Cosa porteresti con te su un’isola deserta?

Io porterei Clippy, l’assistente di Office. Cavolo, vuoi mettere quanto è di compagnia? La più grande invenzione dell’uomo dopo il “riso pronto in 10 minuti”, quello che c’è scritto dovrebbe cuocersi in 0,5L d’acqua ma che, se non c’è Paco Lanciano¹ lì con te mentre cucini, scoprirai troppo tardi che con quel mezzo litro d’acqua il risotto fa appena in tempo a diventare della stessa consistenza della pietra pomice. Invece lui, Clippy, sempre gentile, disponibile, educato, non si lamenta mai, e se non riesce ad aiutarti ti implora di riprovare. Sapesse pure cucinare il risotto sarebbe il massimo.


¹ Effettivamente potevo citare il Professor Cannella al posto del buon Paco, ma un mito come l’esimio e speziatissimo professore di Scienza dell’Alimentazione non è che me lo gioco così come capita. Oh, Paco, senza offesa eh, sei sempre il mio mito n.2!

La pillola che migliora le prestazioni (al computer)

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Quanto a energy drink in Italia cominciamo ad avere una certa esperienza. Niente a che vedere però con gli Stati Uniti, dove vengono proposti in ogni salsa e declinazione. Non ultima quella del drink per migliorare le prestazioni al computer. Chi ha avuto qualche esperienza con gli FPS multiplayer può intuire quanto sia facile associare a questo genere di videogioco una bevanda energetica. Azione frenetica, decisioni istantanee ed una velocità delle immagini ai limiti dell’epilessia. Non c’è movimento fisico, perché si resta inchiodati alla sedia, ma i riflessi mentali sono tutto e fanno la differenza (video).

I produttori di accessori si sono specializzati nella realizzazione di periferiche ad hoc: dalle sedie anatomiche ai gamepad modificabili nelle funzioni e nel peso. Anche i produttori di bevande si sono focalizzati su questa nicchia di mercato, con brand conosciuti come Mountain Dew (PepsiCo, Inc.) che già da tempo diffondono il concetto del “giocare meglio, giocare di più, giocare più velocemente“. Gli ingredienti sono i soliti: caffeina, taurina, ginseng, guarana, ginkgo e via dicendo. Cresce anche il numero di siti dedicati all’analisi e alla classificazione delle bevande, un po’ come accade con i sigari o col tè.

Per il passaggio dalla bevanda alla pillola era solo questione di tempo. FpsBrain è forse il primo prodotto nel suo genere e comunque il primo del quale sono venuto a conoscenza. Alla base c’è la stessa identica necessità: migliorare le prestazioni cerebrali. Ecco com’è nato:

The idea for FpsBrain came about when Tomarni realized that it wasn’t only their computer systems that needed to be optimized for maximum performance — but the player, too. Straßburg wrote, “Our first idea was to produce it as a giveaway for exhibitions or LAN events. We recognized that there is a market for it, when many people at LAN events asked us where they could buy it.” He told me that an “external institute” helped Tomarni develop FpsBrain, and that it works by having “the L-tyrosine goes through your blood straight to your brain and helps you to concentrate and stay focused on your task.”

Il salto dalla bevanda alla pillola sembra piuttosto inquietante perché la mente, valutando più la forma che la sostanza, associa alla capsula l’idea di farmaco attribuendole così una maggiore efficacia a prescindere. Il marketing e l’effetto placebo fanno il resto. Questa ricerca dimostra però come le pillole FpsBrain abbiano in realtà lo stesso concentrato di sostanze degli energy drink, ma con meno caffeina. Ciò non vuol dire esattamente che siano una botta di salute:

In addition to caffeine, most…[energy] drinks contain a high sugar content. In combination these ingredients can cause a rush that will eventually come crashing down. Those sensitive to caffeine may even become dizzy and shaky. Taking this pill with an energy drink or taking more than the recommended dosage may cause these effects.

In conclusione, meglio barare con le cheats.

W Freccero! – L’Auditel ed il provincialismo

tv.pngEh, non ci sono più i palinsesti di una volta. Le trasmissioni saltano, i serial di qualità vengono sostituiti senza preavviso da film alla trecentesima replica, le produzioni nostrane ristagnano nei soliti argomenti, ed un professionista serio ed esperto come Carlo Freccero viene “relegato” alla posizione di presidente di Rai Sat (l’ho scoperto ora) quando invece dovrebbe essere alla direzione di una delle tre reti generaliste della Rai.

Avete assistito alla scenetta “Gente di Mare vs Dr House” a conclusione del TG1 di ieri sera? Non vi siete fatti due risate? Gente di Mare, da molti conosciuto anche come JAG di Mare, mercoledì sera nei periodi di sovrapposizione ha battuto il serial americano in onda su Canale5 per 5.164.000 telespettatori contro 5.012.000. Qualcuno è pronto a giurare che ci fosse anche un gol fantasma.

Le reti bisticciano e giocano a specchio riflesso per stabilire chi ha vinto e in quale fascia oraria:

- Ho vinto in valori assoluti nel prime time.
- Sì, ma io ho vinto in sovrapposizione.
- Sì, ma il mio pubblico è quello più appetibile per i pubblicitari.
- Etc.

Nel frattempo sta crescendo una generazione di giovani che se ne frega o quasi della televisione. Ed altre si stanno abituando allo stesso destino.

Altro giro, altra corsa. Qualche giorno fa al TG1 è stato ospite il regista americano Francis Ford Coppola. La domanda conclusiva dell’intervista è stata a dir poco imbarazzante (per noi italiani, si capisce). Attilio Romita ha chiesto a Coppola, che è anche un appassionato ed esperto di vini, se il vino che produce in California è buono come quello italiano.

Ma che razza di domanda è? Ancora con questo provincialismo? Basta, non se ne può più. Forse Attilio Romita non sa che in California, nella Napa Valley, si produce un vino che è tra i migliori al mondo, per alcuni il migliore. E se non lo sa, perché non si è informato? Chi ha scritto quella domanda? Era preparata? Lo stesso Coppola ha provveduto ad informare il presentatore con una risposta secca e decisa, facendo notare che in molte parti del mondo si produce dell’ottimo vino e che (messaggio sottinteso) il vino italiano è solo uno dei tanti.

Ma è così difficile costruire un’intervista seria, senza riferimento alle prelibatezze italiche e a quanto siamo bravi nel fare questo e quello? Possibile che si debba scendere sempre a paragoni? Ci libereremo mai da questo senso di inferiorità e dal volerci rapportare continuamente agli altri (in special modo ai nostri cugini francesi)?

Letture interessanti: Francis Ford Coppola - Vino, cibo, film.
Altre risorse: i dati Auditel di mercoledì 31 ottobre 2007.

Il McWi-Fi e i servizi complementari

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Da una ricerca svolta sulle modalità di utilizzo delle connessioni Wi-Fi gratuite “generosamente” concesse in circa 8000 punti della catena McDonald’s è emerso che una bella fetta del traffico generato non proviene dagli uomini d’affari o dai classici navigatori. Viene dai videogiocatori! In particolare, i possessori di Nintendo DS producono circa il 25% del traffico totale. La società dal canto suo afferma che la scelta di dotare ciascun fast food restaurant di una connessione Wi-Fi è stata fatta principalmente per migliorare le operazioni interne svolte dagli stessi dipendenti (ordinazioni, gestione inventario, ecc.). Ma è fuori discussione il fatto che questa connessione, libera e a disposizione di tutti, possa avere un forte richiamo sui potenziali clienti. Che l’Happy Meal non sia più il principale motivo per il quale i figli chiedono ai genitori di andare a pranzare al Mc?

Sicuramente il modo di fare business di bar e ristoranti sta cambiando. Quanto tempo ci vorrà in Italia prima che qualcuno lo capisca?

Cosa c’è dentro i Chicken McNuggets?

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Cosa c’è dentro i Chicken McNuggets del McDonald’s? Pensavate fosse pollo? Sbagliato! Va beh, se non è pollo è tacchino… NO! Cappone? NO! Piccione? NO! Quaglia? NO! Comincio a preoccuparmi…

Niente di preoccupante (o forse sì)… I Chicken McNuggets sono composti per il 45% circa da pollo. Per il resto contengono granturco, derivati ed altri componenti chimici. Questo blog ne parla, ma non mancano le imprecisioni (ampiamente evidenziate nei commenti).

E voi? Avete qualche particolare esperienza di McLavoro da raccontare?

Dove fa colazione un Geek?

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Starbucks è per i coffee shop quello che McDonald’s è per i fast-food restaurants. Negli Stati Uniti uno Starbucks è qualcosa di più di una semplice caffetteria. E’ un luogo di ritrovo per geek, un posto di lavoro per giornalisti, manager, autori cinematografici, creativi.

Puoi ordinare la variante di cappuccino che preferisci e portarla via. Oppure prendi un Frappuccino, ti siedi, accendi il tuo computer (probabilmente un Mac) e cominci a lavorare. Puoi anche rilassarti, fare due chiacchiere. E a quel punto ti sembra di essere in una puntata di Friends.

Ma è davvero così bello lavorare a casa o in ufficio? ;)

Questo blog è una piccola chicca, e solleva un tema sul quale rifletto ormai da moltissimo tempo: perché non portare Starbucks in Italia? Anche io sono convinto che potrebbe avere successo se riadattato al nostro contesto. Certo, a discapito della miriade di bar e caffè che sono, un po’ come le PMI e il culatello, un “prodotto” tipicamente italiano.

Da un po’ di tempo anche McDonald’s ha fiutato l’affare e sta cominciando a fornire (timidamente) le prime colazioni. Ho provato, ma non mi ha fatto un gran effetto. Le alternative sono poche, la presentazione troppo semplice. E poi mancano i muffin! Scherziamo?! Perfino al bar dell’Ikea hanno i muffin, deliziosi splendidi muffin alla cannella! :)

Ma è normale, dopotutto sono ancora in fase di Beta. ;)

(Starbucks su The Guardian)