Université du Québec à Montréal (UQAM).
Chapeau.
(colonna sonora: Black Eyed Peas - I gotta feeling)
Hochschule Furtwangen University, Deutschland.
Facce da telefilm. Meriterebbe un Emmy per l’organizzazione.
(colonna sonora: Nine Days – 257 weeks)
Azione: Google Maps Navigation on your mobile phone.
Reazione (azioni): Shares of GPS Makers Plunge on Droid Launch – WSJ.com.
Nassim Nicholas Taleb scrive in un suo libro:
Un Cigno nero è un evento che possiede tre caratteristiche. In primo luogo, è un evento isolato, che non rientra nel campo delle normali aspettative, poiché niente nel passato può indicare in modo plausibile la sua possibilità. In secondo luogo, ha un impatto enorme. In terzo luogo, nonostante il suo carattere di evento isolato, la natura umana ci spinge a elaborare a posteriori giustificazioni della sua comparsa, per renderlo spiegabile e prevedibile. Riassumendo le tre caratteristiche: rarità, impatto enorme e prevedibilità retrospettiva (ma non prospettiva).
Una definizione che calza a pennello nel caso dei tanto osannati guru del Web 2.0, che solo oggi (vedi Leo Laporte, giusto per citarne uno) si affrettano a decretare in coro il declino di FriendFeed. A leggere l’ultimo post di chiara matrice logorroico/auto-assolutrice con doppio avvitamento carpiato di Scoble (The Second Life of FriendFeed?) non mi viene che da sorridere e pensare a quanto avesse fottutamente ragione Nassim Nicholas Taleb.
Risorse correlate: Quello che c’è di buono in FriendFeed
Scoble non ha capito una fava di cosa è e cosa non è Google Wave. Pensare anche solo per un istante che Google Wave possa avere a che fare con Twitter o FriendFeed è una forzatura ridicola. Così come è ridicolo pensare all’email solo nell’ambito della sfera personale, tralasciando l’importanza dell’email nelle aziende.

Sfogliare le mail in Lotus Notes è come cercare un ago…
Quando si ricevono decine e decine di mail al giorno, molto spesso in risposta a mail precedenti, in un continuo rimpallarsi di allegati, riferimenti, citazioni e contenuti duplicati, si realizza che quelli che dovrebbero essere “moderni software di gestione delle mail” offrono un approccio all’organizzazione dei messaggi tanto lineare quanto poco evoluto. E te ne rendi conto specialmente quando ti trovi davanti ad un muro di messaggi da leggere con Oggetti del tipo: “Re: Rif: R: Fw: Rif: Re: Campagna stampa XYZ”.
Le idee innovative dentro Google Wave
Già il fatto di poter organizzare le mail in thread (come insegna Gmail) o wave, vuol dire avere una inbox incontrovertibilmente più ordinata, facile da gestire e soprattutto senza duplicazioni. In più, la possibilità di rivedere in playback la sequenza di email ricevute (quando, da chi e in risposta a cosa), abbassa ulteriormente la difficoltà di lettura di un elenco di messaggi che potrebbe essere anche esageratamente lungo. In aggiunta, la flessibilità dell’ambiente e le numerose possibilità di collaborazione in real-time offrono uno strumento di lavoro dinamico e plasmabile. L’autore di questo video secondo me ha colto bene l’importanza di quel “3,5% di funzioni” su cui si basa Google Wave.
Paradossalmente, una delle novità più caratteristiche di Google Wave, ossia la chat con le singole lettere digitate mostrate in real-time, credo sia la meno utile a livello pratico. In chat capita con una certa frequenza di digitare una parola o una frase e di pensare all’ultimo istante di cancellarla e usarne un’altra. Chattare e sapere di spedire il messaggio solo dopo aver premuto il tasto Invio è un modo per cautelarsi da eventuali errori/casini provocati da parole distrattamente/inopportunamente digitate.

Widget su una iTablet funeraria egizia
Pare che i primi ad inventare i gadget/widget siano stati gli antichi egizi. Le recenti scoperte di alcuni widget su una iTablet funeraria egizia sembrano confermare tale ipotesi.
Sempre restando in tema, pare anche che lo stesso Ramsesse I fosse un estimatore della Taskbar, al contrario di Ramsesse III che fece sterminare un popolo di ribelli che si rifiutava di piegarsi al dominio del Dock, di caramellosa e superiore efficacia.
Per chi non sa interpretare i geroglifici e non ha il Papiro Harris sul comodino accanto al letto, ma vuole solo leggere un riassunto che metta a confronto la millenaria disputa tra la Taskbar di Windows e il Dock di OSX, c’è il sempre ottimo Ars Technica, che lo scorso gennaio ha pubblicato un interessante articolo a riguardo: Paradigms lost: The Windows 7 Taskbar versus the OS X Dock (ovvero due filosofie a confronto, window switcher vs application switcher).
Mi aspetto in tempi brevi che il team di sviluppo rilasci novità volte a posterous-izzare WordPress. Il successo di Posterous (relativo come spesso accade perché funziona solo tra geek non giovani) è dettato dalla sua semplicità e dal fatto di rimarcare l’importanza del lifestreaming oggi.
Posterous non ha niente che WordPress non offra già. Il difetto di WordPress è la goffaggine. Parlando di WordPress.com infatti:
- Il lifestream c’è, ma è lento se si appoggia agli RSS (difatti rispondono con RSS Cloud)
- Il bookmarklet c’è, ma è macchinoso
- L’app per iPhone c’è, ma richiede troppi passaggi
- La pubblicazione via mail c’è e funziona bene, anche per le risposte ai commenti
- Per embeddare una risorsa esterna (es. un video di YouTube) occorre inserirla tra i tag o copiare il codice
- Per caricare un file audio/video occorre pagare
Niente di trascendentale. C’è solo da operare di fino per snellire ciò che esiste già.
Versione Look Sharp! / Dangerous, e non a carnevale. Tanto, dove scappi… prima o poi anche il ciuffo punk ‘80 tornerà di moda.
Donne, non buttate via le borse a secchiello anni ‘90 stipate nell’armadio da 15 anni che torneranno anche quelle.
Uno dei passaggi più fighi quando si lavora ad una ricerca è cercare di capire qual è l’effettiva entità delle relazioni tra le variabili (correlazioni, nessi causali, etc.).
Un giornalista americano ha mangiato solo ed esclusivamente hamburger per 65 giorni consecutivi, nell’intento di capire se una dieta a base di hamburger possa rendere stupidi. E indovinate un po’? Alla fine del test si sentiva più stupido.
Tre cose.
Primo: non segue Super Quark.
Secondo: sale il dubbio che la relazione causa-effetto vada invertita.
Terzo: fortunatamente è tutta una questione di ironia.
L’ostacolo principale per la crescita e la diffusione di massa di Linux è da tempo uno: la mancanza di progetti commercial focalizzati ed ambiziosi che puntino con credibilità sulla piattaforma GNU/Linux per il mercato PC consumer. Questo perché, come dicevo tempo fa [Marketing e Open Source #5: Linux al cospetto della prima vera opportunità di crescita], offrire gratuitamente un sistema operativo non è di per sé condizione sufficiente a decretarne il successo.
Negli anni di Corel, Red Hat, Fedora, Mandrake, Mandriva, SuSE, Debian, Xandros, etc. di passi in avanti dal punto di vista delle tecnologie se ne sono fatti molti, ma dal punto di vista delle cifre se ne sono fatti pochi.
Quanto invece più improvvisa ed esplosiva è stata la crescita di Linux e della filosofia open source nel mercato degli smartphone solo negli ultimi 12 mesi?
La concorrenza si vince giocando su un campo comune, quello delle strategie commerciali, facendo leva sulle armi in più in proprio possesso.
Oggi Google annuncia di voler partecipare al gioco oltre i confini nei quali già opera con Android. Ci sono dunque buone possibilità che, anche per i PC (per ora meglio parlare solo di netbook), la partita diventi più interessante ed equilibrata.
We hear a lot from our users and their message is clear — computers need to get better. People want to get to their email instantly, without wasting time waiting for their computers to boot and browsers to start up. They want their computers to always run as fast as when they first bought them. They want their data to be accessible to them wherever they are and not have to worry about losing their computer or forgetting to back up files. Even more importantly, they don’t want to spend hours configuring their computers to work with every new piece of hardware, or have to worry about constant software updates. And any time our users have a better computing experience, Google benefits as well by having happier users who are more likely to spend time on the Internet.
Ammazza che gufata che ho tirato a Joost il mese scorso [Presenti, eppure così immobili]. Però dai, i problemi erano evidenti, nonostante numerosi siti (tipo TechCrunch) poco tempo prima avessero parlato di una lusinghiera crescita del servizio. Ma de che…

Uno dei tanti quiz che impazzano su Facebook
No comment.

Io un’idea del genere la vedrei alla grande con un gioco in stile Resident Evil. Però maneggiare il nunchuk con un dito impossibilitato diventa un po’ un casino.
Wii Vitality Sensor: a cosa serve? – Hardware Upgrade
A quando il polmone d’acciaio da collegare al telecomando?
—
* Non è un presidio medico chirurgico. Non applicare sulle dita dei piedi o in altre zone che potrebbero venirvi maliziosamente in mente. Evitare il contatto con il naso o con la tromba di Eustachio. Conservare sottochiave e fuori dalla portata dei bambini altrimenti ci giocano loro e addio alla partita del weekend davanti ad una cofana di pasta aglio e olio con rutto libero che sognavate da quando avete acceso il computer in ufficio lo scorso lunedì. Non agitare nelle vicinanze di animali da riporto. Conservare in un luogo asciutto privo di dugonghi e toporagni elefante che si credono ballerini.
L’animazione disponibile sul sito del quotidiano francese Le Monde spiega le cause alla base della silenziosa guerra tra nazioni (Russia, Danimarca, Stati Uniti, Canada, Norvegia) per la conquista di alcune porzioni strategiche di territorio nel Polo Nord. Ne avevo già parlato qualche tempo fa [Stream of Consciousness del lunedì sera].
La bataille de l’Arctique – Planète – Le Monde.fr.
La situazione nel Polo Sud non è molto diversa. Cambiano le parti in gioco, ma le motivazioni all’origine delle mire espansionistiche di Australia, Regno Unito (ecco che le Isole Falkland tornano prepotentemente d’attualità) ed altre nazioni restano le stesse.
L’esasperazione del concetto di brand facile, praticamente “for dummies”.
Risorse correlate: History of Microsoft massive rebranding
Compete pone il quesito giusto nel contesto sbagliato. Ciò che è interessante capire è: i proprietari di uno smartphone possono essere interessati alla gestione delle operazioni bancarie e finanziarie via cellulare? Quello che l’indagine di Compete rileva, invece, sono le attitudini già consolidate degli intervistati e di questi l’82% risponde negativamente affermando che non usa il telefonino per tale scopo.
Se il cliente non percepisce alcuna utilità nella gestione dei conti via cellulare non è perché “non c’è nessuna utilità nel gestire i conti via cellulare”, ma perché l’intervistato probabilmente è cliente di una banca che “non crea utilità attraverso i servizi di gestione dei conti via cellulare”. O di una banca che non sa comunicare.
Le risposte dipendono dalla praticità e dalla compatibilità del servizio offerto con le esigenze del cliente. Penso ad esempio al servizio per iPhone offerto da Che Banca ai suoi clienti. Questo permette di compiere via cellulare operazioni di trasferimento immediato del danaro dal conto deposito al conto tascabile, cioè dal libretto di risparmio al conto corrente/carta di debito. Non sono un loro cliente (anche se ci sto pensando), ma credo che questo servizio sia particolarmente interessante per una banca che fa della liquidità dei depositi il suo punto di forza.
Lo stato di salute di certi servizi Web 2.0 andrebbe tastato con un manico di scopa, come quella volta che da ragazzini stavamo pescando sul Trasimeno e con una canna di bambù cercavamo di capire se quella nutria di fronte a noi inabissata da due ore col dorso a pelo d’acqua fosse ancora viva. Ma questa è un’altra storia e Dio solo sa dove può portarmi continuare a parlare di quella giornata. -.-
Risorse correlate: Stream of Consciousness del lunedì sera
Da mesi ormai Google Chrome è il mio broswer di default nella partizione di Windows, in attesa di poter installare una versione stabile anche su Linux. La società con Chrome è riuscita nel difficile compito di combinare al meglio tre caratteristiche fondamentali (oltre alla sicurezza) per un browser:
- la velocità di avvio (soprattutto il primo avvio)
- la velocità di visualizzazione delle pagine Web
- l’elevata compatibilità con le pagine Web
Già ad un confronto ad occhio del primo avvio è palese che Google Chrome è di una reattività mai vista, praticamente si apre con la stessa scioltezza di Notepad, mentre Firefox 3.0.10 impiega qualche secondo anche ad installazione pulita e con i plugin più basilari.
La principale critica mossa all’attuale versione di Chrome è la mancanza di estensioni; siamo sicuri che sia una carenza realmente percepibile dall’utente comune? Io in ogni caso resto della filosofia “snello e ben proporzionato”.
In attesa dell’implementazione delle estensioni nelle prossime versioni di Chrome, ciò che si può fare è sopperire alla mancanza di una determinata funzione, alla quale siamo abituati, con un bookmarklet. Credo che i bookmarklet siano una risorsa sottovalutata, sulla quale anche Google dovrebbe puntare di più. Da Wikipedia:
Un bookmarklet è un piccolo programma JavaScript che può essere memorizzato come un normale URL all’interno dei segnalibri (bookmark in inglese) nei browser Web più popolari, o all’interno degli hyperlinks di una pagina Web.
L’utilizzo dei bookmarklet ha principalmente tre vantaggi:
- non rallenta l’esecuzione del browser, anzi contribuisce a mantenerlo snello senza sovraccaricarlo di plugin
- è valido per qualunque browser
- è di immediata installazione/rimozione
Questo discorso interessa tutti i browser ovviamente, ma è con Chrome che ha maggior senso proprio perché manca un sistema di gestione delle estensioni e perché la “barra dei segnalibri” dove salvare i bookmarklet coincide con la “barra dei preferiti”, che solitamente resta visibile (CTRL+B), pena l’impossibilità di accedere ai preferiti.
Spesso l’utilizzo di un bookmarklet può sostituirsi all’installazione di un’estensione. Di seguito riporto un elenco dei bookmarklet più interessanti che ho incontrato negli ultimi tempi:
- PDF Download > Salva la pagina Web in PDF
- Google Translate > Traduce in italiano il testo selezionato da qualunque lingua
- Kwout > Crea lo screenshot di una pagina Web
- Share on Facebook
- Share on FriendFeed > Il bookmarklet di FriendFeed è tra i più riusciti
- WordPress Press This! > Crea un post in WordPress partendo da testo/immagini/video selezionati
- TinyURL
- Gmail This
- Google Bookmarks (in fondo alla pagina della versione inglese di Google Bookmarks)
- Converti video > Converte e salva i video dai siti di video sharing
Molti siti mettono a disposizione un bookmarklet senza tuttavia valorizzarlo. Basta cercare, il Web è pieno di suggerimenti.
La mia partecipazione a Twitter va scemando in proporzione all’evoluzione di Facebook. Se continua così tra un po’ non ci metterò neanche più piede.
D’oh! >_< Anche questo è un tweet mancato.
Come del resto cantava anche il buon Claudio. Dopo la laurea, stavolta specialistica (Direzione Aziendale), ci voleva una pausa godereccia. Voi come state? Tutto bene? Nel frattempo io cerco di recuperare tra mail da leggere, post da sfogliare e notizie da scorrere nel feedreader. Ad esempio, ok ne avevano parlato anche sulla BBC dei cambiamenti in vista per l’International Herald Tribune… però che impressione vedere il sito dell’IHT fagocitato dal caotico portalone del New York Times. Un vero peccato, IHT.com negli anni era stato concepito molto bene, elegante e razionale. Forse anche troppo, considerando che gli attuali standard vanno nella direzione opposta. E del nuovo URL “http://global.nytimes.com/?iht” ne vogliamo parlare? Mah.
Ci si becca in giro, virtualmente parlando s’intende. ;)






