Questo video è la perfetta sintesi dell’enorme differenza tra un’azienda che ha capito che prima di tutto occorre guardare all’esperienza di utilizzo, all’armonica integrazione di un prodotto con le abitudini della persona che lo utilizza, e tutte le altre aziende che guardano anacronisticamente al contenuto hardware e alla libertà di fare più cose cercando di soddisfare tutti con un ventaglio di scelte che va oltre le esigenze del singolo.
Portare i libri di testo su un tablet non è una rivoluzione, non è neanche un’idea particolarmente originale. Non è questa la cosa rilevante.
La cosa rilevante è la visione del futuro e la consapevolezza del ruolo che solo una tecnologia opportunamente dosata può giocare nel cambiare e migliorare un’esperienza di utilizzo senza creare punti di rottura, ma anzi facendo fluire in simbiosi le novità con le abitudini, le opportunità con le necessità, i nuovi gesti con i vecchi.
Questo è la Apple. E dal 2007 è ancora l’unica azienda in grado di ispirare tutte le altre.
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Nota: provengo dal mondo GNU/Linux, non sono un fan dei prodotti Apple l'unico prodotto Apple che possiedo è un iPhone 3G del 2009. Però sono un profondo estimatore dell'intelligenza e della razionalità del modello di business Apple.
Una di quelle cose che non ti aspetti. Microsoft che propone un prodotto più innovativo e visionario della più diretta controproposta della Apple (iPad). Ovvero: quello che iPad doveva essere e che invece non è stato. Questo Microsoft Courier è impressionante. Mi chiedo se riusciranno realmente ad offrire, entro questo Q3/Q4, ciò che promettono.
Potrei quasi tradire la mia Moleskine per un prodotto del genere. Bello anche il nome scelto. Courier oltretutto è uno dei miei font preferiti.
Parola d’ordine: “a sfioramento”. Nonostante queste 3 idee siano in giro da anni, nessuna azienda sembra realmente impegnata ad adottarle su larga scala prima degli altri. Di conseguenza, visto che stiamo perdendo tempo, spero che ancora una volta sia Apple a stimolare il mercato.
1) Pagamenti a sfioramento: avvicini l’iPhone ad una macchinetta per le bibite, per i biglietti della metropolitana, per il parcheggio, per ogni sorta di micropagamento, e in automatico ti scala il credito. Come Mastercard PayPass, meglio di Mastercard PayPass.
2) Scambio biglietti da visita digitali: avvicini due iPhone, lanci l’applicazione, si avvia in automatico il bluetooth e parte lo scambio delle informazioni: dati personali, immagini, book progetti, listino prezzi, etc. Come Bump, meglio di Bump.
3) Lettura QR tag (o qualcosa di meglio): avvicini l’iPhone ad una locandina e la lettura del tag ti rimanda alle informazioni ad esso connesse.
Voi direte: ok perfetto, così oltre ad avere a che fare con Apple come distributore di musica, film e quant’altro, ce la ritroveremo anche come intermediario per i pagamenti. Effettivamente la cosa è inquietante. L’ideale sarebbe arrivare ad un accordo tra grandi aziende per la creazione di uno standard comune non legato ad un singolo attore.
Il problema però è che nessuno accenna a compiere questo passo. Sono tutti lì che pensano a come rendere il prossimo modello di cellulare uguale al precedente, ma più bello (per i fashion addict) o più potente (per chi ancora pensa che avere il processore più performante, retaggio dell’era Pentium, sia la cosa più importante). Le idee buone sono ancora tutte ferme a livello di prototipo.
Sull’IHT di oggi c’è un editoriale di Dick Brass, vicepresidente di Microsoft dal 1997 al 2004, nel quale si parla di Microsoft come di un gigante non più in grado di tracciare il futuro degli utenti, la cui ricchezza continua ad essere legata a due progetti maturi come Windows e Office.
But the much more important question is why Microsoft, America’s most famous and prosperous technology company, no longer brings us the future, whether it’s tablet computers like the iPad, e-books like Amazon’s Kindle, smartphones like the BlackBerry and iPhone, search engines like Google, digital music systems like iPod and iTunes or popular Web services like Facebook and Twitter.
Tra le cause cita la mancanza di un vero approccio all’innovazione, specialmente quella visionaria, ed il verificarsi di guerre intestine tra chi credeva fortemente in un progetto e chi invece non lo riteneva vincente e ne ostacolava la crescita. Poi aggiunge:
Not everything that has gone wrong at Microsoft is due to internecine warfare. Part of the problem is a historic preference to develop (highly profitable) software without undertaking (highly risky) hardware.
Tutto ciò mi ha fatto tornare indietro al Progetto Origami (a.k.a. UMPC), uno dei tanti prodotti interessanti mai decollati. Chi ricorda ancora il video di presentazione?
Ricordo di averlo guardato numerose volte il giorno della sua pubblicazione, proprio perché ero affascinato dall’idea di sfruttare un prodotto del genere. A distanza di qualche anno, degli UMPC non c’è praticamente più traccia.
Che senso ha creare un prodotto che è il più leggero, il più sottile, il più portatile, il più facile da utilizzare e il più orientato ad Internet, per poi proporlo nelle configurazioni base senza slot per le simcard e senza USB per un’eventuale chiavetta Internet?
Il che vuol dire che se sei in treno, in macchina o in qualunque altro posto senza una connessione wi-fi, sei costretto a lavorare offline. E senza il multitasking.
Sicché l’ambiente ideale per utilizzarlo è a casa? Non un grande passo in avanti per la produttività.
Pare che i primi ad inventare i gadget/widget siano stati gli antichi egizi. Le recenti scoperte di alcuni widget su una iTablet funeraria egizia sembrano confermare tale ipotesi.
Sempre restando in tema, pare anche che lo stesso Ramsesse I fosse un estimatore della Taskbar, al contrario di Ramsesse III che fece sterminare un popolo di ribelli che si rifiutava di piegarsi al dominio del Dock, di caramellosa e superiore efficacia.
Per chi non sa interpretare i geroglifici e non ha il Papiro Harris sul comodino accanto al letto, ma vuole solo leggere un riassunto che metta a confronto la millenaria disputa tra la Taskbar di Windows e il Dock di OSX, c’è il sempre ottimo Ars Technica, che lo scorso gennaio ha pubblicato un interessante articolo a riguardo: Paradigms lost: The Windows 7 Taskbar versus the OS X Dock (ovvero due filosofie a confronto, window switcher vs application switcher).
L’idea dell’area virtuale dedicata a consigli e suggerimenti è utile due volte: lo è tanto per gli utenti quanto per l’immagine del prodotto/azienda. Recentemente due organizzazioni particolarmente attive nel marketing hanno dato questa interpretazione.
Sempronio FF:Ok, ma il mio che sta per arrivare è ancora più veloce. Se gentilmente poteste aspettare…
Calpurnio O:Anche quello che abbiamo attualmente in beta noi è più veloce.
Tizio, Caio e Sempronio:Stai zitto Calpurnio! Ci servi vivo, ma non per questo dovremmo trattenerci dalla voglia di darti una cofana di legnate.
Capitan Futuro:Io ho un dispositivo sulla cintura che permette di teletrasportarmi.
Capitan Harlock:See vabbé, io rutto verso l’infinito, no voglio dire, faccio rotta verso l’infinito.
Mazinga:Io ho la mente di Tetsuya, ma GIURO che tutto il resto lo faccio da me!
Inutile star lì a pistolare su tabelline e cifre, si suppone che i progetti in via di sviluppo servano proprio a migliorare le condizioni precedenti. -.-’
Per gli utenti è un servizio in più. Uno dei tanti. Le persone che si occupano di marketing e strategie di vendita riconosceranno invece un’evoluzione nella vendita. Un primo passo.
Say you’re in line at Starbucks. You hear this amazing song wafting from the speakers. You gotta have it. Now. Tap the iTunes button on your iPhone or iPod touch, tap the Starbucks button, and voilà: You see the current song, the last 10 songs played, and featured Starbucks Collections. Preview, buy, and download whatever you like, right then and there. Or, if you’re sipping away with your laptop, buy what’s playing — exclusively on iTunes.
Che vuol dire? Siete in una caffetteria Starbucks e state facendo colazione. La radio del locale all’improvviso trasmette una canzone che vi piace, magari una di quelle canzoni che cercate da tempo, ma che tuttavia non riuscite proprio a trovare perché non ne conoscete il titolo. Nessun problema. Tirate fuori il vostro iPod Touch ed avrete subito a disposizione l’elenco delle ultime 10 canzoni ascoltate nel locale. Qualche click e l’avrete già comprata (99 centesimi, un cappuccino è più caro) e scaricata.
Una tv dove non ci sono spot, ma dove tutto potenzialmente può diventare uno spot. Ad esempio: sto guardando il mio telefilm preferito. Vedo un personaggio con un vestito che mi piace. Ci clicco sopra e in un secondo mi appare una schermata con marca, modello, varianti e negozi dove poterlo acquistare (anche online ovviamente). O ancora: ascolto una canzone, mi piace e in 2 click la sto già scaricando da iTunes.
Ma quanto sto avanti? No dico, ma quanto sto avanti?! :D
Ultimamente non ne sbaglio una. Spero che anche la mia profezia sul WiFi un giorno possa diventare realtà. :P
Premessa: Il nuovo iPod Touch è bellissimo. Ho seguito il Keynote in diretta grazie alla chat pubblica (via Skype) di Kiro ed è stato emozionante.
Nella chat ho azzardato la definizione di “iPhone depotenziato”. Il termine rende l’idea, anche se è inappropriato oltre che riduttivo. In realtà non si può nemmeno considerare un cellulare, almeno fino a quando non avrà un microfono*.
Questo non è soltanto un iPod, è anche un cellulare-che-non-è-un-cellulare (come direbbe Lapo :mrgreen: ), una Internet tablet tascabile. Simile ad un iPhone, senza le connessioni GSM/UMTS et similia che oggi sono indispensabili, ma che un giorno saranno inutili. Il futuro delle comunicazioni appartiene al WiFi ed alle sue declinazioni, e passa attraverso Voip & Co. (società di telecomunicazioni permettendo).
Domanda: quale cambiamento comporterebbe la sostituzione di una comunicazione basata su telefonino GSM con una basata su telefonino WiFi?
Risposta: la massima reperibilità possibile. Un vantaggio dunque, non uno svantaggio.
Dite che ho le visioni?? :P
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* P.S. gli auricolari con microfono incorporato dell’iPhone funzioneranno su questo iPod Touch? Mah…
Prendo spunto dal blog di Pseudotecnico per completare il discorso sull’iPhone. Il punto è: dove può arrivare la Apple con questo prodotto? E qual’è l’utente ideale per il suo gioiellino?
Le caratteristiche hardware non raggiungono i livelli dei prodotti concorrenti già in commercio (Nokia N95 su tutti) questo è chiaro, anche se c’è da dire che l’ampio schermo, la mancanza di tasti, i tre sensori ed il multi-touchscreen sono un bel passo in avanti per il settore. Dove brilla davvero l’iPhone è nel software, o meglio nell’interfaccia e nella facilità di utilizzo, e mi chiedo quanto tempo avrebbero impiegato i concorrenti per proporre una UI pulita ed immediata come quella creata dalla Apple. Tutto ciò darà sicuramente una bella spinta alla ricerca e all’evoluzione, ed i primi effetti sono visibili sin da subito, con alcuni fan Nokia che ipotizzano un fantomatico N98 dalle fattezze dell’iPhone.
A chi si rivolge l’iPhone? Possiamo vederlo solo come un telefono, o possiamo vederlo come un parente del Nokia N800, e di conseguenza l’utente ideale potrebbe essere quello che conosce il Web, che integra la sua vita con i servizi Web e che sa dunque come sfruttare la porta d’accesso fornita dall’iPhone. Mi riferisco in particolare a quegli utenti che non si fanno cogliere alla sprovvista dal fatto che non sia possibile creare/modificare file Word o Excel con l’iPhone, perché sanno benissimo che quegli stessi file potrebbero (ad esempio) farseli inviare nel loro account Gmail per poi leggerli/modificarli/condividerli con chiunque via Google Docs & Spreadsheets grazie all’ottimo browser incluso nell’iPhone, all’ampio schermo ed al multi-touchscreen, che dovrebbero rendere il tutto più facile.
Non vedo neanche più il problema della carenza di software essenziali all’interno del cellulare. Ormai possiamo contare su servizi Web 2.0 talmente evoluti da non far rimpiangere nessun programma per dispositivi portatili scritto in C/C++/Java. Basti pensare a Zoho, Mogulus, Last.fm, e a quanto sarebbe interessante poterli utilizzare senza limiti sul proprio cellulare (sperando di poter fare presto affidamento su una versione mobile di Adobe Flash, via aggiornamento).
Ecco, il vero limite, come giustamente detto da molti, è proprio questo: le modalità con le quali accedere ad Internet. Perché un terminale con queste caratteristiche lo si può sfruttare in pieno solo con una connessione wi-fi o con un abbonamento flat che garantisca una buona dose di banda e di mega. Fossi un newyorkese non mi farei grossi problemi, sapendo che potrei sempre contare su diverse centinaia di connessioni wireless sparse per tutta la città, molte delle quali aperte (o almeno così mi raccontavano). Ma qui in Italia? La cosa oggettivamente è più dura. Ancora non si sa nulla delle condizioni alle quali verrà offerto l’iPhone, quindi non si possono trarre delle conclusioni al momento. Di certo l’accesso “agevolato” ad Internet sarà una condizione imprescindibile. Senza di questo la natura stessa del prodotto ne risulterà forzata.
Update 27/06/07: io ed il tizio del WSJ siamo in perfetta sintonia. Ecco il video della prima vera (seria) recensione:
Si può anche notare come il problema delle “impronte” sul vetro del cellulare (che in molti ipotizzavano) sia effettivamente presente. Potete scoprirlo voi stesso avanzando nel filmato a 01:05 dalla fine.
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:!: Piccolo OT: complimenti a Treviño che con i suoi repo è arrivato dritto dritto sulla prima pagina di Digg! Allo stato attuale 595 644 diggate. A quanto pare i server Tuxfamily reggono bene l’effetto Digg. :)
Questi due video sono un po’ vecchi, però sono troppo divertenti ed ogni tanto mi capita di riguardarli. :D Il primo viene dalla trasmissione della NBC “Late Night with Conan O’Brien” ed è uno spot commerciale a dir poco esilarante sull’iPhone. Il secondo invece è una compilation di sketch (più qualche extra) presi dallo storico Saturday Night Live, sempre della NBC.
A volte la logica che sta dietro a queste decisioni mi sfugge… Voglio dire, conosco bene i motivi (sta per uscire con nuovo hardware, nuovo sistema operativo, bla bla bla) e gli obiettivi, e capisco che la Apple è pur sempre un’azienda come le altre che deve produrre determinati risultati, ma non condivido lo stesso.
E poi credo che un giorno la gente arriverà a capire che non servono ad un tubo il processore più veloce del West o la Ram con un FSB micidiale (Centrino Duo, Centrino Duo la vendetta, Centrino super-mega-iper-ultra) se poi l’hard disk costituisce un collo di bottiglia insormontabile. Datemi l’hard disk a memorie NAND flash e ne riparliamo.
Su Business Week c’è un interessante articolo che analizza i costi di produzione sostenuti dalla Apple per una delle sue ultime creature, Apple TV. Sono un fan della Mela, ma non di questo nuovo prodotto, e trovo triste il fatto che Apple TV possa essere la causa della dismissione della produzione del Mac Mini, un gioiellino anche se non proprio al passo con i tempi, un “residuo” della Apple vecchio stile che, un po’ per necessità un po’ per filosofia, non era soggetta alla frenetica corsa all’aggiornamento dell’hardware con le ultime evoluzioni perché tanto “non è quello che fa la differenza”. ;)
L’analisi è stata sviluppata dalla “solita” iSuppli, che calcola un costo di produzione complessivo di 237 dollari. Considerando che Apple TV viene venduto a 299 dollari, il guadagno netto della società è di 62 dollari, attorno al 20%, esclusi i costi relativi al marketing. La spesa maggiore è per i processori Intel ($40 per una variante del Pentium M) e per i chipset ($28) che portano il pacchetto complessivo Intel a 68 dollari per unità, il 28% del totale. La GeForce Go 7300 invece costa 15 dollari (wow, poco!) e l’hard disk da 40GB della Fujitsu 37 dollari (wowow, molto!).
Ovviamente ciò che colpisce di più è proprio la riduzione del margine di profitto, in controtendenza rispetto all’operato della società nel passato e alla sua immagine di azienda del tipo “costa un po’ di più, ma ne vale la pena”.
L’articolo fa notare che la spinta ai guadagni potrebbe arrivare dai servizi complementari (più che complementari, primari), come dimostra il recente accordo siglato con Google per rendere disponibili i contenuti di YouTube sulla piattaforma Apple.
Ieri c’è stata l’inaugurazione del primo Apple Store dell’Europa Continentale. A giudicare dai video, deve essere stato un bel momento per i fan della Mela e per i simpatizzanti (come me, anche se non ho un Mac). Prima il countdown iniziale gridato da tutti, poi la musica, la gente che entra in massa ed i commessi che applaudono, battono il cinque e fanno foto.
La collocazione dello Store non è delle migliori (un centro commerciale fuori Roma) e dalla Apple probabilmente mi sarei aspettato qualcosina di più. Ma sono sicuro che a questo primo punto ne seguiranno altri.
Una cronaca dell’evento, fatta da chi ha girato il video, la potete trovare qui.