  15. [*] Live.com > Windows Live Personalized Experience (≠ Windows Live Home ≠ Windows Live Profile)
  16. [*] Windows Live Photo Gallery ≠ Windows Photo Gallery ≠ Windows Live Photos ≠ Windows Live Gallery
  17. [*] Windows Live Photos: originally part of Windows Live Spaces, this service now integrates with Windows Live SkyDrive
  18. [*] Windows Desktop Search > Windows Search < Windows Live Search Center
  19. [*] Windows Live Shopping > MSN Shopping (o_O)
  20. [*] Windows Live Folders > Windows Live SkyDrive
  21. [*] MSN Spaces > Windows Live Spaces
  22. [*] Windows Live FolderShare > Windows Live Sync
  23. [*] MSN Search Toolbar > Windows Live Toolbar
  24. [*] MSN Web Messenger > Windows Live Web Messenger
  25. [*] Windows Live WiFi Hotspot Locator > MSN WiFi Hotspots (o_O)

Other programs

  1. [*] Microsoft Internet Explorer > Windows Internet Explorer
  2. [*] Outlook Express > Windows Mail

Mobile

  1. [*] Windows Live Mail Mobile > Windows Live Hotmail Mobile

Web Search Engine

  1. [*] MSN Search > Windows Live Search > Live Search > Bing
  2. [*] Windows Live Maps > Windows Live Local > Live Search Maps
  3. [*] Windows Live Product Search > Live Search Products
  4. [*] Windows Live QnA > Live Search QnA

Now train your brain by answering to these simple questions:

  1. Which is the difference among Windows Live Photo Gallery, Windows Photo Gallery, Windows Live Photos and Windows Live Gallery?
  2. Which is the difference among Live.com, Windows Live Personalized Experience, Windows Live Home and Windows Live Profile?
  3. Which is the difference between Windows Live FolderShare and Windows Live Sync?
  4. What is Windows Live Essentials?
  5. Which is the new version of Windows Live Folders?

If you score 5 out of 5, you’re better than R2-D2. Otherwise try to look for a diagram or a concept map in order to decrypt the Live galaxy.

Actually I don’t wanna add any comment from a marketer point of view cause I’m quite sure that this list speaks for itself. [Credits: thanks to Wikipedia]

Ubuntu 8.10 prestigio a valanga¹! Ma…

Chi sostiene che non si tratta di una release che ricorderemo a lungo (no, service pack no, brrr x_x) probabilmente ha ragione. Ok, ottimo il nuovo Network Manager, le tab di Nautilus (meco² -_-) e in generale tutto il lavoro di fino svolto, ma la distro continua a portarsi dietro i soliti difetti, che plausibilmente non dipendono da Canonical in sé, ma dal processo di sviluppo dei singoli componenti. In particolare:

  • Continua ad esserci quel leggero sfarfallio in avvio e in chiusura;
  • Con gli effetti visivi disattivati (Compiz), nel massimizzare una finestra minimizzata c’è ancora un certo lag tra la visualizzazione del bordo finestra e del contenuto;
  • La solita falsa trasparenza della schermata di richiesta della password;
  • La nuova falsa trasparenza dei pannelli, che sul momento ti garba, poi realizzi che c’è di mezzo la subdola immagine di sfondo dalle proprietà del pannello (aggiornamento: il difetto, figlio di un pessimo workaround che creava problemi al cambio di tema, è stato cassato poche ora fa, background eliminato);
  • Il completamento dell’inclusione della lingua italiana e dei driver nVIDIA sono operazioni che al primo avvio non volevano saperne di partire sul mio pc, sono riuscito a farle andare solo dopo un primo giro di aggiornamenti generali del sistema (86MB di novità per la cronaca);
  • Trascinare il link di una pagina dal browser al desktop continua ad essere un procedimento ingrippato (è così da un anno plutoniano);
  • Di default non viene installato nessun clipboard manager, necessario oltre che utile, per la gestione del copia/incolla (uso con soddisfazione Parcellite);
  • Con l’arrivo di ogni nuova versione si corre sempre il rischio che qualche software non aggiornato perda la compatibilità con i nuovi pacchetti: è il caso di Emesene e del plugin Spell Check, che si rifiuta di funzionare sotto Intrepid Ibex;
  • Ora capisco perché non hanno adottato di default uno dei nuovi temi come DarkRoom, New Wave o Kin: senza le opportune modifiche sono intrinsecamente pacchiani. Per fortuna che a monte di tutto questo c’è Cimi³, che si occupa dei temi ufficiali GNOME mettendo a disposizione sia le sue capacità sia un ottimo senso estetico (rarissimo tra geek e nerd);
  • Non capisco la necessità delle parentesi quadre nella barra delle applicazioni quando la finestra è minimizzata (farsi venire un’idea nuova no? boh, va beh, questo è un problema mio).

Al solito, tutto estremamente soggettivo, alcuni di questi difetti potrebbero non manifestarsi nella vostra linuxbox. ;) Ad ogni modo, dai, è più che humano, non si può pretendere di avere una main release ogni 6 mesi. In aggiunta, i lati positivi a tutto questo non mancano:

1) Signori, abbiamo il “ripristina da cestino“. Ebbene sì. Lodi lodi lodi!

2) No dico, vi rendete conto? C’è il “ripristina da cestino”!! Caxxo stappiamoci una bottiglia come minimo! Anche perché la profezia di un tale dice che dopo l’aggiunta dello “status message” di Pidgin e il “ripristina da cestino” di GNOME, all’avverarsi del terzo evento (che si vocifera sia “Gimp a finestra unica“, chiedere delucidazioni al Papa) il mondo finirà in un Big Bang al ritmo di The Girl from Ipanema.

3) Finalmente è stato risolto il problema del server audio con le precedenze (avranno aggiunto la doppia corsia, e in tal caso, chi avrà fatto i lavori?).

4) Non avendo a disposizione né CD vergini né riscrivibili da 700 funzionanti (l’ultimo superstite va a periodi come l’umore di Mariah Carey) cosa ti scopro? Che è possibile masterizzare il file immagine di un CD (di boot) su un DVD! Fico! Tsé, probabilmente sono l’ultimo ad esserne venuto a conoscenza… -___-’


¹ (cit.)
² Per chi non è pratico di romanesco ripassare stica, meco, stopparde, etc. o chiedere al Califfo.
³ Unity rocks! :P

Qualunque riforma non può che migliorare questo sistema universitario

L’articolo di oggi di Rizzo e Stella sulle lauree regalate. Che schifo. Oltre che a riformare il sistema universitario sarebbe anche il caso di pensare a chiudere svariati atenei.

Ah, per inciso, le trasmissioni come quella di Santoro della scorsa settimana non servono a nulla. A me non frega niente di sapere cosa pensa l’uomo della strada della riforma universitaria, perché probabilmente non ne sa nulla ed è già tanto se ne ha letto un paio di pagine riassuntive prese da qualche parte.

Volete fare una trasmissione utile? Bene! Prendete i responsabili/autori della riforma, aggiungete qualche membro dell’opposizione, un avvocato, un economista, un esperto di politiche internazionali e un sociologo, li sbattete tutti di fronte ad un megaschermo, fate scorrere il testo della riforma, essenzialmente i punti chiave, e chiedete loro di commentarli! La riforma è lì, nero su bianco! E la analizziamo tutti assieme.

Basta con le interpretazioni a recchia fatte dal pinco pallino di turno. Rappresentanti di governo + rappresentanti dell’opposizione + persone competenti. Basta, non serve altro.

Se invece non vogliamo fare alcuna analisi e non vogliamo sapere cosa c’è scritto su un cavolo di pezzo di carta, ma farcelo raccontare da altri, allora basta andare in un bar qualunque e parlare con i quattro tipi che giocano a briscola. Non c’è bisogno di farci una trasmissione televisiva.

Di quelle 11 compagnie web in crisi secondo CNET…

Un giornalista di CNET puccia il biscotto nel caffellatte del crisis management e pubblica un elenco di 11 servizi Web con un piede nella fossa. Twitter, Meebo, TripIt, Zillow, Pandora, Second Life, Skype, Ask, DailyMotion, Netvibes e MySpace. Perché siano proprio 11 e proprio quelli, non è dato di sapersi. Così, tanto per dire: non sono solo undici compagnie ad essere prive di un modello di business che porti ad un risultato economico positivo perdurevole, sono quasi tutte le iniziative del settore.

Per metà delle società in quell’elenco l’obiettivo principale è di arrivare sani e salvi al giorno in cui un big si farà avanti e lancerà una proposta da non rifiutare, alle condizioni che in quel momento si riterranno adeguate. Per l’altra metà invece si tratta di rinnovarsi e di concepire una seconda intuizione geniale dopo la prima che ha permesso loro di raggiungere il successo, e riguarda proprio l’indipendenza economica. E’ chiaro che il semplice banner pubblicitario non può essere che una soluzione temporanea.¹

Ora resta da vedere se la crisi finanziaria e la mancanza di fiducia sui mercati produrranno nel settore dei servizi Web uno sgonfiamento della bolla sulle valutazioni economiche. In tal caso, che ne sarà dell’offerta che non si può rifiutare?

Risorse esterne correlate: Zuckerberg, Facebook is all about growth.

Mark Zuckerberg: But what every great Internet company has done is to figure out a way to make money that has to match to what they are doing on the site. I don’t think social networks can be monetized in the same way that search did. But on both sites people find information valuable. I’m pretty sure that we will find an analogous business model.

Amen fratello.


¹ Lo sapete ad esempio come la penso su Facebook: il potenziale c’è ed è enorme, anche sul lato economico. Quindi al concorso “trova il nuovo Google, vinci un poke dalla sosia cilena mora di Scarlett Johansson” io ho la giocata fissa: Facebook, King, Soldatino e Dartagnan.

Crisi finanziaria, web, grazie, graziella eee…

…Grazia Graziadei. Su TechCrunch pregano affinché la crisi finanziaria non abbia ripercussioni sul settore dei servizi Web. Lo fanno in modo totalmente disinteressato ovviamente. -.-

Il discorso è sconnesso e generico, ma qualcosa di interessante è stato scritto nei commenti:

What I find incredible is how AWS [Amazon Web Services, ndLore] and Google App Engine are such disruptive forces in this regard. Outsourcing the hardware and infrastructure, and turning it into a commodity means that capital can be more focused on strategy and development.

Risorse correlate: Il Web 2.0 non è in grado di auto-alimentarsi economicamente

Discorsi sopra la prima Beta di Tito Livio

Tizio GC: Il mio motore di Javascript è più veloce.

Caio AS: Naaa, il mio è più veloce.

Sempronio FF: Ok, ma il mio che sta per arrivare è ancora più veloce. Se gentilmente poteste aspettare…

Calpurnio O: Anche quello che abbiamo attualmente in beta noi è più veloce.

Tizio, Caio e Sempronio: Stai zitto Calpurnio! Ci servi vivo, ma non per questo dovremmo trattenerci dalla voglia di darti una cofana di legnate.

Capitan Futuro: Io ho un dispositivo sulla cintura che permette di teletrasportarmi.

Capitan Harlock: See vabbé, io rutto verso l’infinito, no voglio dire, faccio rotta verso l’infinito.

Mazinga: Io ho la mente di Tetsuya, ma GIURO che tutto il resto lo faccio da me!

Inutile star lì a pistolare su tabelline e cifre, si suppone che i progetti in via di sviluppo servano proprio a migliorare le condizioni precedenti. -.-’

L’Italia è sempre più indietro nell’industria dei videogames

Secondo l’indagine Nielsen Games commissionata dall’ISFE l’Unione Europea è il secondo mercato al mondo per vendite di videogame. Si parla di una spesa complessiva di 7.3 MLD di euro, contro i 7.4 MLD dell’Asia ed i 6.9 MLD degli USA. Nel Regno Unito l’età media dei videogiocatori è 33 anni (la più alta), ed il 42% di questi ha figli. Tra i cittadini europei intervistati il 72% dichiara di trovare nel videogame un ottimo passatempo, contro il 68% della televisione e del cinema. Il 40% dei videogamers europei dichiara di giocare dalle 6 alle 14 ore a settimana.

Further delineating that $11 billion haul, Nielsen said UK gamers led spending with €2.3 billion ($3.6 billion), with France following at €1.6 billion ($2.5 billion), Germany at €1.4 billion ($2.1 billion), Spain at €700 million ($1.1 billion), and Italy at €600 million ($0.9 billion). Nielsen also said that the arrival of the PlayStation 3 and Wii had boosted hardware sales to €5.7 billion ($8.8 billion) in Europe, up from €3 billion ($4.7 billion) in 2006 when Microsoft’s Xbox 360 was the only current-gen console available

Tra i migliori developer al mondo si nota una presenza sempre più consistente di studi europei. Anche quest’anno tra i finalisti dei Develop Industry Excellence Awards vedo di tutto fuorché italiani. Sfoglio articoli di giornali, leggo riviste ed analisi di settore, e la preoccupazione di trovarmi in un paese profondamente arretrato mi sale sulle spalle come un avvoltoio pronto a consumare il banchetto. Nel proporre un paragone impietoso provo a fare un piccolo elenco dei titoli sviluppati in Europa conosciuti ai più [videogioco/developer/nazione]:

  • Grand Theft Auto IV / Rockstar North / Regno Unito – Scozia (capolavoro!)
  • Crysis / Crytek / Germania (capolavoro della tecnica!)
  • Age of Conan / Funcom / Norvegia (700.000 iscritti paganti ad un mese dal lancio)
  • Battlefield Bad Company / DICE / Svezia
  • GTR Evolution / SimBin Studios / Svezia
  • Stalker / GSC Game World / Ucraina
  • Killzone PS3 / Guerilla Games / Olanda
  • Alone in the Dark / Eden Games / Francia
  • Gothic 3 / Piranha Bytes / Germania
  • Max Payne / Remedy / Finlandia
  • Operation Flashpoint / Bohemia Interactive Studio / Repubblica Ceca
  • Rome Total War / Creative Assembly / Regno Unito
  • Project Gotham Racing / Bizarre Creations / Regno Unito
  • Race Driver GRID / Codemasters / Regno Unito
  • Burnout Paradise / Criterion Games / Regno Unito
  • Enemy Territory: Quake Wars / Splash Damage / Regno Unito
  • Viva Piñata / Rare / Regno Unito
  • Colin McRae DiRT / Codemasters / Regno Unito
  • Football Manager / Sports Interactive / Regno Unito
  • Fable / Lionhead / Regno Unito
  • …e molti altri

Tutti titoli di altissima qualità. L’Italia semplicemente non esiste. Non è più neanche un problema di risorse economiche il nostro, o meglio, non solo. E’ un problema di idee vecchie, terribilmente vecchie. E della convinzione che un cinecocomero o un qualunque altro film senza pretese in grado di racimolare a malapena qualche milione di euro valga di più di un mercato aperto, internazionale, in grande crescita (di certo non maturo), ricco di opportunità e decisamente meno zavorrato dalle differenze interculturali tra paesi come quello dei videogames. La Francia l’ha capito prima di noi ed ha addirittura chiesto ed ottenuto per l’industria nazionale dei videogiochi le stesse agevolazioni concesse all’industria cinematografica.

Un anno fa ho scritto un pezzo simile e la situazione ad oggi è la stessa, che è la stessa di due anni fa, che è la stessa di tre anni fa, che è la stessa di sempre. Sveglia!

Lo psicodramma di chi vive su Yahoo Answers

Ne vogliamo parlare? Avete presente quando, concentrati e determinati, fate una ricerca con Google a caccia di fonti affidabili per la vostra relazione ed in cima all’elenco dei risultati appare LUI… Yahoo Answers, il “Cioè” 2.0 dell’era moderna?! Un organismo geneticamente modificato ormai sfuggito dalle mani di chi lo ha creato, che ti viene in soccorso con quelle domande&risposte illuminanti da Accademia della Bruschetta.

Che ne so, stavi cercando informazioni sull’imbottigliamento industriale della birra? Ecco apparire in cima alla pagina dei risultati Answers con le risposte alla domanda: “Con quante e quali parti del corpo riuscite ad aprire una bottiglia di birra?”.

O magari stavi cercando dati sul distretto delle candele, e ti appare la solita domanda di prestigio dell’answeriano doc: “Chi riesce a spegnere una candela a 10 metri con un rutto?”.

Ho fatto un giro su quel servizio eee, posso dirlo: grazie a Yahoo Answers alcune delle più misteriose e affascinanti domande che il genere umano si pone da secoli hanno finalmente trovato una risposta! Solo per citarne alcune (sono tutte vere):

  • Xke scappo dall’amore??
  • Si può aiutare un pessimista incallito a diventare ottimista?
  • Sono arrivati gli alieni!!…………..cosa gli fareste ascoltare??
  • Lo spazio che mi circonda mi sta strettissimo…secondo voi dovrei contattare subito un dietologo o…? [uno psichiatra? ndLORE]
  • Inventeranno il phon silenzioso? [certo, subito dopo aver inventato la ciambella senza buco, l'aragosta che trattiene il fiato e il lupo che perde il vizio ma non il pelo. ndLORE]
  • Ho tnt voglia di leggere, ma tnt, tnt….??? [di scrivere però poca. ndLORE]
  • C’è qualcuno che conosce la Carolina o la Lilli,che erano all’Istituto Marco Polo di Brescia?
  • Problema tecnico Yahoo Answers, anche voi vedete quello che vedo io? [La luce? La Madonna? Elvis? Specifica! ndLORE]
  • Cosa pensate del virtuale ..in realta’ e’ davvero virtuale?
  • Tornerà la mia gazza?
  • Secondo voi dove ho messo il Walkman?

Eh sì, una fonte inesauribile di conoscenza. :P

Nota per me #2: Skype 4 Beta

Uno due tre prova! Sssa! Data: sabato 21 giugno 2008. Oggetto: aggiornamento di Skype alla versione 4.0 Beta, quella che sostituisce il salvaschermo.

Guardo questa enorme nuova UI di Skype 4 Beta e penso: “C’è nessunoooo-unooo-unoo?”. La apri e come un buco nero, anzi bianco, ti risucchia il desktop. In quei 16:10 di vuoto cosmico widescreen sacrificheresti un banco di RAM al dio del multithreading pur di trovare qualcuno in linea da chiamare.

No dico, in quel del Lussemburgo, quando quel tipo se n’è uscito con l’esclamazione “Eureka! Facciamolo full-screen! Non l’ha mai fatto nessuno prima d’ora!”, non c’era nessun cinico ficcanaso nei paraggi a gridargli “A Biondo, se nun c’ha mai pensato nessuno, un motivo cee sarà!”.

Skype 4 Beta

Il lucchetto di Twitter è difettoso

La storia è questa: c’è un tizio, io non lo conosco, lui non mi conosce, non è tra i miei contatti ed ha un account protetto. La volpe quando twitta con l’amico svedese, che si chiama fate conto loresvennsson, lo fa rivolgendosi a lui con il link/reply @lore, che porta dritto dritto al mio account. Di conseguenza, nella sezione “Replies” di Twitter mi è capitato di trovare le sue twittate. Ovviamente non posso leggere nulla perché il suo account è protetto.

Esempio di Account protetto su Twitter

Le applicazioni di terzi che fanno ricorso alle Twitter API tuttavia scavalcano tale barriera e mi mostrano le sue twittate in chiaro, senza protezione e senza filtro.

Esempio di Account protetto di Twitter allo scoperto su TwitterFox

Da qui la domanda: gli account “con il lucchetto” di Twitter sono realmente protetti? Si tratta di un bug? Quanto è grosso questo buco nelle API?

L’usabilità, questa sconosciuta #2: il plasmoide ex-Kicker di KDE 4

Io non so perché si sono inventati questo sistema per ridimensionare il plasmoide principale (la barra delle applicazioni) di KDE 4. So solo che ogni volta mi sembra di utilizzare un calibro da falegname. La freccia bianca sposta la barra a sinistra e destra, la freccia blu accorcia la barra, la freccia verde la allunga. Poi ci sono le opzioni per centrare, allineare a sinistra e a destra come se fosse un testo.

Sarà, ma quel vizietto dei programmatori KDE di rendere tutto più complicato è duro a morire.

A parte questo (e a parte il Kickoff menu di derivazione SUSE, godibile come un gatto attaccato ai maroni) KDE 4 cresce bene.

Per provare KDE 4.1 Beta SUSE ha predisposto un livecd da scaricare qui (KDE-Four-Live.i686.1.0.80.iso).


P.S. OT Se volete provare Google Gadgets su Linux senza compilare, Ubuntu Unleashed spiega dove trovare il repository e i pacchetti Deb. ;)

Plurk e la psicologia comportamentale

Test di Plurk

La psicologia comportamentale in campo finanziario sostiene che il valore che gli investitori attribuiscono ad uno specifico risultato è determinato, tra le altre cose, dall’andamento nell’ultimo periodo del titolo azionario posseduto, mostrando così una propensione a sovrastimare le informazioni recenti e a sottostimare quelle appartenenti ad un passato più remoto.

Perché dico questo? Perché la reazione di molti utenti italiani che in massa si sono iscritti a Plurk mi ricorda questa teoria. La parte più interessante di Plurk è sicuramente costituita dall’idea dell’orizzonte temporale (in Ajax) attraverso il quale visualizzare i vari cinguettii, ma se escludiamo questo ci troviamo di fronte ad un servizio che è praticamente identico al caro vecchio Jaiku, con in più evidenti segni di instabilità alla Twitter.

Gli utenti si appassionano a Plurk perché “possono commentare”. Perché, su Jaiku no? Cè anche chi usa la firefox sidebar di Plurk per accedere più comodamente al servizio, il che mi suona strano perché il bello (se così si può dire) di Plurk sta proprio nell’interfaccia dinamica in Ajax. Se lo rinchiudi in una sidebar di Firefox che ti mostra i messaggi come qualunque altra sidebar di qualunque altro servizio di microblogging, cosa ti resta?

Da qui si capisce che Plurk non mi entusiasma. Oltretutto è concepito in modo tale che solo chi ha molto tempo libero riesce a starci dietro.

Preferisco il buon vecchio Twitter, che spero di non vedere mai con commenti e karma. I commenti non fanno altro che trasformare un servizio di microblogging in un forum a topic unico dal titolo “Chiacchiere in libertà”. Mentre sul karma ricordo le battaglie nel forum di Ubuntu Italia per eliminarlo e da quella ed altre esperienze ne ho tratto la conclusione che la presenza del karma produce solo due risultati: spam ed il risveglio dei comportamenti ossessivo-compulsivi.