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Google stacca la spina a Wave, ma è un arrivederci

04/08/2010
di Lore

Su WebWorkerDaily (GigaOM network) si parla delle esperienze di utilizzo di Google Wave nelle aziende.

L’articolo ed i commenti offrono molti spunti interessanti per quello che per oltre un anno è stato un servizio innovativo, ma acerbo. Quel che è certo però è che, raffinando ed ottimizzando le tecnologie viste in Wave, Google potrebbe avere la giusta occasione per sfondare nel mercato particolarmente remunerativo dei software collaborativi per le aziende attraverso un’evoluzione ancor più interattiva dei servizi già inclusi in Google Apps.

Non a caso, Novell e SAP stanno da tempo sperimentando Google Wave, mentre Google, dal canto suo, annuncia che Wave non sarà più un progetto standalone: lo sviluppo dell’ambiente di prova che conosciamo cesserà e le tecnologie verranno integrate negli altri prodotti dell’azienda.

Tra i commenti all’articolo ce n’è uno che bene rappresenta il potenziale della filosofia alla base di Wave:

I use Wave everyday. I have over 200 active waves and I just started in May, 2010.

I used it to replace my case management software in my law office. Wave had numerous advantages: word searchable, tags, easy to make and quickly customizable templates, and playback.

The biggest thing, however, is that everyone in the office (five of us) all know what the other person is doing — immediately. We don’t duplicate work. We know what needs to be done and we get it done. This doesn’t involve difference in time zones, but twenty feet apart. Yes, it is great when I’m not in the office or in court, but it works equally well when we are all in relatively close proximity.

Risorse correlate: Cos’è Google Wave? Prime idee per una email intelligente

L’usabilità, questa sconosciuta #4: Hotmail come prima, più di prima¹

28/07/2010
di Lore

Quiz: quanti livelli di lettura ci sono nel nuovo layout di Hotmail?

Attenzione: non fatevi distrarre dal bannerone-pubblicitario-fuorisquadro-da-20mq-mansardato-con-angolo-cottura-termoautonomo.

Chi indovina vince una barra a scorrimento verticale da aggiungere alla collezione…


¹ Più incasinato di prima

Metabolizzato il Web 2.0, il settore dei videogames torna ad essere terreno di conquista

04/07/2010
di Lore

Finita la corsa all’oro nel campo dei servizi Web 2.0, oggi il terreno di conquista delle piccole startup torna ad essere il settore dei videogames (corsi e ricorsi). Specialmente se c’è di mezzo una componente “social”. Questo grazie alla grande visibilità che piattaforme come Apple iOS+iTunes, Facebook e lo splendido Steam di Valve Corp. sanno offrire. Un trampolino di lancio col turbo.

Se prima si guardava con interesse alle mosse di società come Obvious Corp. (cioè Twitter) Megatechtronium (cioè Pownce) e via dicendo, oggi si guarda a Zynga (le ultime stime sul valore della società riportano cifre a nove zeri), PopCap Games Inc. o agli inglesi di Chillingo e di Introversion Software, giusto per citarne alcuni.

Per non parlare poi dell’inarrestabile ascesa dei francesi di Gameloft, che nei dieci anni di vita dell’azienda sono stati talmente veloci, reattivi e lungimiranti da sfruttare il momento di incertezza dei big diventando così uno dei player principali nel mobile gaming.

Microsoft, solita confusione: progetti irrealizzabili, duplicati e nomi dati a caso

16/05/2010
di Lore

Non solo continuano ad avere il brutto vizio di liberare notizie su fantomatici concept di prodotti che non sono in grado di produrre e che non presenteranno mai (Courier, R.I.P.) facendo credere che si trattasse di progetti in corso (ovviamente mentre il concorrente principale sta lanciando *concretamente* sul mercato il suo tablet), ma continuano ad avere anche il brutto vizio di cambiare nome ai progetti in corso.

All’elenco che avevo stilato quale tempo fa [History of Microsoft massive rebranding] si aggiunge l”account Office Live Workspace, che cambia e passa su Windows Live SkyDrive account. Questo perché si vuole integrare il workspace di Office Live con SkyDrive. Sempre la solita proverbiale confusione.

A quando l’integrazione (con ennesimo cambio di nome) dello spin-off Docs.com con il resto dei servizi online Office Live?

I sottopassaggi di Bologna

18/04/2010
di Lore

Stamane mentre giravo per Bologna e cercavo di pensare a tutto fuorché ai negozi (devo cominciare seriamente a risparmiare per i prossimi viaggi), ho cominciato a riflettere sui tanti sottopassaggi presenti in centro, quasi sempre chiusi. Non so quando è stata l’ultima volta che ho preso la sottovia all’incrocio di Piazza Nettuno. Ricordo solo che c’è molto spazio a disposizione laggiù.

In superficie, decine di persone in attesa (più o meno) ad ogni angolo che scatti il verde per poter attraversare la strada. Sotto, uno spazio lercio e inutilizzato.

Mi piacerebbe sapere cosa impedisce al comune di sfruttare questi sottopassaggi adeguatamente. Visto che sono lì da decenni, perché non impiegarli per far defluire il flusso di pedoni fermi all’incrocio? E soprattutto: perché non sfruttare questi sottopassaggi e questo flusso di pedoni in costante transito per affittare a commercianti ed enti questi spazi vuoti, dando loro la possibilità di aprire piccoli negozi, temporary shop, edicole o una qualunque attività che possa generare introiti e finanziare la manutenzione?

Quanto costa l’ombra?

15/03/2010
di Lore

Il nuovo listino prezzi dei biglietti del Sun Life Stadium per andare a vedere una partita dei Miami Dolphins attribuisce un costo aggiuntivo pari a 5$ a quei posti all’ombra dove il caldo torrido della Florida si fa sentire di meno, e magari dove il gelato-kingsize-10gusti-sugarfree-lowfat non evapora.

So as part of the first increase in Dolphins ticket prices in three years, there will be a higher cost for shade.

Fans sitting on the shady side of Sun Life will pay about $5 more per ticket per game than fans roasting in the sun on the opposite side.

When the Dolphins open the home season in early September, fans in the usually shady south-side seats will enjoy temperatures up to 15 degrees cooler at the typical 1 p.m. kickoff, said Andy Tingler, a National Weather Service meteorologist.

via For $5 more, Miami Dolphins fans can have it made in the shade – MiamiHerald.com.

Gli smartphone e il mobile marketing

14/03/2010
di Lore

In questi giorni al Promotion Expo di Milano si parlava del futuro del proximity marketing e del mobile marketing, discutendo degli elevati tassi di opt-in non ancora sfruttati.

Se ne parla anche sul blog di Compete. Smartphone Owners: A Ready and Willing Audience.

Microsoft Courier è impressionante

06/03/2010
di Lore

Una di quelle cose che non ti aspetti. Microsoft che propone un prodotto più innovativo e visionario della più diretta controproposta della Apple (iPad). Ovvero: quello che iPad doveva essere e che invece non è stato. Questo Microsoft Courier è impressionante. Mi chiedo se riusciranno realmente ad offrire, entro questo Q3/Q4, ciò che promettono.

Potrei quasi tradire la mia Moleskine per un prodotto del genere. Bello anche il nome scelto. Courier oltretutto è uno dei miei font preferiti.

Note dal Viaggio a Hong Kong #2: la metropolitana e lo shopping

27/02/2010
di Lore

Da appassionato di metropolitane e servizi pubblici la prima cosa che ho apprezzato è stata l’organizzazione e l’economicità del sistema di trasporto pubblico di Hong Kong: metropolitana, autobus, minibus, tram, battelli, Peak tram, etc.

L’MTR (la metropolitana) è efficiente e di una pulizia estrema. Tutto è lindo e lucido, non c’è nulla per terra perché nessuno butta nulla per terra. I convogli passano ogni 2/3 minuti e le linee di scambio per altre destinazioni sono poste una di fronte all’altra, in modo tale che, se si deve scendere per prendere la coincidenza, basta camminare 20 metri e prendere il convoglio che ferma di fronte. Il pericolo di cadere o di essere spinti sui binari è scongiurato dalle porte trasparenti a scorrimento che si sviluppano sull’intera lunghezza del binario e che si aprono in linea ed in contemporanea a quelle del convoglio.

Riguardo alla pulizia, la prima foto allegata parla da sola. Direste che si tratta di una scala mobile dove transitano decine di migliaia di persone al giorno?

Si accede al servizio con il biglietto o con la Octopus Card, una carta ricaricabile che va sfiorata in ingresso e in uscita sui sensori posti ai cancelli. Con questa è possibile pagare su qualunque mezzo pubblico di trasporto ed è possibile perfino effettuare degli acquisti presso i negozi ed i distributori predisposti con la lettura a sfioramento della carta. Inutile dire che pagare con la Octopus è decisamente più comodo e veloce che pagare con la carta di credito.

L’abilità nel commercio tipicamente cinese non poteva che tradursi in un’opportunità in più per creare degli spazi commerciali complementari al servizio di trasporto pubblico. Le stazioni ed i sottopassaggi della metropolitana sono a tutti gli effetti dei centri commerciali, con negozi, piccoli supermercati, bar, distributori automatici e una marea di ATM/sportelli per il prelievo o il deposito di contanti.

Molto spesso i sottopassaggi e le stazioni della metropolitana si sviluppano letteralmente all’interno dei centri commerciali, al piano seminterrato della classica mall da 14 piani di negozi e ristoranti. Questo vuol dire che per prendere la metropolitana si passa per i corridoi del centro commerciale. C’è di più: a volte si passa dentro il negozio! Per fare un esempio, è come dire che per arrivare al binario della metropolitana devi passare dentro ad un H&M. Geniale, se vivi in un paese di persone irreprensibili come HK.

Sì insomma, un altro mondo, tanto nella pulizia quanto nel rispetto dei luoghi e dei servizi pubblici.

Risorse correlate: Note dal Viaggio a Hong Kong #1

Tre servizi che il prossimo iPhone dovrebbe avere per stimolare il mercato

08/02/2010
di Lore

Parola d’ordine: “a sfioramento”. Nonostante queste 3 idee siano in giro da anni, nessuna azienda sembra realmente impegnata ad adottarle su larga scala prima degli altri. Di conseguenza, visto che stiamo perdendo tempo, spero che ancora una volta sia Apple a stimolare il mercato.

1) Pagamenti a sfioramento: avvicini l’iPhone ad una macchinetta per le bibite, per i biglietti della metropolitana, per il parcheggio, per ogni sorta di micropagamento, e in automatico ti scala il credito. Come Mastercard PayPass, meglio di Mastercard PayPass.

2) Scambio biglietti da visita digitali: avvicini due iPhone, lanci l’applicazione, si avvia in automatico il bluetooth e parte lo scambio delle informazioni: dati personali, immagini, book progetti, listino prezzi, etc. Come Bump, meglio di Bump.

3) Lettura QR tag (o qualcosa di meglio): avvicini l’iPhone ad una locandina e la lettura del tag ti rimanda alle informazioni ad esso connesse.

Voi direte: ok perfetto, così oltre ad avere a che fare con Apple come distributore di musica, film e quant’altro, ce la ritroveremo anche come intermediario per i pagamenti. Effettivamente la cosa è inquietante. L’ideale sarebbe arrivare ad un accordo tra grandi aziende per la creazione di uno standard comune non legato ad un singolo attore.

Il problema però è che nessuno accenna a compiere questo passo. Sono tutti lì che pensano a come rendere il prossimo modello di cellulare uguale al precedente, ma più bello (per i fashion addict) o più potente (per chi ancora pensa che avere il processore più performante, retaggio dell’era Pentium, sia la cosa più importante). Le idee buone sono ancora tutte ferme a livello di prototipo.

Guerre intestine e progetti innovativi mai decollati di Microsoft

05/02/2010
di Lore

Sull’IHT di oggi c’è un editoriale di Dick Brass, vicepresidente di Microsoft dal 1997 al 2004, nel quale si parla di Microsoft come di un gigante non più in grado di tracciare il futuro degli utenti, la cui ricchezza continua ad essere legata a due progetti maturi come Windows e Office.

But the much more important question is why Microsoft, America’s most famous and prosperous technology company, no longer brings us the future, whether it’s tablet computers like the iPad, e-books like Amazon’s Kindle, smartphones like the BlackBerry and iPhone, search engines like Google, digital music systems like iPod and iTunes or popular Web services like Facebook and Twitter.

Tra le cause cita la mancanza di un vero approccio all’innovazione, specialmente quella visionaria, ed il verificarsi di guerre intestine tra chi credeva fortemente in un progetto e chi invece non lo riteneva vincente e ne ostacolava la crescita. Poi aggiunge:

Not everything that has gone wrong at Microsoft is due to internecine warfare. Part of the problem is a historic preference to develop (highly profitable) software without undertaking (highly risky) hardware.

Tutto ciò mi ha fatto tornare indietro al Progetto Origami (a.k.a. UMPC), uno dei tanti prodotti interessanti mai decollati. Chi ricorda ancora il video di presentazione?

Ricordo di averlo guardato numerose volte il giorno della sua pubblicazione, proprio perché ero affascinato dall’idea di sfruttare un prodotto del genere. A distanza di qualche anno, degli UMPC non c’è praticamente più traccia.

iPad e sei subito offline

28/01/2010
di Lore

Che senso ha creare un prodotto che è il più leggero, il più sottile, il più portatile, il più facile da utilizzare e il più orientato ad Internet, per poi proporlo nelle configurazioni base senza slot per le simcard e senza USB per un’eventuale chiavetta Internet?

Il che vuol dire che se sei in treno, in macchina o in qualunque altro posto senza una connessione wi-fi, sei costretto a lavorare offline. E senza il multitasking.

Sicché l’ambiente ideale per utilizzarlo è a casa? Non un grande passo in avanti per la produttività.

Note dal Viaggio a Hong Kong #1

17/01/2010
di Lore

Sono rientrato a Bologna da poco più di una settimana, ma ho ancora negli occhi la bellezza dei momenti passati. Mi manca Hong Kong. Mi mancano la sua pulizia, la sua eleganza, l’infinita bellezza della baia di sera e di giorno, i parchi naturali e le tante possibilità per gli appassionati (come me) di escursionismo, le isole e le spiagge. Mi manca l’odore del cibo per strada, il bubble tea, il succo di canna da zucchero, il pineapple nut bread, la cena hot pot e mi dispiace di aver provato solo alcune delle numerose varianti di dim sum. Mi manca la vita frenetica, il suono della città, quell’atmosfera antica e moderna al tempo stesso, perfino il suono assordante dei semafori pedonali che riecheggia ad ogni angolo della strada e con ritmo diverso, sia col rosso che col verde.

Lo stile di vita in città è lontano dal nostro. Tutto si svolge freneticamente: dal camminare per strada al mangiare. Il primo giorno a Hong Kong Island è stato subito educativo: fuori dall’uscita E della stazione della MTR di Causeway Bay mi sono ritrovato improvvisamente travolto da una slavina di persone. “Pensa velocemente e cammina senza incertezze” sembrano dire. Basta poco tempo per farci l’abitudine e prendere il ritmo, e senza nemmeno accorgertene ti ritrovi a lamentarti della lentezza degli altri.

L’approccio tra le persone è piuttosto diretto, veloce e privo di fronzoli, anche se sono sempre tutti disposti ad aiutarti e si assicurano che tu abbia capito. I camerieri dei ristoranti di cucina tipica cinese non si sperticano in gentilezze. Ti guardano come a chiederti “Cosa vuoi?”, ti ascoltano con un orecchio mentre avvicinano all’altro l’auricolare col quale impartiscono ordini ai camerieri nella sala, ti accompagnano al tavolo che puliscono e apparecchiano nel nello stesso tempo che impieghi a sederti e toglierti la giacca. Un minuto dopo aver scelto cosa mangiare ti stanno già portando le pietanze, con modi talmente sbrigativi che sembra quasi che te le tirino.

La gente poi non parla, urla. Parlano ad alta voce per la strada, al ristorante, quando devono venderti qualcosa, praticamente sempre. Mi è rimasto impresso il tizio che, al molo dove dovevamo prendere l’aliscafo per Macao (un molo organizzato alla perfezione come fosse un aeroporto, con tanto di gate e controllo immigrazione), promuoveva la compagnia per la quale lavorava gridando come un venditore da strada ed invitando la gente ad acquistare i biglietti della sua compagnia.

Prima di partire ero dubbioso sui tempi di adattamento ad un contesto così diverso. Tutto sommato è stato più facile del previsto adattarsi al loro stile di vita. Una di quelle esperienza alla fine delle quali ringrazi te stesso per l’opportunità che ti sei dato e ti chiedi se tornerai a “vivere” in quella città.¹ Nel mio caso la risposta è scontata: tornerò perché già mi manca. Così come so già che tornerò a parlare del mio viaggio perché ho troppe cose da raccontare. :)


¹ Non mi piace girare la città da turista, nei limiti del possibile cerco sempre di adattarmi al contesto e vivere da cittadino “con le ore contate”.

Risorse correlate: Note dal Viaggio a Hong Kong #2: la metropolitana e lo shopping

Regali non convenzionali sotto l’albero

06/12/2009
di Lore

Il bello di Internet sotto Natale. Infinite possibilità di scelta, anche non convenzionali (indie), per i regali.

Rocky vs Apollo Painting (riproduzione fedele fatta a mano su tela dell’originale di Leroy Neiman). [via Cineblog]

Moleskine Holder. [via Moleskinerie]

Fabric Moleskine’s notebook cover. [via Memi The Rainbow]

Da consigliare un giro nel sito Etsy:

What is Etsy? Our mission is to enable people to make a living making things, and to reconnect makers with buyers. Our vision is to build a new economy and present a better choice: Buy, Sell, and Live Handmade.

Due Lip Dub fenomenali

07/11/2009
di Lore

Université du Québec à Montréal (UQAM).

Chapeau.
(colonna sonora: Black Eyed Peas - I gotta feeling)

Hochschule Furtwangen University, Deutschland.

Facce da telefilm. Meriterebbe un Emmy per l’organizzazione.
(colonna sonora: Nine Days – 257 weeks)

Bye Bye TomTom

28/10/2009
di Lore

Come cambiare opinione su FriendFeed ed evitare di sembrare un “pistola”

18/10/2009
di Lore

Nassim Nicholas Taleb scrive in un suo libro:

Un Cigno nero è un evento che possiede tre caratteristiche. In primo luogo, è un evento isolato, che non rientra nel campo delle normali aspettative, poiché niente nel passato può indicare in modo plausibile la sua possibilità. In secondo luogo, ha un impatto enorme. In terzo luogo, nonostante il suo carattere di evento isolato, la natura umana ci spinge a elaborare a posteriori giustificazioni della sua comparsa, per renderlo spiegabile e prevedibile. Riassumendo le tre caratteristiche: rarità, impatto enorme e prevedibilità retrospettiva (ma non prospettiva).

Una definizione che calza a pennello nel caso dei tanto osannati guru del Web 2.0, che solo oggi (vedi Leo Laporte, giusto per citarne uno) si affrettano a decretare in coro il declino di FriendFeed. A leggere l’ultimo post di chiara matrice logorroico/auto-assolutrice con doppio avvitamento carpiato di Scoble (The Second Life of FriendFeed?) non mi viene che da sorridere e pensare a quanto avesse fottutamente ragione Nassim Nicholas Taleb.

Risorse correlate: Quello che c’è di buono in FriendFeed

Pensando a questo Capodanno

11/10/2009
di Lore

Dal 28 dicembre sarò qui

con annessa capatina qui, e per qualche ora, dato che ci faccio scalo, anche qui

Del resto, se hanno dato un Premio Nobel Per la Pace “sulla fiducia” a Obama, anch’io penso preventivamente al mio premio di fine anno. :P

Cos’è Google Wave? Prime idee per una email intelligente

04/10/2009
di Lore

Scoble non ha capito una fava di cosa è e cosa non è Google Wave. Pensare anche solo per un istante che Google Wave possa avere a che fare con Twitter o FriendFeed è una forzatura ridicola. Così come è ridicolo pensare all’email solo nell’ambito della sfera personale, tralasciando l’importanza dell’email nelle aziende.

LNotes

Sfogliare le mail in Lotus Notes è come cercare un ago…

Quando si ricevono decine e decine di mail al giorno, molto spesso in risposta a mail precedenti, in un continuo rimpallarsi di allegati, riferimenti, citazioni e contenuti duplicati, si realizza che quelli che dovrebbero essere “moderni software di gestione delle mail” offrono un approccio all’organizzazione dei messaggi tanto lineare quanto poco evoluto. E te ne rendi conto specialmente quando ti trovi davanti ad un muro di messaggi da leggere con Oggetti del tipo: “Re: Rif: R: Fw: Rif: Re: Campagna stampa XYZ”.

Le idee innovative dentro Google Wave

Già il fatto di poter organizzare le mail in thread (come insegna Gmail) o wave, vuol dire avere una inbox incontrovertibilmente più ordinata, facile da gestire e soprattutto senza duplicazioni. In più, la possibilità di rivedere in playback la sequenza di email ricevute (quando, da chi e in risposta a cosa), abbassa ulteriormente la difficoltà di lettura di un elenco di messaggi che potrebbe essere anche esageratamente lungo. In aggiunta, la flessibilità dell’ambiente e le numerose possibilità di collaborazione in real-time offrono uno strumento di lavoro dinamico e plasmabile. L’autore di questo video secondo me ha colto bene l’importanza di quel “3,5% di funzioni” su cui si basa Google Wave.

Paradossalmente, una delle novità più caratteristiche di Google Wave, ossia la chat con le singole lettere digitate mostrate in real-time, credo sia la meno utile a livello pratico. In chat capita con una certa frequenza di digitare una parola o una frase e di pensare all’ultimo istante di cancellarla e usarne un’altra. Chattare e sapere di spedire il messaggio solo dopo aver premuto il tasto Invio è un modo per cautelarsi da eventuali errori/casini provocati da parole distrattamente/inopportunamente digitate.

Lost in implementation: Windows 7 Taskbar vs OSX Dock

03/10/2009
di Lore
Widget su una iTablet funeraria egizia

Widget su una iTablet funeraria egizia

Pare che i primi ad inventare i gadget/widget siano stati gli antichi egizi. Le recenti scoperte di alcuni widget su una iTablet funeraria egizia sembrano confermare tale ipotesi.

Sempre restando in tema, pare anche che lo stesso Ramsesse I fosse un estimatore della Taskbar, al contrario di Ramsesse III che fece sterminare un popolo di ribelli che si rifiutava di piegarsi al dominio del Dock, di caramellosa e superiore efficacia.

Per chi non sa interpretare i geroglifici e non ha il Papiro Harris sul comodino accanto al letto, ma vuole solo leggere un riassunto che metta a confronto la millenaria disputa tra la Taskbar di Windows e il Dock di OSX, c’è il sempre ottimo Ars Technica, che lo scorso gennaio ha pubblicato un interessante articolo a riguardo: Paradigms lost: The Windows 7 Taskbar versus the OS X Dock (ovvero due filosofie a confronto, window switcher vs application switcher).